Milano Barona

MMXVI-MMXX

http://www.democraziaproletaria.it/index.asp

MILANO BARONA

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Questo sito è stato interamente realizzato con fonti fotografiche e storiche indipendenti, in parte da fonti  proprie (per quanto riguarda la Storia del quartiere Barona), senza avvalersi dei contenuti storico-fotografici delle Pagine Facebook “Da Milano alla Barona”, “Milano Sparita e da ricordare” e del forum “Milano Sparita Skyscrapercity” (verso quest’ultima sorgono curiosità sulle fonti di circa 10.000 di immagini, tra SSC, Flicr e altro, di origine mai chiarita, postate per 13 anni in tale forum e massicciamente utilizzate da diverse pagine facebook ad uso meramente commerciale. Si spera di non commettere “peccato” nel domandarselo). Molto semplicemente, per pubblicare la storia della Barona ed una carrellata fotografica di Milano, non è necessario ricorrere a tali siti internet (fondalmentalmente superflui rispetto alle possibili cronologie storico-fotografiche di Milano) essendoci fonti fotografiche e documentali alternative, migliori, più ricche di contenuti e sufficientemente abbondanti e discretamente affidabili (alcune richiedono verifiche preliminari) DA RENDERE SUPERFLUO fare riferimento a tali social net (la tecnologia di Skyscrapercity rende equivalente, tale forum, ai social network dell’area facebook, distinguendosi, oltremodo, per essere un forum dove, piu’ che storia, i suoi iscritti praticherebbero il “trastullamento” fotografico, di immagini acquisite da archivi comunali e istituzionali, parti di esse poi girate alle aree commerciali facebook).  In tutta onesta’ i web sopra menzionati, sono SUPERFLUI  e inutili nella stesura di una traccia storico fotografica cittadina e di quartiere.Si rende noto che alcuni autori delle pagine facebook sopra indicate, come anche del forum skyscrapercity insultarono e denigrarono (ai limiti della diffamazione, vedesi questa immagine che illustra solo una parte di numerosi post di insulto e denigrazione apparsi su tale forum tra il 20 e il 22 Luglio scorsi)  l’autore di questo sito e i suoi contenuti. Ci si domanda da dove attingono le fonti fotografiche utilizzate per popolare portali facebook di vendita, qualcuna di esse anche su Ebay (non dovrebbe essere reato porsi questa domanda, se il Comune di Milano ha fatto discarica di risorse storiche se ne potrebbe fare uso più disinteressato). Chi insulta (l’offesa e l’umiliazione sembrano essere frequenti nel forum Milano Sparita Skyscrapercity, a giudicare dalle liti che intercorrono tra alcuni utenti) dimostra di essere l’autore poco affidabile già oggetto di critiche. E’ noto che tra i web sopra elencati si aggiri qualche ex esagitato “sanbabilino” che risiede in Barona e gioca a fare lo storico…… ed ha quasi 60 anni….e gestisce archivi fotografici in Milanosparita skyscrapercity anche dalla postazione di lavoro…

NOVITA’:

La CRONOLOGIA storica integrale del quartiere Barona (ex Borgo dei Corpi Santi di Milano) è anche disponibile nell’articolo dedicato alla ex industria di giocattoli e aeromodellismo CO-MA di Via Ettore Ponti 12, senza le anteprime fotografiche presenti in questo articolo

CO-MA Milano (Barona) Via Ettore Ponti 12 (1950-1989) giocattoli e aeromodellismo

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MILANOBARONA.FREEODA.COM è in corso di ripristino (dopo una falsa e calunniosa segnalazione che ne aveva rimosso contenuti e profilo di accesso… gli autori ? Sono noti… forum e facebook della “storia di Milano”):

http://milanobarona.freeoda.com

 

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ANTEPRIME STORIA DEL QUARTIERE BARONA

(E NEL CONTEMPO ANCHE DI MILANO, CON ANEDDOTI ANCHE INEDITI).

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I MISTERI DEI CRIMINI DI CESARE BATTISTI

Nel web milanobarona.freeoda.com un interessantissimo link dedicati al caso TORREGIANI-BATTISTI  http://milanobarona.freeoda.com

Il capitolo PAC proletari armati per il comunismo (e anche il capitolo BR brigate rosse) è lungi dall’essere chiarito e le versioni ufficiali (storiche) SONO FALSATE. Si propone la visione di questo interessante articolo http://www.fascinazione.info/2011/08/dalla-rivista-web-senza-soste-nel-suo.html (del web non se ne condividono, ovviamente, i contenuti ideologici neo-fascisti ma si evidenziano alcuni passaggi storici degni di attenzione…).Emerge un ruolo inedito di CESARE BATTISTI e della DIGOS (che inquisendo i collettivi autonomi della Barona accusava, i medesimi, di reati e omicidi INVECE COMMESSI DA BATTISTI, in forma autonoma).

Nell’articolo (CONSIGLIATISSIMO) spicca il ruolo di complice (consapevole o meno) di questi depistaggi investigativi. L’ex capo della DIGOS Eleuterio REA (poi divenuto Comandante dei Vigili Urbani di Milano) viene (in diverse letterature, compresa quella proposta) accusato di determinati fatti e azioni inquisitorie a danno di attivismi politici di quartiere probabilmente estranei ai fatti. Eleuterio REA  pare che fosse amico personale di ANTONIO DI PIETRO, il magistrato (Mani Pulite) che permise l’ingresso di SILVIO BERLUSCONI in politica e la resturazione del “secondo ventennio mafiocratico” (ben rappresentato dai social network e dai motori di ricerca americani). Dal contenuto di questi dossier emerge che BATTISTI piu’ che essere un semplice terrorista era un “leader armato” eterodiretto (come avveniva con la BR) da varie “forze” della Repubblica Italiana e che certi omicidi (compresi alcuni avvenuti in Barona) avevano il sapore del depistaggio per nascondere lotte di potere interne alla Repubblica. Libri e pagine Fb, cronologie ufficiali e anche trasmissioni RAI non dicono la verita’ !

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Buon viaggio nelle magie della Milano e Barona di un tempo, ancora viva nei nostri ricordi (a differenza di alcune pagine facebook dedicate alla storia della Barona e delle ciofeche di “Milano Sparita Fb e Skyscrapercity”, non si deve pagare nulla per accedere ai contenuti testuali-cronologici che non sono vincolati da vendite “on line” librarie, convenzionate con i social network…, sotto la cupola politica di Milano…)

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Facebook-No-Grazie-300x209Le nostre memorie non si vendono tramite Facebook ed Amazon e non si pubblicano su social network “ruèra” !

Milano sparita e da ricordare facebook ? No grazie !

Milano sparita e da ricordare Skyscrapercity ? No grazie !

Da Milano alla Barona facebook ? No grazie !

altre pagine facebook dedicate alla Barona ? No grazie !

Sezioni Urbanfile.blog dedicate alle architetture della bolla immobiliare (in odore di riciclaggio) di Milano e interland (inclusi falsi utenti troll di evidente schieramento politico) ? No grazie !

Milano nei secoli facebook ? No grazie

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ANTEPRIME STORIA DEL QUARTIERE BARONA

(all’interno dell’articolo LA CRONOLOGIA STORICA INTEGRALE del Quartiere Barona)

Alcuni dettagli inediti relativi alla storia del Lambretto, Lambro Meridionale, originato dall’antico alveo del torrente Lombra (citazioni assenti in qualche libro e pagine fb a noi note…).

Fonte: http://www.internotizie.it/mobile302.htm

“Il Lambro Meridionale è un colatore che trae le sue origini probabilmente dall’antico alveo del torrente Lombra (che attualmente corrisponde circa al percorso del tratto di circonvallazione tombinato dell’Olona).

Già dall’epoca romana veniva utilizzato come canale di scarico fognario (infatti ne deriva il suo nome come Lambro Merdario). La funzione del Lambro Meridionale potrebbe esser paragonata alla ben più famosa Cloaca Maxima di Roma.

Riceveva lo spurgo della città tramite un canale che percorreva via Conca del Naviglio e , ricalcando il percorso del Naviglio Grande, lo intercettava nell’attuale San Cristoforo.

Con lo scavo del Naviglio Grande, uno scarico del Naviglio stesso divenne la sua foce. Dal 1930 circa ricevette anche le acque dell’Olona sempre a San Cristoforo venendo canalizzato nel suo percorso attuale.”

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Si consiglia di visitare la Civica Biblioteca della Barona, Via San Paolino 18. Nel settore (angolo a sinistra dell’ingresso, a ridosso dei tavoli di studio per gli studenti) dedicato alla storia di Milano, pur non essendoci piu’ alcuni libri scritti e pubblicati negli anni ’70 e ’80, riservati alla storia del quartiere, vi sono ancora vecchie opere editoriali, rilegate post usura, dedicate alla Storia di Milano e delle periferie. Sono libri editi negli anni ’70. In essi vi sono parte degli archivi fotografici postati dalle aree Skyscrapercity e Facebook a dimostrazione che questi “signori” non hanno inventato nulla ma solo trasposto, nel web (in modalità differenti), quello che in parte già esisteva nei libri, con esiti però deludenti…

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AVVISO AI VISITATORI.

Oggi, 29 Novembre 2018, si comunica la sospensione, a tempo indeterminato, di nuovi aggiornamenti di immagini e didascalie nell’articolo “Immagini e storia del quartiere Barona di Milano” (proseguirà, per il momento, l’aggiornamento dell’articolo generale dedicato alla città di Milano).

Le motivazioni sono note:

A causa del monopolio archivistico storico fotografico di alcuni “milanesi” dediti alla pubblicazione “promo commerciale” di reperti fotografici storici e inediti, in buona parte riservati e custoditi per favorire commerci e dominanza internet di alcune pagine Facebook dedicate alla Storia di Milano, Barona e quartieri (il monopolio ha come origine la piattadorme “Milano Sparita” e “Storia dei trasporti pubblici di Milano, Skyscrapercity”), non è più possibile reperire immagini provenienti da fonti e autori indipendenti da tale monopolio commerciale. In conseguenza di questi fatti, l’articolo riservato alla storia del quartiere Barona è al momento sospeso e interdetto da futuri aggiornamenti programmati.  Nel futuro non si possono escludere eventuali e saltuari inserimenti non programmati di qualche nuova immagine, senza pero’ precludere che tali inserimenti rappresentino solo una attività residua e occasionale di aggiornamento di un sito web danneggiato e penalizzato dal monopolio storico di alcuni personaggi convenzionati con la multinazionale americana Facebook (a danno del pluralismo informativo, storico, opinionistico e documentale). Si informa che dietro le utenze Skyscrapercity abbiamo la politica “bi-partisan” di Milano.

LA “MISSIONE” DI MILANOBARONA NON SI E’ ESAURITA… PROSEGUE NELL’ARTICOLO DEDICATO A MILANO…

Milano (dal dopoguerra a Tangentopoli, programmazione non cronistorica)

PER MOTIVI “CONSERVATIVI”, DI TUTELA DEI CONTENUTI DI MILANOBARONA, UN NUOVO WEB E’ IN CORSO DI REALIZZAZIONE, ALLO SCOPO DI GARANTIRE LA CONTINUITA’ DI QUESTO SITO IN CASO DI TENTATIVI DI SEQUESTRO PREVENTIVO… A NOME DI COLORO DI CUI SAPPIAMO… LOBBY FACEBOOK EDITORIALI… IN “SALSA” LEGA-FORZA ITALIA E PD… (SIA CHIARO CHE LE VICENDE NEI CONFRONTI DI TALI PERSONAGGI SONO TUTT’ALTRO CHE DA ACCANTONARSI… HANNO TROVATO CHI DARA’ LORO FILO DA TORCERE…SE DOVESSE ESSERE NECESSARIO…).

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-dal-dopoguerra-a-tangentopoli/

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-barona/

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https://www.mondogatto.org/

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Barona 1975, Ronchetto sul Naviglio limitrofa Cascina Restocco Maroni. Via Camillo da Giussani, occupazione cantieri edili stabili ex IACP. Occupazioni di protesta simili avvennero, sempre in quel periodo, anche nel lotto ex IACP Felice Lope de Vega -Famagosta. Fonte immagine web milanoattraverso, archivio primario CFP Bauer)

Barona 1975, Ronchetto sul Naviglio limitrofa Cascina Restocco Maroni (formalmente il lotto ex IACP denominato “Tre Castelli”. Via Camillo da Giussani, occupazione cantieri edili stabili ex IACP. Occupazioni di protesta simili avvennero, sempre in quel periodo, anche nel lotto ex IACP Felice Lope de Vega -Famagosta. Fonte immagine web milanoattraverso, archivio primario Cfp Bauer)

Barona 1975, Ronchetto sul Naviglio limitrofa Cascina Restocco Maroni. Via Camillo da Giussani, occupazione cantieri edili stabili ex IACP. Occupazioni di protesta simili avvennero, sempre in quel periodo, anche nel lotto ex IACP Felice Lope de Vega -Famagosta. Fonte immagine web milanoattraverso, archivio primario Cfp Bauer)

Barona 1975, Ronchetto sul Naviglio limitrofa Cascina Restocco Maroni. Via Camillo da Giussani, occupazione cantieri edili stabili ex IACP. Occupazioni di protesta simili avvennero, sempre in quel periodo, anche nel lotto ex IACP Felice Lope de Vega -Famagosta. Fonte immagine web milanoattraverso, archivio primario Cfp Bauer)

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-dal-dopoguerra-a-tangentopoli-estensione-dal-dicembre-2019/

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-dal-dopoguerra-a-tangentopoli/

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-barona/

http://publish.lycos.com/milanobarona/co-ma-milano-barona-via-ettore-ponti-12-1950-1989-giocattoli-e-aeromodellismo/

Barona 1976 (confinante con Basmetto Cascina-Chiesa Rossa). Via Gattinara (cascina Annone sul lato sinistro). Fotogramma del Film "Come ti rapisco il pupo" (la pellicola ha due titoli commerciali, il secondo "Cinque furbastri, un furbacchione". Regia di Lucio De Caro, tra gli interpreti principali, Franca Valeri, Teo Teocoli, Massimo Boldi). La ripresa è stata effettuata dal Ponte pedonale Annone (ricostruito nel 1985). Fonte immagine e contesto cinematografico tratti dal web davinotti.com

Barona 1976 (confinante con Basmetto Cascina-Chiesa Rossa). Via Gattinara (cascina Annone sul lato sinistro). Fotogramma del Film “Come ti rapisco il pupo” (la pellicola ha due titoli commerciali, il secondo : “Cinque furbastri, un furbacchione”. Regia di Lucio De Caro, tra gli interpreti principali, Franca Valeri, Walter Chiari, Teo Teocoli, Massimo Boldi). La ripresa è stata effettuata dal Ponte pedonale Annone (ricostruito nel 1985). Fonte immagine e contesto cinematografico tratti dal web davinotti.com

fonte letterbox.com

fonte letterbox.com

Da Milano Sparita Skyscrapercity alla Barona Facebook

storie e testimonianze dell’ignoranza di tale forum (Milano Sparita) che controlla centinaia di pagine facebook di Milano e quartieri…

Si osservi l’immagine già postata in questo web per correzioni relative ad errori di datazione commessi dai soliti noti dipendenti e dirigenti Comune di Milano… di Milano Sparita Skyscrpaercity…

Via Bari, incrocio Via Santa Rita da Cascia verso Via Modica e Via Portaluppi, 1963 circa

Via Bari, incrocio Via Santa Rita da Cascia verso Via Modica e Via Portaluppi, 1959 circa o anteriore.

Nella pagina facebook “Da Milano alla Barona”, tale immagine venne datata primi anni ’60, mentre la foto venne scattata in data anteriore al 1960 per via dell’assenza del condominio di Via Modica 16.

Quel condominio, assente nell’immagine, è quello evidenziato nell’immagine sottostante ripresa nello stesso luogo (tra i civici 4 e 2 di Via Bari)

IMG_20200929_110454

I conti non tornano … malgrado qualcuno si venda come storico (e capopopolo) di un quartiere… essendo, il medesimo, male addestrato proprio dai suoi “maestri” di Milano Sparita Skyscrapercity…

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Da Milano Sparita Skyscrapercity alla Barona Facebook

Prosegue, come sempre avvenuto da 8 anni, l’acquisizione o la consegna di immagini inedite postate dal forum sopra citato (dal 2006 un milione circa) verso tale pagina Facecook

https://it-it.facebook.com/storiadellabarona/photos/a.295537003881885/2865952686840291/?type=3&theater

la ennesima fotina vintage di San Cristoforo e lavandaie proviene da Milano Sparita SSC

 alla pag. 4814
Tale tendenza, quando un utente di tale forum non posta direttamente la foto in https://it-it.facebook.com/storiadellabarona/ , avviene anche per Milano Sparita Facebook come ampiamente dimostrato. Si nota la scomparsa da Google di indicizzazioni per la ricerca immagini che puntano al forum sopra indicato (difficile capire se sia stata voluta o meno tale invisibilità di ricerca immagini…) al punto tale che si deve ricorrere a Bing.
Fa specie che per queste contestazioni, da sempre negate dagli interessati (che beneficiano di  protezioni …) i medesimi, tra il 2017 e 2019 oltre che accusare di ladrocinio questo sito, di insultare, denigrare e altro, minacciarono querele per diffamazione e per sottrazioni illegali delle “loro” immagini, cosi’ come per presunte violazioni di copyright (ma da quale pulpito…).
un altro aspetto interessante della vicenda… consiste nel fatto che le immagini postate dalle pagine facebook sopra citate (puramente commerciali con immensi vincoli sia nelle foto che nei film e filmato) vengono preventivamente rimosse da Milano Sparita Skyscrapercity… peccato che almeno in Bing restino nella memoria cache dei server… infatti l’immagine era postata a pagina MILANO Sparita – Page 4814 – SkyscraperCity
A queste persone poco interessa la storia ma i ricavi dalle vendite di libri, dalle partnership con Facebook e dalla popolarita, stile capopolo in territori ben definiti di Milano… loro e chi li segue tramite like e follower… idem per il forum succitato che esiste per tale funzione (di paravento…coprispalle).
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… Sulle strade della Barona… narcos della ‘ndrangheta…

Trasmissione "Mafie italiane Clandestino" dek 28.9.2020 e base d'appoggio narcos della 'ndrangheta.

Trasmissione “Mafie italiane Clandestino” del 28.9.2020 e base d’appoggio narcos della ‘ndrangheta.

… in tema di connivenza “milanese” tra organizzazioni criminali (in primis la ‘ndrangheta), Polizie, Carabinieri e Tribunale e Procura di Milano, imprenditori, banche, finanziarie, ivi i partiti politici, in primis la destra “lumbarda padana”…(con la sinistra che si organizza per entrare nel business) nella trasmissione “mafie italiane-clandestino” diffusa dalle ore 21.38 sino alle 23.03 sul canale DTT “Discovery Nove”… una cattiva sorpresa è emersa, casualmente e inaspettatamente, nella visione del filmato-documentario prodotto da network televisivi madrileni della TV Spagnola…

La trasmissione trasmessa Sabato sera 26 Settembre 2020 (video non disponibile per acquisizione fotogrammi, per riprodurlo è necessario pagare un canone annuale sul sito di tale canale televisivo) era dedicata alla radicazione della ‘ndrangheta nella città di Milano e in Lombardia.

Le riprese risalgono all’estate del 2019 e ritraggono uno scenario perfettamente identico allo scenario che viene descritto in questi siti “Milanobarona” e “Milano dal dopoguerra a tangentopoli” dal 2016…

E’ probabile che in territorio italiano non sia mai stata trasmessa una trasmissione cosi’ dettagliata sulla presenza ormai istituzionale della mafia calabrese nel territorio comunali di Milano (come in Lombardia).

L’episodio di ieri sera verteva sulla presenza di narcos ndranghetisti (e personaggi apparentemente “puliti” e non affiliati) che operano presso il confine svizzero tra il Lago Maggiore e il Lago di Como, tra Varese e Como medesima , nell’introduzione di kilogrammi di cocaina e marijuana purissime dal confine svizzero (narcos colombiani, mafia albanese verso la ndrangheta). Un ripresa di un noto e ricercato narcos calabrese (con volto coperto, immagini alterate e voce alterata elettronicamente) che si è offerto di mettere a disposizione della troupe televisiva le immagini dei percorsi che un “milanese” apparentemente incensurato e non affiliato, effettua da località prossime al confine italosvizzero sino a Milano… con una Polo Wolksvagen …

Lo “spallone” della droga (se cosi’ volessimo chiamarlo) dopo aver percorso parte dell’autostrada Milano Laghi, all’altezza dell’ex Autogrill Villoresi Ovest verso Lainate (struttura recentemente demolita), a corto di benzina si ferma incautamente nell’area di servizio Villoresi Ovest … facendo andare su tutte le furie un capo clan calabrese che lo seguiva a breve distanza in direzione Milano…

Le riprese si interrompono quando tale pseudo affiliato (considerato apparentemente inesperto per il capo clan ndranghetista) riparte dopo aver fatto rifornimento in direzione Viale Certosa-Tangenziale…

Le riprese ripartono con una visione inaspettata… (al punto tale che non è stato possibile nemmeno fotografare lo schermo televisivo a dimostrazione di quanto scritto)
Viale Faenza (Barona) all’imbocco con la Via Bari. Si distinguono le scuole di Via Salerno e uno degli ingressi dei noti supercondomini siti in fondo alla Via Bari (vedasi immagine Google sopra allegata). Non è chiaro se la base logistica fosse all’interno del supercondominio o nelle palazzine adiacenti verso Via Santa Rita da Cascia…

Le riprese proseguono, comunque, all’interno dei vialetti condominiali per poi interrompersi e ricominciare all’interno di un appartamento modestamente arredato, in un locale cucina con pensili e cucina a gas dei primissimi anni ’80, piastrelle e pavimenti della fine anni ’60…

In tale appartamento (forse una locazione, forse abbandonato per tale funzione) il capo clan analizza e si assicura che la droga pura contenuta nei 5 kg di panetti sia tale, effettuando alcune operazioni di chimica di base. Non è dato sapere se tale appartamento sia anche una raffineria o una semplice base d’appoggio per i narcos calabresi (prima di indirizzare gli stupefacenti alle raffinerie della droga dedicate alla città di Milano…)

Si evidenzia che a meno di 100 metri dal luogo esiste il Comando Carabinieri Barona…?!

I 5 kg di stupefacenti allo stato grezzo, secondo i contenuti del programma, sono destinati interamente al “mercato” di consumatori della città di Milano… e forse tale appartamento di Via Bari è la base di passaggio di tutta la droga per Milano (si applica il condizionale non essendo del tutto chiara la vicenda narrata nella trasmissione-report di produzione spagnola).

Ragionando sulla tipologia di tale trasmissione non si potrebbe fare a meno di pensare che simili contatti e simili riprese non siano possibili senza che personaggi della magistratura e delle Polizie nelle direzioni investigative antimafia permettano e assicurino ai ndranghetisti l’assoluta sicurezza di impunità durante la produzione e ripresa dei filmati, ergo ampie aree di connivenza tra ndrangheta e mafie calabresi…

Nella trasmissione si è ampiamente dibattuto che Milano non si limiterebbe ad essere la “Piazza” principale della cocaina in Europa … ma anche la città europea dove prevale, nell’economia ufficiale (quindi oltre il 50% del PIL di origine da reinvestimenti ndranghetisti), una ampia fetta di imprenditori affiliati alla ‘ndrangheta (in realtà le affiliazioni sono anche tra la magistratura milanese e le forze dell’ordine…). E’ probabile che a distanza di un anno dalle riprese sopra citate tale base logistica di Via Bari sia stata abbandonata …

 

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COMING-ON… PROSSIMAMENTE NUOVA FOTINA DEL QUARTIERE BARONA SAN CRISTOFORO  POSTATA DA MILANO SPARITA SKYSCRAPERCITY PER “DA MILANO ALLA BARONA” FACEBOOK

L’immagine sottostante proviene dal forum  https://www.skyscrapercity.com/threads/milano-sparita.1232367/page-5361 ed a breve, per finalità di commercio e promozione individuale potremmo vederla pubblicata, in bella mostra, nella pagina facebook sopra citata

nuova immagine per da milano alla barona

Una breve valutazione. Il citare come fonte quella indicata qui

https://www.ebay.it/sch/m.html?_odkw=fotografia+60%27%2F70%27+milano&_ssn=mariotti_filatelia&_armrs=1&_osacat=0&_from=R40&_trksid=p2046732.m570.l1313&_nkw=fotografia++milano&_sacat=0

non comporta (tranne che per gli ingenui) che tale raccolta fotografica non sia collegata agli utenti del forum sopra indicato. Del resto il 90% di foto postate il 10 anni da Milano Sparita e da ricordare facebook, anche se non direttamente dimostrabile, proviene da un archivio comune utilizzato da Milano Sparita Facebook e Skyscrapercity, Milano nei secoli, Da Milano alla Barona e da altre decine, centinaia di pagine facebook di carattere politico (nel senso che in tali pagine i vari amministratori locali fanno vetrina di se) … insomma la fonte ebay potrebbe essere sempre la fonte comune sopra ipotizzata.

Mark Zuckerberg e l’erario USA ringraziano per il PIL che Milano sta contribuendo verso le ricchezze di alcuni social e dell’erario USA dove i social pagano le tasse (ma non le pagano in Italia…).

GRAZIE Milano Sparita in tutte le versioni !!!

Barona (datazione anteriore al 1967, immagine priva di localizzazione temporale, qualificata come "anni 60"). Via Lodovico il Moro all'altezza di Via Manfredonia. In evidenza la tranvia Milano Corsico (soppressa nel Marzo 1966, nella tratta Corsico Abbiategrasso già dal 1956). Considerando che la tranvia venne soppressa nel 1966, la datazione dello scatto (riconducibile agli anni '60) non dovrebbe essere ulteriore al 1967 dato che la sede tranviaria venne rapidamente rimossa per allargare la sede stradale al transito automobilistico e delle autolinee sostitutive alla Milano Corsico. (immagine tratta dal web lombardiabeniculturali.it)

Barona-Ronchetto sul Naviglio  (datazione anteriore o prossima al 1967, immagine priva di localizzazione temporale, qualificata come “anni 60”). Via Lodovico il Moro all’altezza di Via Manfredonia. In evidenza la tranvia Milano Corsico (soppressa nel Marzo 1966, nella tratta Corsico Abbiategrasso già dal 1956). Considerando che la tranvia venne soppressa nel 1966, la datazione dello scatto (riconducibile agli anni ’60) non dovrebbe essere ulteriore al 1967 dato che la sede tranviaria venne rapidamente rimossa per allargare la sede stradale al transito automobilistico e delle autolinee sostitutive alla Milano Corsico. Autore Mario Cattaneo  (immagine tratta dal web lombardiabeniculturali.it)

L’immagine sovrastante non deve trarre in inganno nel merito della crisi di questo articolo (dedicato alla Barona di Milano) ormai presente da due anni e conseguente alla enorme difficoltà nel reperire, sia in rete che attraverso altri canali di acquisizione, immagini vintage riservate alla storia cronologica di questo quartiere. Gli aggiornamenti sono rari, casuali, frutto di “fortuna” nelle ricerche sopra menzionate. Le cause di questo problema sono note: Monopolio di alcune pagine facebook e forum Skyscrapercity già menzionate … sino alla nausea… potere politico commerciale e individuale che soffoca e censura qualsiasi altra forma di documentazione alternativa.

Il pressapochismo di Milano Sparita Skyscrapercity e delle sue derivate commerciali Da Milano alla Barona e Milano Sparita e da ricordare Facebook.

Soprassedendo al fatto (già segnalato oltre 1 anno e mezzo fa alla Procura della Repubblica di Milano) dell’immane quantità di materiale fotografico pubblicato in rete (oltre 1 milione di immagini) dalla provenienza di immagini dall’origine mai tracciata (imputabie a tale Forum) e delle relative pagine facebook commerciali che attinsero per decenni  diventando dominanti, ricche e influenti (in Europa ci sono normative che vincolano lo sfruttamento commerciale di immagini protette da diritti d’autore e vincolate ad un uso storico, vedesi Raccolte Civiche fotografiche del Comune di Milano) … qualcuno fingerebbe di non sapere che Facebook non sarebbe una piattaforma “ads-free” in quanto tale… anche semplici pagine individuali producono profitti per la stessa Facebook medesima… non parliamo poi di quando tali pagine sono abbinate ad ecommerce per non parlare di quando tale forma di commercio va a includere anche libri di altri editori contenenti tematiche che nulla abrebbero a che vedere con il contenuto della pagina… come possiamo chiaramente constatare anche nella pagina dedicata alla Barona…si deve pero’ constatare della scarsa capacità di questi monopolisti legati a PD, Forza Italia e Lega (che sottraggono diritti e modalità di pubblicazione ed espressione a coloro che vorrebbero gestire siti non commerciali in forma autonoma e indipendente) di correlare immagini a datazioni considerate accettabili.   La pagina facebook relativa alla Barona, dal Gennaio 2020 ad oggi, (per esempio) ha superato abbondantemente le 100 fotografie inedite (quasi tutte inedite, alcune di esse erano già in rete e sono state astutamente abbinate ad utenti dalla identità non verificabile) immagini relative al quartiere Barona, quasi tutte precedentemente postate nel forum Milano Sparita SSCity, composto, prevalentemente,  da dipendenti dei comparti tecnico amministrativi comunali…

L’ennesima immagine (sottostante)

errori barona facebook 3

viene datata “primi anni ’60”,,,

Non ci sono elementi che dimostrino tale datazione… la quale puo’ essere retrocessa, anche, in un periodo compreso tra il 1956 e 1959.

Analizzando il repertorio fotografico che proprio questi soggetti avrebbero pubblicato, sia in forma editoriale, sia in rete, appare chiaramente che sino al 1955 circa, tutte le vie della Barona non erano asfaltate (escludendo Via Lodovico il Moro, Pestalozzi,  e Via A. Binda. …Queste avevano una pavimentazione tranviaria … ma nei lati l’asfalto era assente e sostituito da sabbie compresse …)

 

Dal 1955 circa le sopraelencate vie, incluse Via Santa Rita da Cascia, Via Ettore Ponti alberata (non esisteva il tratto tra Via Binda e Piazza Bilbao) ed anche Via G. Watt,  vennero asfaltate e tombinate (le vie Pestalozzi, Biella, Binda vennero asfaltate nei lati non pavimentati dalla sede tranviaria).

Via Giacomo Watt, sino al 1955 circa era una selva di erbacce, binari industriali e un sottile “nastro” di sede stradale composta da materiale da riporto (sabbie e granulato) compressato… e solo verso la metà degli anni 50, insieme ad altre vie, assunse l’assetto stradale e veicolare odierno. Nel 1955 venne realizzato il capolinea del 12 in Piazza Miani, prolungandolo dalla Via Biella, una via sterrata sino al 1955. Anche i marciapiedi, escludendo le Vie L. il Moro e Pestalozzi… erano assenti sino al 1955.

Dedotto quanto sopra, la foto sovrastante non puo’ essere quindi antecedente al 1955 e non successiva al 1962 (anno nel quale la sede centrale di Viale Famagosta venne sbancata, livellata e asfaltata,  rimanendo pero’ priva di segnaletica orizzontale e lampioni ad arco, allestimenti completati solo verso il 1965-66).

Datare l’immagine sovrastante come “primi anni ’60” è molto pressapochistico dato che potrebbe tranquillamente essere stata scattata tra il 1956 e 1960, quindi prima dei “primi anni ’60”,

Malgrado le aspre critiche esposte in questo articolo …si coglie l’occasione per fare i complimenti a Milano Sparita SSC per la mole ciclopica (oltre 1 milione) di immagini monopolizzate e distribuite per uso commerciale  nei vari “centri di costo e di fatturazione” Facebook   (con modalità subdole che per essere dimostrate richiederebbero monitoraggi e tracciamenti informatici, hackeraggio di profili social, email, utenze e computer sia aziendali che privati, spionaggio informatico della Polizia Postale… ente di Polizia politicamente lottizzato e corrotto con carriere politiche a suon di tessere di partiti…anche con sub appalti con un certo personaggio calabrese con zio Consigliere Forza Italia e Lega… indagato per certe frequentazioni … residente in Via Pietro Colletta 70, azionista Facebook, in appalti Polizia di Stato, del quale, in questo sito, sono stati rivelati alcuni aneddoti…. Polizia Postale che qui vediamo complice anziche’ controparte verso determinati fatti).

Facebook Italia, una multinazionale che non paga tasse in Italia,  ed i cui profitti, anche quelli prodotti da “milanesi”… sono fatturati all’estero, ivi le tasse… ha fatto una fortuna con le pagine sopra elencate (la fortuna l’hanno fatta anche alcuni personaggi di Milano…che da casa propria, dalla scrivania della propria postazione di lavoro, senza muovere un dito, ottengono redditi internet di varia natura il cui PIL verrebbe contabilizzato in California) e altre decine e centinaia di pagine secondarie gestite sempre da tali soggetti… in regime di monopolio… regime di monopolio dal quale ne scaturi’ una segnalazione alla Procura di Milano… …ovviamente essendoci protezioni di natura politica ed anche giudiziaria… non vedremo mai  accertamenti del caso…ma semmai, rischi di controquerele da parte dei noti altolocati “milanesi”).  La Procura di Milano annovera magistrati che in vita loro non hanno mai condotto una indagine o un giudicato onesto e corretto…  Berlusconi, Maroni, Salvini, Moratti, Pisapia e Sala sono personalità politiche alle quali dovremmo dire “grazie”… (omissis).per aver riversato il futuro della storia di Milano… a Mark Zuckerberg oltre che di profitto alle segreterie dei principali partiti politici, anche Nazionali (anche qualche dirigente ed ex Presidente ATM Milano ha avuto il suo ruolo sin dal 2006…).

GRAZIE !!!

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Da Milano alla Barona facebook, Milano Sparita Facebook e Milano storia dei trasporti pubblici Skyscrapercity, Milano Sparita Skyscrapercity…un ammasso di azioni illegittime e INCOMPETENZA …

aggiornamenti al 16-9-20 nel merito degli ormai abitudinali errori di datazione immagini di tale pagina faacebook (immagine sottostante)

da milano alla barona errori 2

Come dimostrato più sotto, la datazione dell’immagine sottostante, indipendentemente dalla presenza della roggia confluente dalla Desa, non risale ai primi anni 60 ma agli anni 50 del 900. Nel 1962-63 Via Santa Rita da Cascia non era più attraversata da tralicci della bassa tensione (interrati dopo il 1960). La roggia, nel 1972 non era più scoperta e la Via Bari era una strada priva di asfalto ma con tale roggia completamente ricoperta. Nel 1972 Via Portaluppi era asfaltata e senza attraversamenti di rogge.  La copertura di tale roggia dovrebbe coincidere con la costruzione dei supercondomini posti alla fine di Via Bari (dal civico 20 in avanti), quindi verso la fine degli anni ’60 e non oltre !!!  La pagina facebook in questione continua a narrare una storia del quartiere tutta sua, assolutamente sfasata nel luoghi e nei tempi. Del resto le cose non vanno meglio nelle pagine fbook di Milano Sparita e da ricordare, non vanno meglio nei forum Skyscrapercity di Milano Sparita e Storia dei trasporti.

Le cause ?

Innanzitutto, pagine come Da Milano alla Barona, Forum come Milano Sparita SSC pubblicano troppe foto (per Da Milano alla Barona superiamo 100 immagini inedite nell’arco di 9 mesi !!!, una media di 80-100 immagini inedite per Milano Sparita SSC e le relative derivazioni commerciali Facebook). Questi soggetti, ormai prossimi allo squilibrio, non reggono più il ritmo, cercano di strafare, di imporre un loro Ordine monopolista politico commerciale in rete… perdendo letteralmente il controllo della situazione e costellando di errori e copia e incolla da fonti altrui le loro “opere” web e non solo. La “Storia” narrata da questi autori non ha mai avuto un supporto e una supervisione di storici ufficiali e soprattutto snobba le correzioni che provengono da alcuni utenti ormai consci dello stato dell’arte di tale sito (e di tali forum). E’ scoperta di stamani che nel forum Milano Sparita SSC

https://www.skyscrapercity.com/threads/milano-sparita.1232367/page-5357

…si copiano e incollano didascalie (Caselli Daziari periferici nella Milano del 1924) di altri siti senza citarne la fonte. Si rammenta a tali “geni” che i caselli daziari vennero definitvamente dismessi per Decreto Regio tra il 1929-30 (mentre in tale forum se ne parla come se dopo il 1924 sarebbero sopravvissuti per ulteriori decenni e decenni. Sono ormai 4 anni che in questo sito si evidenziano condotte tutt’altro che corrette e sopravvalutazioni delle proprie competenze che poi portano agli svarioni come quello sotto descritto.

Osserviamo attentamente questa immagine:

errori Colombini Tosi da Milano alla Barona

questa foto è stata notata da colui che gestisce questo sito da non meno di 5 giorni or sono. Pareva una foto di origine “famigliare”, ovvero proveniente da album di parenti (dell’autore ufficiale) già noti per avere contribuito alla co fondazione di tale pagina facebook… quindi considerando che l’immagine non ha un valore storico particolare, nemmeno estetico (considerando la discarica a cielo aperto visibile nell’immagine)… considerando lo scarso valore commerciale della medesima… si è scelto di non segnalare cio’ che come ormai avviene da 9 anni accade quotidianamente… ovvero foto girate da Milano Sparita SSC a Da Milano alla Barona e anche a Milano Sparita Facebook.

Leggendo perio’ le contestazioni LEGITTIME postate da una utente, ovvero che tale immagine non risalirebbe ai primi anni ’60 ma alla fine degli anni ’50… è doveroso effettuare un ennesimo report delle incompetenze croniche di questi soggetti che si qualificano come storici di Milano e anche della storia d’Italia… (vedesi il libro proposto nel sito). La foto non è dei primi anni ’60 perche’ notiamo l’assenza di un palazzo ubicato al civico 16 di Via Modica.

Quindi l’immagine risale agli anni ’50, INDIPENDENTEMENTE che si conosca o meno la data della tombatura della roggia evidenziata nella fotografia, roggia che scorreva al di sotto dell’attuale Via Bari e Via Portaluppi.

Ora passiamo alle prove dell’ennesima CAPPELLATA di “Da Milano alla Barona” facebook

Si osservi la foto sottostante del 1960

Via Modica 1960 circa e la Cooperativa E. Satta. Fonte: http://coopbarona.it/storia/

Via Modica 1960 circa e la Cooperativa E. Satta. Fonte: http://coopbarona.it/storia/

L’immagine proviene dal sito della Coop E.Satta ANPI Barona e venne postata, in Milanobarona, nel Giugno 2018 (dopo tale pubblicazione scoppio’ il putiferio… nel forum Milano Sparita SSC, gli incompetenti furbastri di cui sopra, ovvero Milano Sparita SSC e derivate commerciali,  fecero una rassegna di insulti e denigrazioni verso questi sito). L’immagine, del 1960, ritrae il condominio di Via Modica 16 in costruzione (quello che un tempo ospitava la seconda sede del negozio market A&O, dopo che aveva traslocato dalla vicina Via A. Binda, verso il 1985(86). Il condominio, nel 1960 era in costruzione mentre nella foto postata Da Milano alla Barona, non esiste ancora, pertanto la datazione dell’immagine risale alla fine degli anni ’50. Una ulteriore nota è rappresentata dal fatto che verso il 1960 circa e dopo di allora, la linea elettrica a bassa tensione (visibile nella foto iniziale) che attraversava la Via Santa Rita da Cascia, venne interrata (in immagini del 1962 e persino nelle ortofoto di quel periodo non si notano più i tralicci aerei AEM che alimentavano condimini e fabbriche site nel circondario). Quindi, ancora una volta, tale pagina facebook e i noti casinari di Milano Sparita SSC hanno toppato … collezionando l’ennesima figura di mer….. (direi che in tale merito non se ne perdono una di tali figure barbine). Sgarbi direbbe CAPRE !

Come è cambiata la Barona… direi in peggio a partire dai soggetti che vogliono diventare famosi e avere redditi da pagine facebook dedicate a tale quartiere (Milano e periferie SONO IRRICONOSCIBILI nell’arco di un ventennio circa).

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Da Milano alla Barona con mentalità adolescenziale, con arroganza (di alcuni utenti Milano Sparita Skyscrapercity), con scarsa competenza…

errori datazione catasto CTC dell'Oglio

…come facilmente deducibile dall’immagine sovrastante, tale pagina Facebook e conseguentemente Milano Sparita e Storia dei trasporti pubblici Skyscrapercity continuano ad insistere (con la nota tattica delle elucubrazioni e dell’arroganza assunta a supponenza) sul pretendere di avere ragione davanti ad errori di datazione già ampiamente descritti in questo sito Milanobarona nei giorni scorsi.

Le mappe del Catasto Territoriale del Comune di Milano, datate 1965 non corrispondono allo stato catastale di Milano nel 1965 poichè le ortofoto dalle quali sarebbero state disegnate sono il frutto di ricognizioni fotografiche aeree di alcuni anni prima, ovvero prossime al 1962.

Foto di un V.le Famagosta privo di illuminazione stradale nel controviale centrale, privo di segnaletica orizzontale, privo di traffico, privo di palazzone Coop Lombardia, privo di dosso tra Via S. Vigilio e Piazza Maggi… privo di Supermarket Stella… fanno retrodatare le immagini utilizzate per finalità commerciali, agli anni 1962-63 massimo, non oltre.

Consiglio agli autori della pagina fbook di migrare verso il social TikTok, per teenager e ragazzine e ragazzini alla ricerca di like a qualsiasi costo… L’incapacità di stendere decenti cronologie dello sviluppo edilizio e viabilistico della Barona lo troviamo anche nel libro abbinato al commercio online dal quale la pagina esiste solo per tale funzione (tutt’altro che storica)?

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Imminente, vedremo nella pagina Facebook Da Milano alla Barona, una nuova fotina del tormentone “Mulino della Pace” alla Barona (vedesi linl sottostante)

https://www.skyscrapercity.com/threads/milano-sparita.1232367/page-5341#lg=attachment466606&slide=0

Anche in questo caso la provenienza dell’immagine non è dichiatata (creazione ex novo dello “Spirito Santo” ?) ma servirà per incrementare le vendite (e i profitti, anche per Facebook e Amazon) dei vari co-autori…

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Da Milano alla Barona facebook ?

NO GRAZIE !!! (se la conosci la eviti)

Quando una pagina facebook  (popolata di svarioni ed errori) esiste grazie al Partito Democratico.. assessori e vari quadri intermedi di tale Partito… e quando si postano immagini dalla fonte occultata (provenienti, con elevata probabilità,  da Civiche Raccolte fotografiche…probabilmente  vincolate per un uso non commerciale) e quando la datazione dell’immagine è errata perchè tali soggetti sopravvivono copia incollando le didascalie di immagini catalogate da terze persone, ovviamente non loro (non ne sarebbero capaci).

L’immagine sottostante, insieme ad una precedente del 5-6 Agosto 2020, postate dal forum Milano Sparita Skyscrapercity  e Da Milano alla Barona fbook (da tale forum, come tutti sanno,  vennero poi generate pagine facebook di natura commerciale con uso indiscriminato di centinaia di migliaia di immagini delle quali non si è mai dichiarata la fonte)… ha una datazione errata… (assenza del supermarket Stella, poi GS ed oggi Carrefour, inaugurato nel 1965). L’immagine sottostante è circoscrivibile agli anni 1962-63 e non oltre !!!

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

Gli errori di Milanomaniac60 e Da Milano alla Barona facebook non si limitano a quanto sopra ma proseguono… insieme ad una immagine prececentemente postata il 6 Agosto 2020 con ulteriori  errori di datazione.

Viale Famagosta e la nota collinetta costruita per collegare, tramite sottopasso, Via Moncucco sino alla Cascina Monterobbio (sottopasso mai realizzato) e il collegamento con Piazza Maggi, vennero ultimate tra il 1965 e 1966.

nell’immagine precedente, come in quella sottostante…

da milano alla barona 2

viene effettuata una datazione intorno al 1965.

La data è errata ed antecedente a tale anno (collocabile tra il 1962-63 e non oltre. Spicca l’assenza del Palazzo Coop Lombardia, ultimato tra il 1965 e 66, sono assenti i lampioni stradali ad arco, assente la segnaletica orizzontale del Viale, con 3 corsie per senso di marcia, assenza totale di traffico).

Come accennato, il completamento di Viale Famagosta (tra Piazza Miani e Piazza Maggi) avvenne tra il 1965 e 1966 quando venne, oltremodo, completato il noto palazzone di COOP Lombardia al 75 di V.le Famagosta (davanti al quale sorse un dosso artificiale, sempre verso il 1965, che probabilmente doveva fare da terrapieno ad uno svincolo di disimpegno (in un breve tunnel attraversante tale dosso) verso il parcheggio interno di tale sede COOP e contemporaneamente collegare, tramite il medesimo sottopasso veicolare, la Via Moncucco tra le Cascine Moncucco e Monterobbio separate dal nuovo Viale Famagosta che troncava il tracciato originario della medesima Via Moncucco… parallelamente alla Via San Paolino (sottopasso mai realizzato, di tale progetto rimase un dosso atipico tra il 1965 circa e il 1988 circa, anno nel quale venne sbancato per l’ampliamento del Viale tra Via Santander e Piazza Maggi).

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

La foto sovrastante non può essere del 1965 ma degli anni ’62-63 (e non oltre).

Si nota chiaramente (lato sx della foto, lato sud di V.le Famagosta) l’assenza del Supermercato Stella (inaugurato tra il 1965-65, poco prima del collegamento del Viale con Piazza Maggi (nella foto scorgiamo che i fabbricati abitativi, dal lato sud, Via Annibale Cusi, terminano con la palazzina che da quasi 40 anni ospita, a suo fianco,  una nota pizzeria ad asporto lungo il tratto iniziale di Viale Famagosta. Dopo tale palazzina, osserviamo che gli unici fabbricati sono capannoni artigianali e industriali. Spicca l’assenza del parcheggio del supermarket Stella e il fabbricato del supermarket medesimo (oggi Carrefour).

Le fotine girate (alla pagina fbook della Barona) da Milano Sparita Skyscrapercity (delle quali non è dichiarata la fonte pur essendoci uno sfruttamento commerciale senza regole delle medesime) sono state scattate in data anteriore al 1965, probabilmente verso i primissimi anni ’60 (non successive al 1963).

Per quale motivo si contesta tale datazione ?

Nel 1965 circa Viale Famagosta era prossimo ad accogliere il traffico (nelle immagini totalmente assente) proveniente dal nuovo collegamento di Piazza Maggi. Il Viale completato e aperto al traffico di Piazza Maggi doveva essere attrezzato da  lampioni ad arco collocati nei salvagente dei controviali ed essere attrezzato di linee di mezzeria delle 3 corsie per senso di marcia (assenti nelle immagini).

Nelle immagini della cricca Milano Sparita SSC il Viale termina verso Via S. Vigilio-Santander (oltremodo quest’ultima era solo un sentiero sterrato a fianco del Lambro Meridionale). Nelle immagini non si intravede, da Piazza Miani, nemmeno il dosso sopra citato e non si intravede il Palazzone Coop ultimato verso il 1965-88 (nell’immagine non esiste nemmeno il cantiere).

Pertanto la datazione è antecedente al 1964 e “contenuta” tra il 1963 circa e non oltre.

Da Milano alla Barona Facebook e Milano Sparita ssc hanno poi commesso ulteriori svarioni

questa immagine aerea non comprende la palazzina di Viale Famagosta 21 (che fa angolo con Via Felice Venosta), realizzata in data anteriore al 1963. Al suo posto si notano campi e sentieri sterrati.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Anche questa immagine ha una datazione non attendibile (ufficialmente il 1965, Milano Sparita SSC l’ha ridatata anteriormente al 1963… ma vi sono molte discrepanze in quanto molti edifici antecedenti al 1965 erano già presenti nella ricognizione fotografica aerea del 1965, una datazione erronea che potrebbe essere ricollocata intorno al 1962 e non successivamente).

Il civico 13 di Via Santa Rita venne ultimato nel 1962/63. Nelle ortofoto del 1965 (63?) tale plesso non esiste e si intravedono le fondamenta di un cantiere. Lo stesso dicasi per altri palazzi (per esempio Via Ettore Ponti angolo Via Santa Rita) realizzati nei primi ’60 e non ancora presenti nelle ortofoto del 63-65 (datazioni anch’esse antecedenti e non successive al 1962).

E’ noto che le ortofoto aeree del territorio di Milano sono datate non sulla data di sorvolo aereo ma sulla data di pubblicazione (1965)  delle medesime fotografie aeree (per un uso anche catastale). I fotogrammi devono essere convertiti in mappe catastali e questo richiede anni di lavoro. Possono trascorrere, pertanto, anni prima che i fotogrammi vengano assemblati e acquisiti dagli uffici del catasto e del territorio.

Si evidenzia che tra gli errori che Da Milano alla Barona Facebook e Milano Sparita SSC avrebbero commesso c’è anche l’aver ignorato che la linea filoviaria 95 venne prolungata da Piazzale Chiaradia a Via Modica, SOLO NEL 1967.

Prima di tale data non era possibile non essendo stato completato il collegamento tra Via San Vigilio e Piazza Maggi, ultimato intorno al 1966 (nella foto non vediamo il dosso e non vediamo il Palazzo Coop completato verso il ’65-’66)..

In sintesi Viale Famagosta, nel 1965, doveva presentarsi con uno sfondo differente da quello visibile da Piazza Miani, Viale Famagosta 2. Ovvero con un cantiere (sullo sfondo dell’immagine) di un edificio ad uso uffici in costruzione (non presente nelle immagini che appaiono, chiaramente, antecedenti al 1965 ma persino al 1964 ,  databili verso il 1963).

La pagina Facebook succitata (Da Milano alla Barona) potrà sicuramente disporre di decine di migliaia di immagini d’epoca inedite in regime di monopolio e di speculazione (relative alla Barona) che i dipendenti comunali di Milano Sparita Skyscrapercity  girano mensilmente (siamo a 100 immagini nell’arco di un mese solo per tale pagina fbook) per uno sfruttamento commerciale indiscriminato…

malgrado questa loro “superiorità” (finalizzata al commercio del libro di cui sappiamo, anzi dei libri, dato che in tale pagina vediamo banner pubblicitari di homepage relative a pubblicazioni amatoriali di astronomia lunare), SONO  PALESEMENTE CARENTI IN TEMA DI CRONOLOGIA DI ESPANSIONE DELLE INFRASTRUTTURE URBANISTICHE E VIABILISTICHE DEL QUARTIERE BARONA NEGLI ANNI ’50.’60-’70 ED ANTERIORI E SUCCESSIVI.

Ancora un volta dimostrano di essere, oltre che notoriamente scorretti e notoriamente illegittimi nell’uso indiscriminato di foto dalla fonte non dichiarata… palesemente incompetenti per il ruolo che si sono autocostruiti grazie ad appoggi  politici (assessorati vari) … delle amministrazioni poliiche della Giunta di Milano.

Tra l’altro emerge chiaramente che in tema di business, le frange LEGA Forza Italia di Milano Sparita e da ricordare Facebook, Milano nei Secoli fbook e Da Milano alla Barona (PD) si vogliono molto bene e sfruttano una banca fotografica in comune in regime di monopolio (soffocando le iniziative altrui) malgrado appartengano a lottizzazioni politiche antagoniste.

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BARONA (E MILANO SPARITA) FACEBOOK SKYSCRAPERCITY…

Alla pagina 5329 di Milano Sparita Skyscrapercity, l’ormai noto Milanomaniac60 , posta immagini di origine non dichiarata (raccolte civiche ?) per poi riproporle nella pagina facebook Da Milano alla Barona.

https://www.skyscrapercity.com/threads/milano-sparita.1232367/page-5329

da milano alla barona 2

La pagina facebook indicata, in sole 3 settimane ha postato, circa 80 fotografie (inedite, tranne qualcuna già apparsa in rete (Skyscapercity) e poi ufficialmente attribuita ad una donazione) relative al quartiere Barona, un quantitativo che nemmeno l’intera risultante di questo sito e milanobarona.freeoda.com ha mai totalizzato in diversi anni.

Del resto questo metodo di monopolio totale viene praticato, sempre dagli stessi personaggi, anche verso Milano nei secoli, Milano Sparita e da ricordare Facebook (negli ultimi tempi si sono scatenati come mai prima) per un quantitativo che supera abbondantemente il milione di immagini utilizzate esclusivamente per promuovere la vendita di libri stampati negli USA per conto Facebook e distribuiti con Amazon.

Si consideri che solo per la pagina sopra illustrata, nel solo anno 2020 non meno di un centinaio di immagini inedite sono state pubblicate per finalità di commercio (malgrado, qualche anno fa, alcuni personaggi di Milano Sparita Skyscrapercity lamentavano l’uso commerciale delle “loro” immagini da parte di Facebook. Sfugge il dettaglio che proprio loro girerebbero tali immagini a varie pagine Facebook.

Il quesito rimane sempre quello:

Da dove hanno origine queste foto ?

Del resto lo stesso quesito vale per oltre 1 milione di immagini postate da Milano Sparita Facebook, Milano nei secoli, etc…

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Lambretto (o Lambro Meridionale o Colatore Olona) Piazza Bilbao (a pochi metri dal gattile "Mondo gatto") il 23 Luglio 2020. 25 anni dopo l'immagine sottostante scattata nell'Aprile 1995. Poco o nulla è cambiato (a parte i supporti fotografici, all'epoca rullini AGFA, oggi Smartphone) rispetto alla sottostante foto. Acque torbide (forse 25 anni fa per la presenza di industrie oggi scomparse le acque erano ancora piu' inquinate come appare dalla foto sottostante) e detriti nelle stesse posizioni dell'Aprile 1995. Una fogna a cielo aperto che andrebbe coperta e che forse, prima o poi lo sarà. Questo non cambierà piu' di quel tanto le cattive frequentazioni (che permarranno anche dopo le lottizzazioni edilizie in corso con palazzine già assegnate ad uso uffici nell'area ex Fonderia Vedani... l'area è tutt'oggi degradata e lo rimarrà indipendentemente dalla speculazione edilizia tanto esaltata nel blog Urbanfile (sempre parte del club furbetti Milano Sparita). Ci si augura che questa immagine non finisca nella pagina facebook Da Milano alla Barona come avvenne nel Gennaio 2017 con l'immagine di 25 anni fa...

Lambretto (o Lambro Meridionale o Colatore Olona) Piazza Bilbao (a pochi metri dal gattile “Mondo gatto”) il 23 Luglio 2020. 25 anni dopo l’immagine (sottostante) scattata nell’Aprile 1995. Poco o nulla è cambiato rispetto alla sottostante foto (a parte la vegetazione infestante, piu’ folta e un poco più trascurata di 25 anni fa… ed a parte i supporti fotografici, all’epoca rullini AGFA, oggi Smartphone). Acque torbide (forse 25 anni fa per la presenza di industrie oggi scomparse le acque erano ancora piu’ inquinate, come visibile dalla foto sottostante) e detriti nelle stesse posizioni dell’Aprile 1995. Una fogna a cielo aperto che andrebbe coperta e… forse… prima o poi lo sarà. Questo non cambierà piu’ di quel tanto le cattive frequentazioni del luogo (che permarranno anche dopo le lottizzazioni edilizie in corso con palazzine ad uso terziario già assegnate ad uso uffici nell’area ex Fonderia Vedani… l’area è tutt’oggi degradata e lo rimarrà indipendentemente dalla speculazione edilizia tanto esaltata nel blog Urbanfile… sempre parte del club furbetti Milano Sparita). Ci si augura che questa immagine non finisca nella pagina facebook Da Milano alla Barona come avvenne nel Gennaio 2017 con l’immagine di 25 anni fa…

Piazza-Bilbao-Scolmatore-Olona-1995

Lambro Meridionale, Piazza Bilbao, Aprile 1995. (fonte immagine proprietaria)

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Il club lucrativo Milano Sparita si distingue per scarsa correttezza…

Questa immagine postata dal ""club" Milano Sparita Skyscrapercity, nel web facebook da milano alla barona, venne proposta in questo sito 25 mesi or sono (insieme ad altre prelevate dal web dell'ex colorificio Maimeri). Segui' un putiferio di insulti, minacce di querele, denigrazioni da parte... non di certo dei titolari del web succitato ma dal ""club" Milano Sparita Skyscrapercity dal quale derivano ed esistono centinaia di pagine facebook, molte di esse commerciali. Questa immagine non esiste piu' in questo web, poiche' alcune settimane fa l'ennesimo attacco hacker ha rimosso il codice HTML compreso tra l'Agosto 2016 e il 2019 . Colui che gestisce Milano Barona non ha provveduto a ripristinare tale codice poiche' verrebbe devastato quasi subito (per altro sono nell'attesa di nuovi attacchi hacker che riducano ulteriormente il contenuto fotografico e didascalico di questo sito). Una nota... la correttezza (carente verso tale club Milano Sparita) vorrebbe che quando si posta una foto della cui esistenza se ne sarebbe venuti a conoscenza da altri siti (come questo, per esempio) sarebbe corretto non scrivere "FONTE ARCHIVIO MAIMERI", ma il web da dove la foto è stata prelevata, lo stesso web dal quale l'autore di questo sito la prelevo' nel Giugno 2018). Come si usa dire... sono cose che si commentano da sole e indicano la serietà di autori e pagine web citate....

