Pagina Facebook “Da Milano alla Barona, Storia, luoghi e persone di questa terra”

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Da Milano alla Barona (tramite un esagitato amico del fondatore della pagina facebook, forse parente, ex “sanbabilino”, co fondatore di tale pagine come del forum “Milano Sparita Skyscrapercity”…è un soggetto facile alla diffamazione (tentativi piu’ che altro) o forse, piu’ concretamente, DENIGRAZIONE  dei siti internet alternativi a tale pagina facebook ?

Milano sparita Sckyscrapercity

In questa immagine con didascalia kmetrica potremo assistere alla stupidità assoluta de I “signori di Milano Sparita Skyscrapercirty” (in realtà molti profili sono fake, onde simulare un successo di partecipazione non reale… avranno preso esempio da facebook ?). Prestare attenzione a questo thread https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4625 (utente paomiao replicato da 233627). I casini con le didascalie solitamente le fanno loro e nei loro derivati Facebook. La didascalia è originale dalla fonte fotografica dell’immagine. Del resto questi poveretti non beneficiano di simpatia nemmeno verso l’utenza che compie l’errore di postare nel loro orticello privato (solo uno sfigato potrebbe iscriversi in tale forum, anzi, un masochista). Si allega un link dove sono volate parole grosse (molto di più di quelle che vengono, qui, riservate a teli gentiluomini) https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4656 , vedere il thread delle 02:57 firmato Italbeton (è proprio vero che coloro che si affidano ai social e forum hanno poco da vendere a parte i libri di cui sappiamo). I “signori” di Milano Sparita Skyscrapercity https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4677 (grazie a loro, due pagine facebook di natura commerciale si avvalgono dei database fotografici, dai medesimi gestiti in forma di monopolio a cui si aggiunge una terza pagina facebook, questa non commerciale, ma comunque fruitrice delle immagini pubblicate da questi “signori”). Leggasi i toni intimidatori e di minaccia che sono riservati persino agli iscrtitti a tale pseudo forum, e il desiderio di praticare un pubblico ludibrio prossimo alla diffamazione. Numericamente sono meno di quelli che sembrano (per la possibile presenza di profili multipli con pseudonimi differenziati) . Verso fine Luglio scorso su tale forum è andato in scena il delirio (perche’ sono stati scoperti a vendere su Ebay le foto sfruttate per fini commerciali a partire da Fb riservato alla Barona). Anche in questo thread il delirio è di casa https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4624 (vedesi post di MILANOMANIAC). Egregio MILANOMANIAC (identità nota come anche il luogo di residenza, omessi entrambi ed anche nota la professione e il luogo) probabilmente Lei mi confonde con qualche altro malcapitato dei suoi e dei vostri deliri quotidiani. Mai iscritto a SSC poi, senza nulla di personale, io non l’ho mai vista nè conosciuta e Lei non sa nemmeno dove abitavo e dove abito oggi, in Barona (nulla da spartire con personaggi come Lei). Un tempo di simili bauscia, nel quartiere, non ce ne erano … ma Internet monta la testa a qualcuno, pare. In tema di didascalie errate potremmo dire che “Da Milano alla Barona” grazie a questi soggetti ne abbiamo viste tante, dalle stalle confuse per fornaci ai mulini idroelettrici (mai letta una simile stupidata in vita mia 🙂 ), agli errori di numerazione civica ed alla vendita su Ebay di immagini sfruttate per pubblicizzare pagina Fb e libro connesso. Peccato che sempre da tale pagina Fb si copiano, guarda caso, le didascalie di questo web(se le copiate vuol dire che tanto incasinate non sono). Sempre su “Da Milano alla Barona Fb” degni di nota sono i CASINI interpetativi dell’ex dosso d Viale Famagosta dove qualcuno che ha sbagliato mestiere (doveva fare il contadino nel Mezzogiorno) ha scritto che venne realizzato per farci passare, sotto, l’autostrada cittadina, un progetto abbandonato molti anni prima della sua realizzazione. Era sufficiente controllare le planimetrie per capire che un sottopasso realizzato da tale collinetta era sufficiente per farci passare un’auto o dei trattori, uno alla volta. Se vogliono, possono anche rivolgersi al Tribunale di Milano (gli costerebbe l’intero ricavo della vendita di un libro riservato alla Barona, forse anche di più). Gli intelligentoni in questione sono convinti che l’esistenza di siti alternativi ai loro sia automaticamente un reato come anche il diritto di critica, per loro intepretato come una sfida personale. Per rinfrescarsi la memoria, riguardo all’uso commerciale di immagini e testi, dovrebbero informarsi meglio sui vincoli di pubblicazione dei siti commerciali. E’ noto, a tutti, che i loro archivi fotografici sono stati pesantemente utilizzati da alcune pagine Facebook della storia di Milano e dellla Barona e questo non è avvenuto per caso o per distrazione…. è anche noto che alcune fotografie in originale, detenute da Lorsignori, dopo essere state sfruttate anche per fini commerciali, sono state vendute tramite ebay. Per rispetto della privacy non si pubblicano le generalità anagrafiche di questi “gentiluomini” (le generalità anagrafiche di alcuni di loro sono note ma per quieto vivere si applica l’autocensura). Comunque, se lo desiderano, possiamo continuare la discussione presso il Tribunale di Milano o altre sedi competenti, visto che si considerano avviliti e offesi anche se sono loro i primi ad essere denigratori (ed intimidatori, ma forse sono solo questi i loro metodi possibili) ed hanno cercato di ostacolare la libera pubblicazione e gestione di questo sito, sin dalle sue origini. E’ fuori discussione che sentano lesi alcuni interessi…però è tutto da definirsi in chi sia fuori di testa e chi ha fatto il furbetto… Una cosa è certa. Le pagine Facebook che si appoggiano alle immagini e commenti di questi personaggi sono un concetrato di incompetenza (nei loro commenti si cela un odio ai limiti del “pirma o poi ti acchiappo” e vien da domandarsi se tali pagine non riflettano la loro incompetenza becera palesemente nota a decine di migliaia di utenti (indipendentemente da questo sito). Davanti alla loro arroganza e incompetenza non ci sarebbero magistrati che tengano (vadano pure a piangere presso i referenti politici di Milano e Lombardia…). Nei prossimi mesi ed anni le loro pagine facebook dovranno affrontare nuove direttive europee che applicano quanto evidenziato in queso blog da due anni… ed a Lorsignori passerà l’euforia e l’arroganza iniziale…(avranno ben altre cose a cui pensare…e non di certo per colpa di altri). Si rende noto che uno di questi incompetenti (che pare ritiratosi da una pagina FB di quartiere) ha postato una foto (ripresa da questo sito a scopo di ostruzionismo… devono vendere libri…) dove sosteneva che il Mulino Blondel (Barona) era alimentato da turbine idroelettriche… purtroppo per lui la Roggia Carlesca aveva (oggi esiste ancora ma è tombata) una portata minima, assolutamente insufficiente per azionare Dinamo o Alternatori a 50 Hz/secondo… Alla Barona non ci sono monti e cascate 🙂 ed ancor meno condotte forzate con gradiente altimetrico … (non c’è nemmeno il fiume Adda, adatto per usi idroelettrici) tale affermazione è una tipica bufala da Internet e Social Network e rivela che le pagine facebook sono, dai medesimi, gestite in modo incompetente (il declino di tali autori è tutta farina del loro sacco…). Se ne facciano una ragione, in internet non siamo passacarte TRAVET come avviene negli uffici dei vari dipartimenti del Comune di Milan, dove tutti quanto loro lavorano o lavoravano… un Comune che assomiglia sempre di più al Comune di ROMA… In questo sito le raccomandazioni non hanno valore, qui non se la “tira” nessuno (dopo 12 anni di monopolio indisturbato la presenza di pubblicazioni alernative non è gradita) e non c’è nessuna legge che proibisca ad altre persone di pubblicare e gestire pagine web sulla storia fotografica di Milano e della Barona, malgrado abbiano interpetato il tutto come una concorrenza sleale nei loro confronti e siano emerse le loro “pecche” dei incompetenza mal digerite. La storia della Barona (e non solo) è molto differente da quella che viene proposta nelle pagine Facebook che ricevono, direttamente da loro, immagini inedite e “testimonianze storiche” poco coerenti col reale. Ancor meno non abbiano la pretesa che la gente si iscriva in tali pagine, regali loro foto e metta i “mi piace” per fare loro piacere e promuovere vendite on-line dei libri che hanno origine dal loro “lavoro” nei social (nessuna legge vieta ad altri la pubblicazione di siti dedicati a Milano e quartieri anche se credono, con arroganza, il contrario). Hanno, dimostrato, la loro totale stupidità (ne facciano tesoro i frequentatori dei loro thread e pagine Fb).