Questa immagine postata dal “”club” Milano Sparita Skyscrapercity, nel web facebook da milano alla barona, venne proposta in questo sito 25 mesi or sono (insieme ad altre prelevate dal web dell’ex colorificio Maimeri). Segui’ un putiferio di insulti, minacce di querele, denigrazioni da parte… non di certo dei titolari del web succitato ma dal “”club” Milano Sparita Skyscrapercity dal quale derivano ed esistono centinaia di pagine facebook, molte di esse commerciali.
Una nota… la correttezza (carente verso tale club Milano Sparita) vorrebbe che quando si posta una foto della cui esistenza se ne sarebbe venuti a conoscenza da altri siti (come questo, per esempio) sarebbe corretto non scrivere “FONTE ARCHIVIO MAIMERI”, ma il web da dove la foto è stata prelevata, lo stesso web dal quale l’autore di questo sito la prelevo’ nel Giugno 2018). Come si usa dire… sono cose che si commentano da sole e indicano la serietà di autori e pagine web citate….

 

Linea di confine ex Zona 5 Ticinese con ex Zona 16 Barona. Via Schievano alcuni giorni dopo l'agguato Brigate Rosse (si teme eterodirette da servizi segreti "deviati"... in realtà non erano deviati... ma istituzionali) dove persero la vita tre agenti di Polizia (8/1/1980). Questa foto è acquisita dal sito milano.repubblica (edizione web quotidiano Repubblica) e fu già oggetto di "pasteggio", circa 3 mesi or sono, da parte dei noti /stackanovisti della scrivania... il termine è ovviamente sarcastico) di Milano Sparita Skyscrapercity, che non citarono la fonte da dove copiarono l'immagine accompagnata dai noti trastullamenti oziosi nei loro commenti. Del resto verso questo forum e verso le pagine facebook derivate commercialmente da questo forum (inclusi alcuni libri notoriamente abbinati all'ecommerce facebook) non possiamo pretendere ... detto molo francamente... nulla di meglio... perche' nulla sanno, in generale di Milano, tranne quello che si leggono dalle raccolte fotografiche civiche e bibliotecarie, dai libri altrui (informazioni poi trascritte come didascalie...in realtà "farina" di sacchi altrui, e da quello che possono utilizzare privatamente come ampiamente ipotizzato in questo sito. L'immagine ritrae uno dei vari presidi che si tennero per tutto il mese di Genaio 1980 dopo l'agguato BR citato ed entrato pesantemente e indelebilmente nella storia d'Italia, non solo di Milano e del Ticinese e Barona. I ragazzini rittatti nella foto sono parte dei numerosissimi comitati scolastici che presidiarono la lapide appena posata a pochi giorni dell'agguato (principalmente le scuole medie inferiori presenti tra Ticinese e Barona, a partire dalla Scuola Media A. Gramsci... che ovviamente non fu la sola... dato che decine e decine di distretti scolastici fecero presidi simili a quelli immortalati nell'immagine). Ci si domanda come mai Milano Sparita Skyscrapercity ignori queste cose dato che vanta, sovente con arroganza, anche iscritti orgogliosamente nativi della Barona, che nel periodo in oggetto erano meno che ventenni, anzi ancor di meno... e non potevano ignorare queste cose,,, ma probabilmente, come già scritto, questi personaggi sanno solo riportare quello che leggono da fonti spesso abusate (anche nel lato e commerce) ma ignorano, generalmente, tutto quanto li circonda... (questo indipendentemente dai like di facebook e del forum medesimo... lo sanno tutti che i multiaccount e le autoquotazioni spingono i valori commerciali di questi siti oltre, molto oltre, ben oltre il valore reale e molto oltre un dubbio successo di visite, approvazioni e seguaci (ancora una volta la legislazione penale e civile italiana, e' latitante anche davanti a queste manipolazioni che se fossero bonificate da coloro che ne hanno il potere... decimerebbero like, i "mi piace" e altro in una proporzione che nemmeno immaginate...).

Linea di confine ex Zona 5 Ticinese con ex Zona 16 Barona. Via Schievano alcuni giorni dopo l’agguato Brigate Rosse (si teme eterodirette da servizi segreti “deviati”… in realtà non erano deviati… ma istituzionali) dove persero la vita tre agenti di Polizia (8/1/1980). Questa foto è acquisita dal sito milano.repubblica (edizione web quotidiano Repubblica) e fu già oggetto di “pasteggio… da pasteggiarci sopra…”, circa 3 mesi or sono, da parte dei noti “stakanovisti” della scrivania… (il termine è ovviamente sarcastico) di Milano Sparita Skyscrapercity, che non citarono la fonte da dove copiarono l’immagine accompagnata dai noti trastullamenti oziosi nei loro commenti. Del resto verso questo forum e verso le pagine facebook derivate commercialmente da questo forum (inclusi alcuni libri notoriamente abbinati all’ecommerce facebook) non possiamo pretendere … detto molto francamente… nulla di meglio… perche’ nulla sanno, in generale di Milano, tranne quello che si leggono dalle raccolte fotografiche civiche e bibliotecarie, dai libri altrui (informazioni poi trascritte come didascalie…in realtà “farina” di sacchi altrui, e da quello che possono utilizzare privatamente, come ampiamente ipotizzato in questo sito). L’immagine ritrae uno dei vari presidi che si tennero per tutto il mese di Gennaio 1980 dopo l’agguato BR citato ed entrato pesantemente e indelebilmente nella storia d’Italia, non solo di Milano e del Ticinese e Barona. I ragazzini rittatti nella foto sono parte dei numerosissimi comitati scolastici che presidiarono la lapide appena posata a pochi giorni dell’agguato (principalmente le scuole medie inferiori presenti tra Ticinese e Barona, a partire dalla Scuola Media A. Gramsci… che ovviamente non fu la sola… dato che decine e decine di distretti scolastici fecero presidi simili a quelli immortalati nell’immagine). Ci si domanda come mai Milano Sparita Skyscrapercity ignori queste cose dato che vanta, sovente con arroganza, anche iscritti orgogliosamente nativi della Barona, che nel periodo in oggetto erano meno che ventenni, anzi ancor di meno… e non potevano ignorare queste cose,,, ma probabilmente, come già scritto, questi personaggi sanno solo riportare quello che leggono da fonti spesso abusate (anche nel lato e commerce) ma ignorano, generalmente, tutto quanto li circonda…(questo indipendentemente dai like di facebook e del forum medesimo… lo sanno tutti che i multiaccount e le autoquotazioni spingono i valori commerciali di questi siti oltre, molto oltre, ben oltre il valore reale e molto oltre un dubbio successo di visite, approvazioni e seguaci (ancora una volta la legislazione penale e civile italiana, e’ latitante anche davanti a queste manipolazioni che se fossero reali e bonificate da coloro che ne hanno il potere… decimerebbero like, i “mi piace”… e altro… in una proporzione che nemmeno immaginate…)

La videata acquisita da questa pagina Facebook lascia non pochi dubbi sulla genuinità di certi elogi che invogliano (anzi impongono, come stile dell'autore di questa pagina, sostanzialmente un beneficiario degli utenti di Milano Sparita Skyscrapercity, i veri autori di certe pubblicazioni facebook). Elogi che, guarda caso, promuovono l'acquisto del libro ma dei quali se ne dubita fortemente. Una breve nota. La "casta" genealogica (anche questa di dubbia genuinità) della stirpe di residenti cascinali del Borgo Barona, non rappresenta la vera storia del quartiere... E' l'equivalente del sostenere che le cascine dell'ex Borgo Greco rappresentino la storia di quel quartiere di Milano... sappiamo tutti che le cose non sono affatto in questi termini. L'unico dato certo sono i dubbi like, i dubbi "mi piace", le dubbie condivisioni di pagine facebook costituite da personaggi beneficiari del mondo politico, dal quale mondo hanno ottenuto, senza fatica alcuna, opere nelle quali metterci la firma e solo quella.

La videata acquisita da questa pagina Facebook suscita dubbi sulla genuinità di certi elogi che invogliano all’acquisto on-line (anzi impongono, come stile dell’autore di questa pagina, sostanzialmente un beneficiario degli utenti di Milano Sparita Skyscrapercity, i veri autori di certe pubblicazioni facebook).
Elogi che, guarda caso, promuovono l’acquisto del libro ma dei quali se ne dubita fortemente. Una breve nota. La “casta” genealogica (anche questa di dubbia genuinità) della stirpe di residenti cascinali del Borgo Barona, non rappresenta la vera storia del quartiere… E’ l’equivalente del sostenere che le cascine dell’ex Borgo Greco rappresentino la storia di quel quartiere di Milano… sappiamo tutti che le cose non sono affatto in questi termini. L’unico dato certo sono i dubbi like, i dubbi “mi piace”, le dubbie condivisioni di pagine facebook costituite da personaggi beneficiari del mondo politico, dal quale mondo hanno ottenuto, senza fatica alcuna, opere nelle quali metterci la firma e solo quella.

Barona, 1971 circa. Ultimazione cantiere lotto residenza popolare "Sant'Ambrogio 2". (fonte web: Circolo fotografico milanese)

Barona, 1971 circa. Ultimazione cantiere lotto residenza popolare “Sant’Ambrogio 2”. (fonte web: Circolo fotografico milanese)

Barona 1970 circa, ultimazione lotti del nuovo quartiere di edilizia popolare Sant'Abmrogio 2. (fonte web laboratorioimmagine.it dal libro "Milano Periferia")

Barona 1970 circa, ultimazione lotti del nuovo quartiere di edilizia popolare Sant’Ambrogio 2. (fonte web laboratorioimmagine.it dal libro “Milano Periferia”)

Barona-Quartiere Sant'Ambrogio 1968 circa. Bambini che giocano sul muro di cinta della Parrocchia (appena ultimata, nell'anno 1968) San Giovanni Bono. (fonte web laboratorioimmagine, slide motion libro "Milano Periferia".)

Barona-Quartiere Sant’Ambrogio 1968 circa. Bambini che giocano nell’area sopraelevata confinante coll muro di cinta della Parrocchia (appena ultimata, nell’anno 1968) di San Giovanni Bono. (fonte web laboratorioimmagine, slide motion libro “Milano Periferia”)

Barona primi anni '70. Ponte ferroviario di San Cristoforo e Via Lodovico il Moro verso Ripa di Porta Ticinese. In evidenza (anche se in secondo piano) il vecchio ponte veicolare delle Milizie, demolito e completamente rifatto nella seconda metà degli anni '70. La gigantografia pubblicitaria Motta (insieme alla pubblicità del Supecortemaggiore ENI-SNAM-AGIP installata sul lato opposto del ponte, costituivano una forma di pubblicità permamente che sopravvisse dagli anni '60 sino a buona parte degli anni '70 . (fonte web "Milano periferia", libro omonimo, pubblicato in formato "slide-motion" nel sito laboratorioimmagine.it)

Barona primi anni ’70. Ponte ferroviario di San Cristoforo e Via Lodovico il Moro verso Ripa di Porta Ticinese. In evidenza (anche se in secondo piano) il vecchio ponte veicolare delle Milizie, demolito e completamente rifatto nella seconda metà degli anni ’70. La gigantografia pubblicitaria Motta (insieme alla pubblicità del Supecortemaggiore ENI-SNAM-AGIP installata sul lato opposto del ponte, costituivano una forma di pubblicità permamente che sopravvisse dagli anni ’60 sino a buona parte degli anni ’70 . (fonte web “Milano periferia”, libro omonimo, pubblicato in formato “slide-motion” nel sito laboratorioimmagine.it)

Barona, Via Biella angolo Via Bonaventura Zumbini. Questa immagine potrà avere scarso rilievo per coloro che non hanno mai vissuto in Barona nel periodo ritratto nell'immagine. Invece per coloro che vi hanno vissuto il significato e, forse, l'impatto emotivo e di ricordo potrù anche essere notevole. La palina ATM l'acronimo del periodo era Aziend Trasporti Milanesi (ancora in verde ministeriale) della fermata autobus 74-76 (Q.re Sant'Ambrogio-Piazza Duomo la prima, Via Teramo-Piazza Duomo la seconda), in un periodo compreso tra il 1971 (dal Giugno di quell'anno) al 1974/75 circa (dopo tale data le paline vennero tutte riverniciate in arancione, la presenza del verde indica che la palina era dell'ex tram 12, dismesso nella primavera del 1971 per essere sostituito dalle linee 74 e 76). Per il momento, per i residenti ed ex residenti del q.re Barona, dovete accontentarvi di una immagine formato francobollo che ingrandita perde dettagli. Si auspica di recuperarne, in rete, una identica ma di risoluzione migliore. Dell'esistenza di questa immagine, i furbetti di Milano Sparita e Barona varie Syscrapercity Facebook conoscono molto bene l'esistenza e probabilmente non l'hanno mai sfruttata, per uso e.commerce a causa delle ridotte dimensioni. Si coglie l'occasione per segnalare che questa come decine di altre foto (molte postate su tali forum e pagine fbook dal 2012 in avanti) sono parte di un libro con i vincoli e le normative europee ben note...

Barona, Via Biella angolo Via Bonaventura Zumbini. Questa immagine potrà avere scarso rilievo per coloro che non hanno mai vissuto in Barona, nel periodo ritratto nell’immagine. Invece per coloro che vi hanno vissuto… il significato (e forse) l’impatto emotivo e di ricordo potranno anche essere notevoli (per qualcuno anche di più…). La palina ATM (nel periodo in esame ATM corrispondeva all’acronimo Azienda Trasporti Municipali, unavecchia nomenclatura da municipalizzata che venne conservata e dimostrata, per circa 44 anni, anche dalla permanenza del verde ministeriale nell’arredo urbano aziendale di linea sino agli anni ’80). Il sito ritratto corrisponde, quindi, alla fermata autobus 74-76 (Q.re Sant’Ambrogio-Piazza Duomo la prima, Via Teramo-Piazza Duomo la seconda), sostitutiva alla dismessa tranvia 12 (Pizza Castelli-Villapizzone, Piazza Miani-Barona). Siamo o dovremmo essere in un periodo compreso tra il 1971 (dal Giugno di quell’anno) al 1974/75 circa (dopo tale data le paline vennero tutte riverniciate in arancione, la presenza del verde indica che la palina era dell’ex tram 12, dismesso nella primavera del 1971, per essere sostituito dalle linee 74 e 76). Paline di colore verde comparvero nei nuovi percorsi 74-76, di Viale Famagosta, delle vie del Q.re S.Ambrogio, Via Barona, Teramo. Si trattava di allestimenti di fermata recuperati da linee (soprattutto tranviarie) dismesse in quel periodo (in attesa di ricolorazione malgrado vennero allestite, in Barona, a partire dal Giugno 1971, periodo nel quale l’adozione dell’arancione era già operativo dal 1969-70 per numerosissimi veicoli ATM cosi’ come per le paline di fermata). Per il momento, per i residenti ed ex residenti del q.re Barona, dovranno accontentarsi di una immagine formato francobollo che ingrandita perde dettagli (e si vede). Si auspica di recuperarne, in rete, nel futiro, una identica ma di risoluzione migliore. Dell’esistenza di questa immagine, i furbettini di Milano Sparita e Barona varie (Syscrapercity Facebook) ne sono a conoscenza (da molti anni) e probabilmente non l’hanno mai sfruttata, per uso e-commerce, a causa delle ridotte dimensioni. Si coglie l’occasione per segnalare che questa come decine di altre foto (molte postate su tali forum e pagine fbook dal 2012 in avanti) sono parte di un libro con i vincoli e le normative europee ben note…per siti e social di natura COMMERCIALE all’interno dei quali si fanno acquisti (invogliati dalla foto inserite).

Barona 1978 circa. Piazzale Luigi Negrelli e capolinea del tram 19. Questa immagine, come per la quasi totalità del monopolio, non autorizzato, dei forum Milano Sparita e Milano Trasporti SSC proviene dalle raccolte in copia originale o in formato file di tali "forum". E' un'immagine che è stata scartata dalla pagine facebook della "storia della Barona" perche' Piazzale Negrelli non si è mai distinto per essere una piazza urbanisticamente gradevole ed "in ordine" (decenni di aree di parcheggio in campi sterrati, acquitrinosi, dimenticati dalle amministrazioni comunali, solo di recente qualche intervento di miglioria urbanistica è stato fatto. La foto ritrae una vettura "1928" parzialmente revisionata (convertita con presa elettrica e dispositivo di contatto a pantografo) anche se non ancora riverniciata. La presenza di un vespasiano (necessario ai manovratori ATM durante la breve pausa al caoliena) ha reso "schizzinoso" l'autore della pagine Facebook succitata che preferisce celestiali immagini di famiglia di cascine e cascinali demoliti... nel quartiere Barona, quasi si volesse conferire un'immagine bucolica e romantica di un ex Borgo dei Corpi Santi, annesso a Milano immediatamente dopo l'Unità d'Italia... la cui popolazione agricola preesistente, tuttavia, non ha determinato popolose genealogie che urbanizzarono il neo quartiere Barona... area periferica che vide un incremento della popolazione e la nascita di un tessuto sociale solo nel dopoguerra ed ancora di più verso gli anni '60 del 1900, popolazione composta anche ed in larga fetta da nativi di altre province lombarde, italiane e molti meridionali (come avvenne per le restanti periferie di Milano). La visione bucolica che qualcuno, ormai dal 2012, cerca di conferire alla storia di questo quartiere (quanto meno pre-accorpamento a Milano e volendo anche dopo...) non sempre ha corrispondenze col mondo reale e con la vera storia locale... ma le versioni Facebook che vorrebbero narrare chi siamo, chi eravamo e cosa saremo sono influenzate proprio da filosofie e politiche d'oltreoceano che, in molti casi, distorcono fatti e avvenimenti... per non parlare delle censure e filtri politici ... Si propone questa foto nella quale possiamo rivedere l'aspetto (magari non ordinatissimo e poco curato) del capolinea dell'ex linea 19 a fine anni '70, con la presenza di vetture in verde ministeriale originale all'epoca di produzione delle "carrellate serie 1500" dette anche Peter Witt"

Barona 1978 circa. Piazzale Luigi Negrelli e capolinea del tram 19. Questa immagine, come per la quasi totalità del monopolio, non autorizzato, dei forum Milano Sparita e Milano Trasporti SSC, proviene dalle raccolte (ufficialmente affidate ad altri enti… non a loro che ne sono, in parte, i possessori diretti e che le sftutterebbero per incentivare commerci facebook) in copia originale o in formato file di tali “forum”. E’ un’immagine che è stata scartata dalla pagine facebook della “storia della Barona” perche’ Piazzale Negrelli non si è mai distinto per essere una piazza urbanisticamente gradevole ed “in ordine” (decenni di aree di parcheggio in campi sterrati, acquitrinosi, dimenticati dalle amministrazioni comunali, solo di recente qualche intervento di miglioria urbanistica è stato fatto conferendo, al piazzale, un aspetto meno trascurato e incolto). La foto ritrae una vettura “1928” parzialmente revisionata (convertita con presa elettrica e dispositivo di contatto a pantografo) anche se non ancora riverniciata in arancione ministeriale. La presenza di un vespasiano (uno dei pochi che sopravvisse anche dopo gli anni ’70, dato che vennero, per via dell’assenza di pulizia, sanificazione e manutenzione, tutti rimossi essendo maleodoranti… un vespasiano (ancora presente negli anni ’90) necessario ai manovratori ATM durante la breve pausa al capolinea) ha reso “schizzinoso” l’autore della pagina Facebook succitata, personaggio che preferisce celestiali, poetiche, sublimi immagini di famiglia con paradisiache cascine e cascinali ormai demoliti… nel quartiere Barona, quasi si volesse conferire un’immagine bucolica e romantica (palesemente non in linea verso coloro che in tale quartiere ci sono nati e conoscono £vita morte e miracoli”… complessità storica e sociale che verrebbe, da tale personaggio, semplificata e ridotta a “chicca” cartolinistica che invoglia all’acquisto di libri… la storia di un ex Borgo dei Corpi Santi, annesso a Milano immediatamente dopo l’Unità d’Italia… la cui popolazione agricola preesistente, tuttavia, non ha quasi minimamente determinato popolose genealogie che urbanizzarono il neo quartiere Barona… (non esiste un seguito alla presenza cascinale che si estinse progressivamente tra gli anni ’50 e ’80 e con essa le vecchie generazioni che la praticavano… diventando, nei decenni, un’ area periferica che vide un incremento della popolazione e la nascita di un tessuto sociale solo nel dopoguerra ed ancora di più verso gli anni ’60 del 1900, popolazione composta anche ed in larga fetta da nativi di altre province lombarde, italiane e molti meridionali (come avvenne per le restanti periferie di Milano). La visione bucolico-dionisiaca che qualcuno, ormai dal 2012, cerca di conferire alla storia di questo quartiere (quanto meno al pre-accorpamento a Milano e volendo anche dopo…) non sempre (anzi mai) ha corrispondenze col mondo reale e con la vera storia locale… ma le versioni Facebook che vorrebbero narrare, al posto nostro, sovente contro di noi, contro la volontà di chi la pensa diversamente, chi siamo, chi eravamo e cosa saremo sono influenzate proprio da filosofie e politiche d’oltreoceano (e politicanti milanesi e lombardi, soprattutto Lega e Pd) che, in molti casi, distorcono fatti e avvenimenti… per non parlare delle censure e filtri politici … Si propone questa foto nella quale possiamo rivedere l’aspetto (magari non ordinatissimo e forse poco curato) del capolinea dell’ex linea 19 a fine anni ’70, con la presenza di vetture in verde ministeriale originale all’epoca di produzione delle “carrellate serie 1500” dette anche “Peter Witt”

(web soggetto ad intrusioni hacker con danneggiamenti documentali periodici)

per la visione integrale della cronologia “Milano dal dopoguerra a Tangengopoli”, finchè non verrà distrutto anche quello, fare riferimento al seguente sito http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-dal-dopoguerra-a-tangentopoli/

Il web implementa anche la sezione dedicata alla Barona

http://publish.lycos.com/milanobarona/milano-barona/

Considerati gli ulteriori danni documentali (prodotti da false segnalazioni di frode e pubblicità non concordata da parte di determinati personaggi…segnalazioni che determinarono la chiusura del sito, intorno al 13 Aprile, il ripristino è parziale e molte immagini pur essendo archiviate non sono disponibili a causa della rimozione del profilo utente originale… ) del sito milanobarona.freeoda.com , il link soprastante costituisce un valido riferimenti alternativo, ricordando a tutti che non esistono  solo le versioni “Barona” Facebook e “Milano Sparita” Facebook (che non contengono nulla, tranne promozioni fotografiche di acquisto libri in e-commerce, foto proveninenti da archivi e raccolte civiche del Comune di Milano e di privati (girate dai forum Milano Sparita e Milano Trasporti SSC), sulle quali ci sarebbe da fare molta luce… idem per Milano Skyscrapercity e Facebook…) ma esistono altre “voci” che a differenza di queste, postano integralmente, in forma gratuita, le cronologie storiche di Milano e quartieri senza vincolarle all’acquisto di libri tramite multinazionali che controllano economie e società globali e social network che ci spiano anche quando siamo al gabinetto… (gli autori di tali pagine e forum non cascano casualmente in certi intrecci di potere … facebook, amazon e Ssyscrapercity sono roccaforti dove possono fare quello che gli pare (in realtà sarebbero esposti a molti vincoli… ma denunciare non serve viste le coperture politiche e giudiziarie che possiedono).

 

Barona, Aprile 1944, periodo bellico, bombardamenti angloamericani nel quartiere Barona, danni al moluni (Blondel) che ospitava gli impianti di lavorazione tempera per pittura della ditta Maimeri, sita all'attuale civico 17 di Via Ettore Ponti. Questa foto, non inedita, postata verso il Giugno 2018 scateno' le ire di personaggi che con Facecook e SSC promuovono diffusione anche commerciale di opere editoriali sulla "storia" di Milano e quarieri. Dopo tale data apparvero insulti, denigrazioni (al limite della diffamazione) calunnie, e ogni genere di bassezze... la rappresaglia dura tutt'oggi e chi ne fa le spese sono i siti come questo... continuamente sotto attacco. Non è possibile aggiungere altro... sono cose che si commentano da sole...

Barona, Aprile 1944, periodo bellico, bombardamenti angloamericani nel quartiere Barona, danni al muluno (Blondel) che ospitava gli impianti di lavorazione tempera per pittura della ditta Maimeri, sita all’attuale civico 17 di Via Ettore Ponti. Questa foto, non inedita, postata verso il Giugno 2018 scateno’ le ire di personaggi che con Facecook e SSC promuovono e commerciano   opere editoriali sulla “storia” di Milano e quarieri. Dopo tale data apparvero insulti, denigrazioni (al limite della diffamazione) calunnie, e ogni genere di bassezze… la rappresaglia dura tutt’oggi e chi ne fa le spese sono i siti come questo… continuamente sotto attacco e danneggiati (altri web vengono bloccati senza ragione alcuna, rimossi i contenuti, danneggiati i medesimi). Non è possibile aggiungere altro… sono cose che si commentano da sole…

Aggiornamenti sugli attacchi Hacker e sabotaggi messi in atto da alcuni (non meglio qualificabili criminali informatici, falchi travestiti da colombe)  più volte citati in questo sito, personaggi che con la storia di Milano e quartieri avrebbero NULLA con cui spartire ma che per ambizione e facili guadagni e notorieta’ concessa grazie a benemerenze politiche  milanesi e lombarde… si sono improvvisati storici… personaggi che non si possono nominare ma dei quali sono note le azioni (azioni che non si limitano a questo sito, sono un modus vivendi di questi personaggi che sfruttano internet per compensare quello che la vita reale non gli ha concesso…

Procediamo con ordine.

Come noto, questo web (milanobarona.myblog.it) è stato oggetto ed è tutt’ora oggetto di azioni criminali di hacheraggio con devastazioni del contenuti documentale, testuale e multimediale.

Di recente, qualcuno ha devastatol in questo articolo, circa, 2 anni e mezzo di pubblicazioni (è sufficiente controllare la cronologia per constatare che mancano, da alcuni giorni, 2 anni di aggiornamenti postati dall’Agosto 2016 all’estate 2018).

Motivi ?

Chi gestisce pagine facebook (e di un certo forum noto e più volte citato) vuole mantenere il monopolio assoluto, mediato da lobby USA che garantiscano loro un potere assoluto nel web e profitti esentasse e al di fuori di regole e leggi (ovviamente l’istanza primaria è  commerciale e di notorietà personali) ed anche l’esclusiva di immagini che sono apparse prima su questo sito (indipendentemente da tali personaggi) che nel loro ciarpame web ed editoriale… ovviamente per arrivare a questo monopolio e conservarlo non si sottraggono a certi “atti” (questi soggetti, sopra qualificati in un certo modo…sono tali anche indipendentemente dai reati potenzialmente attribuibili ai medesimi… si tratta di un loro stile di vita… quando il problema diventa complesso… non lo affrontano… LO ELIMINANO ! (con i metodi descritti) …la tipologia dei soggetti si è progressivamente svelata proprio in virtu’ delle azioni (e reazioni) che questi  sono abituati, da una vita, a compiere, indipendentemente dalla pubblicazione delle loro “storie di Milano e quartieri ed anche indipendentemente da questo sito (Dio li ha fatti… ce li teniamo come tali, anzi ce li manteniamo come tali…).

Si premette che questi personaggi, anche prima di tali azioni, sono stati oggetto di  segnalazione alla Procura della Repubblica di Milano (per altri fatti meno gravi…

Allo stillicidio si aggiunge, di recente, (circa 24 ore), il blocco (ovviamente su falsa segnalazione in Inglese americano fatta, si teme e si presume,  da uno dei personaggi non citabili nelle reali identità anagrafiche… dei quali è noto..  risiedere negli USA, collabora attivamente con Amazon e Facebook per la promozione di pagine Facebook dedicate a Milano e quartieri… e con gli editori di libri di raccolta fotografica da vendersi su Facebook… “attività” svolta direttamente dali USA.

Qualcuno ha ottenuto il blocco dell’accesso alle modifiche al sito http://publish.lycos.com/milanobarona/ (blocco account di accesso e modifica del web senza alcuna comunicazione email nel merito, il sito era attivo e modificabile sino a 24 ore fa). Il sito è, al momento, on.line ma non è più possibile modificarlo…ed appare un messaggio simile a quello apparso su milanobarona.freeoda.com … dall’inglese… web account bloccato per frodi pubblicitarie in violazione dei termini di servizio. Molto probabilmente, un personaggio del forum menzionato indirettamente, vivendo negli USA, invia false segnalazioni sostenendo con calunnia e malafese che l’esistenza di due siti (milano barora myblog e milanobarona.lycos, costituisce, per il secondo, una pubblicità a favore del primo… ovviamente nessun idiota darebbe credito ad un simile deifiente (noto sia come nickname sia con nome e cognome… ma conoscendo come funzionano le restrizioni web negli USA… a tale deficiente (in certi forum gli idioti abbondano) viene considerato attendibile… chissa’ magari è dipendente di qualche autority USA correlata a FBI, Polizie o simili (nella vita la realta’ supera la fantasia…).

Fatti analoghi accaddero 1 mese fa anche per milanobarona.freeoda.com (qualcuno ottenne, sempre dagli USA, cancellazione sito e profilo accesso dietro falso pretesto di false segnalazioni di attività fraudolenta commerciale pubblicitaria…) CHIUNQUE PUO’ CONSTATARE CHE I WEB CHE PUBBLICANO CONTENUTI DI MILANO E BARONA NON CONTENGONO PUBBLICITA’ NE’ COMMERCIO, NE’ VENDITA E NESSUNA CONDOTTA FRAUDOLENTA…ESCLUDENDO la pubblicità (postata da Italiaonline e Virgilio) di milanobarona.myblog.it, banner non gestiti dall’autore del web ma inseriti da Italiaonline per compensare le spese ed i costi di spazio web hosting gratuito (i web che fatturano con la pubblicità, nella fattispecie i suoi autori, devono avere migliaia, decine di migliaia di accessi giornalieri, cosa non possibile in questo web… una valanga di visite giornaliere tali da abilitare il servizio “AdSense” con il quale si conteggiano e si fatturano i “click” quotidiani (migliaia) di visite ai banner pubblicitari…permettendo anche al “web master” di guadagnare e volendo anche specularci (non avviene nulla di tutti cio’ in questo sito come i restanti… nemmeno in forma indiretta).

Cio’ che scatena azioni di crimine informatico (e/o di segnalazioni calunniose che provocano la censura dei siti) da parte di questi soggetti (quanto meno qualcuno di loro è autore o ha delegato altri di tali azioni, incluse quelle distruttive quando non ottengono cio’ che voglioni segnalando il sito al servizio abusi… dietro falsi pretesti…) è l’invidia nei riguardi dei contenuti di questi siti, percepiti come concorrenziali e di flessione fatturati verso questi soggetti che sono stati già attenzionati, senza risultati, alla connivente Procura della Repubblica di Milano (per altri fatti… paradossalmente meno gravi).

A consultare le pagine facebook di questi deficienti viene da stupirsi che ve ne siano di analoghi che offrano a titolo gratuito foto personali il cui scopo non è storia e memoria… ma vendere… e su questo si puo’ concludere che i megalomani si circondano di mediocri… dei quali non possono fare a meno… altrimenti non verrebbero considerati megalomani…

Altro non è possibile aggiungere… questa è la Milano post tangentopoli (dove la corruzione è nel quotidiano come i crimini) questa è la Milano dove non si è capaci nemmeno di costruire un reparto COVID che funzioni e che garantisca i posti letti promessi per cui è costato. Come sono peggiorate le cose in 28 anni… con internet ulteriormente peggio…

... La Barona della memoria collettiva di coloro che vi hanno vissuto nei decenni trascorsi. Immagine ripresa dal campanile della Parrocchia San Nazaro e Celsio. Una panoramica, quasi completa (e decisamente rara) del sito industriale della ex Fonderia Vedani, presumibilmente ritratta intorno al 1990. Immagine prelevata dal sito ANSA.

… La Barona della memoria collettiva di coloro che vi hanno vissuto nei decenni trascorsi, almeno a partire dagli anni ’60-’70 del 1900 quando l’assetto produttivo, sociale ed urbano era industriale-artigianale con la presenza di significative realtà medio piccolo industriali… che non si limitavano alla Richard Ginori ma anche l’industria di modellismo e giocattoli CO-MA di Via Ettore Ponti 12, la Esperis e anche la SIT di Via Giacomo Watt (Società italiana Telecomunicazioni, tanto per intenderci un’azienda che produceva e testava impianti televisivi, ponti radio anche per l’industria televisiva privata commerciale, nascente negli anni ’70 e ’80). Immagine ripresa dal campanile della Parrocchia San Nazaro e Celsio. Una panoramica, quasi completa (e decisamente rara), a 360° del sito industriale della ex Fonderia Vedani, presumibilmente ritratta intorno al 1990. Immagine prelevata dal sito ANSA.

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… dopo alcune ricerche… finalmente un’immagine anni ’60 sufficientemente dettagliata e definita dalle dimensioni grafiche ottimali… di uno scorcio molto interessante per i residenti ed ex residenti del Q.re Barona-S. Cristoforo. Via Andrea Ponti negli anni ’60, vista dall’Alzaia Naviglio Grande in corrispondenza dell’Abside della chiesetta di San Cristoforo (alle spalle del fotografo), L’immagine venne già postata in questo sito verso la fine di Marzo 2020 ma la scarsa risoluzione della “pics” trovata e le dimensioni “francobollo” non agevolavano la visione. I dettagli, in evidenza, sono l’assenza di paline ATM per la futura fermata della linea BUS 74 (istituita dopo la soppressione della linea tranviaria 12 avvenuta verso il Giugno 1971, linea che in tale tratta, pur con evidenti problemi di manovra degli autobus in entrata verso la parallela Via Pestalozzi ed in uscita, dal quartiere, dalla Via A. Ponti, venne mantenuta sino alla metà di Aprile 1985 con l’attivazione della nuova fermata M2 Romolo di Viale Romolo).

L’immagine sottostante permette di scorgere i condomini di Viale Famagosta (se ne intravede la sagoma nella foschia) non essendoci, all’epoca, i palazzi successivamente edificati nelle Vie F. Tosi (un ostacolo alla visuale sottostante). Si notano le sagome degli istituti scolastici Pestalozzi e della ex scuola media (distaccamento Cavalieri) e l’ex stabilimento Martinengo-Mapelli.

Barona fine anni '60. Via Andrea Ponti vista dall'Alzaia Naviglio Grande (in parallalo alla Via L. il Moro) con alle spalle l'area Absidale della Chiesa di San Cristoroforo. Si nota la sagoma dell'ex fabbrica Mapelli e della Scuola elementare Pestalozzi. Siamo in data antecedente al 1971, anno di istituzione della linea BUS 74 della quale è ancora assente la palina della fermata 74,collocata, tra il 1971 sino all' Aprile 1985 circa.

Barona fine anni ’60. Via Andrea Ponti vista dall’Alzaia Naviglio Grande (in parallalo alla Via L. il Moro) con alle spalle l’area Absidale della Chiesa di San Cristoroforo. Si nota la sagoma dell’ex fabbrica Mapelli e della Scuola elementare Pestalozzi. Siamo in data antecedente al 1971, anno di istituzione della linea BUS 74 della quale è ancora assente la palina della fermata 74 (collocata sul lato della nostra sinistra della Via A. Ponti in prossimità dell’intersezione con Via Lodovico il Moro) presente tra il 1971 sino all’ Aprile 1985 circa.

Giambellino, Aprile 1977. Ex capolinea (anello tranviario che permetteva alle vetture di effettuare manovra di inversione in direzione Piazza Naplo-Solari) di via Giambellino nell’Aprile 1977. Nella foto si nota che sono appena stati rimossi i binari mentre permane la linea aerea (oltremodo appena implementata per le linee a pantografo). I motivi di tale dismissione ? Nell'Aprile 1977 i quartieri Barona e Giambellino sono stati, con non meno di 5 anni di ritardo, collegati automobilisticamente dal Cavalcavia "Don Lorenzo Milani" (sulla destra fuori campo dell'immagine). La presenza di un capolinea intermedio a quello di Piazza Tirana poteva essere luogo di intralcio al crescente traffico automobilistico lungo le Vie Brunelleschi e Bellini.

Giambellino, Aprile 1977. Ex capolinea (anello tranviario che permetteva alle vetture di effettuare manovra di inversione in direzione Piazza Napoli-Solari) di via Giambellino, all’incrocio con Via Brunelleschi, nell’Aprile 1977. Nella foto si nota che sono appena stati rimossi i binari mentre permane la linea aerea (oltremodo appena implementata per le linee a pantografo). I motivi di tale dismissione ? Nell’Aprile 1977 i quartieri Barona e Giambellino sono stati, con non meno di 5 anni di ritardo, collegati automobilisticamente dal Cavalcavia “Don Lorenzo Milani” (sulla destra fuori campo dell’immagine). La presenza di un capolinea intermedio a quello di Piazza Tirana poteva essere luogo di intralcio al crescente traffico automobilistico lungo le Vie Brunelleschi e Bellini. L’immagine pur essendo scattata a circa 150 metri dal confine con la Barona è parte della storia urbanistica della medesima.

Barona fine anni ’60. Via Andrea Ponti vista dall’Alzaia Naviglio Grande (in parallalo alla Via L. il Moro) con alle spalle l’area Absidale della Chiesa di San Cristoroforo. Si nota la sagoma dell’ex fabbrica Mapelli e della Scuola elementare Pestalozzi. Siamo in data antecedente al 1971, anno di istituzione della linea BUS 74 della quale è ancora assente la palina della fermata 74,collocata, tra il 1971 sino all’ Aprile 1985 circa.

Barona 1979 circa, dal ponticello di San Cristoforo. Ultimi transiti dei barconi trasportanti sabbie e ghiaia. Dal 1980 tale forma di movimento terra e materiali da riporto venne definitivamente sospeso in sostituzione del movimento terra con autocarri.

Barona 1979 circa, dal ponticello di San Cristoforo. Ultimi transiti dei barconi lungo il Naviglio Grande. Dal 1980 tale forma di movimento terra e materiali da riporto venne definitivamente sospeso in sostituzione del movimento terra con autocarri.

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Analizzando i contenuti di questo post facebook (pagina commerciale gestita da furbi e senza regole)

https://it-it.facebook.com/storiadellabarona/photos/a.295537003881885/2368143126621252/?type=3&eid=ARClumpdeYQGwTBGtVz9s_U-j05aPImPOL7gbMxA89gbpqeEcCasFDbBjmQvHQiGuui4PWR4dAtSQDJu&__xts__%5B0%5D=68.ARCR6APKXuy5wDSGddvG7q-VtvXPHiTNIqASluXG0QNbRPC7mwts2VIKO7pwYHGFYJ55V76Ywi8IEVDZnIM650CWLzbXLhVtrjJA2-keIVMkh8pnjEfyv6NjnsyAA-JwUOxet6dm8ijtrOpH4ME8tG6P3cTIZwi7mBbXF3e_mpXpPgTksGgZrK94EDif5YKoDyxIYHbIhb5kbHXCIyZ_p26Hbs37GxxKvqEQAWrBhMVDZEXiZrPd7_7f3RjYiivJIbg3qYzWG0SIgx7BQtv8fGHiActZSeJfvoXYm2VabIlaB0a0mAGEzLhigLHOOzIgd-0B2B5YVqT81qwDubp8wz-uiw&__tn__=EEHH-R

viene naturale chiedersi se immagine e didascalia storica siano acquisite da un libro (non citato… ovviamente … come d’abitudine del club “Milano Sparita”) il cui autore, ammesso che sia ancora in vita, abbia mai autorizzato l’utilizzo in ambito web commerciale…in parole povere il copyright. L’Italia è subordinata a direttive UE molto chiare nel merito (anche se ormai, chi gestisce questo sito, assiste, dal 2012, ad “eventi” di questo genere… ma pare che per questi soggetti non vi siano obblighi di rispetto delle regole che devono essere, invece, rispettate unicamente da chi non fa e-commerce con la “storia di Milano e quartieri”…  come questo web…vero ?).

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Milano San Cristoforo-Piazzale delle Milizie (albero innevato a fine Dicembre 1993) (fonte fotografica proprietaria)

Milano San Cristoforo-Piazzale delle Milizie (albero innevato a fine Dicembre 1993) (fonte fotografica proprietaria)

Immagine (insieme ad altre decine) postate dalla pagina fcebook "Milano Policroma" (presumibilmente gestista da chi gestisce Milano Sparita Facebook e Skycrapercity... lo si nota dalla titolazione dei nomi file immagine effettuata con una lunghissima serie di crifre di 3 gruppi separati dal carattere "underscore", condizione verificabile in tutte le immagini postate da Milano Sparita e da ricordare facebook).

Immagine (insieme ad altre decine) postata dalla pagina fbook “Milano Policroma” . L’immagine è stata acquisita nel 2018 (dietro autodichiarata concessione dell’autore del libro) dall’opera “La Grande Milano, percorsi degli anni ’60″… una raccolta di foto, presumibilmente tutte protette da copyright, di Virgilio CARNISIO. Il soggetto ritratto è stato ripreso al quartiere Barona, nel 1969, al civico 34 di Via Moncucco (fabbricato demolito tra gli anni ’70 ed ’80 per lasciare spazio a immobili in edilizia convenzionata). La scritta stampigliata nel muro delle pertinenze cascinali e rurali di una parte dell’agglomerato della Cascina Moncucco e del vicino Mulino e Cascina Ceresa non lascia dubbi sulla natura dell’uso agricolo del fabbricato “Molino Moncucco”. Stupisce che sino ad oggi, tale immagine, non sia stata fagocitata (per usi promozionali editoriali) da Milano Sparita Skyscrapercity e Milano Sparita Facebook e Barona… quanto meno non si trovano, al momento, altri siti web che si fregino di questa come di altre immagini postate in Milano Policroma Fbook, acquisite dal libro sopra menzionato…

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SCHIEVANO HEADQUARTER (e con esso i futuri “Villaggio Olimpico Porta Romana”, Grattacielo A2A Piazza Trento e Torre Gioia 22).

MILANO, la capitale morale della DECRESCITA FELICE.

"SCHIEVANO HEADQUARTIER", Barona, 23 Gennaio 2020... paroloni inglesistici che nascondono il nulla... o quasi.

“SCHIEVANO HEADQUARTER”, Barona, 23 Gennaio 2020… paroloni inglesistici che nascondono il nulla… o quasi. L’immagine ritrae il primo lotto (The Sign) dell’area in riqualificazione.

La foto sovrastante ritrae il primo nuovo plesso (The Sign) di uffici  dell’area oggetto di riqualificazione (termini roboanti…tradotti, in italiano tradotto dall’Inglese…  “Sede centrale di Via E. Schievano”… lotti di volumetrie commerciali e direzionali in corso di ultimazione (Barona, a ridosso dei confini del Ticinese, verso il settore del Moncucco-Viale Romolo-IULM)).

Il primo plesso di edifici (ad uso uffici, in corso di ultimazione) ubicato alla Barona, orientato verso il Monucco-Viale Romolo, compreso tra le Vie Santander ed Ernesto Calindri, a ridosso dello IULM… promette la riqualificazione di un settore periferico di Milano… da oltre mezzo secolo teatro di degrado, di lotti di edilizia popolare nati già “ghetto” verso la metà degli anni ’70 (vedesi Felice Lope de Vega), di un’area dismessa dalla archeologia industriale di una nota fonderia (Fonderia Vedani SpA)…

Malgrado l’evidente e ormai decennale stato di semi abbandono di questo settore periferico della periferia sud-ovest di Milano… la riqualificazione illustrata nell’immagine apre dubbi e perplessità sulla reale fattibilità di conversione di un’area (considerata di serie Z dalle amministrazioni milanesi degli ultimi 5 decenni) potenzialmente guastata, verso la prima metà degli anni ’70, da piani urbanistici ex IACP di palese e storico isolamento dal contesto cittadino, dalla presenza di un canale scolmatore (Lambro meridionale) trasformatosi in cloaca a cielo aperto sin dalla fine degli anni ’60… mai ricoperto e mai riqualificato nel corso dei decenni.

Le perplessità sulla reale potenzialità di riqualificazione territoriale di questo ennesimo progetto (a poche migliaia di metri, verso est, abbiamo il “quartiere Spadolini” tra il Vigentino e Porta Romana… realizzato verso la seconda metà degli anni 2000… già oggetto di volumetrie dismesse per la chiusura di aziende e la delocalizzazione delle medesime… in tale plesso vi si trovava la sede italiana di Yahoo (nota piattaforma social network esperta in evasione fiscale e contributiva nel periodo in cui operò in territorio italiano, tra il 2007 e il 2017, salvo poi fuggire dall’Agenzie delle Entrate e  delocalizzare la sede centrale europea in Irlanda…).

A poco meno di 1500 metri dal nuovo “SCHIEVANO HAEDQUARTER” si trovano le ormai ultratrentennali “Torri Ligresti” di Viale Richard… 3 torri su 4 sono vuote, inaffittate, in stato di degrado strutturale…

La “decrescita felice” di Milano venne inventata, circa 20 anni fa,… dall’ex Sindaco di Silvio Berlusconi, Gabriele Albertini…  Nei primi “Master Plan” di Porta Nuova-Garibaldi (e Milano City Live) si intravide la sostituzione della produzione reale di beni e industrie (ormai non più esistenti da oltre tre decenni)  con la ricchezza distribuita dai servizi… in realtà, limitatamente a Milano… (ma non solo) si assiste al fallimento totale di questa forma di riduzione (sino all’annullamento)  della produzione di beni economici (e loro consumo). Gli unici effetti reali sono un’azzeramento territoriale della loro produzione ed il consumo (concentrato nelle mani di ristretti settori elitari) di beni prodotti in sedi e industrie delocalizzate.

Anche la filosofia (meneghina) della “decrescita felce” non vede una redistribuzione dei redditi e del potere d’acquisto ma unicamente una concentrazione di risorse, poteri e capitali solo verso una marginale fetta di “società dirigente”… che limitandosi alla città di Milano… annovera, non solo immobiliari, banche, assicurazioni, beni fondiari… ma lo stesso crimine organizzato a partire dalla ‘ndrangheta.

E’ noto che a poche centinaia di metri di distanza dallo SCHIEVANO HEADQUARTER, tra Via Santander e Via Carlo  Bo … la immobiliare GVA Redilco ha recentemente affittato uffici ad una nota (tristemente nota) transnazionale del “catering on demand” (riders) divenuta oggetto di inchieste giornalistiche della trasmissione REPORT RAI… e vien da chiedersi quali società di sfruttamento sociale potrebbero ospitare, in futuro, le palazzine del progetto di riqualificazione “SCHIEVANO HEADQUARTER” ?…

Sia chiaro che i praticanti della “Milano in decrescita felice” non si limitano ai vari Sala-Pisapia… ma hanno origine dalle giunte Forza Italia (Albertini-Moratti), filosofie di “decrescita felice” copia e incollate dall’attuale PD renziano nella figura dell’amministrazione Sala della città di Milano…

La Decrescita felice non è ovviamente conclusa.

Ci sono… le Olimpiadi Invernali 2026 e le tonnellate di cemento previste per tale evento nella sola Milano… (dopo la decrescita felice di EXPO 2015…).

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L’immagine sottostante (1961-63 circa, Mario Cattaneo, immagini milanesi di giovani nei Luna Park), forse, dovrebbe ritrarre le giostre della Festa di Santa Rita, lungo la Via Santa Rita da Cascia (area erbosa incolta lato ovest di Via Santa Rita…dove un tempo sostavano le note giostre durante il mese di Maggio) tra l’ex Piazzale del Santuario-Via Ettore Ponti e Piazza G.S. Ohm.  Il palazzo (sfocato) che si distingue nell’immagine è praticamente identico al condominio di Via Ettore Ponti 62 angolo Via Santa Rita (dal lato distributore carburanti).

L’immagine ritrae un ragazzino intento nel ballare il “twist” (ballo molto in voga nelle balere anni ’60 e generalmente nelle “feste di piazza”).

Presumibilmente Barona, Maggio 1961-63, giostre e ragazzi alla festa di Santa Rita (la localizzazione è possiile confrontando la sagoma ed i dettagli del condominio ritratto, in secondo piano, dettagli che lo rendono perfettamente identico alla palazzina di Via Ettore Ponti 62 (autore Mario Cattaneo, web fpmagaine). Nella foto sottostante lo stesso palazzo, anni 2019, acquisito da Google Street.

Presumibilmente Barona, Maggio 1961-63, giostre e ragazzi alla festa di Santa Rita (la localizzazione è possiile confrontando la sagoma ed i dettagli del condominio ritratto, in secondo piano, dettagli che lo rendono perfettamente identico alla palazzina di Via Ettore Ponti 62 (autore Mario Cattaneo, web fpmagaine)). Nella foto sottostante lo stesso palazzo, anni 2019, acquisito da Google Street.

condominio via ettore ponti 62

 

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La ditta di dinamo e dispositivi elettrotecnici “Einstein & Co” (1900 circa, il padre di A. Einstein mori’ nel 1902 e con esso le attività imprenditoriali tra Pavia e il Quartiere Ticinese di Milano) si trovava nella Cascina e Mulino Ceresa ?

(parte II°)

No, Grazie !

Perche’ un No, Grazie ?

Perche’ è un abbaglio degli storici di Milano Sparita Skyscrapercity… CHE NON SONO STORICI ma presuntuosi.

Qualcuno di loro (l’autore delle pesanti accuse di furto  di immagini all’indirizzo di questo sito, fatti accaduti nell’Aprile 2019) ha postato in suddetto forum (analoga cosa sta avvenendo anche nella pagina facevook della Barona… anche se al momento non si cita il presunto laboratorio di dinamo della famiglia Einstein) la nuova e rivoluzionaria scoperta di Einstein nelle terre del Moncucco… nel tentativo di  dimostrazione della sua teoria (alquanto abbagliata) allegando la mappa catastale del 1910 (SIT Geoportale) dove il Mulino Ceresa (il luogo della “Strage del Moncucco”) appare numerato con la cifra 160.

Molto probabilmente, tale mappa, non si riferisce ad un numero civico ma ad una particella catastale riportata nel mappale di quel periodo.

Andando a ritroso nel tempo , 1884 circa, il mappale  (nella immagine sottostante)

 

Via A Lecchi 1884

Via A.Lecchi dalla mappa catastale del 1884. Nel circolino rosso, a titolo di dimostrazione, un numero civico censito in tale mappa, ben distinto dalle coordinate catastali, stradali e mappali indicate con altre numerazioni.

riporta le numerazioni civiche degli stabili (probabilmente oggi non piu’ esistenti… purtroppo chi scrive non ha la sfera di cristallo e la macchina del tempo per accertarlo) di Via A. Lecchi a ridosso dell’Alzaia Naviglio Pavese.

il mappale è disponibile in questo link

https://geoportale.comune.milano.it/MapViewerApplication/Map/App?config=%2FMapViewerApplication%2FMap%2FConfig4App%2F216&id=ags

il mappale/cartografia catastale riporta, nel 1884, alcuni numeri civici della Via Lecchi (dal 2 al 10). I numeri civici sono di colore nero, quelli delle presunte particelle catastali sono in rosso (la mappa non copre l’area del Molino Ceresa, forse perche’ tale manufatto, a fine ‘800, non era nemmeno iscritto e registrato al catasto… e/o il precedente Catasto Teresiano non era stato trascritto per alcune proprietà e poderi fondiari… oltremodo, nel Catasto Teresiano Moncucco e Barona erano parte dei Corpi Santi e non di Milano, quindi registri indipendenti dal catasto di Milano, completato nel 1760, circa 120 anni dalle prime cartografie catastali reperibili in rete, SIT, non antecedenti al 1884).  Nella mappa si comprende, senza dubbi alcuni, che le numerazioni del tipo “210” o (nella mappa successiva del 1910) “160”,  non corrispondano a numeri civici della Via Lecchi (successivamente Moncucco) ma ad ipotetiche numerazioni catastali. Da notarsi anche la presenza di una numerazione catastale della cascina quattrocentesca “Bompero” (207) e l’assenza di numerazione civica della medesima.

Agli storici da social network andrebbe ricordato che a poco tempo dopo la “disgraziata” formazione dell’Unità di Italia… molti stabili agricoli NON ERANO ANCORA CENSITI NEI CATASTI DEL REGNO, MILANO INCLUSA, BORGHI SANTI DELLA BARONA E MONCUCCO INCLUSI.

Quindi il trarre conclusioni spettacolari del tipo:

“Siori e Siore, lo spettacolare annunzio che nel Mulino Ceresa vi visse e lavoro’ anche Albert Einstein e la sua famiglia…il piu’ grande fisico e genio di tutti i tempi, Albert Einstein visse e frequento’ la Barona e il Molino Ceresa”

…corre il rischio, per tali personaggi, di annunciare bufale che si ritorcerebbero contro i medesimi.

Se, d’altro canto, è vero che esista (in rete) qualche sito che sostenga essere la fabbrica e ditta “Einstein & Co” sita, intorno al 1900, in Via A. Lecchi 160 (a Milano) …si consideri che nulla vieta l’errore di trascrizione anche in fonti originali di quel periodo (primo decennio 1900). Nel 1884 le numerazioni civiche di Via Lecchi si fermavano al n.8 ed il Molino Ceresa non appariva nel mappale catastale. Nel 1900, circa 14 anni dopo… purtroppo non ci è dato sapere… non ci sono elementi che abbinino una numerazione civica cosi’ elevata (e mai esistita in virtu’ della scarsita’ di fabbricati, nel periodo, lungo la Via Lecchi, poi Moncucco) al Molino Ceresa.

Si crede che l’edificio che ospitasse la ditta di dinamo Einstein & Co (ovviamente la fabbrica, non la sede legale di Via Bigli 21), fosse sull’attuale lato ovest della residuale Via A. Lecchi, tra Via Darwin e Viale Liguria/Tibaldi (dove oggi sorge un condominio di recente costruzione) e non esista piu’. Si dubita che tale fabbrica di dinamo fosse ospitata nel Mulino Ceresa. Nella mappa castale del 1930, nel lato ovest di Via Lecchi appaiono dei manufatti  a schiera… ma piu’ di questo non è dato sapere nè scoprire (per chi non ha accesso a fonti di raccolte civiche… si intende, come nel caso di colui che gestisce questo web).

 

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Da Milano alla Barona… a Milano Sparita facebook

All’apparenza autori indipendenti, nei fatti, le immagini postate, per uso commerciale, senza regole, ovviamente, provengono TUTTE, SISTEMATICAMENTE, da Milano Sparita Skyscrapercity.

Il link sottostante proviene da Milano Sparita Facebook, immagine della quale si dubita la parternità di una ammiratrice di tale pagina ma dei “soliti noti”…

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/82299717_2933528506694151_6904978634985963520_n.jpg?_nc_cat=106&_nc_ohc=dEYH-OdPyZoAX8tSQsp&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=e9d5ef75e8e00123f39aa8d1c83e7db4&oe=5E9AE10E

Da Milano alla Barona…

 

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/s960x960/83085965_2272697946165771_738414116380606464_o.jpg?_nc_cat=105&_nc_ohc=5ZwZ82VYCG8AX9-ea1w&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&_nc_tp=1002&oh=77d30fbc35cbf5549586d335c0f22c70&oe=5ED0EF23

Maurizio Colombini = @milanomaniac = dipendente della Polizia Locale di Milano, forum Milano Sparita Skyscrapercity e Storia dei trasporti pubblici, co fondatore Da Milano alla Barona Facebook Italia…

Dopo l’immagine… della Pusterla di Porta Ticinese… gli sproloqui postati da Milano Sparita Skyscrapercity.

 

 

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Milano 4 Novembre 1979. Barona, Via Moncucco, ambienti esterni della "Locanda delle Streghe" (ex Mulino Ceresa del sottoborgo rurale della Cascina Moncucco, lungo la omonima Via Moncucco). La sera del giorno precedente, tra il 3 e 4 Novembre 1979, un attentato in pieno stile da Mafia Siciliana miete otto vittime all'interno della locanda "Delle Streghe". L'autore, a distanza di decenni, venne identificato con un noto esponente della 'ndrangheta.

Milano 4 Novembre 1979. Barona, Via Moncucco, ambienti esterni della “Locanda delle Streghe” (ex Mulino Ceresa (dell’ex sottoborgo rurale appartenente al Borgo Barona dei “Corpi Santi”) della Cascina Moncucco, lungo la omonima Via Moncucco al civico 22). La sera del giorno precedente, tra il 3 e 4 Novembre 1979, un attentato in pieno stile da Mafia Siciliana e Calabrese miete otto vittime all’interno della locanda “Delle Streghe”. L’autore, a distanza di anni, venne identificato con un mafioso, un certo Luigi “Ginetto” di Paola (quasi o nulla di esso è reperibile in rete e persino il nome di battesimo discorda secondo le varie fonti…l’unico dettaglio sono i suoi rapporti con esponenti calabresi ‘ndranghetisti del clan degli Onorato). Le informazioni sulla vicenda, disponibili in rete, sono poche, anzi nulle, confuse, erronee, inattendbili, scarssissime (siamo ai limiti dei SEGRETI DI STATO giornalistici) e frammentarie. Lo stesso dicasi per gli articoli giornalistici che sembrano scritti da autori che ignorano (in misura spaventosa) i fatti reali o cercano di applicare censure su fatti le cui organizzazioni criminali sono ancora pienamente radicate e operative nel territorio milanese, lombardo e di buona parte del Nord Italia. Si consideri che trale strage dovrebbe essere maturata piu’ che tra un regolamento di conti tra i clan degli Epaminonda e Turatello, tra Cosa Nostra e la ‘ndrangheta, all’epoca appena insediatasi a Milano ed in corso di costituzione . Si prendano queste informazioni come ufficiose… dato che regna una copertura istituzionale, sui fatti, prossima ai SEGRETI DI STATO. Le informazioni giornalistiche della vicenda sono confuse, sbagliate, errate, disordinate, inattendibili … dove si confondono e i invertono i nomi di esponenti della ndrangheta coi nomi di esponenti della mafia siciliana. La strage, per lo stile e per il periodo in cui avvenne, ricorda e si configura come una guerra tra mafie siculo calabresi che fece molti “morti ammazzati” al confinante Giambellino (narcotraffico eroina, bische clandestine, prostituzione e i primi tentativi di riciclaggio imprenditoriale e bancario) proprio a partire da quel periodo. Attualmente, l’ex locanda-trattoria “Delle Streghe” è convertita, da diversi anni, in residenza privata con appartamenti… ma inserendo in Google e Bing, la parola chiave “Via Moncucco 22” i primi link si riferiscono alla strage de 3/11/1979. L’immagine ritrae il luogo della strage nel giorno successivo alla medesima… ovvero il 4 Novembre ’79. Un aneddoto curioso è rappresentato dal fatto che nessuno si accorse di nulla sino alla mattina del 4/11, giorno nel quale i giornali, tranne la testata ritratta nella foto (pubblicata all’interno di un libro dedicato alla Mala di Milano, presentato ufficialmente lo scorso Novembre) non riportavano minimamente i fatti della strage della sera precedente. La prima testata giornalistica a stampare la notizia della strage fu il quotidiano “La Notte” che usciva di pomeriggio (le copie sono ritratte nella foto sovrastante). Nella foto è quindi ritratto un non meglio identificabile giornalaio che vendeva copie de La Notte… proprio davanti al luogo della strage. Si rende anche noto che l’articolo “Milano dal dopoguerra a tangentopoli” oggetto di attacchi hacker vede la scomparsa (scoperta di recente dopo attacchi di pirateria informatica a questo articolo) di scritture pregresse dedicate a questo argomento (postate nell’Aprile 2017), argomenti che vengono riproposti qui sotto (dopo alcuni attacchi hacker che hanno rimosso contenuti storici e testimonianze molto importati) essendosi (fortunatamente) conservati nell’articolo dedicato alla Barona ed alla sua cronologia storica. Nella foto possiamo constatare la presenza, nel luogo della strage, di volti e personaggi dall’aspetto poco rassicurante… probabilmente qualcuno del “clan” Di Paola… (come sempre avverrebbe… ) si è ripresentato il girno dopo… (è ovviamente una ipotesi)… i proverbi dicono che “l’assassino o gli assassini si ripresentano sempre nel luogo del delitto”. Purtroppo l’immagine ritratta è di dimensioni limitate e riprende la pagina del libro sopra citato… del resto chi gestisce questo sito internet non ha accesso alle raccolte civiche fotografiche come qualche altro furbetto…(ovviamente non si farebbe riferimento agli autori del libro succitato ma verso personaggi che hanno costituito un monopolio poi sfruttato da Facebook Italia per usi di promozione personale e commercio editoriale). Coloro che attaccano (in vari modi) questo sito, oltre che dimostrarsi invidiosi per i suoi contenuti, potenzialmente competitivi con altre pubblicazioni, dimostrano, apparentemente, di voler censurare anche aspetti della malavita milanese ancora attuali… del resto l’economia di Milano, anno 2020, vede la ‘ndrangheta come Ammiraglia principale del PIL prodotto nella città… le connivenze tra mafia calabrese e politica milanese e lombarda e nazionale, imprenditoria, finanza e banche ed edilizia… sono fortissime… e con esse gli intrecci con Forze dell’ordine e magistratura milanese (latitante da circs 60 anni)… e non ci si deve stupire di certe azioni…ad opera di “ignoti”… Siti come questo mettono in agitazione le istituzioni piu’ dei siti illegali o terroristici.

Nel 1979, nell’ex ristorante “Le Streghe” di Via Moncucco (3 Novembre) un regolamento di conti di sospetti personaggi della malavita organizzata italiana, legati al narcotraffico ed alla prostituzione (mafie del narcotraffico di eroina gestito da Cosa Nostra e famiglie affiliate. La strage fu ufficialmente un regolamento di contri tra Angelo Epaminonda, siciliano di Catania, narcotraffico di eroina e prostituzione e Francis Turatello (detto Faccia d’Angelo) , nato ad Asiago ma di famiglia meridionale, boss della prostituzione milanese avente intrecci con i marsigliesi, Cosa Nostra e Nuova Camorra Oranizzata). Si tratta di una strage che scosse l’intera Nazione (8 morti tra avventori, titolari del ristorante, Antonio Prudente, legato, pare, al riciclaggio di entrambi i  contendenti, Turatello ed Epaminonda). L’anno precedente, sempre lo stesso ristorante fu teatro di una sparatoria. Il titolare del locale era in relazione con i circuiti di gioco d’azzardo di Francis Turatello che a sua volta aveva relazioni con Cosa Nostra Siciliana. Questo fatto spicca per vere e proprie omissioni investigative delle autorità competenti, tanto che in poco tempo nessun cronista e nessun magistrato si occupo’ ulteriormente del caso. Questo ristorante, che aveva cambiato nome e gestore di recente, sino al 1978 si chiamava “L’Osteria della Fogna” e fu teatro di un conflitto a fuoco nell’estate del 1978, periodo in cui aleggiavano voci che fosse una specie di “piano bar” alla “buona” per clienti altolocati con tendenze omosessuali. Il locale, negli anni ’70 era divenuto (nonostante le pessime frequentazioni del titolare), un locale di moda per gente dello spettacolo. Venne frequentato da vari attori tra i quali Walter Chiari e sembra che fu il trampolino di lancio del complesso musicale Equipe 84. Dopo la seconda metà degli anni ’70, la gestione passo’ ad Antonio Prudente, degradando tale ristorante e locale di intrattenimento in una specie di covo della malavita meridionale.

La Barona era e sarebbe “incastonata” tra due difficili quartieri (Giambellino e Stadera) dalla storia dura e difficile, spesso storie criminali vere e proprie, e la vicinanza con tali realtà fece eleggere questo quartiere come territorio neutrale dove gestire incontri, compromessi, alleanze, contese e strategie.

Strage di via Moncucco (una delle 8 vittime)

Strage di via Moncucco (una delle 8 vittime). Le periferie di Milano, negli anni ’70 ed ’80, erano luogo di affari tra “uomini della mafia siciliana” e teatro di spaccio di eroina. La magistratura milanese non seppe e non volle mai fare chiarezza su queste dinamiche criminali che rappresentavano un business anche per gli uomini d’affari e della stessa imprenditoria milanese (vedesi Banca Rasini del padre di Silvio e Paolo Berlusconi, famiglia di Avvocati siciliani La Russa e Salvatore Ligresti… tanto per elencarne alcuni…).

Strage di via Moncucco (una delle 8 vittime).
Le periferie di Milano, negli anni ’70 ed ’80 erano luogo di affari tra “uomini della mafia siciliana” e teatro di spaccio di eroina. La magistratura milanese non seppe e non volle mai fare chiarezza su queste dinamiche criminali che rappresentavano un business anche per gli uomini d’affati e della stessa imprenditoria milanese (vedesi Banca Rasini del padre di Silvio e Paolo Berlusconi, famiglia di Avvocati siciliani La Russa e Salvatore Ligresti… tanto per elencarne alcuni…).

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Milano Barona 1968, Chiesa di San Giovanni Bono progettata dall'architetto Arrigo Arrighetti, progettista del Quartiere Sant'Ambrogio alla Barona, e del relativo assetto urbanistico e veicolare (fonte immagine ebay e picclick). Una nota a margine della didascalia... La foto sopra ritratta potrebbe provenire da una raccolta civica... malgrado sia in vendita du Ebay.

Milano Barona 1968, Chiesa di San Giovanni Bono progettata dall’architetto Arrigo Arrighetti, progettista del Quartiere Sant’Ambrogio alla Barona e del relativo assetto urbanistico e veicolare e di infrastrutture accessorie come il centro civico di Via San Paolino 18 (fonte immagine ebay e picclick). Una nota a margine della didascalia… La foto sopra ritratta potrebbe provenire da una raccolta civica… malgrado sia in vendita su Ebay…

Questa immagine ha come fonte unica e non dichiarata il forum Milano Sparita Skyscrapercity. Immagine poi girata alla nota pagina Facebook dedicata alla Barona. Siamo a, quartiere Barona, presumibilmente prima metà anni '70, ritraente il ribaltamento di un traporto eccezionale (rimorchio multiassi con carro cisterna ferroviario trainato) avvenuto all'incrocio tra Via Lago di Nemi e Via Ovada. L'immagine, probabilmente, proviene dall'archivio fotografico dei rilievi di sinistri automobilistici del Comando di Polizia Municipale di Milano. Un particolare che gli autori sopracitati hanno dimenticato, anzi ignorato (anche per via delle giovanissima età di qualcuno) era la destinazione di questo rimorchio multiasse proveniente dallo Scalo FS di San Cristoforo, vicinanze Piazza Tirana al Giambellino. Sino a non molti anni fa, in Via Barona c'era un sito chimico della Solvay (noto marchio della chimica... notoriamente inquinante ... come anche da recenti servizi RAI Report). Negli anni '70-'80 e '90, diversi trasporti come quello ritratto e incidentato, insieme ad autobotti, transitavano tra la pesa pubblica di Via Ettore Ponti, le Vie Ambrogio Binda, Via Santa Rita da Cascia, Via Voltri, Via Barona e Viale Faenza. Le note attività di stoccaggio e trattamento sostanze chimiche e combustibili erano gestite da alcune ditte, già citate in questo sito, tra le quali la Luigi Neri di Via A. Binda e la succitata Solvay. Esisteva anche, in Via Giacomo Watt. un impianto chimico della Ashland (oggi sono sopravvissuti solo degli uffici). Era una realtà industriale del quartiere Barona... ovviamente con i risvolti negativi di un certo inquinamento ambientae... ma era la Milano industriale e logistica oggi scomparsa e sostituita dalle speculazioni edilizie e dal riciclaggio....

Questa immagine ha come fonte unica e non dichiarata il forum Milano Sparita Skyscrapercity. Immagine poi girata alla nota pagina Facebook dedicata alla Barona. Siamo nel quartiere Barona, presumibilmente prima metà anni ’70, foto ritraente il ribaltamento di un traporto eccezionale (rimorchio multiassi con carro cisterna ferroviario trainato) avvenuto all’incrocio tra Via Lago di Nemi e Via Ovada/Via Voltri. L’immagine, probabilmente, proviene dall’archivio fotografico dei rilievi di sinistri automobilistici del Comando di Polizia Municipale di Milano. Un particolare che gli autori sopracitati hanno dimenticato, anzi ignorato (anche per via delle giovanissima età di qualcuno che ha poca memoria storica…) era la destinazione di questo rimorchio multiasse proveniente dallo Scalo FS di San Cristoforo, vicinanze Piazza Tirana al Giambellino, ovvero un presidio chimico della Solvay lungo la Via Barona. Prima dell’apertura del cavalcavia Don Milani, questo genere di trasporti raggiungeva la Barona dalla Via E. Schievano, avendo come scelta il percorrere Via Santander e Viale Famagosta, oppure Via E.Ponti, Via A. Binda e Via Biella sino in Piazza Miani. Dopo l’apertura del “ponte di Via Brumelleschi-Santa Rita”… (come veniva chiamato dai residenti negli anni ’70 e ’80 e forse anche oggi…), tali mezzi eccezionali transitavano direttamente in Via Santa Rita effettuando, a volte, delle pesate nella nota Pesa Pubblica di Via Ettore Ponti. Sino a non molti anni fa, in Via Barona, c’era un sito chimico della Solvay (noto marchio della chimica… notoriamente inquinante … come anche da recenti servizi RAI Report). Negli anni ’70-’80 e ’90, diversi trasporti come quello ritratto e incidentato, insieme ad autobotti, transitavano tra la pesa pubblica di Via Ettore Ponti, le Vie Ambrogio Binda, Via Santa Rita da Cascia, Via Voltri, Via Barona e Viale Faenza. Le note attività di stoccaggio e trattamento sostanze chimiche e combustibili erano gestite da alcune ditte, già citate in questo sito, tra le quali la Luigi Neri in Via A. Binda e la succitata Solvay. Esisteva anche, in Via Giacomo Watt, un impianto chimico della Ashland (oggi sono sopravvissuti solo degli uffici). Era una realtà industriale del quartiere Barona… ovviamente con i risvolti negativi di un certo inquinamento ambientae… ma era la Milano industriale e logistica oggi scomparsa e sostituita dalle speculazioni edilizie e dal riciclaggio…

https://www.mondogatto.org/

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Prosegue la saga delle immagini inedite custodite dagli autori di “Milano Sparita e Storia dei trasporti ATM Skyscrapercity”, “donate”, anche,   alla Pagina commerciale promozionale Facebook-Amazon sottostante:

https://www.facebook.com/storiadellabarona/photos/a.295537003881885/2188369537931946/?type=3&theater

Secondo le stime fatte sulla frequenza delle immagini inedite interdette al pubblico, per anni, e utilizzate anche per fini di “black friday” correlati alla vendita di libri stampati negli USA e in Puglia… (in entrambi i casi se si volessero avviare azioni legali si dovrebbe contattare, nell’ordine, avvocati californiani e pugliesi… questo vanifica qualsiasi tentativo di rivalsa verso eventuali anomalie) si è previsto che per i prossimi 20 anni assisteremo alla sciorinatura di non meno di un migliaio di immagini fotografiche (per la Barona), di almeno un altro mezzo milione (per Milano Sparita) di ipotetica fonte da raccolte civiche, quindi non donate e non proprietarie (di custodia pubblica ma apparentemente interdette al pubblico per motivi commerciali e di promozione) riservate a luoghi e persone della Barona. Lo stesso fenomeno è, quindi,  in corso anche per Milano Sparita e da Ricordare e Milano nei Secoli Facebook, fenomeno già segnalato in determinate sedi che per il momento preferiscono attuare connivenza di natura politica nepotistica e di “casta” politico genealogica…quindo non perche’ i fatti non sussistano ma perche’ in Italia la Legge distingue a “discrezionalità”…piuttosto che procedere ad approfondimenti, accertamenti e altro…relativi al come sia possibile che in 10 anni, oltre 100.000 immagini inedite di fonte non dichiarata siano apparse sul diverse pagine Fbook convenzionate commercialmente con tale multinazionale… senza che nessuno possa, nel diritto, venire a conoscenza della provenienza e contemporaneamente capire, tra decine di migliaia, ormai centinaia di migliaia (tra Skyscrapercity e Fbook) , quali siano esenti da vincoli e quali no… Altro aspetto interessante riguarda i like, i follower e tutto il dubbioso “Ambaradan” di consensi e condivisioni che gravitano intorno ad un business colossale la cui genuinità è stata, di recente, messa in dubbio anche dalla trasmissione Report (limitatamente all’uso illecito di robots e bot correlati al consenso politico ma anche commerciale di molte pagine fbook italiane).

Prosegue la saga di immagini proveninenti da raccolte civiche destinate ad un uso non lucroso inviate dal personaggio evidenziato alla Pagina Facebook Da Milano alla Barona. In sintesi il noto passaggio da Milano Sparita Skyscrapercity alle pagine Fbook di natura commerciale e promozionale. L'immagine è inedita e resa pubblica solo oggi, dopo decenni di "smistamento" progressivo verso le pagine Facebook che non sono interessate alla storia ma a vendere libri e contribuire a finanziare Facebook Italia. E' probabile che solo per il quartiere Barona non meno di qualche migliaio di immagini inedite attendano di essere postate e anche inserite nel libro ...

Prosegue la saga di immagini provenienti, verosimilmente anche da raccolte civiche, inviate dal personaggio evidenziato nella Pagina Facebook Da Milano alla Barona. In sintesi il noto passaggio di decine se non centinaia di migliaia di immagini da archivi civici da tali archivi a Milano Sparita Skyscrapercity e successivamente alle pagine Fbook di natura commerciale e promozionale è un fatto palesemente evidente a tutti. L’immagine è inedita e resa pubblica solo oggi, dopo decenni di “smistamento” progressivo verso le pagine Facebook, le quali più che essere interessate alla storia lo sarebbero di più verso la struttura commerciale Facebook. E’ probabile che solo per il quartiere Barona non meno di qualche migliaio di immagini inedite attendano di essere postate e anche inserite nel libro … quindi una riserva di immagini inedite per i prossimi 20 anni. Una piccola osservazione. L’autore di questa pagina commerciale ha commesso un errore linguistico postando una sorta di “black friday”… ma ha adottato un termine sbagliato, trattandosi di un “black week”, anzi di un “black month”, dato che i supersconti da grande magazzino non sono limitati ad un Venerdi’… infatti tale promozione è stata poi corretta…

Milano 1990, Barona. Cavalcavia Don Lorenzo Milani (autore Cesare Colombo). Fonte web Lombardia beni culturali. L'autore della foto ha cercato di esaltare un effetto di illuminazione diretta prodotta dal fascio di luce di un lampione su un gruppeto di persone in attesa dell'autobus 95 (oggi sostituita dalla 98).

Milano 1990, Barona. Cavalcavia Don Lorenzo Milani (autore Cesare Colombo). Fonte web “fotografieincomune”. L’autore della foto ha cercato di esaltare un effetto di illuminazione diretta prodotta dal fascio di luce di un lampione su un gruppeto di persone in attesa dell’autobus 95 (oggi sostituita dalla 98).

 

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Ricordate questa immagine recentemente postata da una delle varie  pagine Fabook dedicata al quartiere dove si trova questa località (Barona, Via Malaga, Lambro Meridionale) ?

Immagine postata, verso il 2016-17, da Milano Sparita Skyscrapercity. Il post sopra indicato, prima di tale periodo, era inedito in rete internet. Oggi l’immagine viene venduta su ebay ma questa specie di “draga” (si utilizzano i termini didascalici postati a suo tempo in quel forum) che attraversa il canale appena cementificato del Lambro Meridionale (Olona) lungo la Via Malaga (nel 1949) ha sicuramente una fonte sconosciuta... ma l’ultima fonte utile è il forum citato. Non è noto quale fosse la fonte prima della pubblicazione inedita di tale data e web.

Immagine postata, verso il 2016-17, da Milano Sparita Skyscrapercity. Il post sopra indicato, prima di tale periodo, era inedito in rete internet. Oggi l’immagine viene venduta su ebay ma questa specie di “draga” (si utilizzano i termini didascalici postati a suo tempo in quel forum) che attraversa il canale appena cementificato del Lambro Meridionale (Olona) lungo la Via Malaga (nel 1949) ha sicuramente una fonte sconosciuta… ma l’ultima fonte utile è il forum citato. Non è noto quale fosse la fonte prima della pubblicazione inedita di tale data e web.

bene… anzi male…

Quanto dichiarato (immagine priva di fonte e in vendita su ebay) non corrisponde proprio al vero (e si dubita che sia una svista…).

Ecco dove troviamo la prima apparizione di tale foto (ormai si crede che la fonte principale non sia di utenti privati che ebbero nonni e bisnonni appassionati fotografi… e che donano alle varie Milano Sparita & Co, toccanti testmonianzhe storiche… ma fonti non dissimili da quelle utilizzate da web istituzionali come “fotografieincomune” “lombardiabeniculturali” (ovvero presunte raccolte donate o utilizzate dalle istituzioni… sino a prova contraria)

https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?p=136826601

La memoria non ingannava. La prima apparizione, inedita, risale  al 26 Novembre 2016.

Come già scoperto nel Luglio 2018, varie immagini inedite postate per la prima volta su tale forum vengono poi vendute su Ebay.

L’immagine e il thread indicizzato è visibile nello screen shoot sottostante.

Milano Sparita SSC 26 Noveembre 2016L’account di Milano Sparita SSC è lo stesso che accuso’ l’autore di questo sito di rubare foto (probabilmente … non sapeva come cercare di portare la ragione dalla sua parte, quando era in torto marcio, insieme alle pagine fbook che utilizzano queste foto di fonte ignota ma inserite in un ciclo commerciale internet che poi viene fagocitato da facebook… e  dove alcune foto inedite  finirono anche  nei vari libri abbinati a tali pagine di Zuckerber), non risparmiando insulti meschini e anche promesse di querele per diffamazione…e segnalazione ad enti tipo SIAE, GdF e simili per l’irrogazione di sanzioni amministrative per aver violato diritti d’autore (siamo, non solo nella diffamazione ma nella calunnia e nel falso più spudorato).

L’unico dettaglio degno di nota sono gli intrecci politici (dal PD alla Lega) di questi “storici”, ed il fatto che alcuni di essi siano al nostro servizio (e non viceversa)… anzi SAREBBERO, dato che non sempre lo sono… se ne dubita da certi stili di comportamento adottati (quanto meno nei forum)… essendo alcuni di loro anche quadri e dirigenti di due aziende milanesi dei trasporti di superficie e metropolitani, della Polizia Locale e di altri comparti tecnico amministrativi (generalmente chi minaccia querele … minaccia querele preventive…per imbavagliare pubblicazioni scomode).

Non c’è altro da aggiungere tranne il constatare che chi scrive cose vere (e non diffamatorie) è colui che gestisce questo sito, sicuramente scomodo, molto meno sinceri, invece,  certi altri personaggi.

L’ultima nota riguarda il constatare la totale latitanza degli organi di controllo del web… che a giudicare dalle cronache (Polizia Postale che di Polizia non ha nemmeno la parvenza… non si vogliono aprire polemiche nel merito di certi livelli di connivenza che ampi settori delle Polizie Italiane condividono con coloro che dovrebbero vigilare … si crede che l’unico web attualmente vigilato sia questo, dato che su altri si è deciso di fare finta di nulla…) . Del resto chi scrive è a conoscenza di appalti in odore di mafia, a Milano, a supporto delle cosiddette “Polizie Postali”… vinti da parenti di boss ‘ndranghetisti, Ormai Polizie e Magistratura si concentrano (anzi si scatenano) solo sulla vecchiette siciliane di 70 anni che inveiscono contro Mattarella o contro Sacerdoti  lecchesi 80 enni che non apprezzano Salvini (beh, da anni in questi sito si scrive che iscriversi a Facebook corrisponde, per  certi aspetti, a firmare la propria detenzione per reati insignificanti o minori…o simulati e/o di pura liberta’ di opionione… non parliamo poi di coloro che lavorano per Facebook e grazie a facebook).

I fenomeni di macostume (anche politico), grazie a forum e social media, hanno trovato un potere dilagante incontrollato che meriterebbe chiare censure e limitazioni radicali.

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Immagine postata, verso il 2016-17, da Milano Sparita Skyscrapercity. Il post sopra indicato, prima di tale periodo, era inedito in rete internet. Oggi l’immagine viene venduta su ebay ma questa specie di “draga” (si utilizzano i termini didascalici postati a suo tempo in quel forum) che attraversa il canale appena cementificato del Lambro Meridionale (Olona) lungo la Via Malaga (nel 1949) ha sicuramente una fonte sconosciuta... ma l’ultima fonte utile è il forum citato. Non è noto quale fosse la fonte prima della pubblicazione inedita di tale data e web.

Immagine postata, verso il 2016-17, da Milano Sparita Skyscrapercity. Il post sopra indicato, prima di tale periodo, era inedito in rete internet. Oggi l’immagine viene venduta su ebay ma questa specie di “draga” (si utilizzano i termini didascalici postati a suo tempo in quel forum), che attraversa il canale appena cementificato del Lambro Meridionale (Olona) lungo la Via Malaga (nel 1949), ha sicuramente una fonte sconosciuta… ma l’ultima fonte utile è il forum citato. Non è noto quale fosse la fonte prima della pubblicazione inedita di tale data e web.

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Milano 1988 Barona. Primavera 1988 ultimazione per l'insediamento di aziende e aree direzionali delle "Torri Ligresti" di Viale Richard, a fianco del Cavalacavia Don Luigi Milani. (autore immagine Cesare Colombo, fonte fotografica web "fotografieincomune").

Milano 1988, Barona. Primavera 1988, ultimazione per l’insediamento di aziende e aree direzionali nelle “Torri Ligresti” di Viale Richard, a fianco del Cavalacavia Don Lorenzo Milani. In corrispondenza della Torre verso Piazza G.S. Ohm è ancora presente la gru del cantiere (ben visibile il suo contrappeso). Il plesso di aree direzionali e di terziario venne realizzato sopra i terreni di una porzione degli ex stabilimenti Richard Ginori/Pozzi Ginori, ufficialmente chiusi per crisi di settore dopo essere stati rilevati dal gruppo immobiliare di Salvatore Ligresti. La realizzazione delle quattro torri richiese quattro anni (Luglio 1984-estate 1988) ed avvenne in violazione del PRG preesistente che prevedeva, per tale area, destinazioni immobiliari di tipo industriale ed artigianale. L’unico aspetto “positivo” delle “riqualificazioni” delle aree periferiche ospitanti distretti industriali dismessi (degli anni ’80) era la totale assegnazione (vendite e locazioni) delle volumetrie realizzate. A distanza di oltre 20 anni (rispetto alla data d inizio realizzazione del plesso di Viale Richard), a partire dalla metà degli anni ‘2000, sino alla data attuale, i vari progetti “Porta Nuova” e “City Live”… come probabilmente il futuro progetto “San Siro”, videro concrete difficoltà nella compravendita immobiliare e nella locazione immobiliare ad uso terziario, sia per l’eccesso di offerta, sia per la speculazione immobiliare causa di superquotazioni del prezzo al metro quadro, quotazioni inaccessibili a quasi tutte le aziende site nel territorio milanese e lombardo, sia per il periodo di recessione economica che l’Italia affronta sin dai primi anni ‘2000, peggiorato a partire dal 2008, mai risanato sino in data attuale. (autore immagine Cesare Colombo, fonte fotografica web “fotografieincomune”).

 

Milano 1971, Barona. Via Antonio di Rudinì (alle spalle del fotografo l'appena ultimato plesso di residenza in Casa di riposo per anziani). L'immagine, a dispetto di un errore di abbinamento didascalia (gli autori del portale Lombardia beni culturali hanno, involontariamente, invertito immagini e didascalie, falsando una corrispondenza) non corrisponde ad uno sgombero da alloggi ex IACP in Viale Tibaldi (Ticinese) ma ad un analogo sgombero di abuusivi dal cantiere, probabilmente ultimato, del complesso geriatrico oggi denominato "Casa di riposo Famagosta". Si rammenta che negli anni '70 (qui siamo nel 1971) premeva, a Milano, una emergenza alloggi che era dovuta, non tanto e non solo ad una massiccia immigrazione interna dall'Italia meridionale. Gli anni '60 e '70, a discapito di una Repubblica Italiana costituzionalmente antifascista (e conseguentemente di una Milano, di allora, ufficialmente antifascista), proseguiva e completava l'esodo di famiglie (anche milanesi e lombarde) dalle case di ringhiera/corte del centro storico per favorire le immobiliari che demolendo tali vecchi plessi abitativi... ricavano terreni a basso costo dove edificare condomini di lusso, in pieno centro, per la ricca borghesia (milanese ma non solo) che trafugava i propri capitali in Svizzera e Montecarlo... potendosi permettere soluzioni abitative all'ombra della Madonnina... Il Comune di Milano si indebitava per tentare di risolvere questi drammi sociali... ma nella maggiorparte delle volte non sapeva farvi fronte. L'immagine ritrae, in piena Barona tra i Quartieri Sant'Ambrogio I e II° (appena ultimato), uno sgombero di famiglie che avevano occupato gli ambienti paraospedalieri della suddetta casa di riposo. Del resto, dall'immagine, si identifica molto bene la sagoma del costruendo Ospedale San Paolo alla Barona. (fonte Lombardia beni culturali). PS . Questo genere di foto sono scartate dalle Milano Sparita SSC e Facebook e Da Milano alla Barona... sono troppo tristi... mettono a nudo una Milano ... da sempre in ostaggio di lobby immobiliari e di "sola" che aprivano fabbriche e aziende, sfruttavano fondi governativi, fallivano in simulazione e trafugavano capitali all'estero (Berlusconi era già "operativo" in quel periodo)... del resto come biasimarli ? Gli autori di tali pagine Fbook devono obbedire alle leggi di marketing e di "soap shop" imposte da una multinazionale USA (loro padrona) ... il prodotto commerciale internet ed editoriale deve essere strappalacrime e strapparicordi... insomma ... i dolci ricordi del cervelè, del prestinè, dell'ortolano all'angolo di Piazza Miani... dove le varie Sciure Maria faceva la spesa a cavallo tra l'ex Piazza Predappio e la "nuova" Piazza Miani, rinominata dopo il 1948... e riciclata dal piazzale della vecchia stazione centrale... Come più volte sottolineato... chi ha padroni... deve sottostare ai medesimi. Questo è quello che distIngue i Social net dalle libere e spontanee pubblicazioni delle testimonianze ed immagini della "Milano di un tempo".

Milano 1971, Barona. Via Antonio di Rudinì (alle spalle del fotografo l’appena ultimato plesso di residenza in Casa di riposo per anziani). L’immagine, a dispetto di un errore di abbinamento didascalia (gli autori del portale Lombardia beni culturali hanno, involontariamente, invertito immagini e didascalie, falsando una corrispondenza) non corrisponde ad uno sgombero da alloggi ex IACP in Viale Tibaldi (Ticinese) ma ad un analogo sgombero di abusivi dal cantiere, probabilmente ultimato, del complesso geriatrico oggi denominato “Casa di riposo Famagosta”. Si rammenta che negli anni ’70 (qui siamo nel 1971) premeva, a Milano, una emergenza alloggi che era dovuta, non tanto e non solo ad una massiccia immigrazione interna dall’Italia meridionale. Gli anni ’60 e ’70, a discapito di una Repubblica Italiana costituzionalmente antifascista (e conseguentemente di una Milano, di allora, ufficialmente antifascista), proseguiva e completava l’esodo di famiglie (anche milanesi e lombarde) dalle case di ringhiera/corte del centro storico (avviato nel Ventennio fascista da Mussolini) per favorire le immobiliari che demolendo tali vecchi plessi abitativi… ricavavano terreni a basso costo dove edificare condomini di lusso, in pieno centro, per la ricca borghesia (milanese ma non solo) che trafugava i propri capitali in Svizzera e Montecarlo… potendosi permettere soluzioni abitative all’ombra della Madonnina… Il Comune di Milano si indebitava per tentare di risolvere questi drammi sociali… ma nella maggiorparte delle volte non sapeva farvi fronte. L’immagine ritrae, in piena Barona tra i Quartieri Sant’Ambrogio I e II° (appena ultimato), uno sgombero di famiglie che avevano occupato gli ambienti paraospedalieri della suddetta casa di riposo. Del resto, dall’immagine, si identifica molto bene la sagoma del costruendo Ospedale San Paolo alla Barona. (fonte Lombardia beni culturali). PS . Questo genere di foto sono scartate dalle Milano Sparita SSC e Facebook e Da Milano alla Barona… sono troppo tristi… mettono a nudo una Milano … da sempre in ostaggio di lobby immobiliari e di “sola” (in romano “sola” equivale a truffatore e ladro) che aprivano fabbriche e aziende, sfruttavano fondi governativi, fallivano in simulazione e trafugavano capitali all’estero (Berlusconi era già “operativo” in quel periodo)… del resto come biasimarli ? Gli autori di tali pagine Fbook devono obbedire alle leggi di marketing e di “soap shop” imposte da una multinazionale USA (loro padrona) … il prodotto commerciale internet ed editoriale deve essere strappalacrime e strapparicordi… insomma … i dolci ricordi del cervelè, del prestinè, dell’ortolano all’angolo di Piazza Miani… dove le varie Sciure Maria facevano la spesa a cavallo tra l’ex Piazza Predappio e la “nuova” Piazza Miani, una toponomastica rinominata dopo il 1948… e riciclata dal piazzale della vecchia stazione centrale… Come più volte sottolineato… chi ha padroni… deve sottostare ai medesimi. Questo è quello che distIngue i Social net dalle libere e spontanee pubblicazioni delle testimonianze ed immagini della “Milano di un tempo”.

Milano, 1969-70 circa. Barona, Piazza Miani. Manifestazione contro la guerra del Vietnam, (fonte: Lombardia beni culturali). PS. Una nota "al vetriolo" su questa immagine. Viene da domandarsi se i "singnori" di Milano Sparita SSC con le loro derivate Da Milano alla Barona Facebook e Milano Sparita non Facebook... non fossero a conoscenza (forse in possesso dell'originale) di questa foto ... autocensurata poichè in contrasto con le direttive ed i dettami ideologici e politici di una multinazionale come Facebook (USA) ed in aperto contrasto con il suo proprietario (Mark Zuckerberg) noto per evidenti simpatie (e affari) con gruppi internazionali di estrema destra, neo fascisti e peggio... (centinaia di migliaia le pagine neo naziste in Italia, oscurare solo alcune di esse).

Milano, 1969-70 circa. Barona, Piazza Miani. Manifestazione contro la guerra del Vietnam, (fonte: Lombardia beni culturali). PS. Una nota “al vetriolo” su questa immagine. Viene da domandarsi se i “signori” di Milano Sparita SSC con le loro derivate Da Milano alla Barona Facebook e Milano Sparita Facebook… non fossero a conoscenza (forse in possesso dell’originale) di questa foto … e verrebbe ulteriormente da chiedersi se si siano astenuti, dal pubblicarla, come forma di autocensura poichè in contrasto con le direttive ed i dettami ideologici e politici di una multinazionale come Facebook (USA) ed in aperto contrasto con il suo proprietario (Mark Zuckerberg) noto per evidenti simpatie (e affari) con gruppi internazionali di estrema destra, neo fascisti e peggio… (centinaia di migliaia le pagine neo naziste in Italia, oscurate solo alcune di esse). Purtroppo, in Italia, siamo ancora in pochi a comprendere la pericolosità di Facebook, piattaforma social che meriterebbe di essere messa fuori legge in Italia e anche in altre nazioni estere…

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Prosegue l’utilizzo speculativo, in regime di abuso (purtroppo non si trovano termini alternativi…) , di immagini inedite (l’uso commerciale di immagini delle quali non è nota l’origine e non sono chiare le legittimità di custodia e sfruttamento per questioni di business on-line è da considerarsi un abuso non legittimo) in carta chimica (di recente si è capito che parte di questi archivi d’immagine sono in server aziendali, viene quindi da chiedersi se non siano, nella fattispecie, memorizzate proprio  nei server del Comune di Milano, Polizia Locale, ATM, MM, IULM, etc..) immagini ad uso storico (commerciale, nei fatti) monopolizzate da personaggi di Milano Sparita Scyscrapercity (verso i quali, non si starebbe del tutto con “le mani in mano”…).

L’account Pino Maiuli ha postato questa immagine tenuta “al caldo”… quanto meno da quando sono comparse le pagine Facebook Milano Sparita e Da Milano alla Barona (2010-12), di recente anche Milano nei secoli Facebook si è accodata ai furbetti.

Purtroppo, le tecnologie worpress, per alcuni link (come quello sottostante), postano direttamente il contenuto dei file immagine anche se non si abilita alcuna pubblicazione della foto in quanto tale.

L’immagine sottostante, in forma inedita (non reperibile nella ricerca immagini di Google e Bing) è apparsa ieri, 4 Ottobre 2019, su Milano Sparita SSC. Come noto (segreti di Pulcinella) esistono archivi fotogtafici memorizzati, all’insaputa di tutti, nei server dipartimentali del Comune di Milano… probabilmente in uno o alcuni dei comparti di amministrazione pubblica locale:

Comune di Milano

Polizia Locale

MM

ATM

forse anche IULM (che è un ente universitario privato costruito sopra un sito archeologico “tombato” dal lontano 1989, ente privato che vede, come finanziatori, anche SILVIO BERLUSCONI e le sue società controllate…)

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/71501608_1277085042495297_3654455292684402688_n.jpg?_nc_cat=102&_nc_oc=AQm6h-yRwNl39vdeexkF1GrOHZCOhVaDSjpuS8HRTqZNFvX9CMKY1D_E80XNgQRZc2c&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=2d61967725bcb85fe146c6a498e903fc&oe=5DF330C1

Da Milano alla Barona Facebook e Milano Sparita Facebook sono prodotti commerciali ma non sono storici… non solo non lo sarebbero per via dei contenuti concepiti esclusivamente per motivi commerciali e di promozione individuale (che in seguito potrebbe essere sfruttata anche per carriere politiche), da parte di autori che non hanno competenze storiche, non hanno lauree universitarie in storia (anzi non hanno proprio lauree), che non sono qualificabili come ricercatori (se si qualificano con tali titoli e gradi, tale azione è pura millanteria… ma nel termine di millantare, si farebbe riferimento non solo alla presunzione di presentarsi come cio’ che non si sarebbe… ma anche nel vantare titoli senza fondamento), ancor meno come scrittori, ancor di meno come riferimenti storici, nè internettiani nè editoriali…

Si è già evidenziato che l’autore di questo web non è uno storico, il presente web NON E’ DA CONSIDERARSI UN SAGGIO STORICO..

Si evidenzia che anche gli autori di tali pagine fbook e libri… non sono storici nella stessa misura e stregua di quanto non lo sarebbe questo sito.

Un fatto curioso della pagina Fbook “Da Milano alla Barona” (in realtà il “fenomeno” è riscontrabile anche in Milano Sparita facebook, in proporzioni mastodontiche, ed anche Milano nei secoli facebook)  è l’immediata quotazione del “post” in decine, centinaia,  migliaia, alcune migliaia di like totalizzati nell’arco di pochi minuti, sovente anche di meno… per poi cessare, dopo qualche ora, qualsiasi ulteriore incremento.

Il fenomeno della gragnola di like nell’immagine postata dopo  qualche decina di secondi  o di minuti (in Milano Sparita dopo qualche secondo dal post si contano già decine di like…) non è reale, spiace ammetterlo ma le evidenze non possono essere negate.

E’ come se ci fosse qualcuno o soprattutto qualcosa che alla pubblicazione dell’immagine, incrementa i contatori di voti positivi (il credere, come ormai noto, che si tratti solo di voti di follower, oltremodo spremuti come limoni nella pretesa di mettere a disposizioni filimini e fotine famigliari per la “causa commerciale” di cui sappiamo… oltretutto in apparente titolo gratuito, è segno di ingenuità ben sapendo che personaggi che cercano fortuna in facebook e con le convenzioni facebook… e solo ed esclusivamente per tale scopo…).

Per i tre siti facebook sopra menzionati, come per il forum Milano Sparita SSC…  LA STORIA NON SAREBBE UN FINE MA UN MEZZO… ammesso che si possa qualificarla come storia… quella pubblicata nei social e libri commercialmente abbinati).

Qualificarsi come ricercatori implica essere titolari di una borsa di ricerca universitaria… in genere i ricercatori italiani sono precari… e la ricerca dura al massimo tre anni… non si pubblica su libri AMAZON, ed entra nel percorso di ricerca storica e scientifica gestito da università e ministeri e istituti di ricerca anche internazionali.

Il più bello però deve ancora venire.

La terza edizione (2020) del libro (Amazon) abbinato…

Chissà se conterrà interi capitoli storici ignoti all’autore, ergo  le lacune delle prime edizioni, lacune che emersero, in questi 3 anni e dopo questi 3 anni …con la pubblicazione di questo web e di milanobarona.freeoda.com ?

Mancavano molti tasselli nelle prime versioni librarie della Barona (per Milano Sparita Fbook  la situazione è anche peggiore… le lacune sulla storia contemporanea, su quella del dopoguerra sono evidenti) ma si teme che i tasselli mancanti, reintegrati o in corso di integrazione, non saranno frutto di ricerche personali ma forse frutto delle pubblicazioni di questo web e del web sopracitato…

Un dato curioso e significativo emerge dal fatto che questo web è stato oggetti di citazioni di articoli wikipedia… ma le pagine facebook a noi note lo sono state in questi anni ???

Esistono anche parziali versioni Google di tali “libri” (anche della Barona)… quindi non è nemmeno dovuto alla non diffusione in rete di tale “saggio”…

Come accennato, se questo sito non è storico (il primo a sostenere che non lo sia per nulla è colui che lo gestisce), non si crede che i personaggi sopra citati … e le loro “opere” siano da considerarsi tali (a prescindere da recenti promozioni commerciali fatte nella biblioteca di quartiere)… e non lo potrebbero essere comunque per i motivi sopra accennati, ancor meno le pagine Fbook abbinate… perchè non hanno un contenuto storico legalmente e realmente tale… ma solo immagini provendienti, anche, da server aziendali , sfruttate in modo non legittimo, come archivio digitale “occulto” di immagini che non si devono rendere reperibili salvo quando farebbe comodo postarle (si consideri che l’archiviare su server esterni rende impossibile l’identificazione di tali archivi anche in caso di ispezioni (al domicilio) delle autorità preposte.

Attendiamo novità per la prossima primavera 2020… si teme che ne vedremo delle belle…

 

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I siti archelogici dell’erà del Bronzo (Barona) non sono di certo stati scoperti da certi autori di pagine Facebook che fanno proprie testimonianze altrui.

http://www.verdinavigli.org/2006/09/22/dove-finito-il-piu-importante-sito-del-bronzo-4600-anni-a-milano

Per coloro che sono interessati alla verità storica di Milano e periferie (oggi dimenticate dai vari Sala, Pisapia, Moratti, Albertini…) e non si lasciano abbagliare da alcune pagine fbook che sfruttano, dal 2012, i forum SSC, (con finalità che non sono propriamente storiche ma privatistiche, di commercio e di popolarità nella rete, una popolarità che vorrebbero convertire in una sorta di riferimento culturale assoluto del territorio di quartiere…tramite facebook e qualche forum di cui sappiamo…) si invita alla visione attenta e libera da preconcetti (ai quali qualcuno ci avrebbe abituato in internet…) del link sopra allegato.

La questione dei siti archeologici e dei beni artistici dimenticati (vedesi, per esempio, Cascina Monterobbio esclusa dallo IULM da ristrutturazioni a scopo di recupero artistico e funzionale) non è stata scoperta (in modo non proprio disinteressato) con facebook dal 2012 e nemmeno con Skyscrapercity dal 2006. Sono vicende nate a cavallo degli anni ’70 e ’80 dello scorso secolo quando Zuckerber non era ancora nato, non era ancora massone e non esistevano i dannosi social net (a anche qualche forum correlabile).

La mancata tutela di beni archeologici e artistici della Barona (e probabilmente dei confinanti Ticinese, Giambellino-Lorenteggio e Chiesa Rossa) risale ai primi anni ’80 ed è stata oggetto di contenziosi tra coloro che rappresentavano gli ex Consigli di Zona (poi sostituiti dai Municipi… facendo copia e incolla dalle amministrazioni di Roma… senza capire che Roma è quasi nove volte la superficie di Milano con oltre il doppio della popolazione residente, quindi esigenze differenti rispetto ad una città oltre otto volte piu’ piccola) e le varie sovrintendenze ai beni artistici (che non sono di competenza comunale), storici ed i vari assessorati alla cultura che si avvicendarono dalle giunte Tognoli, Pillitteri, Formentini, Albertini e Moratti, sino a Pisapia e Sala.

Si coglie anche l’occasione per fare un poco di chiarezza sull’uso distorto che in facebook verrebbe fatto dell’ex sito archeologico risalente all’era del Bronzo (in realtà nemmeno un sito, un ritrovamento casuale nel 1888 circa, forse un lembo di un insediamento molto piu’ ampio che potrebbe essere andato perso e distrutto nel corso dell’espansione urbana e infrastrutturale del Moncucco e delle limitrofe aree di Viale Famagosta, Sant’Ambrogio primo, Ticinese e Chiesa Rossa), sito nonimato “Cascina Ranza”.

La suddetta ex cascina non ha alcuna correlazione storica diretta con dei manufatti risalenti all’età del Bronzo scoperti casualmente negli anni ’80 del 1800.
L’ex Ranza, oltre 130 anni fa era un semplice riferimento abitativo e rurale nei cui pressi vennero ritrovati dei manufatti archeologici risalenti all’era del Bronzo !
Anche per coloro che vi avrebbero vissuto, non ci sono correlazioni “genealogiche” con la popolazione “ancestrale” residente in tale ritrovamento… che come accennato, con molta probabilità, era solo una piccola porzione di un insediamento molto più esteso che deve essere stato (forse) irreversibilmente perduto (o ulteriormente “tombato” con gli scavi della Metropolitana 2 (anni ’80 del 900), con la costruzione dello IULM, dei plessi ex IACP e Comune di Via Russoli…(fine anni ’70).

Il problema che emerse, proprio in quel sito, verso il 1988 circa (praticamente un secolo dopo), con lo sbancamento dell’area nella quale sorse lo IULM (le prime palazzine, il territorio è tutt’oggi oggetto di lottizzazione ed edificazione, praticamente sino all’Esselunga di Viale Cassala ed a ridosso di Via Schievano) non è correlabile alla indubbia deprecabile demolizione della Cascina Ranza… Sono due reperti “storici” che non hanno una continuità diretta tra loro ! Purtroppo il monopolio storico locale di Fbook lo propone costantemente quasi fosse più una trovata commerciale (molto brillante) che una vera correlazione storica.

Come avvenne per le rovine romane (fognatura romana e pavimentazione annessa) scoperte in Piazza Missori (sotto la Cripta di San Giovanni in Conca) negli anni ’80 (con gli scavi della M3) i  siti archeologici del Moncucco (era del Bronzo) sono sedimentati in livelli ancora più profondi, sotto parecchi metri, forse decine di metri dalla superficie edificabile dei terreni e la loro preservazione o perdita non è correlata alla preesistenza di manufatti cascinali in superficie ma all’assenza di ispezioni geologiche preliminari alla costruzione di edifici e gallerie di metropolitana. Se non si scava oltre i 10 metri di profondità (circa), per paradosso, tali siti possono conservarsi (inesplorati e sconosciuti) anche se immersi nelle falde di acqua del sottosuolo milanese.

L’errore anche grossolano commesso da certi personaggi che utilizzano Facebook per finalità privatistiche e  commerciali è l’abbinare la demolizione della cascina Ranza con la perdita del sito archeologico (non sono correlabili gli eventi… ma si tratta di un’abile operazione commerciale dove foto inedite e “testimonianze” di follower spremuti come limoni elevano picchi stratosferici di visite e vendite in fbook).

Molto probabilmente, considerando la sedimentazione geologica avvenuta nell’area dell’attuale Moncucco, nel corso dei millenni, ed anche rispetto alla fine ‘800, cio’ che venne recuperato a pochi metri di profondità nei secoli scorsi, potrebbe ancora conservarsi, anche oggi, anche oltre 10 metri di profondità, reperti forse sepolti sotto le fondamenta del medesimo IULM… e forse l’area dell’insediamento non si limiterebbe alla sola area limitrofa alla ex Cascina Ranza.

Si tratta di ipotesi (anzi speculazioni) ma molto probabilmente, siti simili, erano presenti anche nel sottosuolo che attualmente ospita le gallerie della M2 tra Romolo e Famagosta. Scavi condotti negli anni ’80, senza la consapevolezza che pochi metri sotto la superficie di scavo potevano conservarsi, da millenni, manufatti di importanza storica notevole.

Il danno, con molta probabilità, venne forse commesso sin dai primissimi anni ’80 con gli scavi (tra Romolo e Famagosta) della metropolitana 2 … idem per lo IULM dove non venne condotta una ricerca, preliminare agli sbancamenti, sulla presenza di siti risalenti ad epoche ormai preistoriche…
Idem con l’ampliamento di Viale Famagosta (1988 circa, 1990), idem con la costruzione del parking Famagosta negli anni ’90, forse persino con la realizzazione dell’ampliamento di svincoli di Piazza Maggi verso il 2000-2002. Forse anche con la recente costruizione dell’Esselunga di Viale Famagosta…

Come deducibile dall’articolo sopra linkato… il problema non venne portato all’attenzione delle autorità cittadine da autori di pagine Facebook e ancor meno da Skyscrapercity… furono gli ex CDZ 16 (consigli di zona) a far emergere, quasi 40 anni fa, i rischi di uno scempio storico che non si limita alla Cascina Ranza (sfruttata su Fbook per motivi noti con passerelle di foto inedite e testimonianeze inedite…finalizzate ad altro…) ma ad una vasta area compresa tra le limitrofe Via Argelati, Viale Romolo, Via Moncucco, Russoli, Viale Famagosta, forse anche vicinanze Bilbao e Schievano-Santander sino alla Via San Vigilio e San Paolino.

Dopo anni di proclami e di “capelli strappati” su SSC e Fbook è arrivato il momento di fare chiarezza su coloro che scoprirono e denunciarono il problema sin dai primi anni ’80 (non esisteva internet, non esisteva SSC, non esisteva Fbook e non esisteva anche qualche giovane ambizioso di successo e notorietà che ha fatto, in parte (se non tutte), come proprie, le istanze di altri, (alcuni di questi …oggi non più in vita) oggi riproposte in modo apparentemente inedito (in modo non disinteressato) su Fbook per finalità private, estranee alla gestione dei beni artistici e storici.
Ricordiamoci che Facebook non è un’area istituzionale malgrado Salvini, Meloni, Berlusconi, Maroni, Di Maio, Renzi e molti altri politicanti ne sfruttino la diffusione mediatica per fini elettorali, di disinformazione e propaganda.

Ritornando agli insediamenti archeologici ….forse qualche “sito” scampato a scavi e sbancamenti edilizi e infrastrutturali esiste ancora oggi… forse i primi “scempi” risalgono alla fine degli anni ’50 del 1900 con la realizzazione delle Vie del Mare, Piazza Maggi, Via Spezia, Imperia, col completamento della Milano Serravalle…

Ancora una volta emerge  quanta distorsione e poca informazione rechino i social net ed anche i forum… (ma non scopriamo nulla di nuovo…).

 

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Luigi Neri combustibili, registrata presso  Milano, Via Visconti di Modrone 16, con ufficio amministrativo Via Ambrogio Binda 14, aree di parcheggio veicoli Via Ambrogio Binda 16, accessi carrai di Via Giacomo Watt 39, Via Ettore Ponti 62 confinante ex distributore carburanti FINA di Via Santa Rita da Cascia 15, ed aree di parcheggio veicoli della ditta Facchini di Via Ettore Ponti 62.

Non si vuole avere la pretesa di fare storia. Questa non è storia (nemmeno locale). Trattasi di brevi e frammentati ricordi e cronologie delle piccole attività imprenditoriali insediate nel quartiere Barona a cavallo tra gli anni ’60 e metà anni ’80 circa.

Nella Milano post dopoguerra sino alle prime metanizzazioni avvenute a partire dalla seconda metà degli anni ’80, il riscaldamento residenziale avveniva, quando centralizzato, con centrali termiche a carbone, a Nafta ed a Cherosene.

Escludendo il carbone, Nafta e Cherosene erano derivati del petrolio, estratti anche dalle raffinerie petrolchimiche di Rho e di Quarto Oggiaro-Certosa.

Logica conseguenza, le caldaie condominiali ed ex IACP, degli edifici scolastici, ospedali, uffici, aziende, industrie, etc…  dovevano essere periodicamente rifornite da autocisterne che rabboccavano i cisternini interrati al di sotto del locale caldaia dei palazzi, scuole, ospedali e industrie di Milano (come di tutto il resto di Italia).

Dalla produzione (raffinerie) alla distribuzione settoriale provvedevano le Ferrovie dello Stato. Per la distribuzioe locale provvedevano piccole ditte, decine e decine, dislocate nella città di Milano, con mezzi più o meno abbinati ad autocisterne singole e/o autocisterne con rimorchio e semirimorchio.

L’esistenza delle “Pese Pubbliche” nei quartieri periferici di Milano (tra le quali quella di Via Ettore Ponti) aveva ragione d’esistere proprio per la distribuzione locale di combustibili liquidi o solidi (solidi come il carbone o altri prodotti).

Limitatamente al quartiere Barona, molti ricorderanno la Ditta Luigi Neri Combustibili. Una Ditta di piccole dimensioni (a livello di organico, un solo conduttore di autocisterne, qualche dipendente nella parte amministrativa e contabile e di registri di pesatura, carico e scarico combustibili). Questta Ditta venne  registrata all’Ufficio Centrale Brevetti per Marchio d’Impresa (nel lontanissimo 29 Gennaio 1959).