PREMESSA

AGGIORNAMENTI

Dato che in questo sito internet  sarebbe dedicato alla storia della Barona…(siamo in tema)

http://blog.urbanfile.org/2018/05/08/milano-san-cristoforo-torri-richard-prima-riqualificazione/

Il Signore che gestisce questo blog… autodichiaratosi Milanese DOC, autore di blog dove hanno voce e  un seguito molte istanze populiste, anche con l’utente “Padano DOC”, DOC come l’autore… 🙂 lascia molto perplessi  e consente qualche critica…(sorge il sospetto che tanti utenti allineati politicamente siano gestiti da una sola persona e non esprimano, di certo, pareri arbitrari … metodo che gia’ si riscontra in una nota pagina Facebook che del mattone del “Cavaliere” ne ha fatto la “storia”…).L’autoquotazione e l’autoreferenza è una nota (e scorrettezza) comune in alcune pagine FB dedicate a Milano e quartieri. E’ inutile nasconderlo che Milano ha ormai una unica economia superstite: Il business edilizio dei partiti regionali e nazionali che si sono alleati formalmente tra loro per fare “mattone” (non si fa riferimento a M5S). Si tratta della “Milano del mattone” che vede come artefice  un noto e longevo (quanto esuberante… crede di vivere per altri 70 anni ad 82 suonati) ex imprenditore edile (divenuto poi “Sua Emittenza”). Di questo genere di “economia” (e di politici) Milano, Lombardia e buona parte del resto d’Italia non abbisognano per uscire da uno stato recessivo (e di macelleria sociale per non parlare di peggio…quando si assiste alla costruzione di torri che generano solo passività ma le immobiliari non falliscono…) che ci portiamo dietro da molto prima della “Lehman Brothers” (siamo in recessione con l’instaurarsi del Berlusconi bis, dal 2002 circa, quasi 20 anni). Ci attestiamo, ormai, ad un milione (all’anno) di emigrati italiani fuggiti all’estero…Il mattone non fa economia e non crea occupazione.

Il popolo virtuale di inneggianti alla demolizione, guarda caso tutti legaioli…  (se chiedi la demolizione sai che poi verrà nuovamente costruito  la dove la domanda supera l’offerta…) lascia qualche dubbio di genuinità…constatando che non esiste un contraddittorio ma solo un monolite univoco di “post” della stessa opinione.. come gia’ si riscontra anche in varie pagine Facebook dedicate anche a Milano.

L’autore dei blog di architettura non si è ancora reso conto di aver ridotto tali articoli a delle rassegne della stupidità umana, ridicolizzando, non solo se stesso… ma autodistruggendo i suoi stessi artcoli, spunto di riflessioni interessanti (dando spazio a utenti ridicoli o direttamente per sua mano…), inibendo qualsiasi dialogo decente. Internet ha dato voce e spazio alla stupidita’ ed alla censura dell’intelligenza (come mai è avvenuto in 200.000 anni d’evoluzione umana. Non se la prenda con questo sito MA UNICAMENTE CON SE STESSO.

Una sola nota: La “Diamond Tower” è rimasta vuota per 4 anni prima di trovare un conduttore (BNL Paribas) disposto ad occuparne alcuni piani. Malgrado sulla torre appaia l’insegna Paribas… sono solo alcuni piani ad essere utilizzati ad uso locazione per circa 20 anni… il resto è polvere sfitta, e parliamo di decine e decine di piani vuoti dal 2012. Immaginiamoci se Milano necessiti di nuovo cemento… (nell’articolo “Milano dal dopoguerra a Tangentopoli” ci sono, da due anni, interessanti dossier sui Masterplan di Porta Volta ed i debiti contratti dal Comune di Milano per le opere accessorie di tale progetto, nato già vecchio,  voluto da Berlusconi col pretesto dell’EXPO voluto a sua volta  dalla sua sindachessa Moratti…essendo, il medesimo, nato nel fine Settembre del 1936, a Porta Garibaldi… proprio dove il masterplan venne attuato a simboleggiarne la sua “era”…).

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https://www.finanzainchiaro.it/facebook-appartiene-alla-cia-editoriale-di-ernesto-carmona.html

Dai primi di Ottobre, l’autore della pagina a cui si è stati costretti, malgrado tutto, controvoglia, con i rischi facilmente immaginabili, a dedicare un articolo di critica e di analisi, sta cercando di “fare le pulci” a questa pagina web, Blog, elencando, pur senza mai citare direttamente il sito, presunti errori storici dei contenuti implementati in Milanobarona.myblog.it

Occorre precisare le seguenti contestualita’:

Pagine Facebook e proposte commerciali di libri dedicati a Milano e quartieri, Barona inclusa, non rappresentano (malgrado gli autori, cerchino di farlo credere) opere editoriali inedite.

Cio’ non vuol dire che tali opere facebook siano copiate da edizioni editoriali pregresse.

Semplicemente non sono i primi libri apparsi nella divulgazione storica della storia di Milano e quartieri (quantomeno dalle cronologie dell’epoca romana sino agli anni ’90 del 1900).

Sin dagli anni ’70, limitatamente alla Barona, apparvero opere, spesso autofinanziate, senza ambire nè pretendere obbiettivi di fama, popolarita’, megalomanie e  leadership di quartiere se non nazionali.

Opere che attingevano dalle stesse fonti dalle quali attingono i libri facebook, venduti via facebook, stampati negli USA e vincolati alle leggi giudiziarie, forensi, fiscali ed editoriali di tale superpotenza (ed ai termini di servizio Facebook). Sono forme di auto editoria dove il web master paga per stampare una certo lotto di libri per rivenderli con un margine (sicuramente non elevatisssimo) di guadagno.

Coloro che hanno almeno 45 anni e sono stati residenti in Barona, come il resto di Milano, dovrebbero ricordarsi quanti libri venivano messi in concessione, donati alle Civiche Biblioteche di quartiere, a partire dalla Biblioteca Civica di Via San Paolino 18 alla Barona.

Solo nella Biblioteca di Via S,Paolino 18 vi erano presenti (anni ’80) 4 opere. Due dedicate alla Barona e Ticinese, altre 2 alla “vecchia Milano”.

Le immagini che oggi vediamo su internet erano gia’ presenti, in forma tipografica, in tali libri, scritti di sovente da insegnanti delle scuole superiori, universitari o storici locali.

Conviene comprendere che non si tratta, quindi, di opere inedite poiche’, da decenni, tutti gli autori di storie di quartiere, attingono dalle stesse fonti sia storiografiche che fotografiche e che le pagine facebook “milanesi” sono unicamente e solamente la riproposizione di edizioni e di opere simili (non si sta sostenendo che siano plagi ie/o copiature ma pubblicazioni “e-commerce” di storiografie gia’ apparse in altre epoche e forme editoriali, con FONTI UNICHE, DALLE QUALI ATTINGONO, DA DECENNI, TUTTI GLI AUTORI).

Ne deriva e ne conviene che il proporsi come UNICA FONTE ATTENDIBILE, come sta avvenendo con la pagina Facebook della Barona (situazione simile per altre pagine FB dedicate a Milano), e l’additare (pur senza citarle) altre fonti come errate o persino pretendere (come è avvenuto all’indirizzo di questo sito negli ultimi 12 mesi) di condizionare e indirizzare i contenuti di altri siti indipendenti alla “radice” (che tale non sarebbe anche in virtu’ di errori attribuibili alla medesima…) Facebook + e-commerce libro, è un’azione di scorrettezza ! (e di intolleranza).

Il pericolo di tali pagine facebook è rappresentato dal tentativo, volontario o meno (dietro tali autori abbiamo la politica e centri di potere di varia natura che non verranno elencati anche se potrebbero stupire se lo fossero… oltre che di commercio finalizzato a se’ stesso (che diventa una professione permanente degli autori medesimi) di imporsi come l’unica versione dei fatti, l’unica verita’ storica, l’unica storia locale possibile.

Non voglio ribadire sul fatto (noto a pochi) che Facebook rappresenti un controllo sociale e culturale che penetra nella mente e nella vita del singolo… controllo assoluto che televisioni, radio e giornali non sono riusciti ad attuare in quasi un secolo di comunicazione elettronica e tecnica (web e blog generici non riescono a penetrare l’individualita’ delle persone, sostituendosi ad essa… come avviene con Facebook. Twitter, Instagram, etc…).

Non voglio ribadire sul fatto che NON esista una sola versione dei fatti ma versioni differenti (in quanto tale essendo la storia locale narrata, per secoli e decenni, senza scriverla, quindi foriera di modifiche, soggettivita’, alterazioni e difficilmente tracciabile). Le fonti storiografiche e biografiche delle note pagine facebook sono le stesse che circolavano negli anni ’80, ’70 e ’60 del 1900 e non rappresentano opere “OMNIA, UNICHE, UNIVERSALI”, ma riproposizioni di storiografie gia’ apparse nei decenni passati, penalizzate dai costi editoriali e dalla scarsa diffusione e forse interesse verso tali opere.

Non voglio rimarcare che atteggiamenti da “capopopolo'”, da “guru” di quartiere,  non farebbero altro che mettere in cattiva luce tali autori (sovente vezzi a tali condotte) che ben sanno la situazione imbarazzante (in cui si metterebbero volontariamente) di proporsi al pubblico e potenziali clienti acquisitori di libri, come una fonte assoluta, condivisa da un intero quartiere o città. Sovente i “like” che appaioni davanti all’elenco di “pulci” in rassegna in queste settimane su tale pagina, sembrano, all’apparenza,  degli applausi a comando delle trasmissioni televisive. Non rappresentano il quartiere ma sono a capo del quartiere…(volendo anche della citta’…(sic).

Non voglio rimarcare che nelle pagine facebook di Milano e quartieri, diversi utenti sono stati cacciati (in “Milano Sparita”, nel passato, certe espulsioni avvenivano anche con stalker delegati) anche filtri agli utenti che pensavano e scrivevano diversamente dai dettami redazionali. Quindi si viene filitrati con le buone o con le cattive poiche’ non allineati ai web master di tali pagine ed ai termini di servizio Facebook. Il fine di facebook E’ UNA VERSIONE UNICA, STANDARD, POLITICAMENTE INDOTTA E PILOTATA, della realta’.

Oggi, alcune guerre sociali e civili come la “Primavera Nord Africana del 2011” (seguita da azioni militari USA finalizzate al controllo petrolifero) sono state gestite con blogger facebook (non sempre in buona fede), tanto per capirci…. tanto per capire che USA e lobby finanziarie, energetiche e politiche abbisognano di social network americani per controllare il panorama geopolitico condizionando milioni di masse tramite internet.

Falsi sono quegli autori che scrivno che senza memoria non c’è futuro.

Dovrebbero invece ammettere che il futuro che tali autori vogliono è quello prodotto da una memoria UNICA VERSIONE, omogeneizzata, all’acqua di rose, a volte filtrata e censurata, dai contenuti asettici (apparentemente apolitici, ma profondamente ideologici) e rassicuranti, sovente visti come il perfezionamento attuale della storia passata…

Facebook, come molti sanno, non sopravviverebbe senza finanziamenti governativi USA e da parte di alcuni magnati finanziari americani (molto vicini alle massonerie).

Yahoo è un ex social network fallito (oggi passato in gestione a multinazionali interessate al pilotaggio globale delle masse tramite sistemi simili a facebook e twitter) che dimostra l’impossibilita’ dei social network medesimi di sopravvivere a logiche di mercato senza dover essere finanziati da poteri politici, finanziari, bancari, industriali e volendo anche massonici oltre che statali, di “intellicence”, di polizia e giudiziari.

I Social Network sono finanziariamennte una bancarotta, un fallimento, un centro di potere massificante e omologante che non ha vita autonoma e che  vive e vegeta con finanziamenti lobbistici e politici (FACEBOOK, TWITTER, INSTRAGRAM,  YAHOO, ETC…). Malgrado i miliardi di profili utente, solo il 5% verrebbe realmente utilizzato…

Tra pochi mesi, tramite Twitter e Facebook, TRUMP annunciera’  (o potrebbe annunciare) la Terza Guerra Mondiale (tanto per capirci, signori cari quanto abuso i potenti farebbero dei social network)…

Comunque… vivaddio, ACQUISTATE I LIBRI SULLA STORIA UNICA  DEL QUARTIERE BARONA E LIBRI FOTOGRAFICI DI MILANO SPARITA (in quest’ultimo molte delle nostre foto private e famigliari sono finite in alcune di questi libri, perche’ non protette da diritti di autore… per carita’ nessun reato ma dimostrazione di quanta scorrettezza ci sia dietro queste “opere”). Quanto meno permettereste a facebook USA di sopravvivere con denaro pulito, di “produzione”, anche sulla storia UNICA di Milano… quando tutti sanno essere un organo di omologazione e di controllo totale della societa’ umana dei cosiddetti paesi avanzati.

Curioso che le due pagine FB “milanesi” siano apparse nello stesso periodo.