Registro d'impresa Luigi Neri Combustibili, Milano Barona, Via A.Binda, archivio centrale dello stato, registro del 1959. (copia cache google https://www.google.com/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjAg-qD9L7jAhWB16QKHevlBLUQjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fdati.acs.beniculturali.it%2Foad%2FuodMarchi%2FMR143281&psig=AOvVaw2EBmyM0ivzqWI3xGdrKAGx&ust=1563549640255971)ust=1563549640255971)

Registro d’impresa Luigi Neri Combustibili, Milano Barona, Via A.Binda, archivio centrale dello stato, registro del 1959. (copia cache google https://www.google.com/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjAg-qD9L7jAhWB16QKHevlBLUQjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fdati.acs.beniculturali.it%2Foad%2FuodMarchi%2FMR143281&psig=AOvVaw2EBmyM0ivzqWI3xGdrKAGx&ust=1563549640255971)ust=1563549640255971)

L’ubicazione del piccolo fabbricato ospitante la sede legale Luigi Neri Combustibili  (Barona) esiste ancora, in stato di abbandono da oltre 30 anni (immagine sottostante)

Barona, Via A.Binda 14 a confine delle pertinenze del civico 16. Ex uffici legali e di amministrazione ditta Luigi Neri (fabbricato inutilizzato da decenni). 15-07-2019

Barona, Via A.Binda 14 a confine delle pertinenze del civico 16. Ex uffici legali e di amministrazione ditta Luigi Neri (fabbricato inutilizzato da decenni). 16-07-2019

La circolazione delle autocisterne “Luigi Neri” (di color bordeaux con banda orizzontale bianca) si concluse verso gli  anni ’80 del 1900 (quanto meno a livello di trasporto combustibili prelevati dagli scali ferroviari, come quello di San Cristoforo per poi essere distribuiti nei condomini e nelle aziende localizzate nel sud ovest milanese e dell’interland circostante). Dalla seconda metà degli anni ’80 non si sono più viste circolare le autocisterne L. Neri, veicoli contraddistinti dalla tipica colorazione bordeaux scuro con una banda bianca orizzontale. Non è dato sapere se dopo tale periodo la ditta L. Neri proseguì la propria attività nella distribuzione, a breve distanza, di combustibili… oppure la medesima ditta chiuse definitivamente le proprie attività. La piccola area di parcheggio antistante gli ex uffici è oggi  utilizzata come parcheggio di automobili dal personale di aziende limitrofe.

L’area era molto piccola e di difficile manovra e parcheggio per autocisterne con rimorchio.

Infatti le aree di sosta e parcheggio di tale ditta non si limitavano a quella ritratta nell’immagine (probabilmente per le locazioni transitorie di aree aperte o chiuse dove sostare le autocisterne).

Luigi Neri Combustibili possedeva una autocisterna FIAT 682  (con rimorchio) e una autocisterna IVECO  con motrice (senza rimorchio) della quale non si possiedono immagini complete.

Il veicolo con rimorchio aveva un aspetto simile a quello ritratto nella foto sottostante

La motrice poteva essere un FIAT 682 dall'aspetto non molto dissime da quello ritratto ed il rimorchio autocisterna, rispetto a quello visibile nell'immagine, era lievemente più lungo (3 assi). Nella portiera di destra (il lato guidatore era a destra) appariva la ragione sociale del trasportatore di combustibili, ovvero Luigi Neri.

La motrice dell’autocisterna L. Neri (con rimorchio) era simile ad un FIAT 682 dall’aspetto non molto distante da quello ritratto nell’immagine. Il rimorchio autocisterna, rispetto a quello visibile nell’immagine, era lievemente più lungo (con 3 assi al posto di 2). Nella portiera di destra (il lato guidatore, negli autocarri prodotti negli anni ’50 e ’60, era sul lato destro della motrice) appariva, stampigliata, la ragione sociale del trasportatore di combustibili.

Il secondo ed ultimo veicolo di trazione per trasporto carburanti era, come accennato, un IVECO, serie non identificabile,  (3 assi, uno anteriore, due posteriori, unica cisterna) senza rimorchio, presumibilmente acquistato (per rifornimento di piccole aree residenziali) nella metà degli anni ’70, di potenza tale da non essere utilizzabile per l’aggancio e la trazione di semirimorchi o rimorchi.

La ditta Luigi Neri, come accennato, per ragioni proprie (forse per lo scarso spazio disponibile negli interni condominiali di Via A. Binda 14), si avvalse di aree di posteggio alternative delle poprie autocisterne presso un capannone (oggi non più esistente) sito in Via Ambrogio Binda 16 (identificato nell’immagine sottostante ALIFOTO ’75), confinante con le pertinenze di Via A. Binda 14.

L Neri Binda

Barona, Via A. Binda 16. 15 Luglio 2019, area che un tempo ospitava un capannone (oggi demolito) utilizzato, anche, come area di sosta delle autocisterne Luigi Neri.

Barona, Via A. Binda 16. 16 Luglio 2019, area che un tempo ospitava un capannone (oggi demolito) utilizzato, anche, come area di sosta delle autocisterne Luigi Neri.

Una terza area condivisa con la ditta Facchini (di Via Ettore Ponti 62), a cavallo degli anni ’70 e ’80, era ubicata a ridosso delle pertinenze dell’ex Fornace Biella di Via G. Watt, e del Giardino d’infanzia (ex Richard Ginori, di Via G. Watt 39) e dell’area di servizio ex FINA di Via Santa Rita da Cascia 15 (immagine sottostante).

Facchini-Neri 1975 Watt Ettore Ponti 62

Isolato compreso tra Via A.Binda, Via G. Watt, Via Ettore Ponti e Via Santa Rita da Cascia-Ohm, Maggio 1975.

Milano Barona 1978 circa. Area parcheggio veicoli Facchini F e Luigi Neri a ridosso dell'ex Fornace Biella, Giardino d'infanzia di Via Watt, isolato compreso tra le vie Santa Rita, Ettore Ponti, Watt e Ambrogio Binda.

Milano Barona 1978 circa. Area parcheggio veicoli Facchini F e Luigi Neri a ridosso dell’ex Fornace Biella, Giardino d’infanzia di Via Watt, isolato compreso tra le vie Santa Rita, Ettore Ponti, Watt e Ambrogio Binda.

Verso la metà degli anni ’70 il rimorchio cisterna Luigi Neri  lo si vedeva posteggiato, durante i fini settimana, anche lungo la Via Ettore Ponti, qualche decina di metri (direzione Piazza Bilbao) dalla ex ditta CO-MA (aeromodellismo e giocattori) di Via Ettore Ponti 12.

Ad onor della cronaca la Via Ambrogio Binda, negli anni ’50, fine ’60, annoverava un non molto gradito (ai residenti) deposito di carbone combustibile (con annesso un serbatoio interrato di Nafta) sito al civico interno 3/B della via (in pratica annesso ad una piccola corte demolita nel 1969 per lasciare spazio all’attuale condominio di Via Binda 3/A, completato verso il 1970).

Il deposito era gestito dalla Ditta Manfredi (nel 1970 trasferitasi a Corsico poi a Buccinasco), precedentemente proprietaria dei terreni dove sorsero, verso il 1957, i lotti condominiali ai civici 3 e 5 della medesima via. Autocisterne con rimorchi popolavano la Via A. Binda tra gli anni ’50 e ’60 ’70 del 900.

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Immagine satellitare Landsat Maggio 1975.

Milano Barona-Giambellino.

Cavalcavia Don Lorenzo Milani in costruzione.

Si nota la posa discontinua dell’impalcato stradale del cavalcavia, ancora assente tra la verticale dell’Alzaia Naviglio Grande ed i primi 100 metri circa di Viale Richard.

Milano Maggio 1975, Barona San Cristoforo-Giambellino. Immagine satellite Landsat del Cavalcavia Don Luigi Milani in costruzione.

Milano Maggio 1975, Barona San Cristoforo-Giambellino. Immagine satellite Landsat del Cavalcavia Don Lorenzo Milani in costruzione.

Foto satellitare di rilievo regionale di Viale Famagosta-Piazza Miani (Barona) risalente alla primavera approssimata tra gli anni 1974-75 (questa non è una aerofoto del 1963-65 ma una acquisizione satellitare in scala di grigi, forse anche in componente Infrarossa per via delle diverse colorazioni tra aree erbose e aree boschive, ovviamente non inquadrate in questo ritaglio).

Nella foto si distingue Piazza Miani e Viale Famagosta ultimato meno di 10 anni prima, con 3 corsie per senso di  marcia, comprese tra la fine dello sparitraffico a ridosso di Piazza Miani sino all’incrocio con Via San Vigilio, ridimensionate a 3 corsie ridotte (nel 1983 circa) con l’implementazione di uno spartitraffico centrale “New Jersey”, corsie oggi ulteriormente ridotte a una sola corsia (ampia) senza linea di  mezzeria (per le automobili)  + una ampia seconda corsia preferenziale per bus e taxi (limitatamente nella direzione verso Piazza Miani), mentre nella direzione Miani-San Vigilio permane una ripartizione ridotta a 2 corsie automobilistiche + corsia preferenziale per bus e taxi. Nella ellisse gialla è evidenziata una vettura filoviaria della storica linea 95 (Rogoredo FS-Modica Miani, 1967-77), riconoscibile dalla presenza dei supporti mobili per le aste di captazione elettrica e carena protettiva dei giunti mobili dei trolley. Possiamo anche notare un ‘autobus linea 74 imboccare Piazza Miani, dal lato opposto del Viale, in direzione via Biella. E’ ancora presente l’anello tramviario del capolinea Miani della linea 12, soppressa qualche anno prima.

Pur essendo una foto  poco dettagliata… (a bassa risoluzione) rappresenta un notevole tuffo nel passato e un certo nodo alla gola…

Viale Famagosta-Piazza Miani Maggio 1974-75__________

Registro d'impresa Luigi Neri Combustibili, Milano Barona, Via A.Binda, archivio centrale dello stato, registro del 1959. (copia cache google https://www.google.com/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjAg-qD9L7jAhWB16QKHevlBLUQjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fdati.acs.beniculturali.it%2Foad%2FuodMarchi%2FMR143281&psig=AOvVaw2EBmyM0ivzqWI3xGdrKAGx&ust=1563549640255971)ust=1563549640255971)

Registro d’impresa Luigi Neri Combustibili, Milano Barona, Via A.Binda, archivio centrale dello stato, registro del 1959. (copia cache google https://www.google.com/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjAg-qD9L7jAhWB16QKHevlBLUQjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fdati.acs.beniculturali.it%2Foad%2FuodMarchi%2FMR143281&psig=AOvVaw2EBmyM0ivzqWI3xGdrKAGx&ust=1563549640255971)ust=1563549640255971)

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Quando Milano Sparita Skyscrapercity cerca di fare storia locale… ma toppa in diversi particolari….

https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4991

@banzio scrisse (non sappiamo  quanti multiaccount, gestiti da 4-5 pesone massimo, popolino quel forum che posta una media di 15 foto inedite al giorno, molte fagocitate da Milano Sparita e da ricordare Facebook di Forza Italia-PD-Lega )

“quando la città si riscaldava a gasolio. depositi sparsi un po’ in tutta milano, da ricordare per esempio gli autotreni che consegnavano da ‘neri combustibili’ in via binda 14 con passaggio millimetrico o il 690 di ‘viganò’ al 15 della stretta via lombardini… CAM aveva deposito a pero, sulla statale, ma il 690 è stato fotografato a torino, all’ingresso -visibile nella vecchia foto- dello stabilimento viberti in corso trapani angolo corso peschiera”

Per quanto riguarda la Via A. Binda, il deposito “LUIGI NERI Combustibili” era al 16 e non al 14, nell’area a ridosso della Cascina Corna (in realtà non era un deposito ma un semplice parcheggio di autocisterna con rimorchio). Questi errori e l’apparente maestria nel localizzare un’autocisterna a Torino in Corso Trapani non derivano, come cercano di apparire, da una loro eccellenza di tracciabilità storico fotografica individuale… ma dal possedere manuali e foto originali corredate da didascalie compilate direttamente dagli autori di foto, cataloghi, depliant aziendali e pubblicitari. Si fa presente che del deposito LUIGI NERI Combustibili, che faceva anche  trasporto  di comburenti e vari derivati dal petrolio prelevati e stoccati all’ex Deposito Victoria di Piazza Bilbao angolo Via Ettore Ponti e che effettuava pesate alla Pesa Pubblica di Via Ettore Ponti e che sversava in carri cisterna, presso lo scalo ferroviario di San Cristoforo in Piazza Tirana (carichi e scarichi), oltre che rifornire anche industrie e aziende di Corsico (come di Milano) in tale deposito (come accennato, in realtà un semplice parcheggio di autocisterne) i veicoli erano solo due, uno con rimorchio dei primi anni ’60 (di colore bordeaux con banda bianca) ed un secondo, privo di rimochio, un’autocisterna IVECO (anch’essa bordeaux con banda bianca) acquistata verso la metà degli anni ’70. LUIGI NERI dismesse tale esercizio di trasporto carburanti e combustibili, verso il 1985.

Foto satellitare Google dell'area ex parcheggio e Ditta Luigi Neri Combustibili di Via Ambrogio Binda 16. Sono ovviamente passati più di 34 anni circa e individuare fabbricati, forse di pertinenza della Cascina Corna, dove erano ospitati gli uffici della ditta sopracitata, è impresa a dir poco ardua Nella foto sat si puo' comunque notare l'ampiezza dell'area rispetto al passo carraio del civico 14. Le autocisterne, al civico 16, avevano la possibilità di effettuare manovre tali da entrare in un senso e uscire, sempre, senza manovre di retromarcia (cosa invece non possibile nell'area corilizia del civico 14. Si notano i residui (al 16) di fabbricati demoliti e aree di delimitazione oggi non utilizzate. In tali spazi vi era la ditta di combustibili sopra citata. Se poi questa ditta apri' una sede legale al civico 14 non è dato sapere. Quello che è certo era l'accesso e l'uscita dal passo carraio del civico 16 di Via Binda.

Foto satellitare Google dell’area ex parcheggio e Ditta Luigi Neri Combustibili di Via Ambrogio Binda 16. Sono ovviamente passati più di 34 anni circa e individuare fabbricati, forse di pertinenza della Cascina Corna, dove erano ospitati gli uffici della ditta sopracitata, è impresa a dir poco ardua (viste le massiccie demolizioni urbane della Milano degli ultimi 25 anni). Nella foto sat si puo’ comunque notare l’ampiezza dell’area rispetto al passo carraio del civico 14 (lato superiore della immagine) dove si constata che la ridotta dimensione dei carrai al 14 non permette (in apparenza) manovre utili ad autocisterne con rimorchio (compatibilmente con i decenni trascorsi e con possibili modifiche urbanistiche di tale interno condominiale. Le autocisterne, al civico 16, avevano la possibilità di effettuare manovre tali da entrare in un senso e uscire, sempre, dal lato motrice, senza essere costrette ad uscire in retromarcia (cosa invece non possibile nell’area cortilizia del civico 14). Si notano i residui (al 16) di piccoli fabbricati demoliti e preesistenti aree aperte di delimitazione oggi non utilizzate e in corso di riassetto nel periodo dell’immagine. In tali spazi vi era la ditta di combustibili sopra citata (che era molto modesta, dal fatturato apparentemente modesto, vista anche la vetustà e la scarsità dei veicoli di trasporto infiammabili in loro dotazione). Se poi questa ditta apri’ una sede legale al civico 14 (dove esistono dei seminterrati sede di alcune piccole attività imprenditoriali) non è dato sapere. Quello che è certo era l’accesso e l’uscita delle autocisterne dal passo carraio del civico 16 di Via Binda (più ampio di quello al 14). Ditte come quella indicata scomparvero verso la seconda metà degli anni ’80 per via della metanizzazione progressiva della Città di Milano.

Gli “”storici”” SSC ecellono nella localizzazione extraregionale… sovente toppano in quella Milanese…

Si rende noto che in questo web venne più volte fatto cenno delle autocisterne “Luigi Neri Combustibili” del quartiere Barona… quindi Milano Sparita SSC non ha scoperto nulla di nuovo, cose già esposte in questo web da anni…

Sull’accesso (negato a tutti, tranne a loro e le pagine Facebook correlate a libri stampati in California e venduti con Amazon) a tali archivi storici (probabilmente depositi comunali ai quali solo loro possono accedere) ne venne già scritto molto in passato… come si scrisse delle intimidazioni e degli insulti gratuiti…

Milano 1960 circa. Barona al confine con il Ticinese. Ponte ferroviario e Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande. Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa. Barona al confine con il Ticinese. Ponte ferroviario e Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande. Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa. Ticinese verso la Barona. Ponte ferroviario sul Naviglio Grande e Chiesa di San Cristoforo (ripresi dal ponte in ferro di Viale Cassala). Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa. Ticinese verso la Barona. Ponte ferroviario sul Naviglio Grande e Chiesa di San Cristoforo (ripresi dal ponte in ferro di Viale Cassala). Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa, Ticinese-Barona. Ponte Ferroviario di San Cristoforo e Naviglio Grande. Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa, Ticinese-Barona. Ponte Ferroviario di San Cristoforo e Naviglio Grande. Autore immagine Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa Barona San Cristoforo-Ticinese. Via Lodovico il Moro e Chiesa di San Cristoforo. Immagine di Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano 1960 circa Barona San Cristoforo-Ticinese. Via Lodovico il Moro, Ponte ferroviario sul Naviglio Grande e Chiesa di San Cristoforo. Immagine di Mario Cattaneo, fonte web Lombardia beni culturali.

Milano Barona-San Cristoforo nel Febbraio 1958. Silata di barconi per la Festa del Carnevale Ambrosiano lungo il Naviglio Grande. Autore immagine Fedele Toscani. Fonte: Archivi web Alinari.

Milano Barona-San Cristoforo nel Febbraio 1958. Silata di barconi per la Festa del Carnevale Ambrosiano lungo il Naviglio Grande. Autore immagine Fedele Toscani. Fonte: Archivi web Alinari.

Milano Barona-San Cristoforo nel Febbraio 1958. Barconi in sfilata carnevalesca lungo il Naviglio Grande. Autore immagine Fedele Toscani, fonte: Archivio web Alinari.

Milano Barona-San Cristoforo nel Febbraio 1958. Barconi in sfilata carnevalesca lungo il Naviglio Grande. Autore immagine Fedele Toscani, fonte: Archivio web Alinari.

Milano Barona-San Cristoforo, Febbraio 1958. Barconi lungo il Naviglio Grande in sfilata carnevalsca. Autore immagine Fedele Toscani, fonte Archivi Alinari.

Milano Barona-San Cristoforo, Febbraio 1958. Barconi lungo il Naviglio Grande in sfilata carnevalsca. Autore immagine Fedele Toscani, fonte Archivi Alinari.

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Da Milano alla Barona Facebook (co-fondato da @milanomaniac di Milano Sparita Skyscrapercity, forum che non ha risparmiato insulti verso questo sito per i motivi noti a molti…) ha “giustamente” acquisito una foto (non etichettata milanobarona essendo vincolata dai diritti d’autore Alinari) postata due mesi fa nell’articolo “Barona” di questo sito, non risparmiando di acquisirne anche la localizzazione (assente nell’archivio Alinari), storpiandone la datazione dell’immagine della didascalia (invece approssimata dall’archivio Alinari tra il 1970 e 80, anzichè il ’60 ’70… ma questi sono i discepoli di Milano Sparita Skyscrapercity… non si deve pretendere troppo)

https://it-it.facebook.com/storiadellabarona/photos/a.295537003881885/1903971893038380/?type=3&eid=ARA2k4rGzIJux2TLhF6axbZdizobPGzMGJNLJ28MI33TEjZuV_OG6t3WC1WIomSYEhVoC16wrdAXeWBl&__xts__%5B0%5D=68.ARCqKnBXl5RvmSZ1-W4OFklRJwiFK2ktgKN0szTUNT-heP_u64EAJxluMz6xG0zGxHvDzTll3XQ9e9tdal22md8QXy0PYkZt-L5pvRHJD4LsF__6T4Bf-AMYMPvdUTAEp3BF3h1LlcQenTEHpMo2ljBPK4wn_qbdaZEga6_WKQI57ep-Jn5Qpjw8Q_a5NL8ezKS3jGBURQkbUAndmrKIBO2LKIuHnPsl8_22lR72zae9vYDyJDlTROSx9vGC9SrxfBUmujJS_0zjTsjflAnJylo0c9n5yZoo0eqZEAkEc7Vgcd6jnAQpDmzjJYSMDh9ZDMUwdGyGgsEXS4EYefZnoQuZcQ&__tn__=EHH-R

La prossima immagine Alinari verrà “marchiata” Milanobarona…. dato che il vizio di seminare letame su questo sito ma nel contempo acquisirne i contenuti è lungi dall’essere superato…

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…. in tema di “STORIA” del q.re Barona si deve evidenziare che le strutture politiche del Partito Democratico di Beppe Sala (+ assessori e consiglieri di Giunta e di Municipio 6) stanno utilizzando la Civica Bibiblioteca Sant’Ambrogio di Via S. Paolino 18, come luogo di promozione “ecommerce” Facebook e Amazon, per incentivare le vendite (via web) di libri contenenti cronologie rigosoramente negate in rete (a differenza di quanto farebbe questo sito) per finalità di commercio e di popolarità editoriale (e web) di determinati personaggi. Queste “sinergie” si estendono anche a qualche utente Milano Sparita e Milano Trasporti Skyscrapercity nonchè organico dei settori amministrativi e di Polizia Giudiziaria del Comune di Milano. (si rammentano le accuse di ladrocinio e di violazione dei diritti di Copyrigth che alcuni di tali personaggi rivolsero, in più occasioni, verso chi gestisce questo sito… cercando di ridicolizzarne la reputazione, sovente al limite della calunnia e diffamazione….ovviamente reazioni furibonde da parte di qualcuno che vede minacciata la carriera publicistica per la presenza di web amatoriali che nel pieno rispetto delle regole cercano di condividere, da semplici cittadini, memorie e reperti testuali e fotografici in buona parte raccolti dalla rete anche se parte di tali reperti fotografici furono ampiamente utilizzati per rinforzare le attività di Facebook e di coloro che nella editoria web cercano di consolidare la propria posizione… non del tutto estranea alla politica “meneghina”).

Il dubbio che sorge è il seguente: Fino a che punto attività privatistiche (malgrado proposte come il prodotto di opere “popolari e popolane” ) possano trovare spazi pubblici istituzionali in strutture pubbliche civiche…. ?

Milano 1948 circa. Barona. Squadra di edili nel cantiere del costruendo Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona.

Milano 1948 circa (in alternativa, periodo bellico  prima della interruzione dei lavori causa bombardamenti RAF della città di Milano). Barona. Squadra di edili nel cantiere del costruendo Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona.

MILANO SPARITA SKYSCRAPERCITY E MILANO TRASPORTI SKYSCRPERCITY

SE “COSTRETTI” NON ESITANO A DIVENTARE DIFFAMATORI !

Cercando in rete si scoprono contenuti diffamatori,  indicizzati in Google e Bing inserendo come parola chiave “milanobarona” e/o il link completo di questo sito (attacchi e cyberbullismo indirizzati contro questo sito internet) da parte di coloro che sono stipendiati dalle municipalizzate e dalle SPA del Comune di Milano (che funziona molto peggio rispetto alle propagande politiche di questi anni sia a destra come a “sinistra”) … attacchi di vecchia data…

https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1553988&page=1054

https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1553988&page=1055

antecedenti alle diffamazioni recenti

Sempre in questi giorni, qualche rampollo PD utiizza e si avvantaggia delle istituzioni comunali per fare promozione  di opere “storiche” (omissis) non diffuse gratuitamente, non reperibili in rete (questo sito è l’unico che ha cercato di diffondere, nel web, in forma gratuita e indipendente, un poco di storia di Milano e Barona) che non hanno  alcun patrocinio ufficiale col Comune di Milano e che non vennero mai prodotte in ambito di ricerca storica universitaria.

Si conclude questa piccola nota di cronaca evidenziando che se in Italia le istituzioni  di controllo funzionassero…. non saremmo qui a leggere certi contenuti  diffamatori e soprattutto non esisterebbero (nemmeno all’origine) pagine Fb di un certo tipo….(vedasi utilizzo spregiudicato di immagini sia nel web che nei libri vari).

Non è possibile aggiungere altro. Una cosa è certa. Questi stipendiati che bazzicano altolocati vari….etc… dimenticano che sono anche mantenuti da noi (malgrado sfruttino le istituzioni  e “la società” per promuovere loro stessi e indirettamente, volontariamente o involontariamente, anche multinazionali del social network). Quindi dovevano essere al nostro servizio, non noi al loro servizio…(vedasi il volere, senza impegno, foto personali a titolo gratuito per foraggiare la loro “causa”)

Un nota conclusiva.

La nota pagina Fb  (PD) (Barona quartiere sud Milano), dopo aver fatto copia e incolla di immagini e didascalie da questo sito, si è offerta di fare da veicolo promozionale di un libro (omissis) di uno dei personaggi  (della Barona) facenti parte del “club elitario Fb” sopra menzionato (club che ha più volte denigrato, ai limiti della diffamazione, questo sito) e di certe “opere storiche” (si tenga presente che i copia e incolla vennero fatti anche dal gestore della pagina Fb beneficiaria delle condivisioni postate a suo favore).

Qui le azioni giudiziarie sarebbero da farsi al loro indirizzo, non loro verso questo sito che violerebbe leggi non scritte di monopolio politico….

La prepotenza politica e l’arroganza, manifestata da queste persone HA RAGGIUNTO IL TOP !

Lor signori confondono i monopoli politici con il Codice Penale e Civile…. non è la prima volta che lo si farebbe (a loro) presente.

Gestire un web gratuito e amatoriale dedicato alla cronologia storica di un quartiere non è reato verso nessuno. E’ reato diffamarne i contenuti e sarebbero azioni di scarsa serietà il copiarne i contenuti senza citarne le fonti (se lo facessero con web in Copyright a questi gli sarebbe già passata la voglia e si troverebbero tutte le proprietà ipotecate…).

Considerando chi sarebbero questo “soggetti” varebbe la pena di evadere il 100% del fisco e delle addizionali IRPEF di Milano…

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Milano 1948 Barona. Processione Santurario Santa Rita da Cascia nell'immediato dopoguerra. Il Santuario venne inaugurato nel Maggio del 1948 (8 anni prima della sua ultimazione). La processione sfila parallalelamente al tracciato stradale di Via Santa Rita. Molto probabilmente questo era dovuto all'assenza del manto di asfalto (o addirittura dell'assenza del tracciato stradale medesimo) che rendeva, a piedi, impraticabile tale via nell'immediato dopoguerra. Fonte Corriere.it

Milano 1948 Barona. Processione Santurario Santa Rita da Cascia nell’immediato dopoguerra. Il Santuario venne inaugurato nel Maggio del 1948 (8 anni prima della sua ultimazione). La processione sfila parallalelamente al tracciato stradale di Via Santa Rita. Dai dettagli della foto non è del tutto visibile il tracciato della Via Santa Rita Da Cascia (nel tratto Ettore Ponti, Watt) che dovrebbe essere delimitato dai dossi di erba visibili nell’immagine. Molto probabilmente questo era dovuto all’assenza di marciapiedi e dello strato di manto stradale di asfalto, la cui mancanza rendeva, a piedi, poco praticabile tale via (nell’immediato dopoguerra). Fonte Corriere.it

 

Milano Barona (confine con il Ticinese). 1988 circa, parcheggio sopraelevato del noto supermercato sito in Via Schievano angolo Viale Cassala. Paesaggio "urbano" in stile pittore Mario Sironi (grigio, austero, "plumbeo"., alberi senza foglie e apparentemente "sena vita"..). Veduta del settore orientale della Barona con la ciminiera della ex fonderia Vedani e il lotto (all'epoca IACP) "infelice" (e problemativo) di Via Felice Lope de Vega. (fonte milano.repubblica.it)

Milano Barona (confine con il Ticinese). 1988 circa, parcheggio sopraelevato del noto supermercato sito in Via Schievano angolo Viale Cassala. Paesaggio “urbano” in stile pittore Mario Sironi (grigio, austero, “plumbeo”,  alberi senza foglie e apparentemente “sena vita”…). Veduta del settore orientale della Barona con la ciminiera della ex fonderia Vedani e il lotto (all’epoca IACP) “infelice” (e problematico) di Via Felice Lope de Vega. (fonte milano.repubblica.it)

 

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http://www.milanotoday.it/~media/horizontal-hi/19810758142682/incidente-cavalcavia-don-milani-di-gian-m-2.jpg

L’incidente avvenuto lo scorso Martedi’ sera (28 Maggio) sul cavalcavia Don Lorenzo Milani (Giambellino-Barona) è quasi nulla rispetto ad una carambola (di vecchia data) verificatasi nel lontano Settembre del 1990 sempre sopra tale ponte. Una serie di frontali (tra auto proveninìenti da corsie opposte) e tamponamenti coinvolsero numerose automobili un Lunedi’ di fine Settembre 1990 , verso mezzogiorno. Diversi i feriti e il cavalcavia chiuso al traffico per 3 ore circa con il collasso della circolazione tra le Vie Giambellino. Carlo Troya, Cassala, Ettore Ponti-Schievano in conseguenza delle deviazione del traffico verso la parallela circonvallazione filoviaria.

Verso la metà degli anni ’70 (nelle serate e nottate estive), con notevoli ritardi rispetto alla data di apertura di tale arteria stradale periferica, tale cavalcavia (incompleto nella illuminazione, nella posa di balaustre e di asfaltatura finale e non ancora aperto al traffico) era luogo di gare automobilistiche clandestine (personaggi proveninenti dal confinante Giambellino) che avevano come luogo di partenza e di arrivo, proprio tale infrastruttura incompleta. Il “circuito” prevedeva auto di grossa cilindrata (principalmente automobili “Giulia” e “Giulietta” Alfa Romeo) sfrecciare a velocità folli lungo le Vie Santa Rita, Viale Famagosta, Via Giacomo Watt, Via A. Binda e Via Ettore Ponti… lungo un quartiere Barona dalle strade deserte e praticamente ancora privo di rete semaforica (nel periodo, gli unici semafori esistenti erano quelli della “rotonda” di Piazza Maggi).

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Milano 1975 circa. Confine tra Ticinese e Barona, a ridosso del rione e Chiesa di San Cristoforo. Cacina Campagnola, limitrofa al Piazzale delle Milizie, con un Sacerdote (quasi sicuramente della Chiesetta di S. Cristoforo) ... Archivio Alinari.

Milano 1975 circa. (Datazione immagine, secondo archivio Alinari, compresa tra il 1970 e 1980). Confine tra Ticinese e Barona, a ridosso del rione e Chiesa di San Cristoforo e omonimo ponte ferroviario. Cacina Campagnola, limitrofa al Piazzale delle Milizie, lungo l’Alzaia Naviglio Grande. (Archivio Alinari).

Milano 1968. Fotogramma del Film "Banditi a Milano" (banda Cavallero) di Carlo Lizzani. Il fotogramma ritrae una ambientazione cinematografica della Questura di Milano e Sala Operativa. Si nota il settore stradale del Quartiere Barona (Via Santa Rita da Cascia, Piazza Miani, Binda e Biella, Ettore Ponti, etc...). Il fotogramma corrisponde al minuto 14:55 circa. Fonte immagine newfilmkritik.de

Milano 1968. Fotogramma del Film “Banditi a Milano” (banda Cavallero) di Carlo Lizzani. Il fotogramma ritrae una ambientazione cinematografica della Questura di Milano e Sala Operativa “Pronto Intervento” . Si nota il settore stradale del Quartiere Barona (Via Santa Rita da Cascia, Piazza Miani, Binda e Biella, Ettore Ponti, etc…). Il fotogramma corrisponde al minuto 14:55 circa. La mappa stradale è molto simile alle edizioni Otello Busetti degli anni ’60. Fonte immagine newfilmkritik.de

Milano, prile 1966. Barona. Inaugurazione plesso di residenza popolare "Quartiere Sant'Ambrogio 1". (Archivio Ernesto Fantozzi)

Milano, Aprile 1966. Barona. Inaugurazione plesso di residenza popolare “Quartiere Sant’Ambrogio 1”. (Archivio Ernesto Fantozzi)

 

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Area di servizio Mobil, intersezione Via Modica/Santa Rita da Cascia, luogo omicidio agente DIGOS Andrea Campagna (eseguito dal gruppo terroristico dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo)

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Area di servizio Mobil, intersezione Via Modica/Santa Rita da Cascia. Luogo dell’omicidio dell’agente DIGOS Andrea Campagna (eseguito dal gruppo terroristico dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo).

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica-Via Santa Rita da Cascia (area di servizio Mobil). Luogo dell'agguato mortale teso all'agente DIGOS Andrea Campagna su esecuzione dei PAC Proletari Armati per il Comunismo.

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica-Via Santa Rita da Cascia (area di servizio Mobil). Luogo dell’agguato mortale teso all’agente DIGOS Andrea Campagna su esecuzione dei PAC Proletari Armati per il Comunismo.

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. Luogo dell'agguato mortale teso all'agente DIGOS Andrea Campagna su esecuzione PAC Proletari Armati per il terrorismo.

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. Luogo dell’agguato mortale teso all’agente DIGOS Andrea Campagna su esecuzione PAC Proletari Armati per il Comunismo.

 

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. Luogo dell'agguato mortale a danno dell'agente DIGOS Andrea Cammpagna (esecuzione PAC, Proletari Armati per il Comunismo).

Milano 19 Aprile 1979. Barona. Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. Luogo dell’agguato mortale a danno dell’agente DIGOS Andrea Campagna (esecuzione PAC, Proletari Armati per il Comunismo).

Milano 19 Aprile 1979. Barona, Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. "Frammento" originale del servizio trasmesso dalla RAI di Milano, il 19 Aprile 1979, relativo al luogo dell'agguato mortale a danno dell'agente DIGOS Andrea Campagna, verificatosi il 19 Aprile 1979, Via Modica-Via Santa Rita, per mano dell'organizzazione terroristica Proletari Armati per il Comunismo PAC.

Milano 19 Aprile 1979. Barona, Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia. “Frammento” originale del servizio trasmesso dalla RAI di Milano, il 19 Aprile 1979, relativo al luogo dell’agguato mortale a danno dell’agente DIGOS Andrea Campagna, verificatosi il 19 Aprile 1979, Via Modica-Via Santa Rita, per mano dell’organizzazione terroristica Proletari Armati per il Comunismo PAC.

"Frammento" acquisito dalla rete 3 Rai tg3 relativo al filmato originale, ripreso dalla RAI di Milano, il 19 Aprile 1979, del luogo dell'agguato mortale dell'agente DIGOS Andrea Campagna, in Via Modica, angolo Via Santa Rita da Cascia, avvenuto il pomeriggio del 19 Aprile 1979 nel quartiere Barona.

“Frammento” acquisito dalla rete 3 Rai tg3 relativo al filmato originale, ripreso dalla RAI di Milano, il 19 Aprile 1979, del luogo dell’agguato mortale dell’agente DIGOS Andrea Campagna, in Via Modica, angolo Via Santa Rita da Cascia, avvenuto il pomeriggio del 19 Aprile 1979 nel quartiere Barona.

Milano Barona 1967. Via Giannino Sessa 8, Centrale SIP teleselezione. Una nota correttiva per un evidente errore apparso mesi fa sulla pagina Facebook "Da Milano alla Barona". Gli impianti di telesezione SIP ritratti nell'immagine postata su questo sito nel Dicembre 2017, poi ripresa dalla pagina Facebook sopra citata. non sono contemporanei. Sono immagini d'archivio ex SIP che risalgono a 52 anni fa anche se l'aspetto esterno di questi apparati (elettromeccanici ed elettronici, ovviamente analogici all'epoca dell'implementazione nazionale della Teleselezione SIP nella seconda metà degli anni '60) potrebbe farli sembrare recenti. Quando TIM, sofferente d'obsolescenza e sottodimensionamento tecnologico delle proprie linee dati e fonia... deciderà (compatibilmente con i dissesti economici degli ultimi anni) di estendere la fibra ottica al 100% delle utente private urbane e non... sottostazioni telefoniche come quelle di Via Giannino Sessa 8 in Barona... non avranno più ragione d'esistere essendo sale permutatori di fonia digitale (MA SU CAVI IN RAME) destinate, prima o poi, a scomparire.

Milano Barona 1967. Via Giannino Sessa 8, Centrale SIP teleselezione. Una nota correttiva per un evidente errore apparso mesi fa sulla pagina Facebook “Da Milano alla Barona”. Gli impianti di telesezione SIP ritratti nell’immagine postata su questo sito nel Dicembre 2017, poi ripresa dalla pagina Facebook sopra citata, non sono contemporanei. Sono immagini d’archivio ex SIP che risalgono a 52 anni fa anche se l’aspetto esterno di questi apparati (elettromeccanici ed elettronici, ovviamente analogici all’epoca dell’implementazione nazionale della Teleselezione SIP nella seconda metà degli anni ’60) potrebbe farli sembrare recenti. Quando TIM, sofferente d’obsolescenza e sottodimensionamento tecnologico delle proprie linee dati e fonia… deciderà (compatibilmente con i dissesti finanziari degli ultimi anni) di estendere la fibra ottica al 100% delle utenze private urbane e non… le sottostazioni telefoniche come quelle di Via Giannino Sessa 8 in Barona… non avranno più ragione d’esistere, essendo sale permutatori di fonia digitale (MA SU CAVI IN RAME) destinate, prima o poi, a scomparire. Quando a Milano (e nel resto d’Italia) si chiede, a TIM, l’attivazione di una nuova utenza di fonia+xdsl (in rame nelle vie non raggiunte dalla fibra TIm o Fastweb), il servizio di fonia proviene dalle sottostazioni come quella di Via Sessa, la portante internet, invece, dalla dorsale geografica per conto TIM… ma i due servizi sono, paradossalmente e in virtu’ di ritardi decennali degli ex monopolisti di Stato, indipendenti e con costi supplementari superiori a quelli di una sola tecnologia digitale in fibra per tutti… (il servizio 5G non risolverà il problema decennale di obsolescenza tecnologica TIM relativa alle sue linee fisse).

Milano 1955- Giambellino. Immagine notturna di Via Giambellino all'incrocio con Via Bellini (e Brunelleschi). Autore Mario Zacchetti.

Milano 1955- Giambellino.  Non è la Barona ma solo 150 metri ne separano i confini da questo sito. Immagine notturna di Via Giambellino all’incrocio con Via Bellini (e Brunelleschi). Alcuni ricorderanno l’ambulatorio vaccinale del Comune di Milano esistente negli anni ’60-’80 in Via Brunelleschi (dove successivamente venne aperto un Coloroficio). Anche i residenti della Barona frequentavano, quindi,  la Via Brunelleschi, per assolvere gli obblighi di vaccinazione infantile presso tale ambulatorio. (Autore Mario Zacchetti)

Milano Barona 1966 circa. Quartiere Sant'Ambogio 1, lato Via San Paolino verso la schiera di palazzine della Via San Vigilio. Fonte fotografica Ordine degli architetti.

Milano Barona 1966 circa. Quartiere Sant’Ambogio 1, lato Via San Paolino verso la schiera di palazzine della Via San Vigilio. Fonte fotografica Ordine degli architetti.

AVVISO AI SIGNORI DI MILANOSPARITA FACEBOOK

DA MILANO ALLA BARONA FACEBOOK

MILANO SPARITA SKYSCRAPERCITY

Nell’interesse di tutti, si comunica che in questo web sono postate fotografie private, non protette dai diritti d’autore ma nemmeno subordinate ad un consenso assenso di acquisizione per fini commerciali. La pubblicazione di tali immagini non include un CONSENSO ASSENSO alla loro pubblicazione perche’ le medesime, con indirizzo URL del sito presente, vengano utilizzate e postate nelle pagine Facebook per uso commerciale e di promozione di persone e cose. Si rammenta che l’utilizzo commerciale su Facebook  sussiste anche quando la “home page” non è subordinata a proposte d’acquisto essendo Facebook una piattaforma quotata nei mercati finanziari per il solo numero di accessi e iscritti.

Qual’ora si dovesse notare l’acquisizione di tali immagini inedite e personali, ritoccate in forma digitale per rimuovere gli URL (indirizzi internet) di appartenenza e/o ridimensionate per celare le fonti sovraimpresse, mio malgrado, sarò costretto a presentare un esposto alla Procura della Repubblica competente, specificando anche l’utilizzo deliberato, da parte di codesti personaggi, di immagini d’archivio giornalistico editoriale, vincolate dai diritti di riproduzione per uso commerciale.

Confidando nel buon senso (sino ad oggi mancato anche per la “mano” politica … l’idea iniziale di far confluire centinaia di migliaia di immagini inedite della Milano d’epoca venne in mente al Direttore Generale ATM in carico nell’anno 2006, corrente FI Moratti, che si sottende dietro certe iniziative Facebook, “mano” che darebbe per scontata qualsiasi immunità) ci si augura di non dover ricorrere a questi sistemi sicuramente odiosi ma generati dall’assenza di regole da parte di qualcuno, a partire da Facebook, ma non solo (le regole non deve rispettarle solo l’autore di questo web).

Forse i signori di tali colossi dell’ecommerce facebook credevano che questo web fosse stato concepito per fungere da serbatoio immagini delle loro attività professionali. No, si tratta di una loro male interpretazione.

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CO-MA Giocattoli e aeromodellismo Via Ettore Ponti 12 Barona-Milano (1950-1989)

https://it.wikipedia.org/wiki/Co-Ma

CO-MA Milano (Barona) Via Ettore Ponti 12 (1950-1989) giocattoli e aeromodellismo

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Il brutto vizio (in malafede) che i beneficiari degli archivi storici e fotografici monopolizzati da circa 5 persone del social-forum Milano Sparita Skyscrapercity avrebbero nel non citare mai le fonti

https://www.sostenitori.info/chi-era-andrea-campagna/321144

La pagina facebook citata più in basso utilizza fonti fotografiche e non solo… per finalità di miglioria della propria collocazione Google e Bing dei motori di ricerca e non solo…

Anche nell’occasione mancata del 14 Gennaio 2019 qualcuno ha dimostrato solo la propria necessità di ben apparire in internet dando enfasi all’arresto di Cesare Battisti.

Tale linea publicistico commerciale non è in alcun modo condivisibile in questo web. Sia per l’utilizzo monetario delle fonti fotografiche sia per atteggiamenti giustizialisti sovente espressi dagli autori di web autoproclamatisi sostenitori delle vittime di terrorismo tra le forze dell’ordine (come il sito sopra linkato).

Verso tali signori si dovrebbe ricordare che Battisti, per tutti o per alcuni dei crimini che ha commesso a Milano…. non agiva nel nome del proletariato… ma per i servizi segreti dello Stato Italiano. Quando si citano i servizi segreti non si sostiene che le vittime di Battisti operassero necessariamente per i servizi segreti medesimi… molto piu’ ovviamente furono, in parte, vittime della Strategia della Tensione voluta dalla DC, dal PSI, dallo stesso PCI, dalla DIGOS, dal SISMI, dalla CIA… (erano coinvolti anche i servizi segreti Francesi e Inglesi). Lo stesso dicasi per le BR. Vertici e soggetti “deviati” della Polizia, DIGOS, Questure, SISMI, etc… infiltravano falsi militanti BR,PAC, PRIMA LINEA, LOTTA CONTINUA, etc… per istigare i collettivi “proletari” alla violenza ed al terrorismo… il tutto si traduceva in terrorismo e vittime di terrorismo…

In quest’ottica sono maturate certe fasi storiche… molto lontane dal giustizialismo neo fascista oggi imperante e promosso dalla Lega di Salvini e Maroni-Berlusconi (questi ultimi operano dietro le “quinte”) con locomotore volontario o involontario M5S. Grillo dovrebbe fare una scelta di “campo”. Se non vuole essere ricordato, nella Storia, come il movimento politico che sostenne la nuova Internazionale Fascista (dietro di essa CIA-United Kingdom, Francia e forse la stessa Germania… gli effetti sono i regimi populisti Polacchi, austriaci e ungheresi, recentemente anche Brasile e Venezuela) … Grillo deve sospendere Di Maio dal Movimento, e con esso altri esponenti di traino, revocare l’attuale contratto di Governo con Maroni-Salvini-Fontana… e la magistratura dovrebbe, dopo 30 anni di coperture, avviare concrete indagini penali contro i succitati Maroni e Salvini… vedesi 41 milioni di euro finiti in Lussemburgo, dalle casse della Lega, dal 2013 ad oggi…. nel 2012, sino alla defenestrazione di Bossi, gli ammanchi erano solo di 9 milioni, i restanti 41 si sono volatilizzati sotto le segreterie e dirigenze di Maroni e Salvini.

A “titolo” esempificativo si cita il noto omicidio del Giudice Alessandrini… uffiicialmente trucidato da terroristi di Prima Linea… Se volesssimo vedere i fatti possibili… dietro le apparenze…. DIGOS-SISMI-CIA non gli perdonarono mai di aver scoperto che dietro la Strade di Piazza Fontana non c’erano Anarchici ma neo fascisti-P2-DC-MSI e CIA….

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In questo sito non si scriverebbero mai le cose che vediamo qui sotto:

Facebook ba

i motivi ?

Partiamo dal notare che l’occasione dell’evento “Arresto di Battisti” è stata utile per inserire una immagine (prelevata dall’archivio storico Corriere della Sera, versione non subordinata a iscrizione) postata a fine Novembre nell’articolo Storia della Barona di questo sito, a dimostrazione che le parole di giustizialismo sommario che leggiamo servono, oltre che a promuovere le attività correlate a tale pagina, a inserire materiale trovato da chi gestisce questo sito, senza fini di lucro,  per incentivare notorietà (e “indotto”) degli autori e cercare di monopolizzare la “memoria storica” della Barona e Milano in una direzione preferenziale.

Si consiglia ai personaggi di tale pagina di dedicarsi alla carriera politica e/o giornalistica. Almeno uno di loro ha la stoffa per “sfondare” in tali comparti…

Preferisco autocensurarmi nel merito dei giudizi miei personali che preferisco, non esprimere, ma solo pensare verso l furbettini di tale pagina come di Milano Sparita Skyscrapercity e il resto del gruppo che incamerando centinaia di migliaia di immagini storiche rilasciate, in 13 anni, col ritmo di 15 al giorno, hanno permesso fatturazioni a Facebook come nessun’altro, in Italia, ha mai effettuato.

Quindi i miei giudizi su tali persone me li riservo a titolo autocensorio causa “decoro” della pagina web (dietro varie pagine fbook di Milano e Navigli abbiamo la politica SALA-SALVINI ripartita in vari modi…).

Veniamo ora al concreto.

Le “ricostruzioni processuali” dei crimini commessi da Cesare Battisti esclusero, come avvenne anche con le Brigate Rosse, infiltrazioni dei Servizi Segreti.

Diciamolo chiaro, anche se come semplice ipotesi, Battisti si infiltrava nei Collettivi Sociali, come quello della Barona, per seminare “zizzania” ovvero istigare movimenti politici non violenti, verso la violenza e verso il terrorismo onde delegittimare le loro attività e farli apparire come criminali. Questo avvenne anche con le BR… solo che per queste ultime gli scenari erano molto più complessi.

Battisti era molto malvisto nel Collettivo Sociale Barona e per saperlo è sufficiente documentarsi in rete. Nessuno condivideva i suoi intenti terroristici e probabilmente di questo Battisti nessuno ne voleva sapere e nulla aveva a che spartire…ma se lo trovarono tra le “palle”… pagandone di persona anche le conseguenze dei fatti del 19 Aprile 1979 , Via Santa Rita da Cascia angolo Via Modica

Non possiamo escludere che personaggi come Battisti, sia come mandante che come esecutore, siano stati collocati dai Servizi Segreti per infangare la reputazione di persone, indubbiamente attive politicamente e nella contestazione ma con intenzioni assolutamente estranee ai fatti che accaddero.

Anche i parenti delle vittime devono farsene una ragione che molti episodi delittuosi di quegli anni nacquero da esaltati manovrati dalle cosiddette “istituzioni deviate” e che molti morti lo furono, anche agenti di PS, per mano di settori “marci” dello Stato che loro servivano ignorando di diventarne, un giorno, le vittime sacrificali.

Quindi, nella parabola della vicenda Battisti, solo lui pagherà. I mandanti ovvero settori deviati o meno delle istituzioni, della magistratura, dei vertici delle forze dell’ordine, della politica (soprattutto democristiana di Andreotti e Cossiga) sono stati esclusi dalle “ricostruzioni processuali”. E’ indubbio che le “ricostruzioni processuali” fatte a metà per Segreti di Stato uccidano due volte queste persone…

Si conclude evidenziando che chi scrive la storia, anche locale, lo fa con la voce dei POTENTI, non di certo con le memorie collettive.

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Fotografia formato cartolina natalizia del 1967. Scattata nel Dicembre 1967 in un condominio del quartiere Barona. (fonte fotografica proprietaria)

Fotografia formato cartolina natalizia del 1967, scattata all’interno di un condominio del quartiere Barona. (fonte fotografica proprietaria)

 

Milano 1995. Barona, Via Gattinara. Fonte fotografica proprietaria.

Milano 1995. Barona, Via Gattinara. (Fonte fotografica proprietaria)

Milano 1920 circa. Barona, facciata originale d'epoca della Chiesa San Cristoforo (lontano dai progetti di restaurazione, recpurero e conservazione pianificati solo oltre il secondo dopoguerra del 1900).

Milano 1920 circa. Barona, facciata originale d’epoca della Chiesa San Cristoforo (lontano dai progetti di restaurazione, recpurero e conservazione, pianificati solo oltre il secondo dopoguerra del 1900. In realtà gli affeschi esterni non sono mai stati realmente recuperati ed i restauri esterni, nel corso dei decenni, verterono limitatamente ai canoni di pulizia e integrità minimale del capitolato in muratura della facciata e dei lati perimetrali e absidali della chiesa).

Milano 1978, presumibilmente Barona, Via Modica, Andrea Campagna, presso l'abitazione dove risiedeva la famiglia della fidanzata, agente di Polizia DIGOS, con il ruolo di autista, assassinato in Via Modica Angolo Via Santa Rita da Cascia, il 19 Aprile 1979 da Cesare Battisti (PAC). Il ruolo storico dei PAC, forse, non si discosta molto da quello delle Brigate Rosse, dove la costituizione di gruppi terroristici era sovente "contaminata" dai Servizi Segreti "deviati"... pare che Battisti, verso gli anni '80, beneficiò di depistaggi e false testimoninanze di personaggi "istituzionali" nel maldestro tentativo di scagionarlo da certi fatti e reati, al medesimo imputabili.

Milano 1978, presumibilmente Barona, Via Modica, Andrea Campagna, presso l’abitazione dove risiedeva la famiglia della fidanzata. Agente di Polizia DIGOS, con il ruolo di autista, assassinato in Via Modica angolo Via Santa Rita da Cascia, il 19 Aprile 1979, da Cesare Battisti (PAC). Il ruolo storico dei PAC, forse, non si discosta molto da quello delle Brigate Rosse, dove la costituizione di gruppi terroristici era sovente “contaminata” dai Servizi Segreti “deviati”… pare che Battisti, verso gli anni ’80, beneficiò di depistaggi e false testimoninanze di personaggi “istituzionali” nel maldestro tentativo di scagionarlo da certi fatti e reati, al medesimo imputabili.

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Le ipocrisie di Milano Sparita e da ricordare Facebook.

Tra le varie pesantissime eredità lasciateci da Forza Italia, dagli eredi Lega Nord e Partito Democratico… abbiamo tale pagina facebook che oltre a lavarci il cervello con le sue propagande filo speculazione edilizia (dietro il mattone milanese ci sono molte “ombre”…) farebbe propri video presenti in rete da diverso tempo, inserendoli , non solo nella propria home page, ma anche nelle proprie raccolte ripartite per “municipi”…(devono, periodicamente, riverniciare una immagine intorpidita da una reputazione di sito web non proprio esemplare…). Questi video nulla hanno a  che spartire con tali personaggi Zuckerberghiani… , speculatori che sentono l’esigenza di mascherarsi  con i fregi storici di un passato che non gli appartiene e che ignoranto totalmente…

Si dubita che a questi tesserati di partito prema realmente qualcosa del patrimonio artistico e storico delle periferie… dato che le tanto esaltate torri ecomostro del Bosco Verticale (dove nel 2014, all’insaputa dei costruttori, vennero girate sequenze del film antimfia “Anine nere” che ben contestualizzava l’idea di acquirenti “Boss…” di tali complessi edilizi…) sorsero sulla demolizione della “spina” degli artigiani dell’Isola Garibaldi (insultati proprio qualche giorno fa proprio su tale pagina)…

Gli ecomostri di Porta Garibaldi devono la loro origine a Impregilo ed Edilnord…(imprese degne di indagini giudiziarie di ampio respiro…)

Personalmente, delle strenne natalizie di Zuckerberg… si intravede solo una grande ipocrisia di natura consumistica…della quale ne potremmo ricavare carta igienica per pulirsi il…

Milano sparita e da ricordare

Commento ricevuto oggi, 22/11/18 da utente vecchiamilano (non si pubblica il post originale per tutela della connessione internet, resa pubblica nel suo indirizzo internet protocol, dalla piattaforma wordpress verso gli utenti che commentano nei vari blog-web wordpress.

“””

Interessante blog senza dubbio, peccato che la maggior parte delle immagini che vengono classificate come fonti private, in realtà sono atti te da milano sparita di skyscrapercity, corriere della sera, ke strade d’Italia del Touring club. Inutile dire che sono ke stesse immagini che sono prese da forum diversi, non ha senso scrivere quindi no skyscrapercity no Facebook, quando il 90% dellebfoto sono attinte da lì. Scrivo questo con certezza perche io stesso ho postato mokte di quelle immagini descrivendone dettagliatamente la fonte, e non facendone altro uso privato, se non la sola condivisione online che non credo francamente arde chi danno a nessuno.

(segue replica).

Le immagini postate in questo web non sono mai state qualificate come di origine privata (qualcuna lo sarebbe, diciamo non oltre una quindicina tra i vari articoli, alcune di esse vennero distruibute in rete anche 10 anni fa per poi ritrovarsele, senza consenso, in qualche libro Fbook per non parlare di pagine Fbook…). Per quanto riguarda il monopolio di Skyscrapercity e Facebook, mi pare che in questo sito sia stato abbondantemente evidenziato il danno recato verso autori indipendenti. COMUNQUE MAI ATTINTO DIRETTAMENTE  DA SKYSCRAPERCITY (quando avviene, è segnalato nella didascalia), MAI ATTINTO DA MILANO SPARITA E DA RICORDARE FACEBOOK e DA MILANO ALLA BARONA (quelle volte che avviene, preliminarmente segnalato,  è per contestare loro determinati abusi e copia incolla da fonti altrui, incluso questo web). Si dovrebbe imputare l’opposto, ovvero molte immagini di quei social provengono da fonti terze, anche proprietarie, non dichiarate e del resto in questo sito le fonti sono quasi sempre indicate.

In tutta franchezza, vi sono molti elementi che fanno credere (in via deduttiva) che i signori appena sopra elencati (skyscrapercity e pagine facebook di Milano e Barona) abbiano, per finalita’ di commercio, sostenuto un commercio non regolamentato, da una piattaforma social net multinazionale, attinto da fonti fotografiche e librarie del Comune di Milano… anzi l’esistenza di pagine Fbook dedicate a Milano è subordinata ai “signori” di Skyscrapercity (molti dei soggetti citati  sono dipendenti o ex dipendenti del Comune di Milano). Molto probabilmente il “ritirato da macero” delle biblioteche civiche di zona e della stessa Sormani, di dipartimenti storici, tecnici e culturali del Comune di Milano, accumulato negli ultimi decenni (per fare spazio a nuove pubblicazioni editoriali distribuite nelle biblioteche) è confluito in Skyscrapercity e successivamente nelle pagine Fbook (in modo tutt’altro che disinteressato). Mi pare che questo commento, pur nel tono critico verso questo sito, volontariamente, o meno, confermi (almeno in parte) che comunque sia…  esiste un monopolio gestito da un gruppo limitato di persone…(gravitanti intorno alle istituzioni del Comune di Milano) a danno di un pluralismo di informazione e pubblicazione (considerando le vendite abbinate di libri nelle piattaforme facebook). Il sostenere che quasi tutte le immagini disponibili in rete provengano da Skyscrapercity Milano Sparita e Storia dei trasporti pubblici… CONFERMA QUANTO SCRITTO DA DUE ANNI E 4 MESI. Irrita che questi ipotetici “depositi” di immagini vengano concessi col contagocce per incentivare promozioni commerciali di qualcuno a discapito della libera circolazione del sapere e dell’informazione.

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Dopo il film ormai sessantennale "Audace colpo dei soliti ignoti", ecco una immagine proveniente da un "colpo dei soliti noti acentratori di immagini scopo di commerci" della piattaforma Skyscrapercity Milano Sparita. Anticipando il passaggio di questa immagine alle note pagine Fbook di Milano e Barona, questa volta sono stati battuti sul tempo... Milano anni '20, Sagra/Festa di San Cristoforo. SI RENDE NOTO CHE QUESTA SARA' LA TERZULTIMA FOTO POSTATA NELL'ARTICOLO STORIA E IMMAGINI DELLA BARONA, A CAUSA DELL'ESAURIMENTO DI NUOVO MATERIALE FOTOGRAFICO DIGITALE A CAUSA DI UN EVIDENTE MONOPOLIO DI "TERZI" A DANNO DI ALTRI... QUINDI DAL 1 DICEMBRE 2018, LA PROGRAMMAZIONE DELL'ARTICOLO DEDICATO ALLA BARONA VERRA' SOSPESA, PROSEGUENDO SOLO GLI AGGIORNAMENTI DELLA SEZIONE DEDICATA A MILANO.