Acquistatene anche 5 a persona di libri e regalatene e invitate amici e parenti a basarsi SOLO sulle versioni storiche fornite da tali pagine !.

Fra 50 anni, quando chissa’ quali tecnologie appariranno a controllare le nostre menti… (periodi futuri dove ogni persona si vedra’ imposta una versione duplice della suia identita’, una virtuale, ufficiale e una reale, bandita dal potere…)scopriremo che i contenuti delle nuove edizioni di nuovi autori, sono similissimi a quelle attuali, come di quelle passate e che molte fonti di storia locale non sono tutte verificate e verificabili, anche se fatte passsare per verita’ certificate e comprovate.

Non sia mai detto che questo blog possa rappresentare una fonte di perdita per autori allineati ai sapere UNICA VERSIONE e che sia di diffamazione e denigrazione verso multinazionali americane.

Davanti ai centri di potere americano delegati nelle varie sottonazioni europee ci dobbiamo sottomettere (del resto tale sottomissione avviene in forma inconsapevole per milioni di persone9, pena processi e condanne punitive e preventive.

Quindi, persone, acquistate i loro libri. Almeno facebook avra’ qualche filone di denaro pulito a fronte di essere un carrozzone statale USA che anche i nostri politici nazionali (insieme a Twitter e Instragram) utilizzano per propaganda politica al posto dei comizi di piazza). Nella Legge della Giungla, il piu’ forte mangia il piu’ debole…. applichiamo il Darwninismo sociale anglosassone anche sulla nostra vita e sulla nostra pelle…

Saluti. 🙂

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Blog dedicato a immagini storiche del quartiere Milano Barona (e dintorni), proposte in un contesto libero da vincoli commerciali/editoriali di “e-commerce” e da condizionamenti politici delle amministrazioni locali milanesi (Lega Nord, Forza Italia, Partito Democratico e “amici degli amici”). Alcune pagine facebook e skyscrapercity della Milano Sparita/(da Milano alla Barona “sparita”)  sono soggette ad autocensure e censure, impostazioni ideologiche, politiche, ossessioni commerciali (si vendono libri per professione), che sconfinano nei profitti personali, nelle soggettività, nei dubbi consensi distribuiti tramite profili facebook multipli , a discapito dalla libera e disinteressata iniziativa di diffondere immagini, testimonianze e cronologie della storia di Milano e dei quartieri. Le immagini che cerchiamo in rete fanno parte delle nostre memorie, non solo dei diritti editoriali altrui.

Alcuni “storici della Domenica, dopo 90′ minuto…” delle varie  ” Milano Sparita Skyscrapercity”   e facebook ed alle varie  “da Milano alla Barona…”   fanno emergere ambiguita’… anche in questi frangenti…

Milano Sparita Skyscrapercity  (un monopolio assoluto ed inviolabile degli archivi fotografici della “Milano Vintage”) finalizza le sue basi documentali al monopolio degli archivi storico-fotografici di Milano, generando un archivio parallelo, anche in originale cartaceo (foto originali in carta chimica acquisite non si sa come e da dove ma rigorosamente privatizzate e poi rilasciate in rete col contagocce), ovviamente una banca dati inaccessibile che viene rilasciata nel WWW solo quando contiene la propria firma…,  fruibile solo quando (da quel forum) vengono rilasciate (col contagocce) per uso e consumo di derivati facebook, le immagini “inedite” o le immagini contenenti riferimenti proprietari rimossi con il fotoritocco.

Skyscrapercity Milano Sparita ha l’abitudine di fare proprie immagini di varia origine eterogenea e  di ripulirne loghi privati.

Da quel momento in poi (con la circolazione di immagini ripulite), altri leader della “Milano Vintage” (con pagine fb abbinate alla vendita di libri) ne fanno uso e consumo liberalizzato, giustificandone un uso legittimo  (le immagini possono anche non essere incluse nei libri ma fanno parte di una versione commerciale facebook) per la distribuzione libera (senza citazione di fonti).

Essi si autoesentano da vincoli, essendoci, alla fonte, una ripulitura effettata da terzi ignoti (account iscritti a skyscrapercity di cui non è nota l’identità, skyscrapercity ha server negli USA, facebook-Europa in Irlanda e qualsiasi controversia è gestibile solo nelle nazioni dove sono ubicati i server).

Skyscrapercity “Milano Sparita” è una banca dati fotografica  in regime di monopolio, dalla quale attingono altri sotto-monopolisti (qui chiamati “derivati”) che non sempre gestiscono pagine col solo scopo di fare storia e ricordo gratuito (sovente con il fine unico  di vendere…indipendentemente che le immagini facciano da richiamo  promotore alle vendite o siano parte delle opere). Del resto, qualche personaggio gravitante intorno a tali ambienti, mesi fa, si iscrisse a questo blog (quotidianamente e minuziosamente controllato da tali personaggi, quasi ne percepissero una forma concorrenziale) e cerco’ di orientarne alcuni contenuti…(lo stesso destino di questo blog, in evidente libera concorrenza, assolutamente sgradita ai “derivati facebook” di skyscrapercity è sicuramente incerta, a rischio, quando dietro i profitti si potrebbero sguinzagliare avvocati legati alle forze politiche in nome del libero profitto e in nome di leggi inesistenti e abusi giudiziari).

In gioco c’è la nostra memoria e il nostro diritto di ricordarla e tramandarla senza royalties.

Molte volte si preferisce una poverta’ di immagini al costo di rinunciare a pubblicare fotografie setacciate in rete quando queste provengono sempre dalla stessa fonte obbgligatoria skyscrapercity. Meglio il poco che  rischiare di trasformare il proprio blog in un copia e incolla di tale monopolio. Internet non è una officina tipografica editoriale e vigono leggi e regole differenti dal vecchio panorama editoriale italiano, dove un tempo, solo pochi autori privilegiati potevano stampare e vendere libri di storia locale (non esiste una contropartita libera e gratuita- Tutto viene soffocato da questi personaggi interessati solo a farci profitti e non esistono regolamentazioni nazionali che tutelino la libera e gratuita informazione internet in Italia e l’uso di fotografie protette e non protette da un uso commerciale). Ricordiamoci che prima di internet, gli autori che pubblicavano opere di storia locale, non si potevano avvalere di diffusioni indirette come facebook e le loro opere si vendevano, nelle librerie, solo sulla base dei contenuti o di promozioni ad hoc la cui gestione era a loro carico mentre in rete si sfruttano risorse fotografiche di libera fruizione.

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L’articolo si apre con un’immagine non facente parte del quartiere ma limitrofa ad esso (inserita in un contesto polemico per i motivi sotto espressi).

Milano Gratosolio 1982, Via Selvanesco ?

Dovrebbe trattarsi della Via Selvanesco verso la Via dei Missaglia, anno 1982. Scrivo dovrebbe perche’ l’unica immagine disponibile in rete è, come sempre (e per digrazia), dominio monopolista del famigerato forum “Milano Sparita SkyscraperCity”, vivavio di immagini inedite di Milano nei decenni (sovente imboscate per poi essere girate, poi, ad alcune pagine facebook abbinate a vendite di libri tramite la rete di vendita che si appoggia a Facebook di Zuckerberg), messe in circolo per diventare usufrutto commerciale delle pagine Facebook “Da Milano alla Barona” (che da tale fantomatico gruppo di blogger, in possesso di immagini inedite ad uso e consumo di social newtork vincolati dal commercio di libri, riceverebbe molte immagini che valorizzano la pagina medesima e incentivano all’acqusito dell’omonimo libro) e dalla ancor piu’ nota e famigerata “Milano Sparita e da ricordare” (Forza Italia-Lega Nord-Gruppi neofascisti di estrema destra) che delle immagini inedite rilasciate da anonimi di SkyscraperCity ne farebbe incetta per incrementare le vendite dell’ominimo libro (i “book” di Facebook sono stampati negli USA. Eludono il fisco italiano ma anche vincoli penali e civili editoriali dello Stato Italiano, sempre ringraziando Zuckerberg e le “volpi milanesi” che lo sfruttano).

Gli autori di Milano Sparita SkyscraperCity pur dichiarandosi contro l’uso commerciale delle immagini, sembrano comunque promuoverne tale business.

Purtroppo l’avvento di Facebook e di Zuckerberg e della rete commerciale editoriale ad esso abbinata e coordinata (per alcune pagine italiane) con un nome coincidente con il titolo editoriale delle opere vendute, (nella stragrande maggioranza dei casi, via internet), stampate negli USA e vincolate in termini di tassazione e leggi editoriali a tale paese e non all’Italia, puo’ avere sicuramente permesso ad alcuni autori di beneficiare di spazi editoriali e di vendita difficilmente concessi dagli ormai pochi editori italiani sopravvissuti… ma sta arrecando un danno non indifferente alla libera circolazione di informazioni e immagini in rete dalle conseguenze non di certo indifferenti (internet si è ormai sostitutita in tutto e per tutto alle  testimonianze e immagini della storia locale, ivi circolanti in rete e ormai del tutto archiviate negli “storage” delle server farm site in California o Irlanda. Milano e probabilmente buona parte del mondo ha  trasferito i ricordi e documenti storici, personali, famigliari, affettivi  del nostro passato nelle fauci di multinazionali che hanno fatturato profitti superiori ai PIL di nazioni come Cina, Giappone, USA, UK, Russia, South Korea, sfruttando gli utili di tale riversamento dello scibile umano e universale all’interno di banche dati che  rispondono unicamente  alle normative dei paesi che le ospitano).

I volpini delle varie pagine Facebook dedicate a Milano e abbinate alla vendita di libri, fingono di non conoscere questi dettagli che rendono (dolorosamente) possibile la gestione della storia di Milano, SOLO A LORO ED UNICAMENTE A LORO !

Inutile che i vari Picard66 e simili dichiarino che chi contesta queste cose abbia le idee confuse, poiche’ carta canta sullo stato della situazione degli archivi fotografici della Milano Vintage degli ultimi 2 secoli, archivi di immagini che al posto di essere reperibili in librerie milanesi e lombarde, nei civici archivi del Comune di Milano nelle biblioteche comunali, in raccolte anche internet ma scevre da finalita’ di commercio e di propaganda elettorale (Milan l’era insci’ nacque, credo, con tale scopo e venne depredato da alcune pagine facebook di Zuckerberg) e in rassegne fotografiche, diventano ecommerce per conto di una multinazionale USA e degli autori “milanesi” che ne hanno sottoscritto accordi di vendita e pubblicazione di “proprie opere” (tanto per citarne una, il quadro è drammatico anche per gli altri social newtork e per Youtube, dove oltre a non esistere nulla di equivalente in europa e in Italia, la storia delle nazioni e dei luoghi delle nazioni è tutta memorizzata in server farm localizzate negli USA e Irlanda a uso e consumo commerciale di multinazionali americane).

Questa piccola parentesi polemica si rende necessaria per una condizione di assoluta anarchia che regna e governa i social net di Zuckerberg nel merito di alcune sue pagine in dominio italiano riservate alla storia documentale e fotografica di alcune localita’ italiane.

Ritornando all’identificazione topologica e toponomastica dell’immagine, non è facile identificare il lato dal quale la foto venne scattata poiche’ la Via Selvanesco, verso Via dei Missaglia, negli anni ’90 e ‘2000 venne lottizzata per uso residenziale e abitativo e il tracciato originario iniziale (dalla Via dei Missaglia) venne completamente stravolto, tale da essere oggi un vialetto rettilineo esteso per quasi 1 km, integrato all’interno di vie private condominiali. Dovrebbe trattarsi della Via Selvanesco piuttosto che delle pregresse Via Gratosolio-Via Baroni (anche da quel lato del Gratosolio le lottizzazioni edilizie hanno stravolto gli originali tracciati, in alcuni casi persino troncate e diventate, come per la Via Gratosolio strade senza uscita.

Purtroppo l’esercizio monopolista delle immagini storiche di Milano, adottato dalla “triade” Milano Sparita e da dimenticare Facebook”, “Milano Sparita Skyscraprescity” e “Da Milano alla Barona Facebook” non permette ricerche e confronti con altri utenti internet appassionati della storia di Milano.

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(continua aggiornamento Gennaio 2017)

(Si segnala che l’autore della pagina facebook titolata nel presente articolo, sta compiendo, da diverse settimane, dei copia e incolla di alcune didascalie ed alcune  fotografie personali inedite (non disponibili nei vari album fotografici come, per esempio, “Milàn l’era inscì”) pubblicate nel corso dei mesi in questo blog dal titolo primario “Immagini e storia del quartiere Barona” (area Blog di Virgilio.it).

https://www.facebook.com/storiadellabarona/photos/a.292248460877406.52839.292246220877630/886072938161619/?type=1&theater

Queste azioni, se da un verso, non possono essere considerate come attività di plagio (il blog non è abbinato a promozioni commerciali di libercoli venduti on-line tramite la rete commerciale Facebook e non è protetto da diritti d’autore, tutti sono liberi di attingere, se interessati e se lo ritengono opportuno, immagini e testi senza vincoli, ovviamente sarebbe gradita la citazione della fonte, come io ho sempre cercato di fare con le “mie” fonti ed immagini) sono molto indicative sulla scarsissima serietà dell’autore della Pagina abbinata alla ossessiva promozione commerciale di un libro abbinato a tale spazio web facebook.

Non vorrei che nelle intenzioni di questo personaggio di dubbia competenza storiografica, dimostratosi poco serio e male intenzionato, vi fosse un goffo e ridicolo tentativo di fare apparire, piuttosto, questo blog, come un “copia e incolla del suo” con ravvisabili tentativi di plagio a suo danno.

Consiglierei all’autore dei copia e incolla di trovare fonti di reddito ad integrazione a quella che facebook offre nelle vendite on line di opere librarie vincolate dalle Leggi U.S.A. e non italiane.

Non si vive di libri venduti on-line.

Nemmeno la gloria per i libri venduti on-line permette di raggiungere livelli di notorietà e popolarità globali (se ci sono persone che lo credono si consiglia di rivolgersi ad uno psichiatra).

Se tale autore, di soli 28 anni compiuti da poco (a cui consiglio di trovarsi un impiego e di non confidare nei soli redditi da storico di quartiere), completamente privo di memoria storica del quartiere e della stessa Milano (come da evidenze anagrafiche, non per colpa sua…), fosse una persona seria (non lo sarebbe alla luce di quanto in corso) citerebbe almeno le fonti da dove attinge foto e testi, eviterebbe figuracce come quella che sta contraendo in questo periodo.