Dopo il film ormai sessantennale “Audace colpo dei soliti ignoti”, ecco una immagine proveniente da un “colpo dei soliti noti”… accentratori di immagini storiche… a scopo di commerci… “soliti noti” della piattaforma Skyscrapercity Milano Sparita. Anticipando il passaggio di questa immagine alle note pagine Fbook di Milano e Barona, questa volta sono stati battuti sul tempo… // Milano anni ’20, Sagra/Festa di San Cristoforo. SI RENDE NOTO CHE QUESTA SARA’ LA TERZ’ULTIMA FOTO POSTATA NELL’ARTICOLO “STORIA E IMMAGINI DELLA BARONA”, A CAUSA DELL’ESAURIMENTO DI NUOVO MATERIALE FOTOGRAFICO DIGITALE, IN CONSEGUENZA DI UN EVIDENTE MONOPOLIO DI “TERZI”… A DANNO DI ALTRI… QUINDI DAL 1 DICEMBRE 2018, LA PROGRAMMAZIONE DELL’ARTICOLO DEDICATO ALLA BARONA VERRA’ SOSPESA, PROSEGUENDO SOLO GLI AGGIORNAMENTI DELLA SEZIONE DEDICATA A MILANO.

Milano 1960-62 circa. Barona, il vecchio Cavalcavia Giovanni Schiavoni, ripreso dal controviale a ridosso di Piazza Maggi, verso l'Alzaia Naviglio Pavese. (flickr.com)

Milano 1960-62 circa. Barona, il vecchio Cavalcavia Giovanni Schiavoni, ripreso dal controviale a ridosso di Piazza Maggi, verso l’Alzaia Naviglio Pavese. (flickr.com) L’opera venne realizzata a fine anni ’50 (ricostruita e ampliata intorno al 2000) nell’allestimento viabilistico dell’innesto della Milano Serravalle (A7) verso il centro città e le due circonvallazioni esterne (verso Viale Cermenate in direzione Corvetto A1 e verso Viale Liguria Tibaldi (e Cassala) tramite l’arteria a scorrimento veloce Via Spezia verso P.zza Belfanti). Alla destra della foto, fuori campo, il costruendo Quartiere Torretta, alle spalle del fotografo, oltre la circoncerenza stradale di Piazza Maggi… il “nulla”… un Viale Famagosta ancora da spianare e realizzarsi per una tratta di quasi 2 km, sino a Piazza Miani. Il completamento del collegamento, verso P.zza Miani, solo intorno al 1966. Nel 1966 l’apertura del Supermarket “STELLA” in Viale Famagosta 16 (il primo vero supermercato della Barona, divenuto Generale Supermercati intorno ai primi anni ’70, daila metà anni ‘2000 Carrefour). Dal 1967, l’implementazione della linea filoviaria 95, da Rogoredo FS a Via Modica-Piazza Miani (con alcune corse brevi terminanti in Piazza Chiaradia al Vigentino) Dall’autunno 1977 la linea filoviaria 95 divenne automobilistica con autobus (Rogoredo FS-Mistral, Piazza Axum Stadio Meazza).

Milano 1974/75, Barona. Immagine acquisita in Viale Famagosta, corrispondenza Lope de Vega nel 1974. ex lotto IACP-MI Lope de Vega-Santander. Occupazione abusiva sostenuta dall'ex PCI sezione milano-ticinese del costruendo lotto di palazzi prefabbricati a ridosso del colatore Olona, tra le Vie Simone Martini-Italo vevo-Santander, la costruenda Via Lope de Vega e Viale Famagosta. Un lotto destinato ad un immediato degrado e tutt'oggi prossimo alla demolizione... a distanza di 44 anni. (Fonte fotografica versione web Il Manifesto).

Milano 1974/75, Barona. Immagine acquisita  dal fotoreporter Dino Fracchia, in Viale Famagosta, corrispondenza Lope de Vega ,nel 1974. ex lotto IACP-MI Lope de Vega-Santander .
Occupazione abusiva sostenuta dall’ex PCI, sezione Milano-Ticinese, del costruendo lotto di palazzi prefabbricati a ridosso del colatore Olona, tra le Vie Simone Martini-Italo Svevo-Santander, e la costruenda Via Lope de Vega, in Viale Famagosta. Un lotto destinato ad un immediato degrado e tutt’oggi prossimo alla demolizione… a distanza di 44 anni. (Fonte fotografica versione web de ” Il Manifesto”).

Osservare con attenzione l’immagine sottostante

Il nostro storico di Milano e Barona "Milanomaniac, connesso e operativo su Skyscrapercity da una postazione di lavoro del Comune di Milano. Non è l'unico caso di secondo lavoro gestito dall'ufficio del primo... (l'immagine è molto rimpicciolita per la necessità di includere, nella stessa schermata, l'avatar del soggetto e il cerchiolino in basso a sinistra di colore verde, indicante la connessione attiva)

Il nostro storico di Milano e Barona “Milanomaniac”, connesso e operativo su Skyscrapercity da una postazione di lavoro del Comune di Milano. Per contratto l’uso del computer e di connessioni internet, escludendo la pausa pranzo, e/o utilizzo della rete per questioni di lavoro, non dovrebbe essere consentito durante le 8 ore contrattuali (l’immagine è molto rimpicciolita per la necessità di includere, nella stessa schermata, l’avatar del soggetto e il cerchiolino in basso a sinistra di colore verde, indicante la connessione attiva)

Milano Barona primi anni ’70. Squadra pallacanestro del Gruppo Sportivo Sant’ambrogio (il nome deriva dall’omonimo Quartiere Sant’Ambrogio Primo, con i primi insediamenti residenziali avviati verso la fine del 1964 anche se ufficialmente inaugurato nel Marzo 1966). In realtà, questo gruppo sportivo, fondato nel 1966 da un ex allenatore di pallacanestro (serie A), nacque come “Ragazzi Atletici Sant’Ambrogio”, costituendo squadre maschili e femminili di basket categoria Juniores. Questo gruppo sportivo competitivo nacque, nel 1966, con la finalità di sostegno alla realtà giovanile del Quartiere Sant’Ambrogio, un quartiere, all’epoca della costituzione di tale gruppo, urbanisticamente isolato, sia verso la realtà metropolitana che della stessa Barona. Coloro che frequentavano il Centro Sportivo Civico (un tempo lo era) “Forza e Coraggio” di Via Gallura (nel Vigentino) potrebbero, forse, ricordare qualche volto sportivo tra gli allenatori di questa squadra di pallacanestro (ritratti nella foto). Il volto della persona collocata alla sinistra dell’immagine era un frequentatore della Civica Biblioteca Sant’Ambrogio di Via S. Paolino 18 negli anni ’80.

Milano 1963 circa Piazza Duomo, manifestazione ATM (con veicolo bus occupato in segno di protesta) per una riforma dei trasporti integrata con la inesistente (all'epoca) rete regionale. Non siamo, ovviamente, alla Barona ma l'immagine, tratta da un articolo giornalistico commemorativo e celebrativo di una nota catena di supermercati (lo striscione pubblicitario del bus è sovrascritto con l'URL di questo sito allo scopo di non apportare contributi pubblicitari). Otto anni dopo questa immagine, verso il 1971, venne attuata la Riforma Tramviaria del 1970. A pochi metri dallo scatto di questa immagine i capolinea dei bus 74 e 76, Piazza Duomo, Barona Q.re Santambrogio e Barona Via Teramo. In realtà la riforma del 1970 non integrava realmente Milano con la rete di trasporti ATM extraurbani e le reti ferroviarie FNM e FS. Ci vollero oltre 37 anni per arrivare all'attuale, seppur inefficiente, integrazione con il Passante Ferroviario Milano Certosa-Milano Viale Forlanini. L'immagine è tratta, come accennato, dal repertorio fotografico di una nota catena di supermercati finanziata dal gruppo Rokfeller. Molti potrebbero dire... "bene, cosa c'è di male... ?". Per quanto riguarda questa catena... non lo sappiamo, per quanto riguarda la famiglia Rockfeller, l'aver contribuito a finanziare le destre hitleriane negli anni '30, successivamente l'aver finanziato US Army nella seconda guerra mondiale... quindi finanziare le opposte fazioni !... , l'aver controllato, negli anni '60 e '70, i governi semi dittatoriali del Messico, la guerra nel Vietnam e tanti altri conflitti globali... sino alla fine anni '70.

Milano 1963 circa, Piazza  del  Duomo, manifestazione ATM (con veicolo bus occupato in segno di protesta) per una riforma dei trasporti integrata con la inesistente (all’epoca) rete regionale. Non siamo, ovviamente, alla Barona.  L’immagine e’ tratta da un articolo giornalistico commemorativo e celebrativo di una nota catena di supermercati (lo striscione pubblicitario del bus è sovrascritto con l’URL di questo sito allo scopo di non apportare contributi pubblicitari involontari). Otto anni dopo questa immagine, verso il 1971, venne attuata la Riforma Tramviaria del 1970. A pochi metri dallo scatto di questa immagine a partire dalla tarda primavera del 1971, vennero istituiti i capolinea dei bus 74 e 76, Piazza Duomo, Barona Q.re Sant’Ambrogio e Barona Via Teramo (in sostituzione del tram 12 tra Cordusio e Piazza Miani). In realtà la riforma del 1970 non integrava realmente Milano con la rete di trasporti ATM extraurbani e le reti ferroviarie FNM e FS. Ci vollero oltre 37 anni per arrivare all’attuale, seppur inefficiente, integrazione con il Passante Ferroviario Milano Certosa-Milano Viale Forlanini. L’immagine è tratta, come accennato, dal repertorio fotografico di una nota catena di supermercati finanziata dal gruppo Rockfeller. Molti potrebbero dire… “bene, cosa c’è di male… ?”.        Per quanto riguarda questa catena… non lo sappiamo,    per quanto riguarda la famiglia Rockfeller, l’aver contribuito a finanziare le destre hitleriane negli anni ’30, successivamente l’aver finanziato US Army nella seconda guerra mondiale… (il finanziare le opposte fazioni fu una abile strategia per inginocchiare l’Europa tra gli anni ’30 e ’40 ed averla in pugno nella ricostruzione posT bellica!…come di fatto avvenne) , l’aver controllato, negli anni ’60 e ’70, i governi semi dittatoriali del Messico, la guerra nel Vietnam e tanti altri conflitti globali… sino alla fine anni ’70. Scorci di Storia milanese (e internazionale)censurati dai siti ufficiali, a partire da quelli di Milano e quartieri Facebook.

Una breve precisazione “localistica”

l’immagine sovrastante (è un link) postata dagli “storici” dipendenti del Comune di Milano (Skyscrapercity e Facebook, inclusa anche la pagina di Milano sparita fb…post sovente effettuati in orari di lavoro e dalle postazioni di lavoro) verso la fine Settembre 2018. La medesima venne qualificata come Viale Carlo Troya. In realtà, col beneficio del dubbio è Viale Cassala (Viale Malta negli anni ’20 e ’30 del 1900 sino all’immediato dopoguerr). Di Viale Troya ne vediamo (forse) solo gli ultimi 5 metri di rotatoria (oggi non esistente). Il ponte del Piazzale delle Milizie (Viale Cassala si prolunga sino al bivio Via San Cristoforo, ed ha la peculiarità di essere “simmetrico”. Ha lo stesso tracciato (rivolto verso la sinistra del campo visivo) sia che lo si osservi dal lato sovrastante il Naviglio Grande, sia da quello opposto e questa immagine (anni ’30) priva di riferimenti attuali, puo’ essere compatibile sia guardando verso il Naviglio che verso Via S. Cristoforo-Via Tortona verso V.le Troya). Se si scrive V.le Troya quando invece è viale Cassala, uno interpreta l’orientamento verso Viale Troya, mentre era il contrario.

Le localizzazioni fatte col sedere… per non usare parolacce…. da tali “storici” che si occupano di storia e gestione archivi fotografici anche dalle postazioni di lavoro…in orario di lavoro… danno luogo ad altri errori… ma si deve comprendere che a frequentare i “gamba sifulina” si diventa zoppi a propria volta (infatti meno si visitano i loro forum meglio è per la nostra conoscenza della vecchia Milano).

Cari signori (e anche un ragazzino) non tutti possono permettersi di avere un secondo lavoro dalla postazione del primo e non si possono permettere di gestire il secondo (dalla “location” del primo) e analizzare foto storiche inedite (anche tramite amici del corsera come fanno loro, visto che l’iscrizione all’archivio storico on line corsera non permette di accedere alle informazioni a cui accedono loro…) per 8 ore dalla scrivania di lavoro.

In Italia c’è chi lavora e chi invece farebbe altro durante il lavoro,,.

Milano, malgrado Berlusconi e le sue speculazioni edilizie, avrebbe, negli ultimi 25 anni, IMMERITATAMENTE conquistato il premio di citta’ modello italiana… “prima nelle industrie (ma dove sarebbero le industrie ?), prima in posti di lavoro (è la città dove emigrano piu’ persone all’estero, rispetto al resto d’Italia), prima in efficienza” (???).

Sulla efficienza, sia nel settore aziendale privato, che in quello comunale AVREI GROSSI DUBBI e gli esempi li vediamo con questi soggetti… ricordando che Milano è 1/9° delle dimensioni di Roma (senza ovviamente difendere gli orrori e schifezze romane) ed ha meno della meta’ della popolazione romana… quindi anche lavorando… poco o niente… la baracca Meneghina va avanti lo stesso… magari assumendo schiavetti precari e interinali che sgobbano al posto del lavoratori di ruolo…

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ATTENZIONE !

Tra due settimane l’aggiornamento di questo articolo sarà sospeso a tempo indeterminato a causa del monopolio archivistico fotografico (oltre 100.000 immagini in 12 anni) di Milano e quartiere Barona, concentrato nelle mani di poche persone (forum Milano Sparita e Trasporti pubblici di Milano Skyscrapercity) all’origine dell’assenza di materiale che non sia già stato sfruttato per uso commerciale e di promozione individuale da parte di alcune pagine Facebook della nota multinazionale di Zuckerberg. (oggi 7 Novembre 2018, la sospensione degli aggiornamenti entro il 20 Novembre prossimo). I “signori” in questione hanno ingegnosamente creato un “sistema” che produce, a loro favore, una pubblicita’ e visiblità indiretta delle loro pagine Fb e della loro identita’ quando, utenti ignari, pubblicano immagini dai medesimi postate, nel corso degli anni, in altri web o pagine di social network, anche non citandone le fonti. Inserendo in Google e Bing, le immagini pregresse dai medesimi postate, appaiono puntualmente Skyscrapercity e le relative pagine Facebook. Un “geniale” metodo (forse corroborato anche da convenzioni Google) che declassa e oscura l’esistenza di siti e pubblicazioni libere e alternative. Questo scenario è esemplare nel merito della libertà di informazione, documentazione ed espressione, anche storica, ostacolato da Facebook, Google e dai “convenzionati” altolocati che beneficiano di questo stato di cose. Vige la Legge del più forte e della Giungla… se qualcuno non se ne fosse ancora accorto.

Vogatori Canottieri Milano, dal Ponte di San Cristoforo sul Naviglio Grande, Anni ’50 del 1900 (foto di Paolo Monti) da imgrum.net (inserito il 19/1/17)

Vogatori Canottieri Milano, dal Ponte di San Cristoforo sul Naviglio Grande, Anni ’50 del 1900 (foto di Paolo Monti) da imgrum.net (inserito il 19/1/17)

Milano 1930 circa (foto sovrastante), Barona San Cristoforo, rito funebre con veicolo motorizzato (alternativo al mezzo tramviario funebre "La Gioconda" istituito nei primi decenni del 1900. Fonte fotografica picckick. Questa è una delle ulime immagini pubblicabili in questo sito, relativamente al quartiere Barona nella storia del 1900. A causa di un monopolio archivistico gestito da alcune pagine facebook il materiale storico fotografico è in corso di esaurimento.

Milano 1930 circa (foto sovrastante), Barona,  Chiesa di San Cristoforo. Rito funebre con veicolo motorizzato (alternativo al mezzo tramviario funebre “La Gioconda” istituito nei primi decenni del 1900). Fonte fotografica picckick. Questa è una delle ulime immagini pubblicabili in questo sito, relativamente al quartiere Barona nella storia del 1900. A causa di un monopolio archivistico gestito da alcune pagine facebook alimentate da soggetti di notevole scorrettezza, soggetti dei forum Skyscrapercity (Mlano Trasporti Pubbilici e Milano Sparita) il materiale storico fotografico è in corso di esaurimento essendo tutto oggetto di monopolio commerciale dell’area facebook/skyscrapercity.

Avviso ai visitatori

L’articolo Milano Barona, a breve (entro fine Novembre), dovra’ sospendere, in forma indeterminata e probabilmente irreversibile e definitiva, gli aggiornamenti e inserimenti di immagini del Quartiere Barona a causa della impossibilita’ di reperire nuove fonti fotografiche, essendo, le medesime, “custodite” da alcuni dipendenti del Comune di Milano, i quali le rilascerebbero ad uso esclusivo (in forma inedita) alla multinazionale USA Facebook di Mark Elliot Zuckerberg (postare foto inedite in una homepage Fb equivale ad una azione transattiva dove il numero di like, condivisioni, visite e vendite di opere editoriali correlate, incrementa e valorizza il potere finanziario e imprenditoriale di Facebook e del suo fondatore-imprenditore). Da notare che la gestione di questi archivi (dal 2006, oltre 100.000 immagini inedite, che non possono provenire solo da raccolte di libri) avviene anche da postazioni di lavoro… insulti e denigrazioni, al limite della diffamazione, distinguono gli “storici” (con qualche talpa nel corsera) che hanno permesso a facebook di fatturare moltissimo in Italia (fb non si arricchisce solo con la vendita di libri convenzionati ma tramite 20.000 like, 500.000 gradimenti alla pagina…). Milano sparita Facebook è la pagina italiana che raccoglie il maggior numero di visite, like, preferenze di pagina contribuendo alla quotazione in borsa di questa multinazionale… (che non paga la tasse) a danno e discapito degli utenti internet che vorrebbero proporre pagine web alternative… dato che le immagini presenti in rete sono quelle postate, dal 2012 su facebook, prima su Skyscrapercity, dal 2006 (forum gestito da dipendenti o ex dipendenti del Comune di Milano).

Entro fine Novembre, questo articolo verra’quindi  sospeso nei suoi aggiornamenti non essendo piu’ possibile inserire nuove fonti fotografiche a causa dei monopoli gestiti  da facebook.

Anche il web milanobarona.freeoda.com dovrà sospendere in via definitiva le pubblicazioni per impossibilità di reperire nuovo materiale e per proplemi di subordino al business facebook frutto di una detenzione individuale (4-5 persone massimo escludendo gli autori delle pagine Fbook) di centinaia di migliaia di immagini che non possono essere riproposte perche’ già sfruttate a fini commerciali e di promozione personale da parte di qualcuno (questo vale per la sezione Barona ma anche Milano).

Questo è un esempio della DEMOCRAZIA di scritti, di opinioni e di immagini storiche che Facebook sta esercitando a danno della pluralita’ dell’informazione.

Vedesi i commenti a piede della immagine

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Da Milano alla Barona e Milano Sparita e da ricordare Faebook ?

NO GRAZIE ! (passi lunghi e ben distesi)

Da 2 anni e mesi 3, questo sito internet ha segnalato l’utilizzo commerciale in regime di monopolio e cartello (questo genera una concorrenza sleale e schiacciante verso i web come questo, che non fanno parte di tale “gruppo”) di centinaia di migliaia di immagini riservate e gestite da una minoranza di soggetti per uso privato, di prestigio personale e di promozione commerciale (centinaia di immagini, postate in circa 6 anni, quasi tutte in forma inedita… non possono materialmente esistere nei libri e  non possono materialmente essere il derivato di donazioni “strappalacrime” che i milanesi farebbero a circa 4 dipendenti ed ex dipendenti del Comune di Milano).

Non si tratta di diffamazione verso nessuno ma di una realta’ evidente, riscontrabile da tutti, impossibile da non vedere, dove i succitati personaggi (Milano Sparita Skyscrapercity…. e Storia dei trasporti pubblici di Milano Skyscrapercity) continuano ad alimentare (per promuovere la vendita di libri tramite Facebook e Amazon, a discapito di liberi autori di web alternativi, dedicati alla storia di Milano). Qui abbiamo a che fare con dipartimenti del Comune di Milano convenzionati direttamente con Facebook, piaccia o meno riconoscerlo.

Il giorno 31 Ottobre 2018 sul forum SSC Storia dei trasporti pubblici di Milano venne pubblicata una foto ritoccata in formato (mai esistito) “Cartolina postale illustrata” della Piazza Miani, quartiere Barona, nella meta’ anni 60 (immagine reperita da ipotetici eredi donatori dell’autore della foto, scattata oltre mezzo secolo fa dal civico 1 di Viale Faenza, immagine concessa all’utilizzo pubblico, solo oggi , non prima di essere rilasciata in forma inedita e di promozione tra il 31 Ottobre e 5 Novembre).

E’ prassi degli “storici” di Milano Spar(t)ira SSC inserire testi a mò di cartolina anni ’30-’60 alterando l’origine reale dell’immagine di proveninenza privata e non commerciale o commemorativa.

Il giorno dopo venne pubblicata su Da Milano alla Barona Facebook, stamani, 5 Novembre, da  Milano sparita e da ricordare Facebook.

I personaggi protagonisti di tale “operazione” sono ovviamente imbestialiti perche’ sono, sotto gli occhi di tutti, in evidente monopolio di fonti fotografiche rilasciate per uso commerciale da parte di personaggi convenzionati con la note multinazionale facebook

I fatti dimostrano quanto segnalato (è evidente a tutti), da anni, ovvero un monopolio fotografico reso inaccessibile a tanti, rilasciato gradualmente per uso commerciale facebook in ostruzionismo alla libera pubblicazione storica e documentale (il danno è di coloro che gestiscono siti come questo, non dei protagonisti di certe azioni… sia ben inteso ! includendo, nel danno, la possibilità di accedere liberamente, senza rischi di furto di informazioni sensibili, come avviene con facebook, ed in forma gratuita, fonti fotografiche e storiche di Milano)

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Milano 1950 circa, Barona, Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo (lato absidale). Si nota l'assenza della palazzina che dal 1964 ospita la piscina olimpionica "Canotteri Olona" (oggi ridotta a centro fitness + piscina). fonte fotografica web fotografie in Comune.

Milano 1950 circa, Barona, Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo (lato absidale). Si nota l’assenza della palazzina che dal 1964 ospita la piscina olimpionica “Canotteri Olona” (oggi ridotta a centro fitness + piscina). Fonte fotografica web fotografie in Comune.

Leggasi le valutazioni a piede dell'immagine.

Leggasi le valutazioni a piede dell’immagine.

Bè, uno dei pochi aspetti positivi dell’aver aperto e pubblicato due siti internet dedicati alla Storia di Milano e della Barona è l’aver messo a nudo la pochezza delle persone  che ci sono dietro Skyscrapercity (Milano Sparita e Storia dei trasporti pubblici) e Facebook (Milano e Barona).

E’ indiscutibile che Facebook, nelle pagine di Milano e quartieri esista  grazie a Milano Sparita Sckyscrapercity e Storia dei trasporti pubblici di Milano Skyscrapercity.

Cercano di fare il “LEI NON SA CHI SONO IO”…

Cari Signori, il berlusconismo è finito e con esso anche voi che vi eravate illusi di agire senza regole , ma di imporle al prossimo (Berlusconi, Formigoni, Maroni, Bossi, Renzi ma anche Salvini ci hanno insegnato il Far West, Salvini lo sta praticando anche oggi ma il modello Milano “bunga bunga” è finito e se ne facciano una ragione…).

Premettendo che dietro tanti profili ci sono al massimo 3 uomini e 1 donna… si sottolinea che c’è anche qualcuno, tra loro, che indossa una divisa (e dovrebbe dare l’esempio ma non sembra proprio) e dipendenti in forze del Comune (al massimo 1+1 persone, il resto pensionati) che gestiscono forum e social network dal luogo di lavoro.

Sia concesso a loro un’ora al giorno, anche extra intervallo…(quindi due al giorno) ma il dedicare quasi 8 ore al giorno a gestire forum dai quali anche  foto imboscate (per anni e anni) diventano commercio è deprimente  (non mi vengano a dire che le pagine Fb della Barona non siano commercio come quelle di Milano Sparita, sono pagine  entrambe commerciali, e non sono solo due, ma molte di piu’ alcune sono correlate a spot di quartiere… ma poco cambia… che hanno beneficiato dei vostri “archivi”).

Signori, ringraziate di essere nati in Italia, dove non esistono leggi e quando esistono non vengono applicate. Provate a ripetere le stesse azioni (mi riferisco a come vengono gestite centinaia di migliaia di foto, per quanto riguarda gli insulti e denigrazioni… che partono da loro non avendo altri strumenti culturali a disposizione… provo piu’ piacere che fastidio…e me le lascio scivolare via…) in un sito e-commerce Aruba,anche  localizzato in Italia… certe leggerezze non passerebbero comunque inosservate come all’interno di social americani dove non esistono leggi e regole (in realta’ esisterebbero ma siamo un popolo bue che finge di non sapere e si piega ad angolo retto davanti alle egemonie d’oltreoceano).

Il tonno al naturale ha il sapore di pesce poco fresco e quando escono al naturale… non piace piu’ la scatoletta di tonno… se dietro lorsignori non vi fossero interessi privati non si incacchierebbero tanto… (rimpiango i vecchi libri sulla Milano storica e anche sulla Barona storica che si potevano leggere con piacere nelle biblioteche Sant’Ambrogio, Tibaldi, Boifava e Odazio…bei  tempi sepolti…)

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Milano 1963 Barona. Ponte ferroviario San Cristoforo. (Fonte fotografica web specializzato in immagini ferroviarie). Inserimento del 20 Ottobre 2018.

Milano 1963 Barona. Ponte ferroviario San Cristoforo. (Fonte fotografica web specializzato in immagini ferroviarie). Inserimento del 20 Ottobre 2018.

Milano 1963 circa. Disegni architetturali delle palazzine del plesso di residenza popolare Quartiere Sant'Ambrgio 1 (I°) nel lotto sud orientale della Barona. (Fonte fotografica: web Lombardia beni culturali)

Milano 1963 circa. Disegni architetturali delle palazzine del plesso di residenza popolare Quartiere Sant’Ambrgio 1 (I°) nel lotto sud orientale della Barona. (Fonte fotografica: web Lombardia beni culturali)

Milano 1960 circa. Una cartolina dalla "Barona", dall'Hotel "dei fiori" nel perimetro del quartiere Torretta (Via Privata Renzo e Lucia, 14). Concepito originariamente per gli uomini "d'affari" e agenti di vendita, rappresentanti, professionisti, etc... che giungevano a Milano, dalla A7 Milano-Serravalle (quando a Milano c'era una vera economia, nel bene e nel male, si intende... oggi c'è solo il mattone come unica fonte di PIL...). La cartolina pubblicitaria, probabilmente anche postale, illustrava anche gli interni dell'Hotel.

Milano 1960 circa. Una cartolina dalla “Barona”, dal Motel “Dei Fiori” nel perimetro del quartiere Torretta (Via Privata Renzo e Lucia, 14). Concepito originariamente per gli uomini “d’affari” e agenti di commercio, rappresentanti, professionisti, etc… che giungevano a Milano, dalla A7 Milano-Serravalle (quando a Milano c’era una vera economia, nel bene e nel male, si intende… oggi c’è solo il mattone come unica fonte di PIL…). La cartolina pubblicitaria, probabilmente anche postale, illustrava anche gli ambienti interni del Motel.

Le pertinenze cascinali degli ex impianti e laboratori del Mulino Blondel (Maimeri) ospitavano, negli anni '90 sino alla prima meta' dei '2000, un laboratorio fotografico di stampa e sviluppo foto. Prima di esso, sempre tale fabbricato, ospito' negli anni '70 una estensione a conduzione famigliare della linea di confezionamento giocattoli e aeromodelli della antistante ex Ditta CO-MA, Via Ettore Ponti 12. Dovremmo, quindi, ricordare all'energico Milanomaniac 60 di Milano Sparita SSC che il civico dell'ex Mulino Blondel, laboratorio artigianale di Tempere, era ubicato al 17 di Via Ettore Ponti, non 19. Da esperti storici come i signori che popolano tale forum ci si attendeva di meglio... no ? (Inserimento del 15 Ottobre 2018 ore 10:30).

Le pertinenze cascinali degli ex impianti e laboratori del Mulino Blondel (Maimeri) ospitavano, negli anni ’90, sino alla prima meta’ dei ‘2000, un laboratorio fotografico di stampa e sviluppo foto. Prima di esso, sempre tale fabbricato, ospito’ (negli anni ’70) una estensione a conduzione famigliare della linea di confezionamento giocattoli e aeromodelli della antistante ex Ditta CO-MA , Via Ettore Ponti 12. Dovremmo, quindi, ricordare all’energico Milanomaniac 60 (di Milano Sparita SSC) che il civico dell’ex Mulino Blondel, laboratorio artigianale di Tempere, era ubicato al 17 di Via Ettore Ponti, non al 19. Da esperti storici come i signori che popolano tale forum ci si attendeva di meglio… no ? (Inserimento del 15 Ottobre 2018 ore 10:30).

Via Pestalozzi (corrispondenza civico 4), (seconda meta’ anni ’80) (geoportale comune milano). Una Via Pestalozzi risalente ad oltre 30 anni fa, con l’originale pavimentazione tramviaria, con l’illuminazione stradale aerea, con insegne reclamizzanti attività artigianali e professionali integrate nell’economia cittadina. Oggi le insegne esistono ancora (alcune di esse) ma sono state conservate per pura tattica di commercio immobiliare e di immagine relativa a studi fotografici e di casting presenti nella via, e per dare una parvenza di uno “storico vissuto” degli immobili, loft e attici in essa presenti, riconvertiti dai vecchi contesti di case di ringhiera (le quotazioni, al metro quadro sono prossime a quelle del “Bosco Verticale” di Porta Garibaldi..). Questa immagine venne già proposta in milanobarona verso la fine Marzo 2018. Viene ripubblicata, questa volta vincolata dal nome del sito sovraimpresso, allo scopo di prevenire acquisizioni dirette delle immagini qui pubblicate da parte dei “gentiluomini”(ma proprio gentiluomini) delle pagine facebook, anche di quelle dedicate alla Barona, non solo Milano Sparita… Se lor signori vogliono promuovere i loro commerci e la loro popolarità personali in rete, incluso l’espandere il potere politico e commerciale di facebook…(con tanto di nomi e cognomi messi in bella vista anche nell’URL dei loro siti e pagoine fb), possono effettuare ricerche in rete alla stessa stregua di colui che le ha effettuate per la gestione di questo sito… Dato che questi signori vantano di essere ricercatori storici, acquisiscano immagini tramite gli Archivi di Stato, biblioteche civiche, consulenti storici, archivi istituzionali e altro (per essere “storici” di professione si deve possedere una laurea in tale disciplina, in tutti gli altri casi sono ricerche individuali , più che storiche… persino questo stesso sito non è, assolutamente, da considerarsi realmente storico ma un diario di ricordi ed esperienze personali, correlati ad eventi storici. diario reso pubblico tramite web)… Si rende, anche, noto che non è vero che nell’anno 2012 la multinazionale Facebook fu la prima a pubblicare il primo libro inedito della storia del quartiere Barona (facebook fu la prima a farlo in internet). Negli anni ’70 ed ’80, altri residenti pubblicarono (penalizzati dalla mancanza di mezzi pubblicitari) libri dedicati alla storia remota e contemporanea del quartiere. Le loro opere vennero diffuse dai servizi bibliotecari di Milano e si logorarono nel tempo… fatto strano, non vennero rilegate e restaurate ed oggi non si trova traccia di tali libri… sopravvive qualche opera dedicata alla Vecchia Milano dove si scopre da dove hanno origine parte degli archivi fotografici Facebook di Milano…. Si deve prendrere atto, per la presunzione estrema di qualche ragazzo alla ricerca di riconoscimenti anche internazionali e popolarità mediatica…(internet non ha dato alcun contributo al sapere umano, ha solo definito ruoli e gerarchie all’interno della societa’, amplificando le gerarchie sociali e politiche preesistenti) che la Barona non esisteva sino all’Ottobre 2012, e solo dopo quella data, con la pubblicazione di un libro e di una pagina fbook (che attinse tanto da Milano Sparita Skyscrapercity), il quartiere Barona ha trovato vita e forma reale e con esso i suoi residenti… prima dell’Ottobre 2012, era solo un agglomerato di campi e marcite… che qualche storico di professione, posando nella notte dei tempi, la prima pietra “paleolitica”, ne fondo’ le origini su Facebook e Amazon… Scrivere queste cose espone a querele “bavaglio” (sia per le pagine dedicate a Milano come anche alla Barona, Skyscrapercity inclusa ed a partire da essa visti gli altolocati arroganti che la frequentano) dato che lor signori sono convenzionati con i + ricchi e facoltosi personaggi internazionali della new economy USA (ZUCKERBERG), e come tali possono avvalersi dei migliori studi legali (forniti da altolocati) internazionli, oltre che nazionali e milanesi (per non contare dell’appoggio di una certa magistratura)… Anche questo è un chiaro sintomo di come siano peggiorate le cose in Italia e all’interno della societa’ italiana, da Tangentopoli 92 sino ad oggi…, la storia è scritta e pubblicata dai potenti e chi per loro , ovvero da gruppi finanziari sui quali è modellato il sapere internettiano, subordinato sulla volontà e dettame dei medesimi…coloro che “osano” pubblicare autonomamente rischiano processi inquisitori….

Milano anni '70 , quartiere Barona. Cooperativa E. Satta, Bocciofila Balbiani. Immagine inserita l'11 Ottobre 2018. E' probabile che la pubblicazione di questa foto scateni le "ire" del "Milanomaniac<" di Skyscrapercity Milano Sparita e co fondaore della pagina Facebook Da Milano alla Barona. Si ipotizza che entro domani sara', forse, gia postata anche in tale pagina (è sfuggita a "lor signori", è un inserimento recente del webb di tale cooperativa).

Milano anni ’70 , quartiere Barona. Cooperativa E. Satta, Bocciofila Balbiani. Immagine inserita l’11 Ottobre 2018. E’ probabile che la pubblicazione di questa foto scateni le “ire” del “Milanomaniac” di Skyscrapercity Milano Sparita e co-fondatore della pagina Facebook “Da Milano alla Barona”. Si ipotizza che entro domani sara’, forse, gia postata anche in tale pagina (è sfuggita a “lor signori”, è un inserimento recente del web di tale cooperativa… prepariamoci a tuoni e fulmini oltre a quelli già in corso per la pioggia di oggi…  🙂 ). Vien da chiedersi se il Milanomaniac andra’ a tormentare il “babbo” novantenne per la localizzazione millimetrica del posto… 🙁

Milano 1970 circa Sagra di San Cristoforo (cartolina a colori "viaggiata"). Fonte fotografica delcampe.net

Milano 1969/1970 circa,  Sagra di San Cristoforo (cartolina a colori “viaggiata”). Fonte fotografica delcampe.net

Comunicazione ai visitatori del sito.

Da qualche tempo la maggiorparte delle fotografie postate su milanobarona vede la presenza della dicitura sovraimpressa degli indirizzi internet dei siti milanobarona.freeoda e myblog. Questo si è reso necessario per prevenire il copia e incolla di immagini e didascalie che le pagine facebook Milano Sparita e Da Milano alla Barona praticano a danno di questo sito. I “signori” (uno di questi un ragazzino…) che preferiscono sottrarsi a lunghe ricerche in rete, album fotografici, biblioteche e bancarelle, pescando direttamente da queso sito, immagini e didascalie (l’ultima in ordine di “apparizione” l’immagine della Chiesa di San Cristoforo, postata nel Luglio 2017 con la relativa didascalia) dovranno, da ora in avanti,  cercare in internet, coi motori di ricerca come farebbe l’autore di questo sito internet. Tali personaggi hanno già beneficiato di canali d’acquisizione immagini inedite privilegiati e non sempre legittimi (vedasi Milano Sparita Skyscrapercity).

Tali condotte sono vergognose se praticate da soggetti che gestiscono attività commerciale su facebook avvalendosi di foto e descrizioni prodotte e cercate da altri, senza fini di lucro. Si informa, inoltre, che anche su questo web è disponibile la storia del Borgo dei Corpi Santi della Barona come di tutte le principali fasi storiche, dalle dominazioni Romane sino ai giorni nostri… qui non si deve pagare nulla… e non si alimenta il progetto di spionaggio e manipolazione ideologica e politica ECHELON (CIA, NSA, FBI) dell’amministrazione centrale USA di Washington (facebook è utilizzato, insieme a Twitter per diffondere neofascismo, per campagne elettorali di estrema destra, per spiare e schedare miliardi di utenti, per danneggiare le economie tradiazionali e sovente, vedesi la recente direttiva europea, per sfruttare, senza regole, le proprieta’ intellettuali altrui e le ricerche documentali altrui…).

Questo sito è pulito, gestito da persone oneste e senza secondi fini, senza lottizzazioni politiche, senza convenzioni con gruppi finanziari a capo di social network.

Milano Barona 1977 c cvirca. Veduta aerea del Quartiere Sant'Ambrogio 1 (I°). L'immagine contiene una data del 1978. Forse la data è antecedente di qualche anno per i seguenti dettagli: Assenza del cantiere edile del "Green House Residence", costruito tra il 1978 e 79, inaugurato nella primavera del 1979 (l'isolato dove venne realizzato, tra le Vie Beldiletto, Viale Famagosta e Via San Vigilio, appare ancora completamente erboso. Assenza della strada e cancellata d'ingresso del Pronto Soccorso dell'Ospedale San Paolo (inaugurato nel 1980). Il centro civico (Consiglio di Zona, Biblioteca, Mercato Comunale) sembra essere affiancato dai resti di un cantiere, forse lo stesso della sua edificazione e ultimazione (tra il 1974/75). Fonte fotografica : delcampe.net

Milano Barona 1977 circa. Veduta aerea del Quartiere Sant’Ambrogio 1 (I°). L’immagine contiene una data del 1978. Forse la data è antecedente di qualche anno per i seguenti dettagli:
Assenza del cantiere edile del “Green House Residence”, costruito tra il 1978 e 79, inaugurato nella primavera del 1979 (l’isolato dove venne realizzato, tra le Vie Beldiletto, Viale Famagosta e Via San Vigilio), appare ancora completamente erboso. Assenza della strada e cancellata d’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo (inaugurato nel 1980). Il centro civico (Consiglio di Zona, Biblioteca, Mercato Comunale) sembra essere affiancato dai resti di un cantiere, forse lo stesso della sua edificazione e ultimazione (tra il 1974/75).
Fonte fotografica : delcampe.net

Milano 1936 circa. L'immagine, purtroppo molto piccola all'origine, ritrae il colatore Olona lungo Viale Misurata in occasione di una ondata di gelo che ha ricoperto di ghiaccio il fondo non ancora invaso dalle acque della diramazione verso la Barona del canale urbano dell'Olona. Alcuni ragazzi pattinano sopra quella lastra di ghiaccio noncurante dei rischi che correvano in caso di incidenti (il canale in secca era di difficile accesso dalla strada). La localizzazione del luogo dello scatto non è semplice ed il condizionale è d'obbligo. L'edificio sulla sinistra (con sei finestre, dal lato Misurata, per piano, corriponde ad un edificio tutt'oggi esistente e sito all'angolo tra Viale Misurata e Via Sirte. Il ponticello che sovrasta l'Olona in secca (non erano ancora state aperte le "chiuse", prezzo Piazza de Angelis, di afflusso verso il Lambro Meridionale) doveva collegare la Via Vincenzo Foppa con la Via Lorenteggio (quindi sulla destra si troverebbe la chiesetta di San Protaso). Non è Barona ma poco ci manca (è separata dal tratto di Viale Troya ma siamo nelle vicinanze). Fonte fotografica Wikizero.

Milano 1936/37 circa. L’immagine, purtroppo molto piccola all’origine, ritrae il colatore Olona, lungo Viale Misurata, in occasione di una ondata di gelo che ha ricoperto di ghiaccio il fondo non ancora invaso dalle acque (quanto meno sulla base della didascalia originale della foto, dove si scrive di una Olona appena ultimata ma non ancora invasa dalle acque, in caso contrario, la lastra di ghiaccio si è formata per il gelo delle medesime acque reflue di tale canale, che aveva origine dalla diramazione di Piazza de Angelis verso la Barona). Alcuni ragazzi pattinano sopra quella lastra di ghiaccio noncuranti dei rischi che potevano correre in caso di incidenti (il canale in secca era di difficile accesso dalla strada). La localizzazione del luogo dello scatto non è semplice ed il condizionale è d’obbligo. L’edificio sulla sinistra (con sei finestre, dal lato Misurata, per piano), corriponde ad un edificio tutt’oggi esistente e sito all’angolo tra Viale Misurata e Via Sirte (P.zza Bolivar). Il ponticello che sovrasta l’Olona doveva collegare la Via Vincenzo Foppa con la Via Lorenteggio attraverso Piazza Bolivar (quindi sulla destra si troverebbe la chiesetta di San Protaso). Non è Barona ma poco ci manca (è separata dal tratto di Viale Troya ma siamo nelle vicinanze). Fonte fotografica Wikizero.

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Alcuni brevi aggiornamenti relativi alle aree skyscrapercity e facebook di Milano e Barona (gestite dagli stessi inconcludenti)

L’immagine disponibile nel  link sottostante (link automaticamente convertito in immagine dalle funzionalità wordpress) proviene dall’archivio storico del Corriere della Sera:

Si tratta di una foto postata dal forum Milano Sparita Skyscrapercity.

L’uso commerciale  di questa foto (che non esiste indipendentemente dall pagine di giornale storiche dalle quali verrebbe estrapolata) è vincolato da diritti di riproduzione, che senza l’autorizzazione del proprietario di tali diritti (Corsera), non possono essere sfruttati con finalità di “ecommerce” in rete internet (per esempio Facebook)

Malgrado questo, alcune di esse sono confluite in pagine commerciali Facebook (sempre per mano di questi soggetti).

Ora passiamo all’interpretazione cronologica di questa fotografia, un poco travisata dagli “esperti storici” di Milano Sparita Skyscrapercity.

Milano Sparita Skyscrapercity esperti della storia di Milano ?

Totò risponderebbe:”Ma mi faccia il piacere”

L’immagine (deve essere ripetuta per meglio comprendere gli errori commessi da certi saputelli autoproclamatisi tali) ritrae (secondo le interpretazioni degli “specialisti storici” di Milano Sparita Skyscrapercity) la presunta area del futuro Piazzale delle Milizie (1937).  Non si distingue, tuttavia, la sopraelevazione del dosso in terrapieno per il collegamento del ponte filoviario e veicolare ex scalo Sempione…proveniente da Viale Troya e congiungente Viale Malta, riconvertito in ponte automobolistico verso la fine degli anni ’30 del 1900.

Si scrive “presunta” poiche’ qualcosa non torna… ma non essendo possibile accedere alle  pagine arretrate dell’archivio storico Corsera del 1937 (l’iscrizione a tale servizio non permette la visione integrale di tali pagine … ) non è possibile verificare il grado d’errore commesso dai GENI di quel forum.

Si evidenzia che il colatore Olona (esteso da Piazza de Angelis sino a San Cristoforo) era a “vista” (cioe’ scoperto) anche lungo Viale Troya, proveniendo da Viale Misurata (Viale Troya, nella foto,  appare invece coperto, piu’ correttamente  appare ancora privo di colatore, anche dopo la curva, una fotografia  anteriore agli scavi del Colatore Olona, realizzati verso la metà degli anni ’30, mentre questa immagine deve essere anteriore di un decennio, cioe’ anni ’20 del ‘900).

La foto è orientata in direzione Piazza Napoli, e il presunto canale Olona, identificato (dai GENI di Milano Sparita Skyscarpercity) sul lato destro della foto , sembra invece essere orientato verso Est (al posto di essere orientato verso Sud), canale che anche tutt’oggi sottopasserebbe il  Naviglio Grande verso Via Malaga, confluendo, poco prima, verso una “biforcazione alla rovescia” dove parte delle acque del Naviglio Grande diluirebbero quelle dell’Olona, costiutendo le origini del canale Lambro Meridionale  (a ridosso del cosiddetto “rilevato ferroviario” in direzione Via Malaga-Via Schievano, alle spalle della Stazione suburbana Romolo, e nella direzione, opposta,  verso la Stazione San Cristoforo sulla Milano-Mortara).

La foto ritrae un paesaggio semiperiferico che assomiglia a Piazzale delle Milizie ma il colatore Olona (realizzato verso la metà degli anni ’30)  non appare nella foto, immagine chiaramente anteriore alla sua realizzazione ed erroneamente datata 1937.

Nella foto … il parapetto del “canale” Olona (cosi’ come erroneamente interpretato dai “geni” di Milano Sparita Skyscrapercity) dovrebbe, invece, appartenere alla sottostante ferrovia Milano Mortara (confusa col colatore Olona, successivo all’epoca dell’immagine).

Poiche’ i signori della Storia di Milano (dal 2006 al ’18…quasi 13 anni) sono       ” esperti e dotti, persino laureati in architettura…” … mentre  l’autore di questo sito sarebbe un     “mentecatto che sta male con la testa”,      dovremmo, appunto, attenderci che l’errore sia sito in questo web e la verità storica sia, invece, dalla loro parte …

Qualche cosa pero’ non torna…(a partire dalla minore pendenza del futuro Piazzale delle Milizie, del quale non si vede il dislivello del terrapieno… forse perche’ non ancora realizzato, limitato alla prima campata sovrastante la ferrovia Milano-Mortara e non collegato  verso Viale Malta, oggi Viale Cassala mancando una seconda campata a completamento del collegamento mancante).

Sino agli anni ’30  del 1900 la circonvallazione automobilistica esterna “CE” si troncava proprio con la intersezione del Naviglio… (probabilmente anche nel periodo della foto, antecedente alla realizzazione del colatore Olona, antecedente al 1937, antecedente al collegamento Troya-Malta, antecedente  al completamento del secondo ponte in ferro realizzato parallelamente all’ex ponte ferroviario ex Scalo Sempione).

Ammesso che l’immagine ritragga  il futuro Piazzale delle Milizie nel 1937, il parapetto che si vede in basso a destra NON E’ IL COLATORE OLONA,  ma come accennato,  una campata  sovrastante la Ferrovia Milano-Mortara (il cosiddetto ponte delle Milizie aveva ed avrebbe due campate indipendenti e separate da un terrapieno). La prima campata sovrasta la ferrovia succitata, dal lato Vle Troya, la seconda (separata da un terrapieno) il Naviglio Grande verso Viale Cassala (all’epoca Viale Malta). Entrambi i segmenti di tali Viali, sino agli anni ’30, coincidevano con il vecchio bivio (diramazione) del tracciato ferroviario diretto verso lo Scalo Sempione (diramato dalla ex Cintura sud, oggi suburbana LeNord da Porta Romana verso la Milano-Mortara in S. Cristoforo).

Prima del 1937 preesistevano due ponti ferroviari in ferro (a cui se ne aggiunse un terzo verso il 1937 , per costituire un collegamento auto e filoviario tra Viale Troya e Cassala).

Il primo ponte ferroviario era diretto verso lo scalo S. Cristoforo , all’innesto con la Milano-Mortara (parallelamente alla Via Pesto e Tolstoj). Il secondo ponte (una delle due corsie del futuro ponte automobilistico del Piazzale delle Milizie) faceva parte della dismessa diramazione ferroviaria verso lo Scalo Sempione, quello che poi sarebbe stato riciclato come ponte veicolare e filoviario da Viale Malta (oggi Cassala) verso Troya (tali ponti e rinforzi di terrapieno vennero rifatti e consolidati, 40 anni dopo, verso il 1975-76  nell’attuale opera in cemento e calcestruzzo ancora oggi  esistente, sopra la quale circola la filovia  90-91).

E’ pertanto piu’ verosimile che tale foto ritragga l’allestimento di una rotatoria “cieca” (dove terminava Viale Troya senza proseguire verso Viale Malta, immagine  anteriore al 1937, diversamente da come indicato in questo thread https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4688 ).

E’quindi probabile che il parapetto in basso a destra della foto non sia il colatore Olona ma la sottopassante ferrovia Milano Mortara, visibile anche nell’aerofoto sottostante, alla sinistra del Naviglio Grande (confusa, dai GENI di Milano Sparita SSC per il colatore Olona… che forse non era ancora stato realizzato…)

Farebbe fede una foto sotto allegata (primi anni 60) che evidenzia la prosecuzione del canale alle spalle della Torre delle Milizie.

 aerofoto colatore Olona anni 60 Piazzale delle Milizie Via Pesto e San Cristoforo.

aerofoto colatore Olona anni 60 Piazzale delle Milizie Via Pesto e San Cristoforo.

 In conclusione, quella immagine, (Corsera) precede, di molti anni, il 1937. L’immagine è precedente al collegamento di Viale Troya con Viale Malta e precede, inoltre,  la canalizzazione del Colatore Olona.


Un’altra nota storica (errori della pagina Facebook “Da Milano alla Barona” ).

Radio Milano Ticinese interruppe il palinsesto proprietario della famiglia Bramieri verso il 1980 (l’iautore che si avvale del social net di Zuckerberg ha invece riportato che la programmazione di tale emittente radio prosegui sino alla fine degli anni ’80).

. Dopo tale data (1980), la proprieta’ e il nome dell’emittente, cosi’ come la programmazione, vennero affidate ad altri proprietari che utilizzarono le stesse frequenze per una emittente radio di nome e di proprietà differenti. Stupisce leggere che qualcuno abbia prolungato di 10 ANNI,  la vita di tale emittente, sorta presso il palazzo Coop Lombardia di Viale Famagosta 75 intorno al 1976 (in realta’ frequenze e programmazione partirono verso il 1975 e non si protrattero oltre il 1981). Chi sostiene queste cronologie ha conosciuto, di persona, Cesare Bramieri (un incontro del tutto casuale, si intende, avvenuto verso il 1985), figlio del noto comico e showman televisivo Gino Bramieri.

Siamo sicuri che la versione storica di Radio Milano Ticinese postata dalla pagina Fbook “Da Milano alla Barona” sia corretta ?.

Le fonti alternative smentiscono questo nuovo svarione dei GENI di Milano Sparita Sckyscrapercity (in effetti, con i loro errori… MILANO E’ PROPRIO SPARITA !).

Radio Milano Ticinese.

Come dicono a Napoli “accà si esce pazzi…” (i pensionati digitali di Milano Sparita Skyscrapercity e l’autore Da Milano alla Barona, sembrano vivere in funzione delle immagini e delle discascalie che postano in tali social…. una quantita’ impressionante di  tonnellate di immagini sovente corredate da didascalie erronee…ed in effetti se seguissimo le logiche dei convenzionati “Facebook  Transamerica Corporation”  si finirebbe al Centro Psico Sociale…con una bella prescrizione di sedativi…(va di moda scrivere che “Milanesi non si nasce ma si diventa…ed in effetti questi sono “milanesi” come lo era Mario Merola…

… questi soggetti, CASINARI per natura…vanno IGNORATI in conseguenza  della quantità  di errori che commettono in rete !

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Per coloro che sono sensibili alla conservazione di vetture tramviarie storiche ATM Milano (nei limiti del possibile, compatibilmente con inevitabili costi aggiuntivi per l’esercizio e la manutenzione di vetture tramviarie altrimenti destinate alla radiazione) una petizione per il loro mantenimento in uso (almeno per usi commemorativi) alternativo alla loro demolizione e scomparsa (anche per evitare che di tali vetture ne vedremmo i soli ricordi nelle note pagine Facebook di Milano e quartieri).

https://www.change.org/p/atm-informa-salviamo-il-tram

… piuttosto che buttare via soldi per le inutili Olimpiadi Invernali di Berlusconi-Salvini-Maroni-Zaia (e amici di merende…) meglio conservare qualche riferimento storico del passato…

La petizione non è un referundum dal valore legale ma è un orientamento significativo sulla volontà di non cancellare anche questi ultimi scampoli di storia locale…

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Milano Ticinese anni '60. Incrocio di barconi (tra le vie Villoresi e Carlo d'Adda, lungo il Naviglio Grande verso San Cristoforo e quartiere Barona. (fonte fotografica lucianocassol.it( )

Milano Ticinese anni ’60. Incrocio di barconi (tra le vie Villoresi e Carlo d’Adda) lungo il Naviglio Grande nelle vicinnze di San Cristoforo e quartiere Barona. (fonte fotografica lucianocassol.it) )

Milano Barona, confinante con Chiesa Rossa. Anni '70, Mulini Certosa di Via della Chiesa Rossa 9, Naviglio Pavese. (Fonte fotografica: web Lombardia beni culturali).

Milano Barona, confinante con Chiesa Rossa-Stadera. Anni ’70 (fine anni ’70), Molini Certosa di Via della Chiesa Rossa 9, Naviglio Pavese. (Fonte fotografica: geoportale Comune Milano).

Milano Barona ai confini di Chiesa Rossa, anni '80. Via della Chiesa Rossa 9. (fonte fotografica: mumi ecomuseo)

Milano Barona ai confini di Chiesa Rossa-Stadera, anni ’80. Via della Chiesa Rossa 9, Molini Certosa e il famoso carro ponte in ferro di carico e scarico materie prime dai barconi naviganti lungo il Naviglio Pavese, ponte oggi non più esistente. (fonte fotografica: mumi ecomuseo)

Milano Barona fine anni '60. Quartiere Torretta, Via Renzo e Lucia. Fonte delcampe.net

Milano Barona fine anni ’60. Quartiere Torretta, Via Renzo e Lucia. Fonte delcampe.net

Chi è nato in Barona o al Ticinese, entro il 1969-70 ricoderà la "mutua" di Via Emilio Gola (complesso sanitario Istituto Nazionale Assicurazione Malattie, poi divenuto USL, ancora ASL, oggi ICP.MI.IT e chi più ne ha... ne metta di spartizioni affaristiche nella sanità lombarda e milanese... purtroppo gli Istituti Clinici di perfezionamento hanno ridotto il Policlinico ad una "mutua"...). Emilio Gola era un pittore impressionista italiano, di Milano, che dopo essersi laureato al Politecnico come ingegnere ando' a Parigi a sturiare impressionismo e naturalismo pittorico. Di questa impronta se ne scorgono le tracce pittoriche nel dipinto sopra raffigurato, realizzato a fine '800.

Chi è nato in Barona o al Ticinese, entro il 1969-70, ricorderà la “mutua” di Via Emilio Gola 22 (complesso sanitario Istituto Nazionale Assicurazione Malattie INAM distretto sanitario Poliambulatoriale, poi divenuto USL 36,  poi ancora ASL 36, oggi ICP.MI.IT e chi più ne ha… più ne metta di spartizioni affaristiche e burocratiche nella sanità lombarda e milanese… purtroppo gli Istituti Clinici di Perfezionamento hanno ridotto anche il Policlinico ad una “mutua”…). Emilio Gola era però un pittore impressionista nato a Milano (sconosciuto anche ai residenti di vecchia data della Barona e del Ticinese di cui ricordano, appunto, il nome Emilio Gola per l’ubicazione della “Mutua” di Via Emilio Gola, struttura mutualistica realizzata a fine anni ’60 in sostituzione della ex Clinica Ronzoni, sita a poca distanza).  Emilio Gola, nato a Milano nel 1851, dopo essersi laureato al Politecnico come ingegnere ando’ a Parigi a studiare impressionismo e naturalismo pittorico. Di questa impronta se ne scorgono le tracce pittoriche nel dipinto sopra raffigurato (ritrae delle “Lavandaie lungo il Naviglio”, realizzato a fine ‘800 nei pressi della Darsena, all’inizio del Naviglio Grande.