Tale personaggio molto poco serio (non è l’unico nel panorama dell’e-commerce di libercoli e pagine Fb dedicate alla storia di Milano, ne annoverei una seconda pagina già menzionata in questo blog da diversi mesi) ha trasformato questo blog nel suo archivio personale di immagini e testi da dove pescare, quasi a titolo di rivendicazione di un suo diritto di prelazione, quello che puo’ valorizzare la “sua” pagina facebook che, alla luce dei recenti fatti, considero essere tutto fuorche’ una vera iniziativa di valorizzazione della storia di Milano e di alcuni quartieri, un’opera sganciata da puri fini di lucro, in un regime di social network come Facebook, reso impermeabile alle leggi civili e penali e fiscali italiane, dove regna l’anarchia piu’ assoluta e dove censura e disinformazione regnano in modo non casuale).

L’irrazionalità e la piccolezza di queste azioni rivelano l’incapacità di comprendere che la storia di un quartiere non è governata dal primo arrivato (che sfrutta canali politici e amministrativi locali) e che ciascuno ha la sua parte di ricordi e ricerche da narrare. Una visione professionale di queste cose (assente in tale autore) vorrebbe che le esposizioni internet del passato di un territorio urbano, di vari autori, siano da considerarsi integrabili e complementari (al posto di proporsi come un monopolio di Stato verso i ricordi di un territorio periferico di Milano dove molti e non uno solo, avrebbero da narrare ricordi e fatti e ricostruzioni autonome personali).

Queste azioni, personalmente, non mi danneggiano e non mi infastidiscono piu’ di tanto, anzi mi fanno ridere perchè diventano piccoli piccoli davanti alla sana concorrenza, anche di errori commessi durante la gestione di una pagina Facebook autotarpata di alcuni aspetti cronologici e analitici autocensurati per questioni di convenienza politica e per scarsa conoscenza del pregresso storico del territorio. Tali copia e incolla mi lasciano indifferente e mettono sotto una cattiva luce l’autore di tali azioni, autore che vanta di essere tesoro e testimone di conoscenze storiche territoriali come nessun’altro potrebbe essere.

Sono convinto che le cose siano decisamente differenti da come si voglia rappresentarle.

Rammento tuttavia all’autore, che nel caso in cui vi fosse, da parte del medesimo, l’intenzione di simulare un plagio (simularlo) nei confronti della sua pagina Fb (sembra che si stia applicando, in tal senso,per rendere questo blog praticamente intercambiabile alla sua pagina), e se questo dovesse tradursi in azioni legali, avrà modo di pentirsi amaramente (a livello legale) di determinate azioni di basso livello.

Il Signore in questione, dimentica, che la storia di un luogo, di un territorio, di un quartiere, non e’ vincolata da diritti proprietari personali, politico-idelogici, da diritti di autore. Ancor meno quando la narrazione avviene in forma autonoma,libera,  frutto di ricordi personali e di ricerche personali.

La Barona di Milano non è un territorio dove solo tale autore di pagine Fb e di libri abbinati, puo’ fare storia e venderla on-line.

Non siamo nel Klondike del 1800, primi del 900, dove la prima pepita d’oro trovata sanciva, in quel luogo, il diritto di prelazione e possesso del sito di scavo (anche perche’ io non cerco l’oro, qualcun’altro forse si…).

Non esiste, oltretutto, una sola storia e non esistono, inoltre, un numero limitato di persone a cui possono contribuirvi in forma gratuita (le spese di connessione, di ricerca imaggini, di scrittura ed elaborazione sono a titolo gratuito, forse a tale Signore, dovremmo ricordarlo).

In queste settimane ci sono problemi di natura tecnica (credo a causa di importanti aggiornamenti della piattaforma che ospita questi blog) che impediscono un regolare aggiornamento dei blog dell’area Virgilio. Anche questo blog ha risentito di una interruzione attività non dipendente dalla mia volontà.

Mi vedro’ costretto, come già feci dallo scorso fine Novembre, a riportare la data di pubblicazione di eventuali nuove immagini e didascalie, in moto tale da tracciare le cronologie distinte esistenti tra il contenuto di questo blog e la pagina Fb di un’altro autore che ha confuso questa pagna come fosse la base documentale del Comune di Milano, da dove si attinge senza citare.

Alcune pagine Fbook dedicate alla storia di Milano, ahimè sono monopolizzate da politici, assessori, funzionari, ex ingegneri e dirigenti ATM, AEM, Uffici Tecnici e dipendenti comunali e di municipalizzate che stanno abusando di archivi fotografici pubblicati verso la metà degli anni ‘2000 con finalità differenti da quelle a cui assistiamo dal 2012 circa. Attingere da fonti fotografiche senza il consenso di eredi o autori ancora in vita, generare una pagina Fbook dove si reclamizza un libro che in buona parte contiene anche tali immagini (la Milano Sparita è un esempio). Pagine spesso popolate da profili multipli, dove le migliaia di like e molte pubblicazioni di immagini non provengono da una libera platea di utenti e visitatori ma da “cerchi magici” di amici e amici degli amici che gravitano intorno a tali autori di libri facebook e pagine facebook, dove si applicano censure e si sfruttano immagini e testi a scopo promozionale (come indicato fbook lo permette ma nessuno puo’ dire se siano corrette e legali queste cose).

(mi auguro che siano solo forme di leggerezza, di immaturita’, di inesperienza, anche in funzione di un’età molto giovane, se ci sono tentativi di simulare plagi a suo danno, come anticipato, nelle opportune sedi legali verranno gestite eventuali contestazioni in regime di simulazione).


DOSSO DI VIALE FAMAGOSTA (1965 circa, 1989)

Il presente articolo gia’ trattava di questo settore periferico di Milano e della Barona, oggetto di riassestamenti edilizio viabilistici non sempre congrui alle esigenze di mobilità ed al rispetto urbano e paesaggistico di un’area che dalla fine degli anni ’50, annoverava varie cascine (Beldiletto e Torretta) demolite per fare spazio a nuovi quartieri, strade, viali, etc…

Come riconducibile alla cronologia soprastante ed all’articolo

http://milanobarona.myblog.it/2016/08/01/milano-nel-dopoguerra/

(paragrafo  LA “RACCHETTA”… GRANDE OPERA DI SVENTRAMENTO, INCOMPIUTA), negli anni ’30 e ’50 del 1900 vi era in progetto l’Asse Attrezzato superstradale cittadino che doveva collegare in modo rapido il traffico di auto e camion provenienenti da quella che negli anni ’30 doveva essere una superstrada simile alla Milano Laghi, di collegamento della città di Genova con il sud-ovest di Milano ,e da questa area ultra-periferica, effettuare un rapido transito, urbano radiale, verso Piazzale Lagosta e Viale Zara , Breda, Pirelli, Sesto S. Giovanni, Falck acciaierie, in direzione Brianza e Lecco (Lago di Como).

Durante il fascismo non se ne fece praticamente nulla (vennero realizzati alcuni viadotti a ridosso della città di Genova).

Il progetto venne rispolverato nell’immediato dopoguerra.

Nei primi anni ’50 del 1900, in un’ottica urbanistica ancora immatura, dove poche erano le auto circolanti, e con una  logica delle Tangenziali cittadine non ancora maturata e concepita, si pensava di sventrare Milano con alcune autostrade radiali cittadine.