Il vero volto di Milano negli ultimi 14 anni. Devastata da mafie, berlusconismo, Moratti, Albertini, Pisapia e Sala a cui si aggiunge una recessione in atto dal 2002, il renzismo Nazionale tra il 2014 e il 2018 e il “Salvinismo” che promette aiuti agli italiani… si agli evasori fiscali… Ovviamente Formigonismo e Maronismo hanno ulteriormente contribuiti a devastare Milano, una città morta, con un tessuto sociale estinto, una storia passata cancellata e presente sulle Pagine Facebook e Skyscrapercity piene di menzogne, slogan politici, falsità, errori e incompetenze. Questo documentario venne prodotto 3 anni fa e la situazione attuale è anche peggio di quella documentata (in piena mangeria EXPO 2015). Ieri, 23 Settembre su RAI 3 venne trasmessa la versione integrale disponibile in questo link https://www.raiplay.it/video/2015/09/Miracolo-a-Milano-I-dieci-comandamenti-del-19092015-1410b89c-0755-4151-ba6d-72ba49a93a2c.html

 

Barona Chiesa Rossa, Conca Fallata anni ’50 del 1900. Autore Ernesto Fantozzi, fonte fotografica; Pinterest.

Milano, 23 Settembre 2018: Come anticipato alcuni giorni fa, si pubblica un breve DOSSIER relativo alla attività “sotterranea” dei social network USA (a partire da Facebook, ma non solo…c’è anche il noto motore di ricerca Google, Yahoo e il resto delle reti sociali gestite da multinazionali finanziarie americane finanziate da TRUMP, dai suoi assistenti,  e da ampie fazioni del Partito Repubblicano… indipendentemente dagli attriti del PR con TRUMP Donald).

Malgrado i milanesi ed i residenti o ex residenti, soprattutto questi ultimi, dato che il quartiere Barona, come il resto di Milano, è ridotto ad un uso foresteria immobiliare (alloggi e appartamenti di residenti deceduti nel corso degli anni, ereditati e riutilizzati come alloggi di condivisione e/o affittante per matricole universitarie IULM, impigati comunali, statali, ed altre università milanesi…) e dato che Milano perse, in circa 30 anni, 1 milione di residente nativi, oggi sostituiti con extracomunitari e la neo futura classe dirigente lombarda e milanese, composta principalmente da persone provenienti dal Sud Italia, alcune di esse con relazioni parentali e politiche a personaggi legati alle mafie)… malgrado il fatto che la rete sociale nativa di Milano sia “morta” da decenni (a Milano non esistono quasi piu’ cinema e cinema multisala non tanto e non solo per la crisi di settore ma per l’estinzione di una rete sociale reale di popolazione appartenente alla storia ed alle tradizioni di questa città) … malgrado (come scritto sopra) che i milanesi si siano abituati a pagine Facebook di Milano e Barona (incluse anche pagine Skyscrapercity) gestite da non milanesi e/o da ragazzini che quando pubblicarono le loro “pagine fb storiche” avevano 23-24 anni (quindi con memoria storica nulla, le immagini le ricevono da Skyscrapercity tramite parenti…), malgrado tali pagine vedano i loro autori beneficiari di CONVENZIONI con la multinazionale di Zuckerberg… malgrado la pagina Fbook “Milano Sparita e da ricordare” fosse infestata, sino a qualche anno fa, da gruppi neofascisti (sono, in parte, spariti, grazie anche a questo web…) malgrado tra i co-autori di pagine Fb di Milano e quartieri vi siano ex sanbabilini… e malgrado l’apparente successo nazionale di tali pagine (ricordiamoci che la “facebook farm” prevede multiutenze fake, i like non riflettono minimamente visite e successo di pubblivo)… POCHI sanno che le reti sociali nacquero, sin dal 1994, con Yahoo e successivamente dal 2004 con Facebook,  … PER ESTENDERE IL PROTOCOLLO DI SPIONAGGIO GLOBALE, TRASNAZIONALE…

… ECHELON

https://it.wikipedia.org/wiki/ECHELON

ECHELON nacque (finanziato e coordinato dalla CIA e dal Pentagono) in piena guerra fredda (anni ’60) per monitorare tutte le conversazioni telefoniche, in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi lingua… che contenessero riferimenti di simpatie ed adesioni al comunismo, al socialismo… a tutto quello che gli USA di allora (come di oggi) considerassero COME UNA MINACCIA ALLA LORO SICUREZZA NAZIONALE.  ECHELON è l’espressione del dominio imperialista (global economy) USA e anglosassone (UK, Australia, Nuova Zelanda, Israele) nemico dell’Europa, nemico di tutte le popolazioni planetarie NON ALLINEATE ad una fede politica di destra (a cui fanno capo monopoli e concentrazioni di potere planetario), di estrema destra, se non dichiaratamente nazifascista (la CIA considera il populismo fascista ma anche le Elite alla “Renzi” o alla Monti-Fornero, come una forma amica e dissuasiva, favorevole alla  eradicazione territoriale di idee e azioni filo socialiste, filo comuniste o semplicemente progressiste e solidali).

Negli anni ’80, con la progressiva diffusione di ARPANET (che dal 1992 si converti’ in INTERNET… a pensare che alcuni autori della “Storia di Milano e quartieri” avessero solo tre anni di vita !!!…viene da impazzire…), dei sistemi di posta elettronica, dei fax e dei cellulari, ECHELON intercettava e catalogava (una rete spionistica gia’ costituita da sistemi di satelliti spia e da supercalcolatori connessi CON TUTTE LE RETI TELEFONICHE DEL MONDO, INCLUSA LA EX DDR REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA… GRAZIE ALL’OPERATO DI HACKER ANTISOCIALISTI RESIDENTI NELLA EX GERMANIA EST) sin dall’inizio degli anni ’90 miliadi di conversazioni telefoniche e comunicazioni telematiche. In quel periodo la NSA decise che era anti economico acquistare software brevettato, un software operativo solo con algoritmi capaci di acquisire, tracciare, mappare e schedare conversazioni (e utenti autori di tali conversazioni) politiche anti capitalismo e anti americane, pronunciate in tutto il mondo, tramite reti telefoniche e/o fax e/o i primi programmi di posta elettronica o anche le ormai dimenticate “Bacheche Elettroniche” (Bulletin Board System) che permettevano comunicazioni private tramite una semplice connessione telefonica ed una finestra di terminale TELNET dei vecchi sistemi operativi UNIX e DOS Microsoft).

Negli anni ’90 CIA e coordinatori di ECHELON, insieme alla NSA (Nationa Securty Agency), insieme ad alcune universita’ americane (quelle dove nacquero Yahoo e Facebook, inizialmente proposte come false bacheche messaggistiche per studenti universitari), ai colossi IBM e Microsoft, decisero di abbattere i costi di acquisto, gestione e aggiornamento federale di tecnologie informatiche protette da brevetti e segreti militari. riversando gli oneri commerciali e finanziari delle loro ATTIVITA’ DI SPIONAGGIO PLANETARIO ai privati (Zuckerber, Bill Gates i principali) ed alla nascente rete INTERNET… tramite l’INTERNET 1.0 (Yahoo), INTERNET 2.0-3,0 (Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, etc…) sino alla 4.0 dove i riconoscimenti facciali imposti progressivamente da Fbook ai suoi utenti, la connessione domotica e meccatronica di elettrodomestici e automobili, starebbero estendendo lo spionaggio di massa a qualche miliardo di persone.

Spiare, schedare, catalogare e segnalare milioni, miliardi di utenti connessi in INTERNET, tramite i social net, costa agli USA molto di meno che “iniettare” in rete, dai server sino ai router domestici e da questi ai computer e/o smartphone, algoritmi proprietari (uso militare e governativo) che inviano dati a supercalolatori militari-CIA-Pentagono.

La stessa pagina wikipedia dedicata ad ECHELON ammette, candidamente, che le dorsali sottomarine in fibra ottica che collegano, via Oceano Atlantico e Pacifico, il BIG DATA U.S.A. col resto dei continenti, vede dei punti di “prelievo” del traffico dati inviati a tali sistemi “BIG DATA” per uso spionistico e militare. Questi dati, però, non sono più estrapolati da sistemi proprietari acquistati dalla CIA (NSA) per spiare il traffico delle telecomunicazioni private… sono raccolti direttamente dalle piattaforme dei social network e instradate verso sistemi di raccolta ad uso spionistico.

Yahoo fu il primo social a schedare i propri utenti, successivamente arrivarono Facebook, Youtube, Twitter, Instagram, etc… senza dimenticare la posta elettronica. Tutte le caselle di posta elettronica di tutti i gestori di servizi emailing, di tutte le nazioni, in tutte le lingue, sono duplicate in server ad uso militare e spionistico USA (“rigirate” alle singole Nazioni, dietro richiesta giudiziaria e di Polizia, se necessario).

I giornalisti, italiani e non, quando scrivono e commentano che Cambridge Analytica era una società che nulla aveva a che fare con Facebook, il quale sarebbe vittima di hackeraggio della C. Analytica, dei propri sistemi contenenti i dati sensibili e le attività di qualche miliardo di utenti Fb… raccontano bugie, sapendo di mentire.

Fbook, Yahoo, Twitter, Google, YTube, etc… HANNO ACCORDI TRANSATTIVI con il Governo USA, la NSA sopra citata, la CIA e altri apparati politici americani e anglosassoni, per spiare a livello globale come anche disinformare e praticare la propaganda politica, elettroale ed ideologica, al di fuori dei canali di comunicazione legale dei singoli paesi dove praticano il neo fascismo populismo per fare eleggere Governi a deriva autoritaria (quelli che la CIA ha sempre imposto negli ultimi 70 anni e oltre).

Facebook protegge gli autori (convenzionati con esso) dispensandoli dal rispondere, in sede civile, penale e amministrativa (nel loro paese), di abusi e violazioni, penali e civili, ravvisabili nei contenuti postati da tali personaggi.

Facebook e Google ITALIA ?

Come accennato, Fb e Google non corrispondono alle scemenze scritte dai giornalisti.

Esse, insieme ad alcune multinazionali produttrici di sistemi operativi, hanno sottoscritto, anche con l’Italia, accordi di supporto politico e di Polizia, nonche’ di spionaggio utent,i in sinergia con i nostri Governi e Ministeri, allo scopo di prevenire diffusioni e proselitismi politici e sociali in antagonismo con le istanze egemoniche finanziarie e politiche  del mondo anglosassone.

Come si traduce tutto questo ?

Se vi iscrivete a Facebook o Google (questo vale anche per altri social) con la vostra vera identità e inserendo la vostra immagine reale (il volto), vi autocostruirete una Carta di Identità parallela (che puo’ essere adoperata contro di voi) che verrà rubricata, comunque, dai sistemi “BIG DATA” della NSA (che si appoggia alle infrastrutture ECHELON a loro volta popolate di dati proveninenti da Google e Facebook, dati abbinati alle generalità angrafiche dei clienti di sistemi operativi Microsoft e Android, come anche Apple).

Questi profili vengono integrati con le copie delle vostre caselle di posta elettronica (abbinabili tramite algoritmi e cookies presenti nei vostri sistemi operativi e tramite una ricerca comparata DEI VOSTRI INDIRIZZI IP DI CONNESSIONE INTERNET che saranno sempre gli stessi per connettersi al Fbook, Google, server email, etc…)

Si potrebbe commentare con un “ma chi se ne frega ?”…”non ho nulla da nascondere”…

Bè, se osate scrivere male e/o criticare  esponenti politici USA o nostrani di destra o estrema destra (purtroppo la schedatura si è estesa verso le critiche espresse nei confronti di qualsiasi schieramento politico dato che tutto l’arco Parlamentare italiano si è spostato a destra…) le agenzie NSA e CIA genereranno profili di schedatura (una sorta di CENTRALE PENALE ILLEGALE) sul vostro conto e segnaleranno le vostre opinioni alla DIGOS italiana, Polizie Postali (e queste alla magistratura e servizi ministeriali interni).

DELIRI E FANTASIE COMPLOTTISTICHE ?

Se volete stare bene e sentirvi rassicurati, vivere da ignoranti e creduloni (in Italia vi chiamano Popolo Bue) vi conviene bollare questa informativa come il prodotto  di un malato di mente (starete molto meglio e alimenterete l’industria dello spionaggio USA-UK)

Per farvi capire come siamo messi (anche in Italia) si rende noto che … utlizzando Google o Bing ed inserendo una parola chiave apparentemente generica riferita ad “Appalti dei Tribunali”, incluso anche Milano, emergono (da un “deep web” che tanto “deep” non sarebbe,al punto tale che alcune “chicche” sono state rilanciate da qualche giornalista “non allineato”) hacker  professionisti della sicurezza informatica al servizio dei Ministeri degli Interni e di Giustizia, DIGOS, apparati di secretazione di Stato, legati alle nostre mafie. Essi hanno pieno potere di manipolazione nei motori di ricerca e social network. Emergono accuse di manipolazione del motore di ricerca Google, da parte di tali personaggi, emerge che Google ha convenzioni (come anche le restanti reti sociali-socian network) con tali criminali in giacca e cravatta (sembra che uno di questi abiti anche a Milano e lavori per le nostre istituzioni e ministeri, in sinergia con le piattaforme digitali USA).

Come rendono produttive le schedature di cui siamo vittime ?

Google e Facebook (come i restanti social e motori) vendono cataloghi BIG DATA (di profili internet di cittadini italiani schedati per le sole idee politiche e ideologiche) a Banche, Polizie, Ministeri, Governi e anche societa’ di selezione del personale, aziende, multinazionali, enti amministrativi, istituti di ricerca, etc…

Una agenzia interinale, ancor prima di fare ricerche su Google di un qualsiasi candidato per una offerta lavorativa… puo’ acquistare questi “archivi” e definire la vostra personalità sulla base delle vostre opinioni e abitudini in rete.

Degna d’attenzione è l’inefficienza di ECHELON e della NSA nonche’ CIA nello spionaggio delle cellule terroristiche islamiche (ISIS, etc…) mentre l’efficienza è mastodontica per schiacciare i diritti degli internauti…

CARI SIGNORI….

FACEBOOK ? NO GRAZIE !

Altrimenti, continuate, pure,  a fare gli allocchi (gli italioti) e alimentarete l’industria dello spionaggio informatico e politico gestita da USA e UK.

(non è dato sapere se i “convenzionati” con ecommerce facebook, inclusi i nostri “amici” Milanesi DOC ???,  siano informati e consapevoli di queste cose… ma ad intenditori poche parole…e chi si fida è bene, chi non si fida è meglio.

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Milano Barona San Cristoforo. Alzaia Naviglio Grande Società Canottieri Milano 1970 circa. (fonte delcampe.net)

Milano Barona San Cristoforo. Alzaia Naviglio Grande Società Canottieri Milano 1970 circa. Ai confini dell’impiano sportivo la Cascina Dosso. (fonte delcampe.net)

Milano San Cristoforo. Richard Ginori Manifattura San Cristoforo. Bocca dei forni a ciclo continuo. (fonte : Mumi Ecomuseo)

Milano San Cristoforo. Richard Ginori Manifattura San Cristoforo. Bocca dei forni a ciclo continuo. (fonte : Mumi Ecomuseo)

Milano Barona 1964 .Foto aerea Santuario Santa Rita alla Barona. Nell'angolo anteriore destro della foto si scorge una pertinenza cascinale del Mulino Desa.

Milano Barona 1964 . Foto aerea del Santuario Santa Rita da Cascia alla Barona. Nell’angolo superiore destro della foto si scorge una pertinenza cascinale del Mulino Desa. Negli anni ’70, tale pertinenza venne riadattata a Bar ACLI e uffici assistenza fiscale e pensionistica ACLI. Nei piani superiori, sempre tra gli anni ’70 e ’80, vennero allestite aule per un doposcuola degli allievi delle scuole medie inferiori. Alle spalle di tale cascinale venne anche realizzato un piccolo campo da gioco del basket, sempre attinente alle attività parrocchiali del Santuario. Ovviamente buona parte delle strutture elencate vennero realizzate in epoca successiva alla data dell’immagine. (fonte fotografica delcampe.net)

Milano Barona 1960 circa. Ponte Levatoio-ferroviario di Viale Richard a ridosso dello Scalo ferroviario di San Crisfoforo. L'immagine, dal suo archivio originale non riporta la data dell'immagine, presumibilmente scattata nel dopoguerra, tra gli anni '50 e primissini '60. (Fonte fotografica Pineterest.it)

Milano Barona 1960 circa. Ponte Levatoio-ferroviario di Viale Richard – Lodovico il Moro a ridosso dello Scalo ferroviario di San Crisfoforo. L’immagine, dal suo archivio originale, non riporta la data, presumibilmente scattata nel dopoguerra, tra gli anni ’50 e primissini ’60. (Fonte fotografica Pineterest.it)

Milano sparita Sckyscrapercity

In questa immagine con didascalia kmetrica potremo assistere alla stupidità assoluta de I “signori di Milano Sparita Skyscrapercirty” (in realtà molti profili sono fake, onde simulare un successo di partecipazione non reale… avranno preso esempio da facebook ?). Prestare attenzione a questo thread https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4625 (utente paomiao replicato da 233627). I casini con le didascalie solitamente le fanno loro e nei loro derivati Facebook. La didascalia è originale dalla fonte fotografica dell’immagine. Del resto questi poveretti non beneficiano di simpatia nemmeno verso l’utenza che compie l’errore di postare nel loro orticello privato (solo uno sfigato potrebbe iscriversi in tale forum, anzi, un masochista). Si allega un link dove sono volate parole grosse (molto di più di quelle che vengono, qui, riservate a teli gentiluomini) https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4656 , vedere il thread delle 02:57 firmato Italbeton (è proprio vero che coloro che si affidano ai social e forum hanno poco da vendere a parte i libri di cui sappiamo). I “signori” di Milano Sparita Skyscrapercity https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4677 (grazie a loro, due pagine facebook di natura commerciale si avvalgono dei database fotografici, dai medesimi gestiti in forma di monopolio a cui si aggiunge una terza pagina facebook, questa non commerciale, ma comunque fruitrice delle immagini pubblicate da questi “signori”). Leggasi i toni intimidatori e di minaccia che sono riservati persino agli iscrtitti a tale pseudo forum, e il desiderio di praticare un pubblico ludibrio prossimo alla diffamazione. Numericamente sono meno di quelli che sembrano (per la possibile presenza di profili multipli con pseudonimi differenziati) . Verso fine Luglio scorso su tale forum è andato in scena il delirio (perche’ sono stati scoperti a vendere su Ebay le foto sfruttate per fini commerciali a partire da Fb riservato alla Barona). Anche in questo thread il delirio è di casa https://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=4624 (vedesi post di MILANOMANIAC). Egregio MILANOMANIAC (identità nota come anche il luogo di residenza, omessi entrambi ed anche nota la professione e il luogo) probabilmente Lei mi confonde con qualche altro malcapitato dei suoi e dei vostri deliri quotidiani. Mai iscritto a SSC poi, senza nulla di personale, io non l’ho mai vista nè conosciuta e Lei non sa nemmeno dove abitavo e dove abito oggi, in Barona (nulla da spartire con personaggi come Lei). Un tempo di simili bauscia, nel quartiere, non ce ne erano … ma Internet monta la testa a qualcuno, pare. In tema di didascalie errate potremmo dire che “Da Milano alla Barona” grazie a questi soggetti ne abbiamo viste tante, dalle stalle confuse per fornaci ai mulini idroelettrici (mai letta una simile stupidata in vita mia 🙂 ), agli errori di numerazione civica ed alla vendita su Ebay di immagini sfruttate per pubblicizzare pagina Fb e libro connesso. Peccato che sempre da tale pagina Fb si copiano, guarda caso, le didascalie di questo web(se le copiate vuol dire che tanto incasinate non sono). Sempre su “Da Milano alla Barona Fb” degni di nota sono i CASINI interpetativi dell’ex dosso d Viale Famagosta dove qualcuno che ha sbagliato mestiere (doveva fare il contadino nel Mezzogiorno) ha scritto che venne realizzato per farci passare, sotto, l’autostrada cittadina, un progetto abbandonato molti anni prima della sua realizzazione. Era sufficiente controllare le planimetrie per capire che un sottopasso realizzato da tale collinetta era sufficiente per farci passare un’auto o dei trattori, uno alla volta. Se vogliono, possono anche rivolgersi al Tribunale di Milano (gli costerebbe l’intero ricavo della vendita di un libro riservato alla Barona, forse anche di più). Gli intelligentoni in questione sono convinti che l’esistenza di siti alternativi ai loro sia automaticamente un reato come anche il diritto di critica, per loro intepretato come una sfida personale. Per rinfrescarsi la memoria, riguardo all’uso commerciale di immagini e testi, dovrebbero informarsi meglio sui vincoli di pubblicazione dei siti commerciali. E’ noto, a tutti, che i loro archivi fotografici sono stati pesantemente utilizzati da alcune pagine Facebook della storia di Milano e dellla Barona e questo non è avvenuto per caso o per distrazione…. è anche noto che alcune fotografie in originale, detenute da Lorsignori, dopo essere state sfruttate anche per fini commerciali, sono state vendute tramite ebay. Per rispetto della privacy non si pubblicano le generalità anagrafiche di questi “gentiluomini” (le generalità anagrafiche di alcuni di loro sono note ma per quieto vivere si applica l’autocensura). Comunque, se lo desiderano, possiamo continuare la discussione presso il Tribunale di Milano o altre sedi competenti, visto che si considerano avviliti e offesi anche se sono loro i primi ad essere denigratori (ed intimidatori, ma forse sono solo questi i loro metodi possibili) ed hanno cercato di ostacolare la libera pubblicazione e gestione di questo sito, sin dalle sue origini. E’ fuori discussione che sentano lesi alcuni interessi…però è tutto da definirsi in chi sia fuori di testa e chi ha fatto il furbetto… Una cosa è certa. Le pagine Facebook che si appoggiano alle immagini e commenti di questi personaggi sono un concetrato di incompetenza (nei loro commenti si cela un odio ai limiti del “pirma o poi ti acchiappo” e vien da domandarsi se tali pagine non riflettano la loro incompetenza becera palesemente nota a decine di migliaia di utenti (indipendentemente da questo sito). Davanti alla loro arroganza e incompetenza non ci sarebbero magistrati che tengano (vadano pure a piangere presso i referenti politici di Milano e Lombardia…). Nei prossimi mesi ed anni le loro pagine facebook dovranno affrontare nuove direttive europee che applicano quanto evidenziato in queso blog da due anni… ed a Lorsignori passerà l’euforia e l’arroganza iniziale…(avranno ben altre cose a cui pensare…e non di certo per colpa di altri). Si rende noto che uno di questi incompetenti (che pare ritiratosi da una pagina FB di quartiere) ha postato una foto (ripresa da questo sito a scopo di ostruzionismo… devono vendere libri…) dove sosteneva che il Mulino Blondel (Barona) era alimentato da turbine idroelettriche… purtroppo per lui la Roggia Carlesca aveva (oggi esiste ancora ma è tombata) una portata minima, assolutamente insufficiente per azionare Dinamo o Alternatori a 50 Hz/secondo… Alla Barona non ci sono monti e cascate 🙂 ed ancor meno condotte forzate con gradiente altimetrico … (non c’è nemmeno il fiume Adda, adatto per usi idroelettrici) tale affermazione è una tipica bufala da Internet e Social Network e rivela che le pagine facebook sono, dai medesimi, gestite in modo incompetente (il declino di tali autori è tutta farina del loro sacco…). Se ne facciano una ragione, in internet non siamo passacarte TRAVET come avviene negli uffici dei vari dipartimenti del Comune di Milan, dove tutti quanto loro lavorano o lavoravano… un Comune che assomiglia sempre di più al Comune di ROMA… In questo sito le raccomandazioni non hanno valore, qui non se la “tira” nessuno (dopo 12 anni di monopolio indisturbato la presenza di pubblicazioni alernative non è gradita) e non c’è nessuna legge che proibisca ad altre persone di pubblicare e gestire pagine web sulla storia fotografica di Milano e della Barona, malgrado abbiano interpetato il tutto come una concorrenza sleale nei loro confronti e siano emerse le loro “pecche”  dei incompetenza mal digerite. La storia della Barona (e non solo) è molto differente da quella che viene proposta nelle pagine Facebook che ricevono, direttamente da loro, immagini inedite e “testimonianze storiche” poco coerenti col reale. Ancor meno non abbiano la pretesa che la gente si iscriva in tali pagine, regali loro foto e metta i “mi piace” per fare loro piacere e promuovere vendite on-line dei libri che hanno origine dal loro “lavoro” nei social (nessuna legge vieta ad altri la pubblicazione di siti dedicati a Milano e quartieri anche se credono, con arroganza, il contrario). Hanno, dimostrato, la loro totale stupidità (ne facciano tesoro i frequentatori dei loro thread e pagine Fb).

 

Immagine qualificata come "Cascina Boffaloretta", Milano Barona, nel 1970 circa. (Fonte fotografica: Verdinavigli web) Inserimento del 14/9/18

Immagine qualificata come “Cascina Boffaloretta”, Milano Barona Via Boffalora, nel 1970 circa. (Fonte fotografica: Verdinavigli web) Inserimento del 14/9/18

Milano Barona festa di San Cristoforo primi XX secolo di Giuseppe Pessina ristampa Gruppo 66 Milano città delle scienze

Milano Ticinese in corrispondenza della Via Argelati, ben visibile sul lato destro della foto. L’immagine si qualifica come “Festa di San Cristoforo nei primi anni del XX° secolo” (è ben visibile una vettura tramviaria Edison, la vettura è elettrificata e la datazione dell’immagine non puo’, pertanto, essere antecedente al 1903, anni della elettrificazione in corrente continua di 600 Volt della Tramvia Milano Corsico Abbiategrasso. L’autore della foto è  Giuseppe Pessina e l’immagine disponibile in internet è una  ristampa del gruppo fotografico “Gruppo 66” effettuata intorno al 1966.67. (Fonte fotografica : Milano città delle scienz). Inserimento del 12 Settembre 2018 ore 07:00

Milano Barona (datazione assente, forse anni '60).Via Moncucco e la Roggia Boniforti (oggi tombata in corrispondenza del luogo di questa immagine). La fonte fotografica proviene da Verdinavigli che si è ben guardata dall'abbinarla ad una didascalia. Immagine, pertanto, "orfana" dalla fonte utile reperibile, probabilmente databile intorno agli anni '60 del 1900. L'immagine potrebbe essere stata alterata da una copia orginale a colori. Comunque sia la Roggia Boniforti, verso i primi anni '70, era vittima di inquinamento chimico proveniente da qualche attività "piccolo industriale" compresa tra la Via Argelati e la Via Moncucco. Le acque appaiono pulite e questo permette, in assenza di altri riferimento, di definire una data dello scatto non successiva al 1970.

Milano Barona (datazione assente, forse anni ’60). Via Moncucco e la Roggia Boniforti (oggi tombata in corrispondenza del luogo di ripresa  dell’ immagine rappresentata). La fonte fotografica proviene dal web “Verdinavigli” la quale  si è ben guardata dall’abbinarla ad una didascalia. Immagine, pertanto, “orfana” dalla fonte utile reperibile, probabilmente databile intorno agli anni ’60 del 1900. L’immagine potrebbe essere stata alterata da una copia orginale a colori. Comunque sia la Roggia Boniforti, verso i primi anni ’70, era già vittima di inquinamento chimico proveniente da qualche attività “piccolo industriale” compresa tra la Via Argelati e la Via Moncucco e degradata a discarica abusiva di rifiuti urbani. Le acque (malgrado il disordine e la vegetazione intonsa del sito, e malgrado qualche cartaccia galleggiante) appaiono ancora relativamente pulite e relativamente limpide, prive di schiume da tensioattivi chimici. Questo permette, in assenza di altri riferimento, di definire una data dello scatto non successiva al 1970. Immagine inserita il 03-09-2018 ore 10:15.

Via Moncucco nel 1973. Fotograffa del film "Baba Yaga" estratto dal sito squadravolanteligera.com

Via Moncucco (con origine da Via Rimini) nel 1973. Fotogramma del film “Baba Yaga” estratto dal sito squadravolanteligera.com

Informativa:

L’immagine sottostante (bombardamento di Milano, effettuato dalla RAF Inglese,avvenuta tra 31 Marzo ed il 1 Aprile 1945) ritraente una immagine di guerra (presso il civico 39 di Via Bonaventura Zumbini) con danneggiamento di pertinenze abitative e artigianali a ridosso della Cascina Barona, potrebbe essere stata estrapolata da una pagina integrale (in formato digitale) dell’Archivio Storico del Corriere della Sera. Tali pagine sono vincolate dalla Riproduzione Riservata ed in linea formale non potrebbero essere pubblicate senza l’autorizzazione della proprietà intellettuale di tali archivi. Non potendo conoscerne l’origine (prelevata da un web indicizzato in Google) l’immagine viene comunque proposta con la riserva di rimozione volontaria in caso le condizioni fossero quelle sopra indicate.

L'immagine proposta raffigura una stampa fotografica (Corriere della Sera del 1 Aprile 1945) di una fotografia in scenario di guerra. Siamo in Via Zumbini Bonaventura all'altezza del civico 39 all'indomani del bombardamento aereo della RAF e US-Force del 31 Marzo, bombardamento che danneggio' severamente anche i laboratori del Mulino Blondel (coloroficio tempere Maimeri) nella vicina e parallela Via Ettore Ponti 17 (non esisteva ancora la Via ma l'assegnazione catastale della numerazione civica identificava laboratorio, mulino e locali di miscelazione colori a tempera, presso il civico 17 di Via Ettore Ponti). Questa foto (di pessima qualità perche' fotocopiata o addirittura fotografata dalla edizione milanese del Corriere della Sera del primo Aprile 1945

Milano Barona, Cascina Barona , Via Bonaventura Zumbini 39,  bombardamento del 31 Marzo 1945. Immagine presumibilmente scattata entro il primo Aprile 1945. L’immagine proposta raffigura una stampa fotografica (con molta probabilità una foto ripresa da una pagine interna del Corriere della Sera, edizione milanese del 1 Aprile 1945 e/o da un opuscolo storico pubblicato successivamente e forse correlato alle pubblicazioni della Parrocchia di San Nazaro e Celso). La foto ci restituisce uno  scenario di guerra (in realtà la seconda guerra mondiale era già terminata, il giorno della Liberazione era vicinissimo, ma le forze aeree anglo americane proseguivano nella loro strategia della tensione sino a che Mussolini non venne catturato) a ridosso della Cascina Barona.  Siamo, pertanto, in Via Zumbini Bonaventura, all’altezza del civico 39, formalmente nella pertinenza del cascinale Barona,  all’indomani del bombardamento aereo della RAF e US-Force del 31 Marzo, un bombardamento che danneggio’ severamente anche i laboratori del Mulino Blondel (colorificio tempere Maimeri) nella vicina e parallela Via Ettore Ponti 17 (non esisteva ancora la Via E. Ponti ma l’assegnazione catastale della numerazione civica identificava e localizzava il laboratorio, il mulino ed i  locali di miscelazione colori a tempera, presso il civico 17 di Via Ettore Ponti). Questa foto (di pessima qualità perche’ fotocopiata o per ipotesi fotografata da una pagina interna della edizione milanese del Corriere della Sera del primo Aprile 1945) proviene dal web “Verdinavigli” e rappresenta una delle pochissime testimonianze fotografiche dei bombardamenti inglesi nel quartiere Barona (le uniche oggi disponibili sono il bombardamento della Richard Ginori e due immagini relative al Mulino Blondel-ditta Maimeri). Nell’immagine possiamo notare che l’edificio corrispondente al civico 39 di Via Zumbini (incluso nel perimetro del complesso Cascina Barona, è stato severamente danneggiato  da un bombardamento aereo RAF.  Nell’immegine si nota la presenza di un parroco della vicina Parrocchia San Nazaro e Celso, anch’essa sfiorata dai bombardamenti avvenuti lo stesso giorno del 31 Marzo 1945 (l’ipotesi piu’ accreditabile è rappresentata dal fatto che il vero obbiettivo doveva essere il deposito di carburante degli impianti Victoria, distanti circa 180 metri dal luogo dello scatto). L’immagine è stata prelevata dal web Verdinavigli che pero’ ha pubblicato questa immagine storica… scandalosamente priva di didascalia, di localizzazione e datazione. Ancora una volta (relativamente ai web specializzati nella pubblicazione di materiale e reperti storici e fotografici del quartiere Barona) prevale la tradizione (non casuale, esiste una sorta di consorteria di autori web a favore di una nota pagina Fbook) di postare immagini “orfane” cioè senza contestualizzazione (sembra quasi non si volesse competere con certi furbetti dell’area Facebook, relativamente alle pagine di Milano e della Barona e anche della Milano secolare…). Questa condotta (il web offre pessime dimostrazioni di esempi storici della Vecchia Milano, inclusa la Barona) permette a certi furbetti Facebook di “ricamarci sopra” intorno alla storicizzazione di queste fotografie (di notevole rilievo cronologico) allo scopo di promuovere le loro attività commerciali Amazon di vendita libri tramite Facebook. (pubblicazione del 20 Luglio ’18, ore 12:25).

Ottobre 3027, Strretview, lo stesso luogo (edificio lato destro dell'immagine) dove avvenne il bombardamento RAF in Via Zumbini 39, verso le Vie Ambrogio Binda e Biella.

Ottobre ’17, Strretview, lo stesso luogo (edificio lato destro dell’immagine) dove avvenne il bombardamento RAF in Via Zumbini 39, verso le Vie Ambrogio Binda e Biella.

Loggiato (portico) Cascina Palazzo di Via Pestalozzi 8-10. Questa immagine venne postata nell’Aprile 2018, attinta dal web Lombardiabeniculturali. La scheda, di quel sito, era incompleta per quanto riguarda la datazione presunta della foto. Nel web fotografieincomune.comune.milano.it . L’immagine viene qualificata come ritraente gli affreschi del Loggiato (probabilmente quei “ghirigori” decorativi ben visibili nella facciata esterna della balaustra del loggiato medesimo. La foto venne scattata, diversamente da quanto indicato, verso il 1920 (in data comunque non successiva al ’27), rispetto alla datazione presunta dei primi del 1900. L’autore della foto:Lissoni Osvaldo (1882-1944) della S. A. Osvaldo Lissoni Casa Editrice Libri d’Arte. Milano. Via A. Manzoni, 39. Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico – Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche – Piazza Castello, 1 – Milano http://fotografieincomune.comune.milano.it/FotografieInComune/schedafotografia/SUP-3a010-0014557?context=photoBySearch&position=3

Loggiato (portico) Cascina Palazzo di Via Pestalozzi 8-10. Questa immagine venne postata nell’Aprile 2018, attinta dal web Lombardiabeniculturali. La scheda, di quel sito, era incompleta per quanto riguarda la datazione presunta della foto. Nel web fotografieincomune.comune.milano.it , l’immagine viene qualificata come ritraente gli affreschi del Loggiato (probabilmente quei “ghirigori” decorativi e curiose raffigurazioni umane sul lato sinistro del Loggiato, ben visibili nella facciata esterna della balaustra del loggiato medesimo). La foto venne scattata, diversamente da quanto indicato, verso il 1920 (in data comunque non successiva al ’27), rispetto alla datazione presunta dei primi del 1900. L’autore della foto:Lissoni Osvaldo (1882-1944) della
S. A. Osvaldo Lissoni Casa Editrice Libri d’Arte. Milano. Via A. Manzoni, 39.
Luogo di conservazione Civico Archivio Fotografico – Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche – Piazza Castello, 1 – Milano http://fotografieincomune.comune.milano.it/FotografieInComune/schedafotografia/SUP-3a010-0014557?context=photoBySearch&position=3

Dettagli affreschi Cascina Palazzo nel 1920 (raffigurazioni che si riferiscono a temi del "mito" ?).

Dettagli affreschi Cascina Palazzo nel 1920 (raffigurazioni che si riferiscono a temi del “mito” ?).

Santuario Santa Rita in notturna anni 50 delcampe-netL’immagine soprastante, come tutti potranno vedere, ritrae una foto in notturna (reale pur contenendo alcuni ritocchi facilmente riconoscibili) della Via Santa Rita da Cascia alla Barona ed il relativo Santuario. Lo scatto di questa immagine (a giudicare dalle auto posteggiate) dovrebbe risalire alla fine degli anni ’50 del 1900. Tutto reale tranne (forse) la croce alla sommità del santuario (appare illuminata ma forse è un fotoritocco dell’epoca) ed i fuochi d’artificio, chiaramente dipinti a mano (come altrettanto dipinte a mano sarebbero le nubi “nottilucenti”  del cielo notturno). Per il resto si tratta realmente di una immagine notturna di una Via Santa Rita in festa…ripresa intorno al 22 Maggio di un anno anteriore al 1960.

Questa volta ci siamo trattati bene con la fonte fotografica:

delcampe.net, la fonte da dove attingono Milano Sparita e da ricordare Facebook e Skyscrapercity.

Ad essere onesti quel sito propone cartoline molto stereotipate della Città di Milano (ora si comprende delle  monotonia fotogtafica di tale pagina facebook)… ma cercando le parole chiave giuste qualche cosa di interessante si trova.

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Da dove ha origine il nome della Via Tre Castelli in località Ronchetto sul Naviglio alla Barona ?

Questa cartina (mappa) di Milano (una delle pochissime che censiscono, per nome “poderale”, le cascine, ed ex cascine ristrutturate in residenze) può essere di aiuto:

Cascine Castel Vismara Castel Roma Caster SolaroLungo l’attuale Via Tre Castelli (il nome ha riferimento con il complesso di tre cascine costruite verso la fine del 1600) sorgeva e sorge tutt’oggi questo gruppo di tre cascine, chiamate tutte “Castel” da cui deriva, almeno in parte, la demonimazione di “Tre Castelli” di questa località del Ronchetto, in Barona, denominazione utilizzata, negli anni ’70, come identificazione urbana (di quartiere) del plesso di edilizia popolare ex IACPMI realizzato tra le Vie Giussani, Pepere e Chiodi. Lo stesso nome venne dato al complesso scolastico “Tre Castelli” realizzato sempre verso la metà degli anni ’70 (1976 circa) all’angolo delle Vie Pepere e Crivelli (ora rinominato Comprensorio Scolastico Ilaria Alpi).

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Barona-Gratosolio (oltre la Conca Fallata). Via Ascanio Sforza e Naviglio Pavese dal ponte dell'Annone. Agosto 1995

Barona-Gratosolio (oltre la Conca Fallata). Via della Chiesa Rossa e Naviglio Pavese dal ponte dell’Annone. Agosto 1995

ATTENZIONE ! (alla immagine sottostante)

Raccolta Canalizzazione Lambro Meridionale 1949

Gli utenti di Milano Sparita Skyscrapercity scoperti a rivendere su Ebay il materiale fotografico storico della città di Milano.

Vi ricorda qualche cosa ?

Ma certo !

Decine. centinaia, migliaia di fotografie inedite che “Skyscrapercity Milano Sparita” ha postato (dal 2012 ad oggi) all’interno di tale forum, girando successivamente queste immagini (alcune mai pubblicate… ovviamente non potevano esserlo,  proveniendo, molte di esse, da settori ingegneristici e tecnici, si pensa e si crede, del Comune di Milano) alle pagine Facebook dedicate a Milano ed alla Barona (soprattutto verso quest’ultima. ma le immagini che vengono utilizzate nell’area facebook, da entrambe, in una maniera o nell’altra provengono, in ampie percentuali,  da album e raccolte simili… e le banche dati fotografiche come quelle di Flickr e Flickriver sono delle “facciate”… e non si tratta di album famigliari dei nonni… le immagini inedite, postate nel corso di sei anni, sono state migliaia e non tutte venivano pre-pubblicate su Flickr-Flickriver e simili…).

In realtà anche qualche “presunto appassionato di architettura” (in realtà un blogger con finalità politiche) si è, occasionamente avvalso, di album simili… (urbanfile.blog) indicando che tra queste persone esistono, forse, sinergie …

Ma… chi sarebbe il proprietario di questo album fotografico (ora in vendita) del quale si ipotizza l’origine di archivi fotografici degli uffici dipartimentali storici del Comune di Milano ?

Ora è in vendita su Ebay a 300 euro

https://www.ebay.it/itm/1949-INALVEAMENTO-LAMBRO-MERIDIONALE-ALBUM-FOTOGRAFICO-Milano-Ingegneria-/171548621177

Proprio il 3 Luglio venne postata una immagine inedita (la didascalia conteneva un errore, reale o simulato, di datazione, 1939 al posto di 1949) nell’area Facebook… proveninente da questo album.

Abbiamo la garanzia che si tratti di semplici appassionati della Milano Vintage, i quali generano banche dati fotografiche di pubblico dominio e gratuite….oppure che si  tratti di  “stackanovisti” del commercio Fb… esperti nella raccolta di decine, centinaia di “mi piace” e “condivisioni” Facebook, che incrementano le prenotazioni dei libri… e solo dopo che sono state utilizzate con tali metodi … le lasciano come briciole agli sfigati dei web non commerciali…?

Come (ormai) da due anni si sostiene in questo blog, a “lorsignori” non sembra interessare tanto fare storia e libera circolazione di immagini e riferimenti storici… interessa fare commerci…(e rendersi famosi e prestigiosi in rete… cosa che non guasta per coloro che successivamente faranno carriera editoriale e anche politica…) e non siamo al primo episodio di immagini sfruttate su facebook (negate a noi esseri “inferiori”, estranei alle genealogie favoritistiche dei dipendenti del Comune di Milano…).

Ebay, da anni vede anonimi proponenti nella vendita di foto in carta chimica originale ritraenti proprio quei soggetti che vediamo postati (anche in forma inedita) sulle pagine facebook …

… del resto il gestire  cose e immagini di origine non tracciata non è cosa molto differente dal copiare le didascalie di questio sito e importarle nelle loro aree facebook (finchè si tratta di homepage personali nulla di male… ma quando la pagina Fb non solo contiene post commerciali ma è abbinata a proposte editoriali… le cose non sono proprio corrette).

E’ il caso di dire che FI e PD hanno fatto danni anche in questo settore… come se non ne avessero fatti già molti all’Italia ed agli strati più deboli della società italiana…

Queste cose hanno, in parte, origine dal vuoto e dalla latitanza delle istituzioni di Milano (dal 1992 la cultura e la storia di Milano sono finite nel limbo per merito di sindaci e giunte Lega Nord, Forza Italia e Partito Democratico, intente a privatizzare centrali del latte, stringere accordi e affari con palazzinari e ambienti finanziari del riciclaggio e della speculazione edilizia… appalti truccati, Olimpiadi, Expo 2015, Darsena, riapertura navigli, grattacieli vuoti e rimasti tali… speculazione immobiliare ed edilizia… e quanto di peggio 25 anni di post tangentopoli ci hanno regalato). Se da un lato le istituzioni sono latitanti e non si curano della fine che fanno i reperti storici (dei quali sembrano indifferenti ed al punto tale da dimenticarsene) che dovrebbero esporre in musei (come gigantografie… le cose erano da gestirsi in questo modo… non in quello che conosciamo…), mostre e web privi di lucro… ( è indubbio che qualcuno abbia cercato di sostituirsi alla latitanza 30ennale della politica milanese e lombarda… probabile però che questa iniziativa non sia la migliore e la più disinteressata…) dall’altro lato qualcuno si sarebbe sovrapposto a loro (Giunte politiche tutte dedite ad affarismo ed arricchimenti personali) in modo non proprio disinteressato…

Un ulteriore motivo per sostenere che FACEBOOK ITALIA DOVREBBE ESSERE OSCURATA integralmente in dominio internet italiano (lor signori  delle “storie di Milano”….possono e potrebbero ricorrere all’editoria tradizionale…forse ne gioverebbero sia in termini di prestigio, popolarità, immagine e anche vendite… alla fine della “fiera” i libri si vendono per i loro contenuti,, si vendono anche su web commerciali che non sono abbinati ai contenuti altrui…anche ignari…. ma Facebook ed in generale Twitter, Yahoo, Quora, Instagram… ci offrono di questo e di peggio e con loro le partitocrazie che sfruttano e sostituiscono i social net rispetto a Giunte Comunali, Regionali e Parlamentari… nonchè ministeriali…).

… Una dimenticanza… Gli editorialisti del Gruppo editoriale dell’Espresso, che in tempi recenti pubblicarono sia in forma stampata, che web, elogi ad una certa pagina facebook… dovrebbero informarsi meglio sul come si dovrebbe gestire l’editoria e la storia tramite il web… ma si teme che la partitocrazia abbia utilizzato tale gruppo editoriale per fare un bell’investimento pubblicitario verso qualcuno…che ha saputo sapientemente sfruttare il nulla culturale, sociale e storico di 25 anni di malapolitica milanese.

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Barona-Quartiere Sannt'Ambrogio I, 1975. Murales rivendicato dal Collettivo autonomo ticinese. "Il manzo aumenta, mangeremo Agnelli...". Agnelli e la FIAT furono il simbolo del capitalismo statalista finanziato dal prelievo fiscale, che produce automobili poco competitive per un mercato interno favorito dai dazi sulle importazioni di auto estere. Un regime simil protezionista che si atteggiava a condotte e stili snob, radical chic e anticomunista... ma che adottava logiche di produzione e vendita in regime di monopolio ... e che delocalizzò, sin dai primi anni '70, la produzione automobilistica in Polonia e nell'ex URSS... Oggi, rispetto all'epoca di quel murales, l'economia e l'industria italiana, così come l'occupazione, sono al collasso da quasi due decenni... difficile esprimere opinioni... quegli anni erano "grasso che colava" (malgrado tutto) rispetto agli scenari (attuali) di quasi un milione di emigrati italiani all'anno (verso altre nazioni estere, anche non europee). Fonte fotografica: farememoria.it

Barona-Quartiere Sant’Ambrogio I, nel 1974 (opera ufficializzata e politicamente riconosciuta nel 1975).  Portici Mercato Comunale, CDZ, Biblioteca Civica e servizi socio assistenziali ex Zona 16. Murales rivendicato dal Collettivo autonomo ticinese. “Il manzo aumenta, mangeremo Agnelli…”. Agnelli e la FIAT furono il simbolo del capitalismo statalista finanziato dal prelievo fiscale, che produce automobili poco competitive per un mercato interno (a suo tempo) favorito dai dazi sulle importazioni di auto estere. Un regime simil protezionista che si atteggiava a condotte e stili snob, radical chic, falso liberiste e anticomuniste… ma che adottava logiche di produzione e vendita in regime di monopolio … e che delocalizzò, sin dai primi anni ’70, la produzione automobilistica in Polonia (paese satellite URSS) e nell’ex URSS medesimo (Togliattigrad)… Non serve negare connivenze (di quel periodo) tra PCI, General Motors (che controllò il Gruppo FIAT per decenni, e la famiglia Agnelli, a seguito delle confederazioni sindacali… Oggi, rispetto all’epoca di quel murales, l’economia e l’industria italiana, così come l’occupazione, sono al collasso da quasi due decenni… difficile esprimere opinioni… erano anni di “grasso che colava” (malgrado tutto) rispetto agli scenari (attuali) di quasi un milione di emigrati italiani all’anno (verso altre nazioni estere, anche non europee). Fonte fotografica: farememoria.it (inserimento del 9 Luglio 2018)

Barona-Gratosolio Agosto 1995. Ponte e Cascina Annone all'imbocco della Via Gattinara.

Barona-Gratosolio Agosto 1995. Ponte e Cascina Annone all’imbocco della Via Gattinara.

Breve recensione di un’opera del Pittore Antonio Calderara (Abbiategrasso 1903-Vacciago 1978)

Dipinto di Calderara Antonio (datato 1959). "La fornace della Barona". Per quanto la geolocalizzazione del soggetto ritratto in un dipinto sia metodo tutt'altro che attendibile, la scena dovrebbe essere stata ritratta dalla Via Biella, angolo Simone Martini (alle spalle abbiamo Via Modica), parallelamente alla Via Felice Venosta (parallela ai capannoni della fornace). Il dipinto pare essere stato quotato e venduto all'asta Sotheby's (che esiste anche a Milano, non solo a Londra...). Fonte fotografica Artvalue.com

Dipinto di Antonio Calderara (datato 1959). “La fornace della Barona”. Per quanto la geolocalizzazione del soggetto, ritratto in un dipinto, sia metodo tutt’altro che attendibile (prospettive, forme e dettagli possono essere modificati per questioni di resa artistica) la scena dovrebbe essere stata ritratta dalla Via Biella, angolo Simone Martini (alle spalle abbiamo Via Modica, sulla sinistra la Cascina Barona, ovviamente non ritratta), parallelamente alla Via Felice Venosta (parallela ai capannoni della fornace). Siamo nel 1959, quattro anni dopo lo smantellamento del vecchio capilinea del  tram 12, prolungato in Piazza Miani. Il prato innevato ritratto era, sino a pochi anni prima, occupato dall’anello di tale capilinea. I palazzoni ritratti sullo sfondo sono una possibile rielaborazione dei condomini di Via Spezia (realizzati verso la fine degli anni ’50, durante la lottizzazione in seno al PRG che prevedeva l’innesto Via Spezia e Piazza Maggi verso la “MilanoFiori” A7 MilanoSerravalle, opera completata in epoca contemporanea al dipinto). Il dipinto pare essere stato quotato e venduto all’asta Sotheby’s (che esiste anche a Milano, non solo a Londra…). Fonte fotografica Artvalue.com

Onde prevenire eventuali contestazioni dovute al diritto d’autore esteso anche alle immagini fotografiche (in rete) delle opere di Antonio Calderara (Abbiategrasso 1903-Vacciago 1978), una breve recensione dell’artista e delle sue opere, direttamente dal sito ufficiale.

http://www.fondazionecalderara.it/en_US/home/antonio_calderara/vita

Si evidenzia che il presente web Milanobarona non ha fini di lucro e non sussisterebbero le condizioni di alcun illecito contestabile.

Localizzazione della Fornace sopra ritratta, da una mappa cittadina del 1937. Il sito di archeologia industriale era localizzato dove, verso la fine degli anni '60, venne realizzato l'ex Residence per dipendenti del Ministero degli Interni (l'attuale Via Paul Valery ed i palazzi residenziali collocati sul lato destro della Simone Martini in direzione Santander.

Localizzazione della Fornace sopra ritratta, da una mappa cittadina del 1937. Il sito di archeologia industriale era localizzato dove in seguito (verso la fine degli anni ’60) venne realizzato l’ex Residence per dipendenti “statali” (principalmente del Ministero degli Interni, l’attuale complesso di palazzine di Via Paul Valery cioè quei palazzi residenziali  grigiastri di color “sabbia” con balconate ad androne, internamente di color bordeaux) collocati sul lato destro della Simone Martini in direzione Italo Svevo). Quindi la fornace si trovava nell’ultimo tratto della Via Simone Martini (lato sud), compreso tra Via Felice Venosta e Via Italo Svevo (già Lope de Vega dal 1975 circa).

La didascalia della foto (fonte Pinterest) qualifica e identifica questa immagine con la Roggia Boniforti, negli anni '30 del 1900, in località Barona (probabilmente oltre l'allora Viale Malta, oggi Viale Cassala), verso il Moncucco.

La didascalia della foto (fonte Pinterest) qualifica e identifica questa immagine con la Roggia Boniforti, negli anni ’30 del 1900, in località Barona (probabilmente oltre un Viale Romolo già tracciato nelle mappe di Milano, oltre l’allora Viale Malta, oggi Viale Cassala), verso il Moncucco. Nella immagine sono ritratti dei ragazzini che fanno un bagno estivo nelle acque di tale Roggia.

Questa immagine ritrae il cantiere della Piscina Argelati (1956-'62) che andava a sostituire i Bagni Ticino Cascina Argelati, alimentati dalla Roggia Boniforti (i bagni sono visibili nell'immagine sottostante). Non siamo in Barona ma al Ticinese (a circa 800 metri dal rilevato ferroviario di Via Schievano, che ne delimita i confini). L'immagine ha comunque attinenza anche con quella precedente, considerato che i Bagni Ticino erano alimentati dalla Roggia Boniforti ritratta negli anni '30 ed utilizzata come sorgente d'acqua per bagni estivi. Fonte fotografica Lombardia beni culturali.

Questa immagine ritrae il cantiere della Piscina Argelati (1956-’62) che andava a sostituire i Bagni Ticino Cascina Argelati, alimentati dalla Roggia Boniforti (i bagni sono visibili nell’immagine sottostante). Non siamo in Barona ma al Ticinese (a circa 800 metri dal rilevato ferroviario di Via Schievano, che ne delimita i confini). L’immagine ha comunque attinenza anche con quella precedente, considerato che i Bagni Ticino erano alimentati dalla Roggia Boniforti (nella foto precedente ritratta negli anni ’30) ed utilizzata come sorgente d’acqua per bagni estivi. L’immagine ritrae un segmento della retrostante Via Segantini ed i tetti dei plessi cascinali della limitrofa Via Magolfa. Fonte fotografica Lombardia beni culturali.

Milano Ticinese primi anni del 1900-Bagni Ticino Cascina Argelati. (da Milàn l'era inscì)

Milano Ticinese primi anni del 1900-Bagni Ticino Cascina Argelati. (da Milàn l’era inscì)

Barona 1964. Piazzale antistante al Sagrato del Santuario di Santa Rita da Cascia. Sullo sfondo il Mulino e Cascina Desa (alimentato dalla Roggia omonima) ancora integro. Verso il 1984/85 parte di esso venne demolito per la realizzazione della Via Walter Tobagi. (PS. La marchiatura dell’immagine deturpa indiscutibilmente il suo contenuto). Purtroppo si deve ricorrere a questo metodo… allo scopo di prevenire utilizzi commerciali, dall’area Facebook… di chi sappiamo… di immagini private proveninenti da raccolte fotografiche famigliari NON DESTINATE ED ANCOR MENO CONCEPITE PER UN USO E FINALITA’ DI VENDITA ON-LINE AMAZON-FACEBOOK E/O SUPPORTO ALLA SPONSORIZZAZIONE DI ESERCIZI COMMERCIALI ARTIGIANALI in zona Barona e limitrofe. Urge e necessita una direttiva e normativa ITALIANA che regolamenti l’utilizzo di immagini non copyright per fini di lucro). Sono sempre di meno coloro che credono nelle “comunità” progetto virtuale di quartiere e metropolitane tramite i “mi piace” dei social network…(a partire da facebook, ma non solo) troppe volte utlizzati per finalità estranee a quello che i fondatori di tali piattaforme si prefissero (o finsero di volere…). Tali pagine non sono necessariamente storiche, non sono interessate alla storia locale,  ma si concentrano nella promozione commerciale e di cura e diffusione di prestigi personali che cercano popolarità nel web.

 Localizzazione Mulino Desa, dalla Mappa Busatti 1930

Localizzazione Mulino Desa, dalla Mappa Busetti 1930

Cascina Carlioncina (attuale Via Danusso, ex Via Boffalora) negli anni '20 del 1900- Fonte fotografica Flickr.it

Cascina Carlioncina o Carliona (attuale Via Danusso, ex Via Boffalora) negli anni ’20 del 1900. La  cascina esiste tutt’oggi, ridotta a rudere.  Fonte fotografica Flickr.it

Una breve cronologia delle origini della cascina Carliona (tratta da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00888/ )

 

Indirizzo: Via Danusso 75 (ex via Boffalora 75) – Barona, Milano (MI)

Tipologia generale: architettura rurale

Tipologia specifica: cascina

Configurazione strutturale: Cascina, esempio notevole di architettura rurale storica, situata a poca distanza dall’imbocco dell’autostrada dei Fiori, nei pressi del deviatore dell’Olona; era costituita da un edificio doppio: uno a pianta lineare, l’altro a forma di “L”. L’edificio principale è quello con un’articolazione planimetrica ad L, con un’ala adibita a rustico, ed è sviluppato su due piani fuori terra: le strutture portanti ed il tamponamento sono in mattoni pieni a vista, le strutture orizzontali e di copertura (capriate) sono in legno. Ancora prima dell’ultimo conflitto si leggevano perfettamente i caratteri dell’architettura lombarda del tempo: murature in mattoni a vista, grandi finestre a sesto acuto con ricche cornici in terracotta, dentro riquadri di intonaco bianco, sul fronte ovest.