(Piano Regolatore 1953, quindi molto datato rispetto all’apertura della A7 Milano Serravalle-autostrada Milano Genova, poi rinominata “autostrada dei fiori” quando venne realizzato il tratto ligure sino a Savona e poi Ventimiglia verso il confine francese della Costa Azzurra. Il primo tratto venne aperto verso il Giugno 1960, 13 anni dopo, pochi o molti… dipende da vari fattori).

Prima del 1960, il progetto Asse Attrezzato Via Del Mare,-Viale Zara, venne abbandonato per lungaggini, oneri, costi, sventramenti, inutilità, pignoramenti immobiliari di massa, congestionamento, dell’area urbana nel caso in cui fosse stato realmente attuata un’arteria che troncava in due pezzi la città di Milano.

L’opera avrebbe probabilmente richiesto la demolizione della Cascina Moncucco o di una parte di essa, quella orientale, dove era concentrata l’aia (cortile cascinale) a quadrilatero di questo cascinale, nella quale doveva sorgere una autostrada urbana a 4 corsie complessive (2 per senso di marcia) in collegamento a Viale Cassala-Liguria, per poi proseguire verso Viale Romolo e inforcarsi verso un tratto che avrebbe, intersecato la Via Argelati sino a superare il Naviglio Grande per immettersi nella Via Bergognone e risalire verso le zone Fiera, Sempione, Volta, Garibaldi sino a Viale Zara.

Forse a fine anni ’50 avvenne anche uno sbancamento dei campi compresi tra la futura arteria stradale di Viale Famgosta e il già esistente Viale Liguria, in parallelo alla Via Moncucco. Ci sono immagini aeree dei primi anni 60 che evidenziano degli sbancamenti di terreno spianato e abbandonato, ex aree cantieristiche abbandonate in concomitanza della bocciatura del PRG 1953, avvenuta nel 1958.

Una follia che per mancanza di fondi d’esproprio (abbattimento di centinaia di palazzi, anche storici e d’epoca, stravolgimento e rifacimento delle vie intersecate, etc…) richiedeva, gia’ all’epoca, miliardi di lire che non vennero mai concessi dal governo di Roma.

In data 1959/60 circa, (come verificabile anche dalle cartografie del 1965, dalle aerofoto del 1962 circa, e precedenti) il futuro tratto Piazza Maggi-Via S. Vigilio (Viale Famgosta di collegamento all’autostrada e il resto della città) non solo non era nemmeno impegnato a livello cantieristico (tranne l’asse radiale mai realizzato di cui degli scavi di livellamento poi abbandonati). Non vi era praticamente nulla, tantomeno dossi artificiali, tranne le preesistenti strade interpoderali sopravvissute tra la Via Spezia e la Via Moncucco che collegavano le attività rurali delle cascine Moncucco e Monterobbio.

Proprio questa via, che all’epoca degli anni ’60 collegava la Via Spezia con il tratto finale incompleto di Viale Famagosta, in prossimità della Via San Vigilio, sino alla Cascina Monterobbio (per un breve tratto parallelo alla Via San Paolino, uscente verso le medesima), forse era stata inserito (1965 circa) in un progetto conservativo che prevedeva la realizzazione di un sottopasso veicolare “economico” (privo di strutture a cemento di ponti e sovrappassi veicolari in muratura, concepito per il transito locale di auto, furgoni, camioncini e trattori agricoli) costituito da un dosso in terrapieno.

Questo dosso, esistito dal 1965 sino alla fine degli anni ’80, era posizionato proprio davanti al Palazzo Coop Lombardia attuale, e nel lato sud di questo dosso vi era allineato il tracciato della Via Moncucco che, con la realizzazione di V.le Famagosta, vedeva interrompere il proprio tracciato, successivamente abbandonato dopo il completamento dell’ultimo tratto di Viale Famagosta con Piazza Maggi, che spezzava in due questo itinerario agricolo rurale della Vecchia Barona.

Il dosso annoverava dimensioni limitate  e la sua altezza era non superiore ai 3 metri, come riscontrabile nelle cartografie del 1972 (nel 1965 non esisteva), e l’assenza di dislivelli altimetrici nel 1965, naturali o artificiali, farebbe intuire che il vecchio progetto dell’Asse attrezzato, che doveva sottopassare Viale Famagosta, non solo era stato abbandonato da 7 anni, ma non era compatibile con le dimensioni di quella piccola collinetta che si sopralevava, piu’ o meno, per poco piu’ della metà della lunghezza del Palazzo Coop (dosso non esistente nel 1965).

Come riscontrabile in questa immagine,

Rondo' Maggi, pochi mesi prima dell'apertura della A7 Milano Serravalle.

Rondo’ Maggi, pochi mesi prima dell’apertura della A7 Milano Serravalle.

nel 1959-60, pochi mesi prima dell’inaugurazione del collegamento A7 Piazza Maggi-casello Milano Serravalle, a poche centinaia di metri dal Rondo’ Maggi, le due corsie del tratto finale di autostrada (presumibilmente di competenza comunale) si separavano in due tronconi. Quello in direzione casello, si sopralevava lungo un cavalcavia, mentre quello in direzione Rondo’ Maggi, accostava ad un livello del terreno la corsia di senso di marcia opposto senza deviare sotto tale cavalcavia.

Se osserviamo bene le dimensioni di quel cavalcavia, poi rifatto sia negli anni ’90 che nuovamente modificato nei primi anni 2000, rispettivamente per l’ampliamento della A7 da 2 a 3 corsie e per la realizzazione di svincoli di deflusso rapido da Viale Cermenate-Cavalcavia Schiavoni, notiamo che le dimensioni verticali, di larghezza e di lunghezza sono molto piu’ ampie del dosso esistito tra il 1965 e 1989 circa e teoricamente  un cavalcavia identico avrebbe dovuto sorgere proprio al posto del dosso e realizzato molto prima del medesimo, verso il 1958, progetto poi decaduto (in realtà  questo cavalcavia doveva sorgere piu’ ad est rispetto al vecchio dosso).

Il dosso esistette sino al 1989, sventrato successivamente per i lavori di ampliamento in futuro della nuova stazione M2 Famagosta e per problemi di congestione del traffico dovuti alla sede stradale troppo stretta nell’ultimo tratto del Viale.

Come osservabile dalla foto, l’altezza di quel cavalcavia (sotto il quale doveva transitare l’asse attrezzato in direzione Viale Romolo sino a V.le Zara) l’altezza delle due campate, con muratura a pilastro maestro intermedio, si attesta intorno, e forse, oltre i 4 metri, contro i 3 metri del vecchio dosso, probabilmente realizzato per un sottopasso (ad uso macchine agricole e transito locale residenti cascina) mai attuato della Via Moncucco verso la Cascina Monterobbio.

I ponti piu’ bassi, sia allora, che oggi esistenti, non sono inferiori ai 3,80 metri (per sottopassi cittadini di strade secondarie a scarsa frequentazione). Ovviamente un raccordo autostradale avrebbe imposto delle rampe in Viale Famagosta ben piu’ elevate di 3 metri !

Non meno di 4 metri, in previsione del passaggio di autotreni ed anche trasporti eccezionali, come quelli che potevano provenire e destinarsi alle industrie ANSALDO  collocate proprio lungo l’asse attrezzato Via Bergognone e Via Tortona ma anche per tutti i trasporti pesanti in direzione Milano e Viale Zara, Monza, Brianza e Lecco.