Epoca di costruzione: sec. XV

https://milanobarona.myblog.it/wp-content/uploads/sites/422677/2016/07/Localizzazione-Cascina-Carlioncina-mappa-di-Milano-anni-30 (Mappa Busetti).

Localizzazione-Cascina-Carlioncina-mappa-di-Milano-anni-30 (Mappa Busetti).

 

Alzaia Naviglio Pavese, lato Barona orientale (presumibilmente tra la fine anni '50 e prini anni '60). Lo scorcio ritrae vecchi fabbricati e case di corte in prossimità dell'attuale Via Rimini. Verso i primi anni '60, anche in conseguenza della lottizzazione edilizia avvenuta nella parallela Via la Spezia, e nel quartiere Torretta (pinterest), questi vecchi edifici lasciarono il posto agli attuali condomimi, sorti proprio nel periodo successivo alla realizzazione del vicino innesto dell'autostrada A7, con la relizzazione del vecchio cavalcavia Schiavoni (ricostruito nei primi anni '2000). Notare la presenza di lavandaie e di pietre lavatoio lungo la sponda dell'Alzaia... un patrimonio storico andato distrutto negli anni '60 e '70 del 1900 Fonte fotografica Pinterest.

Alzaia Naviglio Pavese, lato orientale della Barona in prossimità dell’attuale Via Rimini (presumibilmente tra la fine anni ’50 e prini anni ’60). Lo scorcio ritrae vecchi fabbricati e case di corte (notare la pavimentazione in “pavè” ancora presente nella sede stradale).  Questo scenario scomparve verso i primi anni ’60, anche in conseguenza della lottizzazione edilizia avvenuta nella parallela Via Spezia, e nel confinante quartiere Torretta. Gli stabili d’epoca furono demoliti per lasciare spazio ai palazzoni condominiali realizzati negli anni ’60 (tutt’oggi esistenti). Questi vecchi edifici lasciarono quindi il posto agli attuali condomini, sorti proprio nel periodo successivo alla realizzazione del vicino innesto dell’autostrada A7, con la costruzione del vecchio cavalcavia Schiavoni (poi ricostruito nei primi anni ‘2000). Notare la presenza di lavandaie e di pietre lavatoio lungo la sponda dell’Alzaia… un patrimonio storico andato distrutto negli anni ’60 e ’70 del 1900. Fonte fotografica Pinterest.

Un secondo esemplare di libretto liturgiico del Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona (edito nel 1956). Fonte: Piclick.it

Un secondo esemplare di libretto liturgiico del Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona (edito nel 1956). Per i dettagli della immagine fare riferimento alla didascalia della illustrazione sottostante. (Fonte: Piclick.it)

Copertina di un Libretto liturgie e preghiere del Santuario di Santarita da Cascia alla Barona, Via S. Rita 22. La rappresentazione artistica del lato anteriore della copertina ritrae un Santuario forse non ancora completato ed appare realizzata durante il periodo bellico, o comunque tra la fine degli anni '30 e primi anni '40. Nel disegno appare una torre campanaria mai realizzata, forse perche' il progetto del Santuario risaliva alla metà degli anni '30 (e con esso il disegno), progetto concepito con un piano regolatore che prevedeva una Via Santa Rita da Cascia non ancora tracciata. L'auto che appare parcheggiata davanti al Santuario non è riconducibile a modelli degli anni '50 del '900 ma tra la fine degli anni '30 e gli anni '40. Questo rivela che il progetto della torre (mai realizzata) contrastava con la larghezza della futura Via il cui tracciato iniziale, venne relizzato nel 1939 (inizialmente tra Piazza Ohm sino a Via Modica), anno di inizio lavori della chiesa (la prima pietra venne posata nell'autunno del 1939 dal Cardinale Shuster). Il Santuario venne ultimato nel 1955 circa (nel periodo bellico i lavori vennero sospesi), quando già da almeno una decina di anni si celebravano i riti Liturgici del 22 Maggio, riti e processioni svolte anche con un Santuario limitato al portale della facciata. (Fonte fotografica: Ebay).

Copertina di un Libretto liturgie e preghiere del Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona, Via S. Rita 22. La rappresentazione artistica del lato anteriore della copertina ritrae il noto Santuario edificato a partire dal 1939 (probabilmente non ancora completato nel periodo della realizzazione dell’immagine artistica allegata). La copertina artistica è apparentemente realizzata durante il periodo bellico (comunque tra la fine degli anni ’30 e primi anni ’40). Nel disegno appare una torre campanaria mai realizzata, forse perche’ il progetto del Santuario risaliva alla metà degli anni ’30 (e con esso il disegno allegato), periodo dove il PRG dei primi del 1900 non era stato ancora realizzato in questo settore della estrema periferia di Milano. Il progetto del Santuario venne concepito con un piano regolatore che prevedeva una Via Santa Rita da Cascia non ancora tracciata. L’auto che appare parcheggiata davanti al Santuario non è riconducibile ai modelli degli anni ’50 del ‘900 ma un poco prima, forse riconducibile tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’40 del 1900. Questo rivela che il progetto della torre (mai realizzata) contrastava con la larghezza della futura Via il cui tracciato iniziale, venne relizzato nel 1939 (inizialmente tra Piazza Ohm sino a Via Modica), anno di inizio lavori della chiesa (la prima pietra venne posata nell’autunno del 1939 dal Cardinale Schuster). Il Santuario venne ultimato nel 1955 circa (nel periodo bellico i lavori vennero sospesi), quando già, da almeno una decina di anni, si celebravano i riti Liturgici del 22 Maggio, riti e processioni svolte anche con un Santuario limitato al portale della facciata. E’ probabile che le stampe di questi libretti risalgano a data non anteriore al 1955-56 circa (non appare la linea filoviaria 95 nell’elenco dei mezzi di trasporto ATM per raggiungere il Santuario, linea realizzata verso il 1967). Non passa inosservato uno spiccato stile monumentale del Santuario, influenzato dal periodo fascista del Ventennio, epoca in cui venne progettato e iniziarono i lavori. Anche la torre campanaria non si sottraeva ad uno stile architettonico intermedio tra il razionalista e il monumentale, tipico del periodo fascista italiano. (Fonte fotografica: Ebay).

 

Mulino Montalbano verdinavigli

Ronchetto sul Naviglio (adiacenza Via Buccinasco e Via Valpolicella, presso la Cava del Ronchetto). Raffigurazione pittorica dell’ex Mulino e Cascina di Montalbano (detto anche Mulino “bruciato”). Il mulino, sin dagli anni ’50 del 1900, era vincolato per un suo recupero conservativo che sembrò realizzarsi solo verso l’anno 2013, quando venne allestito un cantiere che ne annunciava (ed in apparenza concretizzava) il progetto di restauro. Dopo qualche tempo il rudere venne smantellato e il materiale (mattoni) che costituiva le sue rovine venne interamente asportato (trafugato). In sostanza, più che di restauro si trattò di una demolizione non autorizzata e nonostante alcune lettere di chiarimenti agli uffici competenti (ed alla Giunta comunale che amministrava Milano in quel periodo) nessuno seppe dare risposte esaustive ed ancor meno si scoprirono le reali motivazioni di quanto accaduto. Secondo alcuni autori il mulino ospitava una filanda e rappresentava un esempio di archeologia industriale. Fonti fotografiche e cronologiche : http://www.verdinavigli.org/articoli/profondo-giallo-sui-navigli-chi-ha-rubato-mulino-montalbano https://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/62

Le rovine del Mulini di Montalbano in una foto contemporanea e antecedente alla sua demolizione non autorizzata. Fonte : https://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/62

Le rovine del Mulino di Montalbano al Ronchetto sul Naviglio in una foto contemporanea e antecedente alla sua demolizione non autorizzata. Si crede che un tempo ospitasse una filanda. Fonte : https://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/62

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Breve recensione dedicata al fotoreporter Uliano Lucas.

Immagine sottostante estratta dall’archivio web di Uliano Lucas, dedicato alle periferie, anni ’60 e ’70 di Milano e altre città italiane. http://www.ulianolucas.it/ngg_tag/periferie/#gallery

Cantiere ospedale san paolo barona 1971 da via ovada (ilianolucas)

Archivio fotografico Uliano Lucas e la rassegna fotografica delle periferie di alcune città italiane. http://www.ulianolucas.it/ngg_tag/periferie/#gallery. Milano Barona. Immagine dalla Via Ovada, nel 1971 circa. Ultime attività di pastorizia cascinale nel quartiere.

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Qualcuno si ricorda le "tapasciate in periferia" organizzate alla Barona negli anni '80 in quel di Giugno ?. Qualche frammento storico è sopravvissuto anche in rete. Questa è la locandina di una manifestazione ecologica, con cenni storici e archeologici del territorio dell'ex Zona 16 (Settembre e Ottobre 1986). Molto curiosa la foto della Chiesa di San Marco, "icona" poi riciclata molti decenni dopo nell'area facebook. Fonte fotografica e cronologica : http://www.verdinavigli.org/articoli/manifestazione-ecologica

Qualcuno si ricorda le “tapasciate in periferia” ? …corse podistiche amatoriali organizzate alla Barona  (molte di esse avevano origine dall’ex piazzale del Santuario di Santa Rita da Cascia negli anni ’80 in quel di Giugno). Qualche frammento storico è sopravvissuto anche in rete. Questa è la locandina di una manifestazione ecologica, con cenni storici e archeologici, organizzata 32 anni or sono nel territorio dell’ex Zona 16 (Settembre e Ottobre 1986). Molto curiosa la foto della Chiesa di San Marco, “icona di quartiere” poi riciclata molti decenni dopo nell’area facebook…
Fonte fotografica e cronologica : http://www.verdinavigli.org/articoli/manifestazione-ecologica

http://www.verdinavigli.org/articoli/manifestazione-ecologica

Cascina Boffaloretta, 1964 (Via Boffalora dopo l'intersezione con Via Barona)

Cascina Boffaloretta, 1964 (Via Boffalora dopo l’intersezione con Via Barona). Inserito il 23 Giugno 2018 ore 22:15 circa

Quale sarebbe l’origine del nome Barona ?

Non ci sono ancora certezze (malgrado qualcuno, per esigenze commerciali abbia invece sostenuto il contrario …).

Attualmente le ipotesi sono TRE.

IPOTESI, non CERTEZZE.

L’ipotesi più attendibile farebbe derivare “Barona” dal vocabolo Celtico “bar” il cui significato “sterpeto” (terreno ricoperto di sterpi).

La seconda ipotesi la farebbe derivare dal nome della Cascina Barona compresa tra le Vie Zumbini-Simone Martini e Biella.

La terza ipotesi  (come le precedenti, apparsa in alcune pubblicazioni editoriali riservate alla storia passata e contemporanea della Barona, pubblicazioni stampate tra gli anni ’70 ed ’80, del 1900, oggi introvabili) farebbe derivare il nome Barona all’esilio di una principessa inglese,  la  “Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel” (il consorte era il Principe di Galles), esilio del quale non sarebbe nemmeno certa la data, all’incirca tra il 1819 e 1820. Sembra che la nobile  soggiornò proprio in alcune pertinenze cascinali comprese tra la medesima Cascina Barona e la Cascina Moncucco (nemmeno di quest’ultima è certa l’etimologia). Nemmeno le fonti Wikipedia (relative alla Principessa Carolina  di Brunswich-Wolfenbuttel darebbero tutto per certo e per consolidato. Anche la vicenda delle condotte “impudiche” di questa nobildonna… sono considerate reali quando visse in Inghilterra e date per presunte quando esiliò in Italia, incluso anche il Borgo dei Corpi Santi della Barona.

Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel nel 1795 prima del suo matrimonio con il futuro Giorgio IV. (fonte Wikipedia).

Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel nel 1795 prima del suo matrimonio con il futuro Giorgio IV. (fonte Wikipedia).

Approfondimenti

http://www.abconlus.eu/basilica/Barona/

https://it.wikipedia.org/wiki/Carolina_di_Brunswick

Come tutti possiamo constatare le storie locali, anche se parte della Città di Milano, difettano di mancate trascrizioni negli annali storici che attraversarono il Borgo Barona e successivamente il quartiere medesimo (malgrado vi siano personaggi che sostengano come certezze… quelle che si limiterebbero ad ipotesi, non trascritte da nessuno,  successivamente interpretate…).

Nel merito del soggiorno della nobile Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel all’interno dell’articolo (sezione Storia della Barona, di cui quello che leggete sarebbe solo un’anteprima non cronistorica) alcuni dettagli e qualche aneddoto..

Ponticello Via Zumbini (oggi Italo Svevo) ritratto a ridosso del sagrato della Parrocchia San Nazaro e Celso (dal lato dell'attuale Via Italo Svevo a poca distanza dalla Cascina Lavandai). Olio su tela, Fondazione Maimeri, 1931 circa. Questo dipinto chiarisce la localizzazione del ponticello con parapetto già apparso nei precedenti dipinti pubblicati. Nel 1931 la Via Zumbini, dalla biforzazione Via Schievano-Franco Tori, sovrastava il Lambretto (alla sinistra dell'immagine) ma anche il canale della Roggia Carlesa (sovrastata dal ponticello con parapetto). In realtà la Roggia Carlesca, proprio in questo punto, riceveva a sua volta le acque di una roggia secondaria che intersecava la Cascina Bordina, poco prima di essa l'incrocio Via Bari-Via Santa Rita da Cascia (scorrendo parallelamente alla Via Bari-Portaluppi, entrambe non ancora esistenti nel 1931 circa). Considerando che i pittori possono modificare l'immagine "fotografica" che appare alla loro visione, i tetti di colore marrone sul lato sinistro del dipinto potrebbero, (forse e con le dovute riserve) appartenenere alla fabbrica di tempere di cui la fondazione qui citata, ovvero all'ex Mulino Blondel riadattato a laboratorio e officine artigianali di produzione tempere. Fonte fotografica Fondazione Maimeri.

(dipinto qualificato come “paesaggio lombardo”…in realtà questo dipinto ad olio ritrae la Barona). Ponticello Via Zumbini (oggi Italo Svevo) ritratto a pochi metri (lato nord-est) del sagrato della Parrocchia San Nazaro e Celso (dal lato dell’attuale Via Italo Svevo a poca distanza dalla Cascina Lavandai, alle spalle del pittore autore del dipinto). Olio su tela, Fondazione Maimeri, 1931 circa. Questo dipinto chiarisce (quanto meno sulla ripartizione dei canali d’acqua ritratti) la localizzazione del ponticello con parapetto (già apparso nei precedenti dipinti pubblicati). Nel 1931 la Via Zumbini, dalla biforcazione Via Schievano-Franco Tosi, sovrastava il Lambretto (alla destra dell’immagine) ma anche il canale della Roggia Carlesca (ritratto sul lato sinistro), che non confluiva nel Lambretto ma proseguiva verso le campagne della Barona, parallela al Lambretto medesimo (la Carlesca, nel dipinto, è sovrastata dal ponticello con parapetto, alla sinistra del Lambretto dove oggi ha inizio la Via Santander). In realtà la Roggia Carlesca, proprio in questo punto (oggi sovrastato dall’inizio della Via Santander con a sinistra, vista dal diionto, la Via Italo Svevo), riceveva a sua volta le acque di una roggia secondaria (frutto della confluenza di una diramazione secondaria della Roggia Desa e della confluenza della Roggia Bariggia o Bariggi) che intersecava la Cascina Bordina, scorrendo, a sua volta, non lontano dalla Cascina San Bernardo, entrambe nelle vicinanze dell’attuale Via A. Binda. La stessa roggia intersecava (prima di tali cascine) l’incrocio Via Bari-Via Santa Rita da Cascia, ovviamente dei tracciati di vie non ancora realizzate (scorrendo parallelamente alla Via Bari-Portaluppi,  non ancora esistenti nel 1931). Considerando che i pittori possono modificare l’immagine “fotografica” che appare alla loro visione (allo scopo di migliorare la resa artistica), i tetti di colore marrone sul lato sinistro del dipinto potrebbero, (forse… e con le dovute riserve, quindi in ambito speculativo) appartenenere alla fabbrica di tempere di cui la fondazione qui citata, ovvero all’ex Mulino Blondel (forse il Blondel “di sotto” ?). Il mulino, verso il 1923 venne riadattato a laboratorio e officine artigianali di produzione tempere. (difficile comprendere se i tetti ben evidenti e di colore marrone appartengano al Blondel di sotto o siano della Ditta Maimeri (Blondel di sopra). Il Deposito Victoria non appare ancora realizzato. Fonte fotografica Fondazione Maimeri. . Inserito il 21 Giugno 2018 20.10 circa.

Temporale alla Barona (data non certa, forse 1827) fondazione Maimeri. Fonte http://mostreinrussia.giannimaimeri.it

“Temporale alla Barona” (data non certa, forse 1927 ma probabilmente successiva).  Olio su tela, fondazione Maimeri. Fonte http://mostreinrussia.giannimaimeri.it Questo dipinto, parte di una esposizione pittorica in Russia (come il dipinto sottostante) merita alcune brevi osservazioni. L’edificio bianco sulla destra è il fabbricato lungo la Via Malaga costeggiante il Lambretto, edificio dove erano presenti anche le Concerie di Via Malaga. Si intravede una abbozzo della Cascina del Monastero Maggiore (il portale d’ingresso è stato, dal pittore, modificato come collocazione reale e accorpato al fabbricato industriale di Via Malaga, indicando che non sempre la fedeltà del paesaggio viene rispettata). In primo piano un’area che assomoglia moltissimo  al Deposito Carburanti Victoria (si nota un binario, proprio sopra il quale  il pittore ha dipinto il quadro). Anche il muro di cinta Bianco è molto simile al muro di cinta di tale deposito (esiste ancora un residuo di tale muro lungo il marciapiede est della Piazza Bilbao verso la Italo Svevo. Le differenze di questo dipinto, rispetto alla fotografia pubblicitaria di tale deposito, sono l’assenza delle batterie di cisterne (collocate a destra del binario) e la presenza di fabbricati differenti da quelli ripresi nell’immagine istituzionale (scattata dal campanile della Nazaro e Celso) del deposito Victoria. Considerando che i pittori, per esigenze di resa artistica (la presenza di forme troppo fredde e geometriche come le cisterne infonde un tono troppo freddo e urbano al dipinto) possono anche non rispettare la realtà fotografica ritratta, si concluce che il punto di raffigurazione di questo “paesaggio” apparirebbe all’interno dell’area del Deposito carburanti Victoria. Questo inserimento (20 Giugno 2018) scatenerà sicuramente le speculazioni degli “amici” dell’area Facebook Barona (in realta sono’ solo due individui) dove replicheranno questo post (nella pagina fb succitata) “inserendo” le loro tesi e teorie (a “correzione del presente sito… ovviamente sulla eventualità delle “correzioni” rispetto ai contenuti di questo sito ci sarebbe molto da discutere… più che correggere essi cercano di PRIMEGGIARE alle spalle di questo web). Le  tesi  “a correzione” sono sovente molto poco dimostrate (come l’ex Mulino Blondel “centrale idroelettrica” Roggia Carlesca… del colorificio presente negli anni ’20-’30-nel periodo bellico,  sino al 1969 circa, oppure degli stallatici confusi per fornaci come avvenne per Via della Ferrera o altri svarioni come il dosso Famagosta)…. Quindi attendiamoci (dopo poche ore del presente post di questa immagine ,che rappresenta un bel dipinto della Barona, ritratto mentre nel cielo si sta formando un temporale)… E’ PREVISTO UN TEMPORALE DI TUONI E FULMINI contro questa didascalia… Gli “amici” (sono due) pur non citando mai questo web agiscono in relazione ai contenuti postati nel medesimo (cosa non si deve fare per campare… vero ?… ovviamente il campare e rivolto a tali “amici” che le studiano tutte pur di infangare ricerche e analisi altrui, pubblicate in questo web,  pur di mantenere la supremazia…). Inserimento del 20 Giugno 2018, ore 16:30

Nevicata sul Lambretto alla Barona 1926 circa. Sullo sfondo la Cascina Lavandai. Fonte Fondazione Maimeri http://mostreinrussia.giannimaimeri.it/

“Nevicata sul Lambretto alla Barona” 1926 circa (olio su tela). Sullo sfondo la Cascina Lavandai. Fonte Fondazione Maimeri. (Inserimento del 20 Giugno 2018 ore 16).

Milano Barona San Cristoforo 1959. Piscina all'aperto dei centri sportivi Canotteri Milano

Milano Barona- San Cristoforo 1959. Piscina all’aperto dei centri sportivi Canotteri Milano (in primo piano Jonny Dorelli sulla sedia a sdraio). Possiamo osservare il lato est della Cascina Dosso. La foto è orientata verso ovest e l’Alzaia Naviglio Grande è sulla sinistra (non visibile) dal lato del trampolino  (oltre il lato destro alberato in fotografia c’è la ferrovia Milano Mortara, ovviamente non visibile). Questa piscina non deve essere confusa con la nota piscina olimpionica Canottieri Olona costruita alcuni anni dopo la ripresa di questa foto, verso il 1963, a circa 150 metri di distanza (da questo luogo) in direzione della Chiesa di San Cristoforo. Questa foto( come la precedente) devono essere state scattate nello stesso giorno presso il centro sportivo Canottieri Milano Alzaia Naviglio Grande. Fonte fotografica Getty Images.

Milano Barona San Cristoforo (nei pressi delle Canottieri Olona e Milano) 1960 circa. Jonny Dorelli mentre rema lungo il Naviglio Grande, sorpassato o preceduto da un barcone carico di sabbie. Fonte fotografica Getty Images

Milano Barona-San Cristoforo (nei pressi delle Canottieri Olona e Milano) 1959 circa. Jonny Dorelli mentre rema lungo il Naviglio Grande, sorpassato o preceduto da un barcone carico di sabbie. Fonte fotografica Getty Images

E’ quasi divertente constatare che ad ogni immagine e analisi che viene postata in questo sito, a distanza di poche ore, sull’area Facebook della Storia della Barona (da Milano alla Barona, la pagina è citata anche con un articolo dedicato in questo web), seguano le stesse immagini e le stesse analisi (anche se non hanno corretto lo svarione del civico 19 di Via Ettore Ponti, relativo all’ex Mulino Blondel… il civico era il 17…) e permane  la probabile storia fantasiosa  del Mulino idroelettico (SIC) 🙁 Blondel …. (i dettagli nei commenti sottostanti)…. ma questo Mulino avrà avuto le turbine  🙂 ? Come giudicare ? Stanno (le persone che gesticono la pagina sono due) perdendo, anzi hanno perso (insieme a certi volpini di Skyscrapercity, Milano secolare e sparita) una parte del monopolio internet (finalizzato a commerci di libri) anche in virtù di palesi lacune e carenze di metodo espositivo (sono evidentissime e descritte anche di seguito).

In riferimento alle attività produttive dell’ex Mulino Blondel ( Blondello ) si fa presente che l’acqua della Roggia Carlesca alimentava MECCANICAMENTE (tramite le pale di un mulino) gli impianti per la produzione ARTIGIANALE di tempere per pittura e belle arti. Si teme che le interpretazioni che appaiono scritte da questa notte (19 Giugno 2018), nell’area Facebook dedicata alla storia della Barona, riguardo alla presunta trasformazione elettrica (dinamo, alternatore ?) del flusso idrico di una roggia (di bassa portata) in corrente elettrica… siano interpetazioni decisamente fantasiose (le ragioni sono esposte di seguito).

I mulini, nel 1800 e anche nei secoli precedenti, con la sola forza meccanica prodotta dai corsi d’acqua, macinavano il grano ed i cereali (senza l’ausilio di dinamo e accumulatori.. che a loro volta devono alimentare UN GRUPPO MOTORI ELETTRICI !). Quando l’energia meccanica delle rogge non era sufficiente… si ricorreva all’energia muscolare degli animali (se non quella umana, nel 1700 e 800 in alcune operazioni pre-industriali si ricorreva anche all’energia muscolare degli uomini).

Premettendo che non vi sarebbe traccia, nel sito aziendale, della presenza di impianti di trasformazione elettrica (idroelettrica) dell’energia meccanica della Roggia Carlesca (dalla portata comunque modesta, prodotta da modesti dislivelli altimetrici presenti tra la Via Pestalozzi/Brugnatelli e la Via Ettore Ponti) e premettendo che non si farebbe cenno (nel sito del colorificio) della presenza di MOTORI ELETTRICI in corrente continua o alternata installati nell’ex Mulino…ci si chiede come potesse la ruota di un mulino alimentato da una piccola roggia (in foto sottostante all’altezza della Via Franco Tosi negli anni ’30) azionare e vincere l’inerzia del rotore di una dinamo per uso industriale (anche se in ambito artigianale) o peggio di un alternatore (quest’ultimo impone che la ruota del mulino avesse 50 cicli complesi al secondo… scenari assolutamente imprensabili…SIC).

Barona_Via_Franco_Tosi_1933_Roggia_Carlesca

Queste sono le placide acque 🙂 della Roggia Carlesca (1933) all’altezza di Via Franco Tosi (all’epoca era un semplice binario industriale proveninente dalla Via Watt e dalla Richard Ginori, diretto verso le cartiere A. Binda, con una diramazione verso il deposito Victoria). Possiamo constatare che il flusso “placido” . Nell’immagine si nota anche una lavandaia in fonto al tratto di canale. L’unico sistema per accelerare il flusso era quello (eventualmente con un sistema di chiuse) di ridurne il flusso volumetrico (Legge di Bernoulli) o “stringere” la canalizzazione a monte dell’ex Mulino Blondel… (onde aumentare la velocità del volume idrico..). ma il sostenere che da queste acque si potesse far muovere il rotore di una dinamo…ce ne corre (la potenza elettrica necessaria non era di certo erogabile da una dinamo d’automobile o da bicicletta…). Una dinamo azionata da energia idrica ha comunque una massa inerziale non indifferente…ed attriti meccanici non indifferenti… la potenza meccanica prodotta dall’elettricità generata da una simile roggia sarebbe veramente minima (inferiore alla trasmissione meccanica diretta del mulino). Leonardo invento’ numerosi dispositivi meccanici (ad uso artigianale, proprio per i mulini) capaci di moltiplicare il momento angolare di pale e ingranaggi meccanici (alimentati ad acqua) con risultati molto più efficienti di quelli producibili da energia idrolettrica (efficiente solo con portate d’acqua decisamente superiori). Una dinamo reversibile puo’ funzionare (a sua volta) come motore elettrico se alimentata da accumulatori o linee elettriche… in alcuni casi le mole di un mulino, sovente anche di svariate centinaia di kg… sarebbero troppo pesanti per azionare un generatore elettrico e onestamente ne corre sulla possibilità di alimentare un mulino-colorificio, con la sola potenza elettrica prodotta da un roggia di portata secondaria. Molto più credibile la tesi nella quale, per potenziare gli impianti, il colorificio si avvalse di un allacciamento elettrico AEM (già municipalizzata negli anni ’30) che alimentasse dei motori elettrici. In alternativa si poteva anche ricorrere (con un sistema di camini) a motori a scoppio… ma tutto questo non lo possiamo sapere ! La foto (un ritratto famigliare), è molto bella (analoghe valutazioni per l’immagine della bambina di Pestalozzi 16)… e l’autore (o gli autori) che avrebbero ripreso tali soggetti hanno saputo cogliere e sfruttare al meglio l’armonia di un paesaggio urbano periferico in entrambi i casi. Purtroppo belle foto (sicuramente depredate per uso anche commerciale da raccolte civiche) sprecate in piattaforme digitali come Facebook e Skyscraper gestite da Balabiott (in milanese… significa strambi…) e “gras de rosto”. Si dubita che l’ex Mulino Blondel avesse le turbine… (o il turbo) concedete un poco di sarcasmo alla vicenda 😉

La semplice energia cinetica prodotta da un mulino, con un sistema meccanico assimilabile ai vecchi mulini per la macinazione di grano e cereali, era comunque sufficiente alla frantumazione e macinazione medesima dei pigmenti e di altre sostanze secche (materie prime per le tempere) per renderle sufficientemente solubili nelle tempere ad olio ed acqua. Si evidenzia che l’adozione di una dinamo (o peggio di un alternatore) imponeva portate idriche decisamente superiori, impianti (batterie) di accumulazione dell’energia elettrica prodotta in orari nei quali il mulino non era in produzione. Imponeva anche una sala motori elettrici (presenti nella sala di frantumazione, macinazione e miscelazione pigmenti. Un bell’ingombro e dei costi proibitivi che esulavano da un processo artigianale sconfinando nella produzione industriale).

Pur considerando che i dipinti possono non rispecchiare la realtà ritratta, non vi sarebber tracce di apparati elettrici nela sala di produzione tempere dell ex Mulino Blondel, non si vede traccia di alcuna dinamo. I costi di manutenzione di una dinamo, accumulatori, rettificatori, eventualmente trasformatori e motori elettrici (e ambienti riservati ad ospitare a tali impianti) sarebbero stati sicuramente proibitivi rispetto agli utili derivanti dal commercio di tempere per pittori.

Chi scrive di energia elettrica prodotta dal mulino (che nella migliore delle ipotesi poteva, al massimo, alimentare una o due lampadine per la ragioneria contabile del Mulino, il laboratorio e locale macinazione tempere, non si rende conto di quanta potenza elettrica sarebbe necessaria per produrre un movimento meccanico (con motori elettrici alimentati da dinamo o alternatori o da accumulatori a loro volta caricati da dinamo in energia IDROELETTRICA!) che vinca l’inerzia della massa di centinaia di kg di macine e miscelatori e della dissipazione in attriti e massa inerziale dei medesimi sistemi meccanici (con perdita della potenza elettrica producibile). Buona parte dell energia viene dissipata in calore e il rendimento di una dinamo sarebbe veramente molto modesto con la portata di una Roggia.

Nella migliore delle ipotesi si potrebbe sostenere che la MAIMERI ricorse (per ipotesi) a gruppi di motori elettrici alimentati dalla rete elettrica (volendo potevano anche essere a combustione interna, quindi motori a carbuante) per POTENZIARE l’energia meccanica dei suoi impianti… ma da questo a sostenere che vi fossero impianti idroelettrici + motori elettrici� ne corre parecchio.

Ormai dall’area Facebook, dalle versioni storiche della Barona (ve ne sono diverse), alle versioni blog della Barona (in un blog si fece campagna elettorale su quel di Buccinasco), come nelle versioni storiche di “Milano nei Secoli facebook e Milano sparita sia facebook” che Skyscrapercity, la fantasia e l’immaginazione abbondano, sia per incrementare le vendite, sia per incrementare le visite�sia per il ben apparire di un gruppo di personaggi (tutti collegati tra di loro) non estranei alla politica milanese.

Sarebbe di qualche settimana fa la bufala (skyscrapercity Milano Sparita) di un fantomatico cornetto acustico installato nelle “corriere” degli anni ’50 e ’60. atto a trasmettere il rumore dei clacson, contemporaneamente al manovratore ed agli automobilisti in coda alla corriera medesima… in procinto di superare). In realtà quel cono visibile nel lato in coda della “corriera”, posteggiata (intorno al 1960 circa) in quel di Via Modica, era un semplice clacson (non era possibile installare un tubo “cornetto acustico esponenziale” lungo 6 metri senza incorrere in interferenze acustiche prodotte dal motore, dalle vibrazioni, dalla meccanica del veicolo.

Facebook e Amazon provengono da quelle aree di omologazione culturale/sociale e precariatogenesi dove operano anche altre piattaforme digitali come quelle che sfruttano i “riders” https://www.panorama.it/economia/lavoro/riders-chi-sono-e-perche-protestano/ operano e prosperano … insomma multinazionali USA che hanno alterato non solo l’economia e la società italiana (e non solo quella) ma che hanno contribuito a distorcere (a proprio uso e consumo) anche la storia, persino locale, (se ne vedono gli effetti anche nelle cronologie di questo web).

In conclusione, il Mulino Blondel, anche quando divenne sede produttiva di attività artigianali a modesto indirizzo industriale, NON NECESSITAVA DI INSTALLAZIONE DI DINAMO/ALTERNATORI e ACCUMULATORI ALIMENTANTI GRUPPI DI MOTORI ELETTRICI. Anche se fosse (ma si teme che non lo sia) esistito un gruppo elettrogeno idroelettrico tale modesta energia poteva alimentare un impianto elettrico di lampadine per l’illuminazione degli ambienti dove venivano macinate e miscelate le materie prime delle tempere. La necessità di promuovere la propria immagine internet e la necessità di vendere libri ha comportato non poche distorsioni e fantasie interpetative nella storia (anche secolare) di Milano (e quartieri) nelle varie pagine Facebook-Skyscrapercity (urgono normative che regolamentino l’uso dei social network per attivitïtà non inerenti la semplice comunicazione di commenti e immagini tra una comunità di iscritti).

Si consiglia VIVAMENTE a certi autori Facebook di trovarsi un vero lavoro alternativo a quello che Facebook gli avrebbe riservato… vista la confusionarietà storica che distingue molte delle loro pubblicazioni. In alternativa si consiglia di investire non meno di 20.000 euro di consulenze storiche, tecniche e sociologiche con veri storici di professione (onde prevenire certi svarioni tecnici e non solo). Copiare da questo blog non gli basta più ora improvvisano con creatività immaginaria.

 

Nuova immagine (estratta dal sito aziendale della ex ditta tempere MAIMERI) relativa al crollo (causa bombe) dell'ala del laboratorio. Gli edifici sullo sfondo sono riconducibili alla Via Bonaventura Zumbini, parallela ad una Via Ettore Ponti non ancora realizzata. Siamo al civico 17 della Via Ettore Ponti. Gli edifici osservabili verso la Via Zumbini non esistono più.

Milano 1945 quartiere Barona. Mulino Blondel danneggiato dai bombardamenti. Nuova immagine (estratta dal sito aziendale della ex ditta tempere MAIMERI ) relativa al crollo (causato dal bombardamento angloamericano del 31 Marzo 1945) dell’ala del laboratorio accorpato al Mulino Blondel. Gli edifici sullo sfondo sono riconducibili alla Via Bonaventura Zumbini, parallela ad una Via Ettore Ponti non ancora realizzata. Siamo al civico 17 della Via Ettore Ponti. Gli edifici osservabili verso la Via Zumbini non esistono più e non sono attualmente piu’ localizzabili. (inserimento del 18 Giugno 2018)

Il colorificio MAIMERI, verso i primi anni '40 del 1900 si trovava sul confine ovest del deposito carburanti Victoria. Il cerchiolino giallo lo localizza nella locandina pubblicitaria del deposito di Milano Barona. L'area evidenziata non fa parte dell'attuale Villaggio Barona e corrisponde al civico 17 di Via Ettore Ponti (quanto meno dagli anni '50 e forse anche prima).

(Periodo bellico o antecedente in data non anteriore agli anni 1936/37). Il colorificio MAIMERI, verso i primi anni ’40 del 1900 (l’aspetto dell’area inquadrata rimase quasi inalterata  sino alla fine anni ’60) si trovava sul confine ovest del deposito carburanti Victoria. Il cerchiolino giallo lo localizza nella locandina pubblicitaria del deposito di Milano Barona. L’area evidenziata non fa parte dell’attuale Villaggio Barona (nonostante i proprietari di quel deposito possedessero, oltre al terreno Victoria carburanti, anche terreni limitrofi … sino ai primi anni 2000 occupati anche da un campo di calcio non regolamentar e come erroneamente riportato nella pagina Da Milano alla Barona fb) dove oggi sorge tale complesso residenziale. L’ubicazione del mulino corrispondeva al civico 17 di Via Ettore Ponti, circa 100 metri da Piazza Bilbao, quasi 200 m da Via A. Binda. E’ noto a tutti che il tratto Ettore Ponti tra Via A. Binda e il bivio Franco Tosi-Zumbini, venne ultimato a fine anni ’60 e di fatto non esistette un vero tracciato stradale sino alla fine di tale periodo (mentre il tratto Ettorre Ponti tra Via A. Binda e Via Santa Rita da Cascia venne tracciato più o meno quando partirono il lavori (1939) per la costruzione del Santuario di Santa Rita, periodo in cui anche la Via onomima venne inizialmente realizzata ad una sola corsia)  Anche la Via Ettore Ponti nel tratto sino a Via Binda, rimase un tracciato sterrato (ad una sola corsia) sino al suo ampliamento nel 1955 (realizzazione spartitraffico centrale alberato e completamento della corsia sud della medesima via).

Cartografia Barona orientale 1946. All'interno del cerchiolino giallo l'ubicazione dell'ex mulino Blondel, ditta Maimeri (civico 17 Ettore Ponti). Come riscontrabile nell'immagine l'ex mulino non si trovava nell'area oggi occupata dal Villaggio Barona ma ai suoi confini settentrionali ed orientali. Ad ovest di tale ex mulino, prima della costruzione del succitato plesso residenziale vi si trovava un campo di calcio ed un passaggio pedonale sterrato, spianato nel 2002 nella concomitanza della costruzione di tale lotto edilizio. A sud del mulino, nel 1946 (lato nord Via Zumbini) non vi era nulla, successivamente vennero realizzati dei capannoni anch'essi demoliti nei primi anni 2000 per la costruzione del suddetto complesso residenziale. Nella cartografia si nota che l'ex mulino confinava ad est col deposito carburanti Victoria. Nell'area dove sorse, verso il 1936-37, il deposito, vi si trovava il secondo mulino "di sotto" Blondel... forse la prima sede produttiva della Maimeri che nel 1936 traferì l'attività nel mulino "di sopra" corrispondente al civico 17 di Via Ettore Ponti. Nell'area del "Blonde di sotto" (a est del primo mulino al civico 17) probabilmente sorse, dopo il 1936, il deposito Victoria. (fonte cartografica Geoportale SIT).

Cartografia Barona orientale 1946. All’interno del cerchiolino giallo l’ubicazione dell’ex mulino Blondel, ditta Maimeri (civico 17 Ettore Ponti). Come riscontrabile nell’immagine, l’ex mulino non si trovava nell’area oggi occupata dal Villaggio Barona ma ai suoi confini settentrionali ed orientali. Ad ovest di tale ex mulino, prima della costruzione del succitato plesso residenziale, vi si trovava un campo di calcio ed un passaggio pedonale sterrato che collegava le vie Ettore Ponti e Zumbini, poi spianato nel 2002 nella concomitanza della costruzione di tale lotto edilizio e trasformato in strada privata. Il mulino si trovava ad est del campo di calcio. A sud del mulino, nel 1946 (lato nord Via Zumbini) non vi era nulla, successivamente vennero realizzati dei capannoni anch’essi demoliti nei primi anni 2000 per la costruzione del suddetto complesso residenziale. Nella cartografia si nota che l’ex mulino confinava ad est col deposito carburanti Victoria. Nell’area dove sorse, verso il 1936-37, il deposito, vi si trovava il secondo mulino “di sotto” Blondel… forse la prima sede produttiva della Maimeri che nel 1936 traferì l’attività nel mulino “di sopra” corrispondente al civico 17 di Via Ettore Ponti. Nell’area del “Blondel di sotto” (a est del primo mulino al civico 17) probabilmente sorse, dopo il 1936, il deposito Victoria. (fonte cartografica Geoportale SIT). (inserimento del 18 Giugno 2018)

Catasto Lombardoveneto antecedente al 1861, La foto proviene dai monopolisti di skyscrapercity (non è reperibile, in apparenza, presso altri web, seguendo le ricerche di google immagini...). Dalla cartografia sono evidenziati, con due cerchiolini gialli, le ubicazioni dei Mulini Blonde di sopra (a sinistra) e di sotto (a destra). Il Mulino Blondel di sotto giaceva nell'area che negli anni '30 del 1900 avrebbe ospitato il Deposito Victoria di carburanti. Forse la MAIMERI inizio' l'attività nel mulino Blondel di sotto per poi trasferire laboratori e miscelatori nell'ex Mulino Blonde di sopra, posizionato a circa una cinquantina di metri piu' a nord-ovest, in allineamento al civico 17 di una Via Ettore Ponti che ancora non esisteva...come arteria stradale.

Catasto Lombardoveneto antecedente al 1861 (la foto ritrae il Borgo Barona, antecedente all’accorpamento con la città di Milano), La foto proviene dai monopolisti di skyscrapercity (non è reperibile, in apparenza, presso altri web, seguendo le ricerche di google immagini…). Dalla cartografia sono evidenziati, con due cerchiolini gialli, le ubicazioni dei Mulini Blondel di sopra (a sinistra) e di sotto (a destra). Il Mulino Blondel di sotto giaceva nell’area che negli anni ’30 del 1900 avrebbe ospitato il Deposito Victoria di carburanti. Forse la MAIMERI inizio’ l’attività nel mulino Blondel di sotto per poi trasferire, nel 1936, laboratori e miscelatori nell’ex Mulino Blondel di sopra, posizionato a circa una cinquantina di metri piu’ a nord-ovest, in allineamento al civico 17 di una Via Ettore Ponti che ancora non esisteva…come arteria stradale.(inserimento 18 Giugno ’18)

Milano Ticinese,Via Filippo Argelati (vista da Piazza Arcole), 1975 circa. Fonte fotografica : Archivio Paolo Monti (autore della foto).

Milano Ticinese,Via Filippo Argelati (vista da Piazza Arcole), 1975 circa. La Roggia Boniforti (il suo canale) è delimitata dal basso parapetto di cemento visibile nella foto. Non siamo alla Barona ma l’immagine merita trattandosi di una raffigurazione fotografica di una Via Argelati, oggi irriconoscibile. Allo stato attuale, questo scorcio appare irriconoscibile per gli interventi di demolizione e rifacimento degli edifici visibili nell’immagine e solo un residente nelle vicinanze, sin dagli anni ’60, potrebbe riconoscere il luogo attuale di questo angolo di Milano. E’ scontato sottolineare quanto le ultime amministrazioni (25 anni) Lega-Centro Destra e Centro Sinistra abbiano (causa speculazioni edilizie) polverizzato il passato e la storia di Milano. A titolo compensativo, sempre tali amministrazioni ci avrebbero “omaggiato” di pagine facebook di narrazione fotografica e libraria della Milano e quartieri sparita… Fonte fotografica : Archivio Paolo Monti (autore della foto).

Immagine proveniente dalla piattaforma Facebook... Fattura colorificio Maimeri anno 1959. Differentemente da quanto indicato nella nota pagina fb "dedicata" alla Barona, il civico di registrazione della ragione sociale di tale colorificio per belle arti era il 17 di una Via Ettore Ponti non ancora tracciata... A questo si deve tener conto che i mulini Blondello (Blondel) erano due, non uno soltanto e probabilmente (ammesso e non concesso che fossero identificati con due civichi differenti), l'altro era probabilmente al civico 15... del resto uno dei due mulini era talmente vicino al deposito carburanti Victoria che venne coinvolto nel tentativo (aviazione angloamericana) di bombardare tale deposito che confinava con l'attuale Piazza Bilbao. Oltre il muro di cinta (lato ovest) vi era ubicato uno dei due mulini (probabilmente uno dei due riservato a magazzino-punto vendita, l'altro alla produzione). Davanti a queste cose... (si chiede scusa alla azienda MAIMERI che deve aver riposto troppa fiducia "pro-tempore" a personaggi non proprio affidabili) si rinnova l'invito a boicottare facebook (le motivazioni non mancano), piattaforma che (concedete la rima) più che altro disinforma (gli esempi non mancano). Se lor signori si sentissero offesi (facebook) possono anche rivolgersi alla Polizia Postale, avvocatucoli di Partito, politici e chi altro... la verità è questa. Si coglie, oltremodo, l'occasione per segnalare una "chicca"... questa volta non proverrebbe da facebook ma da un altro blog... relativa ad un ex residente in Barona che attinse, circa 2 anni fa, diverse immagini già apparse in fb dalle pagine sopra menzionate, per fare campagna elettorale di se stesso in un comune confinante con Milano... Questo dimostra (se vi fossero ancora dubbi) che il fine ultimo delle "storie di Milano e quartieri" facebook (e amici) è rappresentato da commerci Amazon UK e promozione personale della propria immagine su internet. Nulla di più e nulla di meno.

Immagine proveniente dalla piattaforma Facebook… Fattura colorificio Maimeri anno 1959. Differentemente da quanto indicato nella nota pagina fb “dedicata” alla Barona, il civico di registrazione della ragione sociale di tale colorificio per belle arti era il 17 (non il 19) di una Via Ettore Ponti non ancora tracciata… Il Mulino Blondello non era collocato dove oggi sorge il “Villaggio Barona” ma nelle vicinanze di tale lotto di “housing sociale”. Oltre questo si deve tener conto che i mulini Blondello (Blondel) erano due (anche se nelle mappe degli anni ’50 ne comparirebbe solo uno), e probabilmente (ammesso e non concesso che fossero identificati con due civici differenti ed ammesso e non concesso che i due manufatti non siano stati integrati in una sola struttura e/o recuperato solo uno dei due), l’altro era probabilmente al civico 15…(sempre che esistesse ancora e non fosse stato integrato in un solo edificio di artigianato industriale) del resto uno dei due mulini (all’origine) era talmente vicino al deposito carburanti Victoria (ne consegue una numerazione civica più bassa) che venne coinvolto (nel periodo bellico) nel tentativo (aviazione angloamericana) di bombardare tale deposito (che confinava con l’attuale Piazza Bilbao). Oltre il muro di cinta (lato ovest) vi era ubicato uno dei due mulini (probabilmente uno dei due riservato a magazzino-punto vendita, l’altro alla produzione). Davanti a queste cose… (si chiede umilmente scusa alla azienda MAIMERI che deve aver riposto troppa fiducia “pro-tempore” a personaggi non proprio “brillanti”). Si coglie, oltremodo, l’occasione per segnalare una “chicca”… questa volta non proverrebbe da facebook ma da un altro blog… e da una persona presumibilmente non relazionata ai “soliti noti”… “chicca” relativa ad un ex residente in Barona che attinse, circa 2 anni fa, diverse immagini già apparse nella/nelle pagine fb sopra menzionate, per fare però campagna elettorale di se stesso nelle vesti di consigliere o assessore in un comune confinante con Milano…
Questo dimostra (se vi fossero ancora dubbi) che il fine ultimo delle “storie di Milano e quartieri” facebook-skyscraper (e non solo) è rappresentato da vendite Amazon UK e promozione personale della propria immagine su internet. Nulla di più e nulla di meno (ovviamente web come il presente recano molto fastidio e molta “bile nera” a tali personaggi… ma come si suol dire … VIGE LA LIBERA CONCORRENZA al posto dei MONOPOLI …in una nazione fatta di monopolisti in conflitto di interessi..). Facebook-Zuckerber sono nati per questi scopi. Imporre una sola versione globale dei fatti per uso e consumo allineato al potere costituito localmente nelle varie nazioni e nei distretti amministrativi delle medesime…(quanto sono vere queste tesi). Ma quanto è cambiata (in peggio) la Barona (IRRICONOSCIBILE!). Ai miei tempi i politici locali provenivano dalle schiere del PCI, qualcuno PSI, a presidio del Consiglio di zona 16. (ex Zona 16, grazie ad Albertini + Moratti inglobata in un mega quartierone che non ha relazioni dirette con la storia della Barona)… Una missione praticamente gratuita (certo qualche furbetto , in quegli anni… si intrufolò nei CDZ) ma lontana Anni Luce da queste promozioni personalistiche. Colpa di internet e anche Facebook ? Forse, sicuramente i social net e qualche blog hanno “unto” moltissime nazioni, a partire dall’Italia… per promuovere solo la Politica Nazionale (da multinazionali americane) a loro gradimento (del resto siamo il Paese dove Salvini “TWITTA”  le sue azioni di Governo dal telefonino… al posto di lavorare nel Parlamento, nel suo Ministeri e sottoporsi alle regole della politica istituzionale…del resto lo farebbe anche TRUMP). Finchè sono in vita, la Storia dei luoghi dove sono nato e dove ho vissuto avrà anche la mia versione, indipendente da tante cose…(si mettano l’anima in pace…a partire dagli “amici” Skyscrapercity. Sono abituati agli “Yes Man” ed avere ragione anche quando hanno torto… ma internet non è il Comune di Milano… e non siamo loro dipendenti… nè subordiati).

Raccolta di Gianni Maimeri, dipinto ad olio su tela di Zani Dino, reliazzato verso la seconda metà degli anni '20 del 900. Il dipinto è ritratto in Bianco e Nero in una foto in carta chimica (gelatina bromuro d'argento) ripresa nello stesso periodo del dipinto. Il dipinto ritrale il lato nord della cascina dei lavandai, il campantile del lato est della Parrocchia San Nazaro e Celso e (nel lato inferiore) il parapetto del ponticello sopra il Lambretto Meridionale (oggi colatore Olona), ponticello che conduceva verso la Via Zumbini, proveninendo dal bivio Zumbini/Schievano. (inserito il 17 Giugno 2018). Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali.

Raccolta di Gianni Maimeri, dipinto ad olio su tela di Zani Dino, realizzato verso la seconda metà degli anni ’20 del 900. Il dipinto è ritratto in bianco e nero in una foto in carta chimica (gelatina bromuro d’argento) ripresa nello stesso periodo. Il dipinto ritrae il lato nord della cascina dei lavandai, il campanile dal lato nord ed est della Parrocchia San Nazaro e Celso e (nel lato inferiore della foto) il parapetto del ponticello sopra la Roggia Carlesca (oggi tombata), ponticello che conduceva verso la Via Zumbini, proveniendo dal bivio Zumbini/Schievano (alle spalle dello scenario ritratto). Si tenga presente che tutti i dipinti, come anche il presente, possono NON RISPETTARE FEDELMENTE L’OGGETTIVITA’ DEL PAESAGGIO URBANO PERIFERICO RITRATTO, INTRODUCENDO VARIANTI E MODIFICHE ATTE A MIGLIORARE LA RESA ARTISTICA DEL DIPINTO (deriva la possibile presenza di incongruenze prospettiche e di localizzazione rispetto allo scenario realmente ritratto all’epoca dell’opera). Dettagli che  gli autori di facebook e skyscraperscity (personaggi relativi alla Storia della Barona) sovente dimenticano, cercando di pavoneggiare le loro conoscenze, geolocalizzando (anzi tentando di farlo), anche con Google, i dipinti del 1800 e dei primi decenni del 1900. Tentativi che dimostrano le loro lacune interpretative dei reperti visuali e testuali reperibili sia in rete che conservati anche nelle civiche sale museali di Milano e in collezioni private). Immagine e didascalie Inserite il 17 Giugno 2018. Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali.

Raccolta Gianni Maimeri "La Barona di Milano" olio su tela. Autore del dipinto: Zani Dino (realizzato tra il 1924 e 1930). L'immagine è in bianco e nero essendo una fotografia (purtroppo molto in "sottoesposizione", quindi appare molto buia e del dipinto se ne distinguono le ombre molto contrastate) in gelatina bromuro d'argento scattata nel periodo contemporaneo all'opera. Si intravede, a sinistra, la cascina dei lavandai, ovviamente il corso d'acqua ritratto è il Lambretto Meridionale. Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali.

Raccolta Gianni Maimeri “La Barona di Milano” olio su tela. Autore del dipinto: Zani Dino (realizzato tra il 1924 e 1930). L’immagine è in bianco e nero essendo una fotografia in gelatina di bromuro d’argento (purtroppo molto in “sottoesposizione”, del dipinto se ne distinguono solo le ombre molto contrastate, pur considerando che il soggetto, nella versione originale, ritrae comunque i toni luminosi molti tenui di un paesaggio ed un cielo “plumbeo”) . La foto è stata scattata nel periodo contemporaneo all’opera. Si intravede, a sinistra, la cascina dei lavandai, (ovviamente il corso d’acqua ritratto è il Lambretto Meridionale). Si tenga presente che i dipinti possono NON RISPETTARE FEDELMENTE L’OGGETTIVITA’ DEL PAESAGGIO URBANO PERIFERICO RITRATTO, INTRODUCENDO VARIANTI E MODIFICHE ATTE A MIGLIORARE LA RESA ARTISTICA DEL DIPINTO (deriva la possibile presenza di incongruenze prospettiche ed errori di localizzazione rispetto allo scenario realmente ritratto all’epoca dell’opera). Agli autori di facebook e skyscrapercity si dovrebbe rammentare che il pavoneggiare le proprie PRESUNTE competenze storiche ed interpretative (cercando di geolocalizzare, anche con Google street le località urbane ritratte nei dipinti del 1800 e dei primi decenni del 1900 … rivelerebbe… più che altro, le loro lacune e confusionarietà interpretativa dei medesimi). Immagine e didascalie inserite il 17 Giugno 2018.
Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali.

Ex Mulino Blondello (Mulino Blondel), dal 1923 sede produttiva della ex ditta Maimeri (oggi una SPA), produttrice di colori a tempera per pittori e belle arti. L'immagine ritrae il piccolo stabilimento artigianale all'indomani dei bombardamenti angloamericani della seconda guerra mondiale. Gli impianti di miscelazione e preparazione tempere della ditta Maimeri erano alimentati dalla Roggia Carlesca (proveniente dalla Cascina Palazzo di Via Pestalozzi). Il piccolo stabilimento artigianale venne bombardato essendo confinante con il Deposito Carburanti "Victoria". a ridosso della Via Ettore Ponti (il tracciato della via non esisteva ancora) e Piazza Bilbao. In realtà il mulino era composto da due mulini. "Blondello di sopra" che riceveva le acque della Carlesca e più a "valle" il Blondello di Sotto. Come qualcuno avrà intuito, il nome Blondel deriva dalla famiglia paterna (il padre) di Enrichetta Blondel, già moglie di Alessandro Manzoni, a sua volta proprietario degli ambienti della Cascina Monterobbio affrescata (su commissione del curatore privato di Manzoni) di affreschi commissionati al pittore italiano Francesco Hayez (Manonzi fu proprietario per un certo periodo della Cascina Monterobbio).

Milano 1945 quartiere Barona Mulino Blondel. L’immagine (Periodo bellico) ritrale gli effetti dell’ultimo bombardamento su Milano, del 31 Marzo 1945.  Mulino Blondel ( Mulino Blondello ), dal 1923 sede produttiva della ex ditta Maimeri (oggi una SPA), produttrice di colori a tempera per pittori e belle arti. L’immagine ritrae il piccolo stabilimento artigianale all’indomani dei bombardamenti angloamericani della seconda guerra mondiale di cui questo, avvenuto il 31 Marzo 1945. Gli impianti di miscelazione e preparazione tempere della ditta Maimeri erano alimentati dalla Roggia Carlesca (proveniente dalla Cascina Palazzo di Via Pestalozzi). Dell’utilizzo meccanico delle acque della Roggia Carlesca ne traiamo spunto proprio dal dipinto successivo a questa immagine, dipinto che ritrae gli ambienti di produzione delle tempere nella Ditta Maimeri, ex Mulino Blondel. Il piccolo stabilimento artigianale venne bombardato essendo confinante con il Deposito Carburanti “Victoria”. a ridosso della Via Ettore Pontim in corrispondenza del civico 17 (il tracciato della via non esisteva ancora) e della Piazza Bilbao. In realtà il mulino era composto da due mulini. “Blondello di sopra” che riceveva le acque della Carlesca e più a “valle” il Blondello di Sotto. Come qualcuno avrà intuito, il nome Blondel deriva, probabilmente, dalla famiglia paterna (il padre) di Enrichetta Blondel, già moglie di Alessandro Manzoni, a sua volta proprietario (indiretto) degli ambienti della Cascina Monterobbio decorata (su commissione del curatore privato di Manzoni) da affreschi commissionati al pittore italiano Francesco Hayez (Manzoni fu proprietario indiretto della Monterobbio,  e lo fu solo per un certo periodo, cascina in realtà posseduta dal suo segretario e curatore patrimoniale personale… come dire… oggi lo si definirebbe un “prestanome” ovviamente in senso buono… era prassi dell’epoca intestare beni patrimoniali e immobiliari a curatori privati ai quali si affidava la gestione fiscale, patrimoniale e artistica dei beni posseduti).  Fonte fotografica http://www.maimeri.it/it/azienda.html . Immagine e discascalie inserite il 15 Giugno 2018. La fonte non costituisce una forma pubblicitaria dell’azienda citata nei riferimenti storici (ma riferimento storico locale del quartiere Barona di Milano).