Nella foto notiamo che i dossi che sostengono il cavalcavia sono due (non uno come per Viale Famagosta, all’epoca non esistente) e non hanno profilo simmetrico ma sono perpendicolari nel tratto interno delle corsie dell’asse attrezzato (in progetto e successivamente incompiuto dal 1958, due anni prima dell’apertura della A7, dove, probabilmente, nei bandi di gara della metà degli anni ’50, il capitolato per la realizzazione del raccordo con l’asse attrezzato era già stato approvato e finanziato e dove le imprese erano tenute, per capitolato d’appalto, a realizzare la predisposizione ad un progetto poi bocciato a ultimazione lavori di raccordo cittadino).

Ne consegue che Viale Famagosta finale doveva essere occupato, per buona parte, da un secondo cavalcavia (come quello nella foto), affiancato dal Cavalcavia Schiavoni, oltre il Rondo’ Maggi.

Ne consegue che i dossi di predisposizione in progetto (nel V.le Famagosta) dovevano essere due e non uno solo e che la loro forma doveva essere asimmetrica nei lati interni che dovevano ospitare 4 corsie, due per una direzione, due per quella opposta.

Quindi se Viale Famagosta finale doveva essere attrezzato con una rampa di sottopasso autostradale, i dossi dovevano essere due (sostanzialmente i terrapieni di sostegno laterale di un cavalcavia, come nella foto della Via del Mare) al posto di uno solo, alti almeno 4 metri e con profilo inclinato da un lato e verticale, perpendicolare al piano stradale, da quello opposto.

Anche le dimensioni in lunghezza dovevano essere, come minimo, il triplo del dosso che un tempo sorgeva poche decine di metri dopo l’incrocio con la S. Vigilio per estinguersi poco prima dell’ala est del palazzo Coop (in sintesi, oggi dovrebbe sorgere, o doveva sorgere un viadotto come quello in foto, che impegnava quasi l’intero tratto finale di Viale Famagosta).

Cosa comporta?

Che sotto il dosso, poi realizzato nel 1965, (che non aveva alcuna correlazione con l’asse attrezzato) poteva al massimo transitare una strada larga quanto la Via Moncucco, senza previsione del passaggio di autotreni alti anche piu’ di 3 metri, trasporti eccezionali e sede stradale di 4 corsie, separare da un muro maestro.

Probabile che nella realizzazione del collegamento finale di V.le Famagosta, era ancora in progetto un prolungamento <conservativo> di una Via Moncucco in direzione Monterobbio Cascine, poi abbandonato (dopo la predisposizione del dosso) per lottizzazione dei due lati del Viale Famagosta finale (lato nord futuro Palazzo Coop Lombardia), lato sud, propio a fianco del vecchio tratto Via Moncucco direzione Monterobbio Cascine, il futuro palazzo Savoia Assicurazioni.

Le teorie invece proposte dagli ex funzionari , ingegneri e dirigenti ATM e Comune di Milano (gli attuali monopolisti degli archivi fotografici utilizzati a fini commerciali da alcune pagine Fbook di MIlano e Barona sparite) sono piene di errori, come facilmente dimostrato nella sottostante carrellata di immagini.

Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona 0

Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona

Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona 2

Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona 3

l’ultima immagine contiene vari errori di cronologia storica del sito fotografato.

Innanzitutto la foto è aerea (elicottero ?).

Si sostiene che venne scattata nel 1960 (impossibile, in tale data Viale Famgosta, all’intersezione di Via San Vigilio non era stato ultimato, anzi, l’intero Viale Famagosta era una stradina che serviva solo i civici posti al lato sud dell’attuale Viale, numerazione pari).

Si notano la Via Ovada, lo stesso Famagosta completato sino a tale incrocio, le Vie S. Paolino e S. Vigilio e l’esistenza del Quartiere Sant’Ambrogio 1 già completato, quindi non prima del 1965.

Si sostiene che la foto venne scattata dal tetto del Palazzo Coop Lombardia (siamo ad almeno un’altezza paragonabile, anzi superiore al grattacielo Pirelli, circa ed oltre i 100 metri se non superiori, non risulta che in Barona, nel 1960 venne realizzato un prototipo delle due Torri Gemelle, le Twin Towers, poi abbattute a Nuova York  da un falso attentato terrorismo islamico del 11-09-01…!!!).

La foto è sicuramente stata scattata in data molto successiva al 1960 e probabilmente prima che sorgesse il palazzone Coop Lombardia (data presunta 1964-66).

Tale quota (a spanne, superiore ai 150 metri e forse anche di piu’, il palazzo nell’estremo destro dell’immagine ha otto piani e siamo, almeno, a circa 6 volte la sua altezza, quindi equivalente ad almeno 50 piani). Nel 1960, nemmeno il Pirelli poteva raggiungerla e forse supera anche quella dei grattacieli (purtroppo quasi tutti vuoti) realizzati dal masterplan del 2000 tra Porta Volta ed ex Fiera Campionaria (la Torre Isozaki).

Per carita’ “errare humanum est” e sbaglia chi lavora e sicuramente anche questo Blog contiene quelche errore o incompletezza (e di battitura). Purtroppo si teme, pero’, che alcuni errori di tale pagina Fbook, siano dovuti alla testardaggine di un certo autore che deve distinguersi per le originalità delle teorie pubblicate nella sua pagine FB.

Ovviamente la foto è stata scattata da un elicottero o da un aereo turistico (o da riprese cartografiche) previa autorizzazione al volo in area cittadina.

Nella foto si scorge la Cascina Beldiletto, demolita successivamente per spianare l’isolato delle Via Beldiletto, Ovada, Famagosta e per lottizzare condomini.

Si sostiene che i campi del lato sinistro dell’immagine sembrano salire… forse è il contrario e si tratta di una illusione prospettica prodotta anche dalla geometria del suolo coltivato. Il suolo poteva scendere anche di 2 metri sotto il livello stradale come deducibile dalle cartografie del 1972 disponibili piu’ sopra, in questo articolo.

Il terreno appare inclinato anche per la presenza di stradine interpoderali come quella visibile sul lato sinistro (poi conservata e convertita in controviale al dosso nella successiva realizzazione del Viale, nel suo punto di collegamento al Rondo’ Maggi e del dosso che doveva sottopassare la Via Moncucco).

Gli errori di cronologia e di intepretazione non si fermano qui.

Sempre nella stessa pagina, una vecchia foto dell’ex casello A7, poi riconvertito in uffici Polizia Autostradale

Casello A7 Barona, 1964 circa

nella foto è visibile il lato posteriore di un’ALFA ROMEO GIULIA TI SUPER (impossibile capire quale versione per le ridotte dimensioni dalla foto).

Questo modello venne prodotto, in varie versioni dal 1963 al ’77 e probabilmente, questa foto, non è antecedente al 1964, con un possibile errore di datazione di almeno o quasi 10 anni !

Facebook ha veramente contribuito a danneggiare le informazioni storiche e di memoria collettiva e individuale, piuttosto che diffonderle e valorizzarle…

Pagina Facebook “Da Milano alla Barona, Storia, luoghi e persone di questa terra”ultima modifica: 2017-01-06T10:38:23+01:00da ambrogiobinda
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