 

Dipinto, presumibilmente di Gianni Maimeri, che ritrai gli impianti (alimentati dalla Roggia Carlesca) di produzione colori a tempera. Ovviamente sono i locali dell'ex Mulino Blondello (Blondel). Fonte : http://www.maimeri.it/it/azienda.html Come già sottolineato, non si tratta di pubblicità azienda. Le fonti fotografiche, pittoriche e storiche dell'archeologia industriale del quartiere Barona ... oltre che essere rare ... sono monopolio di determinate pagine facebook e skyscrapercity e si fa molta fatica a raccogliere fonti visuali e testuali indipendenti da tali dominanze storiche locali (inserimento 17 Giugno 2018).

Dipinto, presumibilmente di Gianni Maimeri, che ritrae gli impianti (alimentati dalla Roggia Carlesca) di produzione colori a tempera. Ovviamente sono i locali dell’ex Mulino Blondello (Blondel). Fonte : http://www.maimeri.it/it/azienda.html .  Come già sottolineato, non si tratta di pubblicità aziendale. Le fonti fotografiche, pittoriche e storiche dell’archeologia industriale del quartiere Barona … oltre che essere rarissime … sono accentrate da determinate pagine facebook e skyscrapercity e si fa moltissima fatica a raccogliere fonti visuali e testuali indipendenti da tali accentramenti storici locali, sconfinanti nel monopolio (inserimento 17 Giugno 2018).

http://www.maimeri.it/it/azienda.html#1945-1951

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Maimeri

https://books.google.it/books?id=aInUyaQomVAC&pg=PA28&lpg=PA28&dq=cascina+blondello&source=bl&ots=CCx5nSe34J&sig=EAHXFKogS4XmR202J2wuBKUnTWk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj45J_IqtXbAhVHQBQKHT-LDG8Q6AEINzAE#v=onepage&q=cascina%20blondello&f=false

https://it.wikipedia.org/wiki/Enrichetta_Blondel

Nel merito della biografia manzoniana delle proprietà immobiliari del medesimo (più correttamente delle sue indirette proprietà patrimoniali intestate al suo segretario e curatore) alla Barona (ex borgo Barona) si consiglia la visione del video sottostante, già pubblicato in milanobarona.myblog.com sin dall’Agosto 2017.

Milano Barona quartiere Sant'Ambrogio. Aprile 1966, inaugurazione del complesso di edilizia residenziale popolare. Foto di Ernesto Fantozzi. Fonte : web del Corriere della Sera Milano.

Milano Barona quartiere Sant’Ambrogio I. Aprile 1966, inaugurazione del complesso di edilizia residenziale popolare. Foto di Ernesto Fantozzi. Fonte : web del Corriere della Sera Milano. (inserito il 16/06/2018)

... rifacendosi alle immagini sottostanti, dedicate al quartiere Sant'Ambrogio primo, negli anni '60 ed al suo isolamento dal resto del quartiere Barona e della città di Milano, una interessante immagine (seconda metà anni '60) scattata in Via del Mare, parallela alla Via San Paolino, poco a sud della Cascina Monterobbio. Una mamma e suo figlio attraversano, a piedi, la Via del Mare per raggiungere Piazza Maggi e, probabilmente, la filovia 95 e l'autobus che all'epoca serviva l'antistante quartiere Torretta, onde raggiungere il resto di Milano (il capolinea del tram 12 di Piazza Miani, da quel settore del plesso di edilizia popolare, distava circa 1 km...). A breve verranno sinteticamente elencate le concause di scarsi investimenti ATM relativi ai servizi e collegamenti tramviari e di autobus delle zone periferiche a cavallo degli anni '50 e '70... Tra le cause principali i costi per le realizzazioni delle linee MM 1 e MM2 (che fagocitavano le restanti risorse...), una preferenza del Comune verso le zone periferiche a Nord-Nord Est della città (quelle piu' vicine ai poli industriali ed alla Brianza...) e le politiche Nazionali della ex Democrazia Cristiana... (a Milano le giunte, sino a metà anni '70 erano socialdemocratiche... ma controllate dalla DC romana...). Le politiche DC erano concentrate a favorire i ladrocini per la Cassa del Mezzogiorno e di Roma Capitale... sono storie vecchie ma ancora attualissime... Fonte fotografica: Lombaria Beni Culturali.

… rifacendosi alle immagini sottostanti, dedicate al quartiere Sant’Ambrogio primo, negli anni ’60 ed al suo isolamento dal resto del quartiere Barona e dalla città di Milano, una interessante immagine (seconda metà anni ’60) scattata in Via del Mare (innesto “Milano Fiori” A7), parallela alla Via San Paolino, poco a sud della Cascina Monterobbio (alle spalle del fotografo  il tratto rettilineo, del “dopo curva” della via S. Paolino verso l’ex centro civico e la futura area che dal 1974 ospiterà la Biblioteca Sant’Ambrogio…). Una mamma e suo figlio attraversano (pericolosamente), a piedi, la Via del Mare (immagine ripresa una Domenica mattina con traffico scarsissimo e assenza del bus navetta 103 che servivail S. Ambrogio 1… la foto non si riferisce alle Domeniche dell’austerity petrolifera… avvenuta anni dopo… l’abbigliamento indossato dai soggetti della foto è tipIco degli anni ’60…) per raggiungere Piazza Maggi e, probabilmente, la filovia 95 e la vicina tramvia 15 (prolungata sino al Gratosolio proprio in quel periodo), onde raggiungere il resto di Milano ed il suo centro (il capolinea del tram 12 di Piazza Miani, da quel settore del plesso di edilizia popolare, distava circa 1 km…). A breve verranno sinteticamente elencate le concause degli scarsi investimenti ATM relativi ai servizi e collegamenti tramviari e di autobus delle zone periferiche di Milano a cavallo degli anni ’50 e ’70… Tra le cause principali i costi per le realizzazioni delle linee MM 1 e MM2 (che fagocitavano le restanti risorse…), una preferenza del Comune verso le zone periferiche a Nord-Nord Est della città (quelle piu’ vicine ai poli industriali ed alla Brianza…) e le politiche Nazionali della ex Democrazia Cristiana… (a Milano le giunte, sino a metà anni ’70, erano socialdemocratiche… ma controllate dalla DC romana…). Le politiche DC erano concentrate a favorire i ladrocini per la Cassa del Mezzogiorno  e di Roma Capitale…(l’unico demcristiano che si sottrasse a queste logiche fu Amintore Fanfani essendo proponente della progettazione e realizzazione, con fondi nazionali, del complesso urbanistico del quartiere Chiesa Rossa, tra le Vie dei Missaglia e Via Boifava… zona oltremodo confinante con la Barona e col Q.re S. Ambrogio). Sono storie vecchie ma ancora attualissime… Fonte fotografica: Lombaria Beni Culturali.

Non siamo alla Barona, ma con la Barona ci sono storici riferimenti. Piazza della Scala, Palazzo Marino fine Novembre 1967. Delegazione residenti quartiere Sant'Ambrogio manifestano la richiesta di una linea d'autobus per il quartiere... che come leggibile in un cartello "sarebbe dimenticato dal centro ...". Occorsero circa altri 3 anni (verso il 1971) perche' la storica linea d'autobus 74 raggiungesse il quartiere in sostituzione di un bus navetta che lo collegava al capolinea del 12 in Piazza Miani. Come emerge da questa immagine non inedita ma sconosciuta in rete... furono proprio i residenti del plesso di edilizia popolare a chiedere autobus in sostituzione del tram.

Non siamo alla Barona, ma con la Barona ci sarebbero riferimenti storici. Piazza della Scala, Palazzo Marino, fine Novembre 1967. Una Delegazione di residenti del quartiere Sant’Ambrogio manifesta la richiesta di una linea d’autobus per il quartiere… protesta che scaturiva, come leggibile in un cartello, perche’ tale quartiere (un lotto della Barona) “sarebbe dimenticato dal centro …”. Occorsero circa altri 3 anni (verso il 1971) perche’ la storica linea d’autobus 74 venisse istituita e raggiungesse il quartiere in sostituzione di un bus navetta che lo collegava al capolinea del 12 in Piazza Miani. Come emerge da questa immagine (non inedita ma sconosciuta in rete…) furono proprio i residenti del plesso di edilizia popolare a chiedere autobus in sostituzione del tram (Piazza Miani, un capolinea esterno  e distante dall’area del q.re S. Ambrogio, collegato unicamente con una navetta (103) che effettuava poche corse giornaliere). Nel 1970 l’ATM e il Comune di Milano deliberarono la “riforma tramviaria” (sostituzione di alcune linee tramviarie con linee d’autobus e razionalizzazione della medesima rete tramviaria) che vide pero’ l’applicazione solo verso il 1971. Nella foto si riconosce l’allora Sindaco Aniasi (alla destra del gruppo di delegazione).Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali.

 

Via San Vigilio, quartiere Sant'Ambrogio I, 1969. Cedimento dell'intonaco del portico del plesso di edilizia popolare (ormai ex ALER). Il cedimento avvenne a circa 5 anni dall'ultimazione del complesso residenziale a dimostrare che presunti errori di manodopera e/o probabile scarsa qualità del materiale edilizio utilizzato erano fenomeni abbastanza frequenti anche in quel periodo. Fonte fotografica Lombardia beni culturali.

Via San Vigilio, quartiere Sant’Ambrogio I, 1969. Cedimento dell’intonaco del lunghissimo portico del plesso di edilizia popolare della omonima via (ormai ex ALER). Si nota una infiltrazione d’acqua provocata (probabilmente) dallo scoppio di un tubo  tra la soletta del portico e gli alloggi sovrastanti. Il cedimento avvenne a circa 4 anni dall’ultimazione del complesso residenziale… quasi a dimostrare che presunti errori di manodopera e/o probabile scarsa qualità del materiale edilizio utilizzato erano fenomeni abbastanza frequenti anche in quel periodo. Fonte fotografica Lombardia beni culturali.

Viale Famagosta e il vecchio dosso nell'inverno 1976/77. Questa immagine è stata ripresa dalla "Torre" (Torre gialla) del quartiere Torretta. Il dosso visibile nella foto, a differenza di errori interpetativi commessi dal thread di Milano Sparita (Skyscrapercity) e successivamente riproposti in un'altra pagina fbook (tentarono persino di imporre i loro errori anche in questo blog, tramite utente sotto anonimato) non appartiene al progetto "La racchetta", incluso nel Piano Regolatore (PRG 1953) che prevedeva un raccordo tra la Via del Mare (autostrada A7) prima di Piazza Maggi, verso Viale Cassala e Viale Romolo, transitando parallelamente alla Via Moncucco, in corrispondenza della medesima cascina Moncucco (che doveva essere demolita per tale progetto). Il progetto decadde nel 1958. Tuttavia, poco prima, l'asse di ingresso alla città (dopo la ex barriera Cantalupa) verso Piazza Maggi e la costruenda Via la Spezia, era già stato completato e con esso un grosso viadotto sopraelevato che avrebbe dovuto sovrastare la stessa autostrada (Via del Mare) verso l'allora inesistente Viale Famagosta. Il cavalcavia rimase sino ai lavori di ampliamento della A7 tra la fine anni '80, primi anni '90. Come evidenziato, il raccordo per l'innesto verso un'asse a scorrimento veloce (La racchetta) venne realizzato (e mai ultimato) intorno al 1958 salvo poi essere sospeso per bocciatura di tale progetto. Nel 1958 Viale Famagosta non esisteva (esisteva come progetto ereditato da oltre 50 anni di piani regolatori mai attuati, indicato nelle mappe di Milano pur non esistendo). Viale Famagosta (Piazza Miani-Piazza Maggi) era un nastro di terra fangosa e prati con due stradine laterali che servivano, nel 1958, le case IACPMI di Viale Famagosta 2 e qualche condominio lungo i primi 100 metri iniziali da Piazza Miani. E' quindi palese che nel 1958 non venne mai realizzato alcun dosso di terrapieno per sopraelevare un Viale non ancora realizzato. Il dosso venne, con molta probabilità, realizzato per sottopassare la Via Moncucco e collegare le cascine Monterobbio e Moncucco, negli anni '60 ancora attive e abitate e dove nel mulino di una di queste (Moncucco) vi era già una trattoria (con orchestre e cantanti emergenti) chiamata "La fogna". Considerata, per quegli anni, l'importanza del sito, il Comune di Milano, verso la metà degli anni '60, realizzò un terrapieno dove incanalare, tramite un breve tunnel, la Via Moncucco verso la cascina Monterobbio. Anche quel progetto decadde (forse in conseguenza della vendita dei terreni a sud e nord del futuro Viale Famagosta, dove vennero edificati gli uffici "Savoia Assicurazioni", progettato da Giò Ponti, e il Palazzo Coop). Il dosso, come riscontrabile anche nella foto, era troppo basso e troppo breve per ospitare, sotto di esso, 4 corsie (2 per senso di marcia) di un'autostrada cittadina a scorrimento veloce. Il raccordo (mai realizzato) doveva concepire eventuali terrapieni con una campata verticale prossima ai 4 metri (per consentire il passaggio sicuro di autotreni con rimorchi alti anche 3,80 metri). L'errore di Skyscrapercity (presunti super pensatori...della tastiera) è il non considerare che una sopraelevazione avrebbe imposto misure di altezza (del viadotto o del dosso) ed estensione (in lunghezza) pari all'attuale Cavalcavia Schiavoni, sotto il quale passa solo il Naviglio Pavese, una strettissima Alzaia e una altrettanto stretta Via Ascanio Sforza di 2 corsie, una per senso di marcia. Se confrontassimo le due opere emergerebbe che il dosso doveva estendersi dalla Via San Vigilio sino a Piazza Maggi, mentre le dimensioni coprivano meno del 50% del tratto Santanter-S.Vigilio, Piazza Maggi. Il dosso medesimo era localizzato verso la Via San Vigilio, terminando allineato al lato est del Palazzo Coop e non da Piazza Maggi sino al Palazzo Coop come era previsto dal PRG 53 ben rintracciabile nelle mappe degli anni '50.

Viale Famagosta e il vecchio dosso, nell’inverno 1976/77. Questa immagine è stata ripresa dalla “Torre” (Torre gialla) del quartiere Torretta. Il dosso visibile nella foto, a differenza di errori interpetativi commessi dal thread di Milano Sparita (Skyscrapercity) e successivamente riproposti in un’altra pagina fbook della Barona (tentarono persino di imporre i loro errori anche in questo blog, tramite utenze di fantasia e vien da chiedersi se queste persone,  siano realmente in grado di fare Sotia di Milano…e Barona) non appartiene al progetto “La racchetta”, incluso nel Piano Regolatore (PRG 1953) che prevedeva un raccordo tra la Via del Mare (autostrada A7) prima di Piazza Maggi, verso Viale Cassala e Viale Romolo, transitando parallelamente alla Via Moncucco, in corrispondenza della medesima cascina Moncucco (che doveva essere demolita per tale progetto). Il progetto decadde nel 1958. Tuttavia, poco prima, l’asse di ingresso alla città (dopo la ex barriera Cantalupa, verso Piazza Maggi e la costruenda Via la Spezia), era già stato completato e con esso un grosso viadotto sopraelevato il cui svincolo avrebbe dovuto sovrastare la stessa autostrada (Via del Mare) verso l’allora inesistente Viale Famagosta. Il cavalcavia rimase in essere, privo però di svincolo, limitato 2 corsie  (nella direzione A7 Genova) sino ai lavori di ampliamento della A7 medesima tra la fine anni ’80, primi anni ’90 (da non confondersi con il rifacimento della Piazza Maggi e svincoli dei primi anni 2000), quando venne demolito. Come evidenziato, il raccordo per l’innesto verso un’asse cittadino (confluente verso Piazza Lagosta e Viale Zara) a scorrimento veloce (La racchetta) venne realizzato (e mai ultimato) solo alla Barona, uscita A7, oltre Cantalupa, intorno al 1958, salvo poi essere sospeso per bocciatura di tale progetto (sostituito con le tangenziali est e ovest). Nel 1958 Viale Famagosta non esisteva (esisteva come progetto ereditato da oltre 50 anni di piani regolatori mai attuati, indicato nelle mappe di Milano pur non esistendo). Viale Famagosta (Piazza Miani-Piazza Maggi) era un nastro di terra fangosa e prati con due stradine laterali che servivano, nel 1958, le case IACPMI di Viale Famagosta 2 e qualche condominio lungo i primi 100 metri iniziali da Piazza Miani. E’ quindi palese che nel 1958 non venne mai realizzato alcun dosso di terrapieno per sopraelevare un Viale non ancora costruito e  parte di un progetto forse nemmeno approvato in via definitiva (Piazza Maggi venne costruita e ultimata, nel 1960, SENZA COLLEGAMENTO VERSO VIALE FAMAGOSTA, all’epoca non esistente). Questo è verosimile anche indipendentemente dallo sbancamento (1958), mai proseguito, di un tratto di campagna compreso tra Viale Cassala-Liguria e l’inesistente Viale Famagosta. Il dosso venne, con molta probabilità, realizzato non meno di 7 anni dopo,  per sottopassare la Via Moncucco e collegare le cascine Monterobbio e Moncucco, che negli anni ’60 erano ancora attive e abitate e dove nel mulino di una di queste (Moncucco) vi era già insediata una trattoria (con orchestrine e cantanti emergenti) chiamata “La fogna”, a quel tempo raggiungibile solo da Via Rimini-Piazza Belfanti. Considerando, per quegli anni, l’importanza del sito cascinale, il Comune di Milano, verso la metà degli anni ’60, realizzò un terrapieno (opera che esulava dall’essere un cavalcavia) dove incanalare, tramite un breve tunnel (mai realizzato) di sottopasso, la Via Moncucco verso la cascina Monterobbio (sotto il costruendo Viale Famagosta). Anche quel progetto decadde (forse in conseguenza della vendita dei terreni a sud e nord del futuro Viale Famagosta, dove vennero edificati gli uffici “Savoia Assicurazioni”, progettato da Giò Ponti, e il Palazzo Coop, proprio dove la Via Moncucco “vecchia” passava…). Il dosso, come riscontrabile anche nella foto, era troppo basso e troppo corto per ospitare, sotto di esso, 4 corsie (2 per senso di marcia) di un’autostrada cittadina a scorrimento veloce. Il dosso era oltremodo realizzato con una lieve curvatura in entrambi i sensi di marcia… e quel tratto di viale aveva una larghezza variabile e irregolare (gli incroci tra Via S. Vigilio e Piazza Maggi non erano allineati… ). Oggi il tratto è rettilineo essendo stato spianato nel 1990 circa. Il raccordo (mai realizzato) doveva invece prevedere eventuali terrapieni con interposto un impalcato di cemento armato (sede stradale intermedia orizzontale) a sua volta sorretto da un pilone intermedio, identico a quello che venne fatto lungo la Via del Mare per sopralevare la corsia sud della A7 sotto la quale doveva passare proprio il raccordo dell’asse attrezzato (mai realizzato). L’impalcato doveva costituire una campata verticale prossima ai 4 metri da ambo i lati (per consentire il passaggio sicuro di autotreni con rimorchi alti anche 3,80 metri). L’errore di Skyscrapercity (presunti “super pensatori”…) è il non considerare che una sopraelevazione avrebbe imposto maggiori misuri in altezza (del viadotto o del dosso) ed estensione (in lunghezza) del medesimo, prossime all’attuale Cavalcavia Schiavoni, sotto il quale passa  il Naviglio Pavese, una strettissima Alzaia e una altrettanto stretta Via Ascanio Sforza/Via della Chiesa Rossa di 2 corsie (una per senso di marcia). Se confrontassimo le due opere… emergerebbe che il dosso doveva estenders, pendenza per pendanza,i dalla Via San Vigilio sino a Piazza Maggi, mentre le dimensioni coprivano meno del 50% del tratto Santanter-S.Vigilio-Piazza Maggi. Il dosso medesimo era invece localizzato dopo circa 60 metri dall’incrocio con  la Via San Vigilio, terminando allineato al lato est del Palazzo Coop (praticamente lungo quanto il Palazzo Coop) e non da Piazza Maggi sino al Palazzo Coop (come invece era previsto dal PRG 53 ben rintracciabile nelle mappe degli anni ’50). Che dire? Una bella svista per gli abili pensatori…(a volte un minimo di autocritica non guasterebbe).

Viale Famagosta e dosso. Cartografia 1972. Appare il tratto finale di Viale Famagosta a collegamento di Piazza Maggi. Si nota che la Via Moncucco termina il suo tracciato nel controviale antistante il civico 75 di V.le Famagosta (Palazzo Coop), parallelamente al dosso (dislivello di 3 metri circa). E' chiaro che il dosso non esisteva nel 1965, venne realizzato successivamente quasi dovesse inizialmente servire per un sottopasso della Moncucco, mai realizzato. A sud del Viale, lato Est Savoia Assicurazioni si osserva l'assenza del precedente tracciato di prosecuzione della Via Moncucco e la Cascina Monterobbio collega con la Via S. Paolino, tracciato invece assente nel 1965.

Cartografia 1972. Appare il tratto finale di Viale Famagosta a collegamento di Piazza Maggi. Si nota che la Via Moncucco termina il suo tracciato (interrotto  a ridosso del nuovo Palazzo Coop e confluente in V.le Famagosta). L’elevazione massima del dosso (115,20c m) rispetto alle rampe di salita e discesa (112 cm circa) appare quindi di 3 metri circa, mentre un sovrappasso autostradale imponeva circa 4 metri…). E’ chiaro che il dosso non esisteva nel 1965 (e nemmeno nel 1962/63) e venne realizzato successivamente… quasi dovesse inizialmente servire per un sottopasso della Moncucco, mai realizzato (il prolungmento della Via Moncucco, a sud di Famagosta è ora sostituito dal recinto confinale della proprietà privata del palazzo Savoia Assicurazioni. Da notare che la posizione del dosso non coincide con il raccordo dell’asse attrezzato (Via del Mare-Viale Romolo) previsto negli anni ’50 ed il cui progetto venne accantonato nel 1958 per mancanza di fondi governativi destinati ad espropri e infrastrutture cittadine costose. A sud del Viale, lato Est Savoia Assicurazioni, si osserva l’assenza del precedente tracciato di prosecuzione della Via Moncucco verso la Cascina Monterobbio, già collegata con la Via S. Paolino nel 1965… un tracciato invece presente nel 1965. Il dosso non era concepito per ospitare un viadotto sotto il quale sarebbe passata una superstrada di 4 corsie complessive. Un bell’ errore interpretativo dei “pensionati digitali” di Milano Sparita Skyscrapercity e da Milano alla Barona facebook (entrambi hanno dimostrato incapacità di analizzare elementi tecnici e storici, male interpetando progetti e planimetrie appartenenti alla rete viabilistica di oltre mezzo secolo fa).

Cartigrafia 1963-65 della vecchia Via Moncucco. Nel 1965 il dosso non esisteva ancora (esisteva però, appena realizzata la Via San Paolino che pochi anni dopo collegherà al civico 5 la Cascina Monterobbio in sostituzione del civico 51 di Via Moncicco. Da notare che il posizionamento del dosso (una delle sue estremità si elevava immediatamente dopo l'incrocio con Via S. Vigilio, è prossimo al tracciato della vecchia Via Moncucco e non si trova dal lato opposto verso Piazza Maggi.

Cartigrafia 1963-65 della vecchia Via Moncucco. Nel 1965 il dosso non esisteva ancora (esisteva però, appena realizzata la Via San Paolino che pochi anni dopo collegherà al civico 5 la Cascina Monterobbio in sostituzione del civico 51 di Via Moncicco. Da notare (nella immagine precedente) che il posizionamento del dosso (una delle sue estremità si elevava immediatamente dopo l’incrocio con Via S. Vigilio) è prossimo al tracciato della vecchia Via Moncucco e non si trova dal lato opposto verso Piazza Maggi.

Dalla foto aerea (1962/63) si evince che lo sbancamento (effettuato verso il 1958) preliminare al tratto di raccordo (“La Racchetta”) che doveva collegare lo svincolo d’uscita della Via del Mare con Viale Romolo (incrociando Viale Cassala-Liguria) non coincide con la successiva posizione del dosso allineato. Il dosso coincideva, invece, col vecchio tracciato della Via Moncucco, tra la omonima cascina e la cascina Monterobbio. Si nota che lo sbancamento del terreno (siamo nel 1963 circa e il quartiere S. Ambrogio era ancora in costruzione) include anche la traccia di un Viale Famagosta (tratto finale) non previsto (nella tratta Piazza Maggi, Via San Vigilio) nella realizzazione dell’uscita A7 verso Piazza Maggi (la rotatoria non venne nemmeno predisposta per il collegamento Famagosta a fine anni ’50-1960). Si evince che lo sbancamento del Viale (in realtà la traccia di soli due sentieri distanti tra loro quanto la larghezza del Viale compreso tra S. Vigilio e Piazza Miani), nel tratto S. Vigilio e Maggi,  era successivo allo sbancamento ortogonale (Liguria-Famagosta) del raccordo mai realizzato… e che forse, quella traccia di terreno che si estende perpendicolarmente da Famagosta (limitato anch’esso a traccia di sbancamento perimetrale del terreno) sino a V.le Liguria (tale traccia non è mai proseguita oltre il lato sud del futuro Viale, verso lo svincolo, mai realizzato, di Via del Mare) forse doveva ospitare  una via a scorrimento veloce (parallela a Via la Spezia e Santander) che non venne comunque realizzata. L’immagine è stata tratta da una pubblicazione erronea della nota pagina fb dedicata alla Barona…nel 2016 (recentemente riproposta sempre in tale pagina fb nonostante gli stessi “sapientoni” sappiano gli errori commessi…).

"Lettera" di presentazione del marchio societario delle Cartiere e Bottonificio Ambrogio Binda & Co, di cui gli stabilimenti alla Confa Fallata-Barona (risalente ai primi del '900). Notare l'assenza di riferimenti telefonici (le prime linee di telefonia vennero sperimentate a Milano verso il 1877/78 dai fratelli Gerosa per mettere in comunicazione la caserma dei vigili del fuoco con la stazione tramviaria di Porta Venezia (tramway Milano Monza). Ancora ai primi del '900 si era lontani dalla diffusione degli apparecchi telefonici per uso aziendale e commerciale... e le sedi commerciali delle "ditte" erano collegate (nella migliore delle ipotesi) con linee telegrafiche.

“Lettera” di presentazione del marchio societario delle Cartiere e Bottonificio Ambrogio Binda & Co, di cui gli stabilimenti di cartiera alla Confa Fallata-Barona (la lettera è risalente ai primi del ‘900). Notare l’assenza di riferimenti telefonici (le prime linee di telefonia vennero sperimentate a Milano verso il 1877/78 dai fratelli Gerosa per mettere in comunicazione la caserma dei vigili del fuoco con la stazione tramviaria di Porta Venezia (tramway Milano Monza)). Ancora ai primi del ‘900 si era lontani dalla diffusione degli apparecchi telefonici per uso aziendale e commerciale… e le sedi commerciali delle “ditte” erano collegate (nella migliore delle ipotesi) con linee telegrafiche.

Ponticello Annone. Via Gattinara. Agosto 1995 (foto inedita pubblicata il 9/6/2018)

Ponticello dell’ Annone (costruito e completato nel 1865 e rifatto completamente intorno al 1985, quindi pur essendo identico all’oiriginale è una copia del medesimo). Via Gattinara. Agosto 1995 (foto inedita pubblicata il 9/6/2018). L’adozione di marchiature dell’immagine deriva da fatti e cose ampiamente descritti in questo sito. L’immagine non è di certo un’opera d’arte, non è protetta da diritti d’autore, la si vorrebbe rendere liberamente disponibile in rete (ammesso che interessi) ma…

http://www.milanopolicroma.it/articoli/Annone1.htm

http://www.milanopolicroma.it/articoli/Annone2.htm

Miano Barona al confine col Gratosolio. Il ponte pedonale dell'Annone all'intersezione (lato alzaia naviglio pavese) della Via Ascanio Sforza e Via Gattinara (prende il nome da una cascina dismessa collocata davanti alla struttura). Il ponticello esiste tutt'ora ma questa foto risale agli anni '70 (si nota transitare una FIAT 127, e se la foto fosse originariamente in Bianco e Nero, saremmo intorno al 1971/72, anni di inizio produzione di quel veicolo. (Fonte: Flickr).

Miano Barona al confine col Gratosolio. Il ponte pedonale dell’Annone (1865-1985) all’intersezione (lato alzaia naviglio pavese) della Via Chiesa Rossa e Via Gattinara (prende il nome da una cascina dismessa collocata davanti alla struttura). Il ponticello esiste tutt’ora (una copia del medesimo, essendo stato completamente rifatto verso il 1985 causa eccessivo deterioramento e impossibilità di proseguirne la manutenzione). Questa foto risale agli anni ’70 (si nota transitare una FIAT 127, e se la foto fosse originariamente in Bianco e Nero, saremmo intorno al 1971/72, anni di inizio produzione di quel veicolo. Tuttavia si intravede anche una apparente FIAT Ritmo e se lo fosse realmente la datazione si posticiperebbe a partire dal 1978).  (Fonte: Flickr). La cascina Annone è visibile nell’immagine sottostante.

Ponticello e cascina Annone (primi anni '80 circa). Fonte fotografica : Pinterest.co.uk

Ponticello e cascina Annone (primi anni ’80 circa). Se la foto è antecedente al 1985, il ponte ritratto è ancora quello originale, completamente ricostruito verso la metà degli anni ’80 a causa dell’eccessiva corrosione e nella impossibilità di proseguirne la manutenzione. Fonte fotografica : Pinterest.co.uk

Fabbrica di fustelle (tra il secolo XIX e XX, l'immagine riflette una grafica in uso negli anni '20 del 900) di Via Pestalozzi 10. La foto deriva dagli "amici" (pensionati digitali e impiegati comunali) di Skyscrapercity "Milano Sparita" (immagine attinta dai dimenticati archivi istituzionali di Comune, Provincia e Regione... ormai incetta di commerci Facebook e libercoli annessi...). Ok, immagine carina, gradevole, si potrebbe anche aggiungere che gli ex stabili industriali della conceria furono utilizzati dagli stabilimenti CINEMATOGRAFICI ICET della stessa Via al civico 18, come secondo "set di ripresa" in supporto e potenziamento dell'area dove sorse, nel 1968 circa, un complesso d'uffici poi trasformato in scuole). L'unica pecca del "post" dei pensionati digitali è l'aver abbinato la Roggia Carlesca (avente origine alle spalle della Cascina Palazzo) con analoghe concerie e tintorie in Via Malaga e l'aver persino correlato la Roggia Carlesca alle medesime concerie Malaga erronamente localizzate presso il Monastero (Cascina) Maggiore. Non è proprio cosi'... la Roggia Carlesca non alimenta le ex Concerie della Via Malaga, proseguendo, tombata, verso Rozzano (senza confluire, all'interno del Comune di Milano, nel colatore Olona detto Lambro meridionale). Comunque, grazie ai Pensioati Digitalizzati per l'immagine.

Fabbrica di fustelle Via Pestalozzi 10 nell’area prossima alla Cascina Palazzo. L’immagine riflette una grafica, forse in uso negli anni ’20, massino ’30 del 900. La foto deriva dagli “amici” (pensionati digitali e impiegati comunali) di Skyscrapercity “Milano Sparita” (immagine attinta dai dimenticati archivi istituzionali di Comune, Provincia e Regione… ormai incetta di commerci Facebook Milano e Barona e libercoli annessi…). Ok, immagine è carina, gradevole, si potrebbe anche aggiungere che gli ex stabili industriali della conceria furono successivamente utilizzati dagli stabilimenti CINEMATOGRAFICI ICET della stessa Via (al civico 18,) come secondo “set di ripresa” in supporto e potenziamento dell’area di Pestalozzi 18, area dove sorse, dopo il trasferimento in Cologno Monzese (futura Fininvest dal 1983, ex Cineriz, ex Telealtomilanese) nel 1968 circa, un complesso d’uffici poi trasformato in scuole statali. L’unica pecca del “post”  è l’aver abbinato la Roggia Carlesca (avente origine alle spalle della Cascina Palazzo) con analoghe concerie e tintorie in Via Malaga (eventualmente alimentate dal “Lambretto merdario” e l’aver persino correlato la Roggia Carlesca alle medesime concerie Malaga, da Skyscrapercity, erronamente localizzate presso il Monastero (Cascina) Maggiore.
Non è proprio cosi’… la Roggia Carlesca non alimentava le ex Concerie della Via Malaga, proseguendo, tombata, verso Rozzano (senza confluire, all’interno del Comune di Milano, nel colatore Olona detto Lambro meridionale). Comunque, un grazie ai Pensioati Digitalizzati per l’immagine (che è stata snobbata dalle pagine Zuckerberg” della Barona e di Milano).

 

 

Via Modica 1960 circa e la Cooperativa Ettore Satta.

Via Modica 1960 circa e la Cooperativa E. Satta. Fonte: http://coopbarona.it/storia/ Questa immagine venne proposta il primo Giugno 2018 in questo web. Insieme alla sottostante divenne oggetto di vanto (e di copiature della stessa immagine nei loro social… certo non sono vincolate da copyright ma lo stile di lor signori lascia molto a desiderare e rivela molte cose…) degli autori di Barona Facebook e della Skyscrapercity Milano Sparita… che hanno commentato le foto sostenendo che le avrebbero scoperte loro, (cosa non vera ma questi comportamenti non possono che fare piacere …). Uno degli “esperti” di Skyscrapercity ha sostenuto  che il foro ben visibile nel lato posteriore sinistro del pullman (sotto l’adesivo del limite di velocità) sarebbe un (andato in disuso) dispositivo di canalizzazione dei rumori ambientali (clacson di automobilisti in procinto di sorpassare) appositamente costruito per inviare al conducente dell’autobus privato, le segnalazioni acustiche proveninenti dalla coda del pullman. Bisogna ammettere che la fantasia non ha limiti… il “cono” (cosi’ chiamato dai “geni”) del lato posteriore sinistro è (invece) solo un semplice clacson (probabilmente i pullman di un tempo, forse anche oggi, avevano ed hanno due clascon a disposizione, uno dal lato vano motore, l’altro nel lato opposto…  La fantasia non ha limiti… vero ? 🙂 .  Ah, una dimenticanza. Il termine “corriera” era riferito, negli anni del ‘900, alle autolinee extraurbane… questi sono pullman di societa’ private, magari gestite da compagnie di autolinee pubbliche … ma destinati a servizi privati (gite, funerali, peregrinaggi, etc…) non erano “corriere” (“fasevem minga la Cremona-Corso Lodi”… tanto per intenderci… 😉 )  Meno male che questi “esperti” (pensionati del Comune e dipendenti) di Facebook e Skyscrapercity sono alla radice universale … della Storia di Milano e Storia tramvie elettriche e linee di bus annesse di Milano e provincia… Sarà… ma non sembrerebbe proprio. Ora capiamo perchè non abbiamo mai vinto una sola guerra dall’Unità d’Italia a oggi … L’Italia ,in realtà, la vinse solo grazie agli eserciti mercenari alleati (ingaggiati dal nostro Re a spese dei sudditi del Regno d’Italia) di Montenegro, Serbia, Giappone e Brasile… ma perdemmo tutte le nostre battaglie… (pur vincendo la guerra grazie ai mercenari..che supportarono eserciti privi persino di elmetti sufficientemente protettivi…). I social sono il riscatto dei balabiott, vero ?

 

Coop Barona

Questa foto proviene dal web coopbarona.it , lo stesso sito dal quale, sette giorni fa (1 Giugno 2018) è stata estrapolata una foto del 1960 ritraente l’attuale ex sede Cooperativa Ettore Satta di Via Modica 8. L’immagine (che uno dei noti frequentatori del forum Skuscrapercity, il forum che ha monopolizzato l’archivio fotografico storico di Milano e quartieri, favorendo la proliferazione di pagine fbook di carattere commerciale) “vanta” di avere scoperto autonomamente questa immagine. Spiacenti, l’immagine venne scoperta dopo che alcuni di questi personaggi, autori della pagina fb relativa alla storia della Barona,  andarono a visitare (dopo aver controllato questo web e la fonte citata di provenienza della foto) l’esistenza altre immagini da sfruttare per skyscraper e Barona facebook. Questa immagine non venne utilizzata (in questo web) perche’ l’autore/i del sito coopbarona non ha/anno contestualizzato i luoghi dell’archivio fotografico della cooperativa succitata. In realta’, la localizzazione portata come vanto da codesti personaggi pur essendo prossima all’incrocio Biella/Portaluppi è in realtà spostata di qualche decina di metri verso la Via Binda. Proprio per la difficoltà di localizzazione di questo vecchio edificio (orientato verso Nord-Est e non verso Nord) questa immagine non venne utilizzata con la consapevolezza che sarebbe stata poi sbandierata da codesti personaggi (si voleva attendere cosa facessero e come la utilizzassero i medesimi). Nei prossimi giorni ci saranno approfondimenti sulla piu’ logica localizzazione della vecchia sede della Coop Barona (la facciata di un edificio orientato verso Nord, di qualche grado anche verso Ovest, quindi lievemente a Nord Ovest, nel periodo stagionale presunto (presumibilmente primavera, forse il 25 Aprile o il Primo Maggio, presumibilmente verso la metà degli anni ’50) non poteva essere colpito dai raggi solari che  non potevano illuminare direttamente la facciata… in realtà orientata molto pià verso Nord-Est (quindi colpita dai raggi solari durante il moto giornaliero apparente del Sole, nella fascia mattinale). Un dettaglio forse sfuggito nella foga di PRIMEGGIARE (vanamente) da parte degli autori di certe pagine fb… Sempre nei prossimi giorni verranno approfonditi interessanti argomenti relativi ai contatori visite di alcune pagine Fb (le autorità statunitensi di certificazione di sicurezza https dei web che si avvalgono di tale protocollo, tracciano, dalla data di pubblicazione di web e pagine fb, il numero assoluto dei visitatori, indipendentemente dai contatori di facebook o di altri servizi di conteggio accessi… è interessante notare che per alcune pagine fb il numero di seguaci supera il numero degli accessi…

Anche questa immagine proviene dal forum dei "pensionati digitali" Milano Sparita Skyscrapercity. Sembra che l'autore della pagina Fb della Barona non la consideri idonea per le finalità commerciali abbinate al libro. Infatti non è mai stata pubblicata. L'ubicazione è le case di ringhiera di Via Pestalozzi 16 (sullo sfondo la ex Mapelli, all'epoca, 1930 circa, Maglificio Martinengo).

Anche questa immagine proviene dal forum dei “pensionati digitali” Milano Sparita Skyscrapercity. Sembra che l’autore della pagina Fb della Barona non la consideri idonea per le finalità commerciali abbinate al libro. Infatti non è mai stata pubblicata (come dicono a Napoli, il “capatosta” non ha capito nè compreso il valore sia storico-locale che estetico dell’immagine… ma pretendiamo troppo… L’ubicazione corrisponde alle case di “corte” di Via Pestalozzi 16 (sullo sfondo la ex Mapelli, all’epoca, 1930 circa, Maglificio Martinengo). Nell’immagine si vede la palestra della scuola elementare Pestalozzi e il relativo cortile interno (e l’ala Est della medesima scuola dal lato Via Andrea Ponti). Si intravede anche il “pollaio” allestito all’interno del cortile (in realtà ospitava, negli anni ’70, anche un pavone). La mensa (refezione) scolastica della Pestalozzi, sino agli anni ’70 (e forse anche oltre), cucinava anche polli allevati direttamente nel cortile…  Immagine molto suggestiva con una bambina che gioca con una bambola di porcellana. Era tradizione, per i nativi dei primi del ‘900, conservare persino da adulti (sino all’età anziana), queste costose e preziose bambole (molto fragili… se si rompevano era una vera “tragedia”) dalle quali non si sepavano per il resto della vita. E’ molto grave che questa immagine sia stata snobbata… ma per i nativi del 1988-89 non possiamo pretendere di meglio… Un ultimo dettaglio… nella foto possiamo vedere, dalla Via Pestalozzi 16 (nel 1945, accanto a questo edificio sorsero gli Stabilimenti Cinematografici ICET), distintamente l’edificio industriale della Marinengo. Verso la meta’ degli anni ’50, cio’ non sarebbe stato più possibile in quanto venne costruita, accanto all’ala Est della Pestalozzi, lato Via Andrea Ponti, la scuola media statale “Cavalieri” (rimase scuola media sino all’apertura, nel 1976/77 della scuola media statale Gramsci in Via Franco Tosi 21). Per quanto riguarda le famose bambole di porcellana, a circa 150 metri di distanza da questa locazione, in Via A. Binda 3, risiedeva (sino a fine anni ’90) una anziana signora, originaria di Pizzighettone (CR) che conservava, già molto anziana, una bambola simile, custodita sopra una sedia della sua camera da letto.

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https://www.facebook.com/pg/storiadellabarona/posts/?ref=page_internal

L’immagine postata nel soprastante link, proviene dallo stesso sito dal quale è stata postata (In questo web, circa 5 giorni fa) una immagine risalente al 1960, relativa alla Cooperativa E.Satta ed a come si presentava la Via Modica  circa 58 anni or sono.

Dopo aver monopolizzato  decine di migliaia di foto (alcune anche in carta chimica attinte da fonti mai chiarite e riconducibili ai forum Skyscrapercity relativi a Milano Sparita e Trasporti ATM),  ed aver anche reso problematica (problema che esiste tutto’ggi) la gestione di siti web indipendenti ed alternativi ai monopoli commerciali di cui sappiamo… ed aver esaurito (dopo 6 anni) quasi tutto il materiale di proposta commerciale delle vendite abbinate a tale pagina (la stessa logica avviene anche per Milano Sparita Fb) ora… tali “signori” (che si dimostrano molto piu’ piccoli di quanto sembra) dimostrano di agire conseguenzialmente alle attività gestite da questo web (percepito dai medesimi come un affronto inaccettabile, una violazione di leggi non scritte… ed una concorrenza altrettanto inaccettabile a “danno” di un monopolio riversato nella piattaforma informatica di un social-net multinazionale USA, multinazionale oggetto di contestazioni internazionali di ogni genere), cercando (senza ottenere granchè) di deviarne flussi di navigatori a loro favore. Peccato (oltre al fatto che qui non si farebbe commercio ma storia) che la “chicca” pubblicata da lorsignori era ben visibile proprio nel sito web della cooperativa sopra indicata…da dove è stata attinta una immagine “vintage”… il chè non fa di quella immagine una “chicca” (l’hanno prelevata dall’immagine sottostante a quella postata in questo web…) ma  semmai un  tentativo di non annaspare dopo aver fatto indigestione di troppe immagini (non esiste l’infinito per gli archivi fotografici, dovremmo spiegarlo agli autori Facebook che si “occupano” di Milano Vintage) ed aver raggiunto il limite commerciale di libri e pagine Fb oltre il quale non riescono a vendere e procedere oltre. Fa “piacere” il constatare che ormai in quella pagina (e non solo in quella) agiscano per effetto (e non piu’ per causa) dei contenuti di questo sito, cercando di rincorrerne gli eventi nel vano tentativo di metterlo in ombra (dimostra che l’aver fatto indigestione comporta una lavanda gastrica e brodini con riso in bianco…). Sia ben chiaro che qualcuno, a “Milano”, dal 2011 circa, ha male intepretato l’utilizzo commerciale e di promozione personale di Facebook (la critica è rivolta anche ad altri autori Fb). La struttura e funzionalità stessa di questo social non si addice alla narrazione testuale e fotografica della storia locale, anche se abbinata alla vendita di libri. E’ un metodo che alla fine stanca e che disperde in migliaia di pagine, altrettante migliaia di immagini che alla fine stancano e demotivano gli utenti. Quindi, lor signori, dovrebbero prendersela con loro stessi al posto di trovare capri espiatori sulle quali riversare colpe. Oltre a questo si deve tristemente constatare che sembrerebbe esistere una specie di patto non dichiarato con organizzazioni e istituzioni locali collocate territorialmente nel quartiere Barona, sia nel merito delle pochissime immagini postate da web di presenza territoriale, sia nell’assenza di riferimenti storici e di localizzazione abbinati a quelle pochissime immagini sfuggite alle esigenze commerciali di qualcuno … (ma questo potrebbe invece  essere solo  la conseguenza della  penuria di immagini, dovuta ai motivi indicati, dove siamo subordinati a  foto che vengono centellinate nel corso degli anni…).

Fa “specie” che in una seconda pagina Fb riservata alla Barona (presumibilmente gestita da terzi), pagina che ha la cattiva abitudine di marchiare immagini di terzi autori con ragioni sociali di attività commerciali…si implori (gli stessi “fans” della prima pagina Fb) la pubblicazione di foto inedite relative al Mulino della pace… (esiste tutt’oggi non recuperato e in stato d’incuria)… Ammesso che qualche persona, in buona fede, possegga tali immagini e le posti, sempre in buona fede… che uso ne verrebbe fatto dalla “company” Milano Sparita Skyscrapers, e le analoghe versioni Facebook…di Milano e Barona ?

Perchè lor signori non si accontentano del materiale fotografico esistente e voglioni cose inedite della quali riservarsi l’esclusiva ? Chiunque possegga (se le possiede) immagini inedite è consigliato di valutarne la pubblicazione o la donazione (anche se invitato a donarle in nome della “storia del quartiere”, eventualmente apra anche un web indipendente, le posti, marchiandole con proprio nome e cognome o con l’URL del sito. Questo non impedisce a terzi il riutilizzo (anche commerciale e di promozione personale) ma quanto meno evitiamo la concentrazione fbook ed usi estranei alla libera informazione). E’un consiglio da “amico” visto l’uso inappropriato che da diversi anni viene  fatto di decine di migliaia di immagini dedicate alla storia di Milano). Urgerebbe una normativa nazionale che limiti l’uso di fotografie (anche se prive di copyright) quando sono abbinate a proposte commerciali… nei social e nei web… ma siamo sempre nel dilemma che Amazon, Facebook, Yahoo e Twitter (e anche Instagram) sono governati da Leggi e Norme USA transnazionali… un Paradiso Commerciale per coloro che grazie alla Politica di Milano (FI-PD bi partisan) sfruttano le lacune legislative relative all’uso e abuso dei social (e Amazon). Fbook America non si limita a danneggiare le economie degli Stati ma danneggia anche la memoria e l’autonomia espressiva e l’indipendenza di opinione e di pensiero… (non far parte dei “cerchi magici” politici locali è una grave colpa…).

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L'immagine ritrae Norina Brambilla, (Partigiana), Croce di guerra al Valor partigiano, staffetta nel 3° Gap "Egisto Rubini" di Milano. Nata e residente alla Barona. Collocazione dell'immagine: Scattata, probabilmente, nella seconda metà degli anni '30 del 900, prima del periodo bellico. In apparenza si verrebbe confusi per la Via Schievano, in conseguenza della sopraelevazione (rilevato) ferroviario. Un dettaglio farebbe destistere dalla localizzazione del rilevato e sottopasso di Via Schievano. Si nota una specie di torretta cascinale nel lato sinistro della fotografia. Non si tratta nemmeno della Via Bussola (verso l'allora Viale Malta, oggi Viale Cassala). Dove si troverebbe il luogo dell'immagine ? Per pura speculazione, la "torretta" assomiglia moltissimo ad un simile manufatto della ex Cascina Filippona (San Cristoforo-Foppette-Via Pesto), al confine delle ex zone 16 e 17 (vedesi l'immagine sottostante, l'unica esistente in rete che ritrae il complesso cascinale demolito proprio all'inizio del periodo bellico di cui oggi non vi è traccia). Vien da chiedersi... ma quel rilevato ferroviario dove si trovava ? Forse nelle vicinanze (Alzaia Naviglio Grande... verso il passante sopraelevato ex Cintura sud che scorreva parallelamente alla tratta Porta Genova-San Cristoforo della Milano Mortara.

L’immagine ritrae Norina Brambilla, (Partigiana), Croce di guerra al Valor partigiano, staffetta nel 3° Gap “Egisto Rubini” di Milano.
Collocazione dell’immagine: Scattata, probabilmente, nella seconda metà degli anni ’30 del 900, prima del periodo bellico. In apparenza si verrebbe tentati di localizzarla per la Via Schievano, in conseguenza della sopraelevazione (rilevato) ferroviario.
Un dettaglio farebbe però destistere dalla localizzazione della Via Schievano. Si nota una specie di torretta cascinale nel lato sinistro della fotografia. Oltretutto la Via Schievano, anche negli anni ’30, aveva dei lampioni nel lato Nord. La contigua Cascina Monastero (sempre lato Nord) era attorniata da cespugli e alberi (assenti in questa immagine) e non aveva una traccia rettilinea ma curvava verso sinistra (osservando in direzione Viale Malta).
Non si tratta nemmeno della Via Bussola (verso l’allora Viale Malta, oggi Viale Cassala).
Dove si troverebbe il luogo dell’immagine ?
Per pura speculazione, la “torretta” assomiglia  ad un simile manufatto della ex Cascina Filippona (San Cristoforo-Foppette-Via Pesto), al confine delle ex zone 16 e 17 (vedesi l’immagine sottostante, l’unica esistente in rete, che ritrae il complesso cascinale demolito proprio all’inizio del periodo bellico di cui oggi non vi è traccia).
Vien da chiedersi… ma quel rilevato ferroviario dove si trovava ?
Forse nelle vicinanze (Alzaia Naviglio Grande… verso il passante sopraelevato ex Cintura sud che scorreva parallelamente alla tratta Porta Genova-San Cristoforo della Milano Mortara) o nella rientranza dove, nel 1963-64 circa, venne realizzata la Piscina Canottieri Olona. Negli anni ’30, la tratta ferroviaria Milano Porta Genova-Mortara non era elettrificata (venne elettrificata solo nel 1966) ma il tratto della ex Cintura Sud che si innestava, dal ponte in ferro di San Cristoforo verso lo scalo ferrociario di San Cristoforo, nella seconda meta’ degli anni ’30 era già elettrificato… nonostante vi transitarono anche  treni con locomite a vapore sino agli anni ’70, treni provenienti dalla stazione merci di Porta Romana in Viale Isonzo. In via speculativa, l’immagine potrebbe ritrarre la parte terminale del rilevato ferroviario (quello che tutt’oggi sovrasta la Via San Cristoforo, tra l’omonima chiesa e il passaggio a livello verso Via Pesto) prima di innestarsi con la diramazione industriale del binario e ponte levatoio Richard. Si nota che la via ritratta non sottopassa il rilevato ferroviario e non ha le caratteristiche del bivio Schievano-Franco Tosi-Zumbini presso la Cascina Monastero Maggiore. Si consideri questa interpretazione come una speculazione ( passabile di errori), non come una localizzazione certa e definitiva… (vedesi l’immagine sottostante della “torretta” della Cascina Filippona, molto simile a quella visibile nella foto ritraente Onorina Brambilla). Ambienti simili, negli anni ’30, erano comunque possibili anche verso altri settori della Cintura ferroviaria sud (tra San Crisfoforo sino allo Scalo Porta Romana… per esempio verso il Vigentino… oppure lungo il rilevato ferroviario Est Milano, compreso tra la stazione di Rogoredo e Lambrate…ma volendo anche nel lato nord di Milano, tra Certosa-Greco. Il tutto deve, quindi, essere  considerato come speculazione. Fonte fotografica e storica : http://www.nonunodimeno.net/spip.php?article876  https://anpibarona.blogspot.com/2010/11/onorina-brambilla-pesce-il-pane-bianco.html

 

San-Cristoforo-Cascina-Filippona-primi-900-demolita nel periodo bellico.

San-Cristoforo-Cascina-Filippona-primi-900-demolita nel periodo bellico.

 

Canottieri Olona 1930 lungo la Ripa di Porta Ticinese del Naviglio Grande alla Barona. (Fonte fotografica wikipedia). In attesa che anche questa immagine venga copiata da alcuni barlafüs della Barona di Facebook... ;)

Canottieri Olona 1930 lungo l’alzaia del Naviglio Grande alla Barona. (Fonte fotografica wikipedia). In attesa che anche questa immagine venga copiata da alcuni barlafüs della Barona di Facebook… 😉

Ma chi lo ha detto che la storia del quartiere Barona non si possa conoscere TUTTA esclusivamente sul web, eludendo alcuni barlafüs di Facebook (inclusi i nostri amici “pensionati digitali” di Skyscraprercity 😉 ? )

Facebook e Zuckerberg sono patarlacche che stanno collassando gradualmente nel default aziendale … 😉

La storia di Villa Corio Durini Beltrami al Ronchetto

Ronchetto Barona. Via Merula e Villa Corio Durini Beltrami (1978 curca). Fonte:Milano nei Cantieri dell'Arte.

Ronchetto Barona. Via Merula e Villa Corio Durini Beltrami (1978 curca). Fonte:Milano nei Cantieri dell’Arte.

http://www.villadurini.it/wp/?page_id=330

La sua restaurazione:

http://www.sanmartinoimmobiliare.it/cantiere/relazione_storica.pdf

Le inevitabili polemiche e denunce causa di malafede ed errori vari che si consumano, di sovente negli interventi di recupero e restauro di beni artistici e storici locali

http://www.verdinavigli.org/2009/03/20/alienazione-e-alterazione-di-villa-corio-beltrami

Tesi e relazioni storiche di Villa Durini al Ronchetto:

http://docplayer.it/20832738-Relazione-storica-villa-durini-al-ronchetto-sul-naviglio-600-anni-di-storia.html

Libri che menzionano la storia di Villa Durini Beltrami:

https://books.google.it/books?id=T004DwAAQBAJ&pg=PT90&lpg=PT90&dq=storia+villa+corio+durini+beltrami&source=bl&ots=pEnXGoCfyg&sig=2Rj3iFds4DudgEHQ2u-1PtYhkTU&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiYzMjfzLnbAhWGXSwKHe3xCs8Q6AEIWjAL#v=onepage&q=storia%20villa%20corio%20durini%20beltrami&f=false

Immagini post recupero e restauro:

Durini

fonte fotografica: http://www2.milanoneicantieridellarte.it/villa-corio-durini-beltrami/

La storia di Milano e dei suoi quartieri non si puo’ limitare alle fotine e agli inventari di cascinali e poderi cascinali. Coloro (veramente sarebbe un colui) che concentrano solo inventari e censimenti di cascine e poderi nascondono una evidente non conoscenza della storia integrale di un quartiere che andrebbe oltre i resti di attività agricole che come tutti sanno sono decadute, quasi tutte, dall’accorpamento della Barona alla città di Milano. La Barona degli ultimi 80 anni (anzi, 150 e oltre) non ha una storia necessariamente rurale (interpetata come fosse stata popolata da una sorta di Clan agricolo “ecologico” … nei fatti inesistente). Si è popolata soprattutto a partire dalla fine degli anni ’50 (la Richard, la prima e unica realtà industriale del quartiere per molti decenni attingeva manodopera anche da Corsico, Buccinasco, Abbiategrasso e solo una piccolissima percentuale degli operai era nativo e residente in Barona) con una popolazione molto eterogenea e solo in parte milanese o nativa del quartiere e la sua storia vede, nelle anagrafiche di poderi e cascine, solo un segmento di storia (e non tutta la storia) di questo quartiere… come dire che la Cascina dè Pomm mi descrive tutta la storia di Gorla…e Naviglio Martesana. Oltre a questa evidenza si deve doverosamente porgere l’attenzione su antipiche richieste (postate da “fans” della stessa pagina Fb  all’interno di una seconda versione Fb dedicata a questo quartiere) di pubblicazioni inedite di foto (per esempio il Mulino della Pace).,, quasi che si morisse senza averne una (magari da inserire nel libro…). E’ doveroso segnalare (questo discorso vale anche per la nota Fb “Milano Sparita”) che l’uso che verrebbe fatto di queste foto riposte nel cassetto o negli ingialliti album di famiglia… è un uso commerciale e di popolarità in rete (è comprensibile che qualcuno cerchi l’alternativa al lavoro precario e cerchi di uscire dall’anonimato nel tentativo di diventare un personaggio di quartiere e anche cittadino…famoso… forse dovrebbe inviare CV all’ufficio Casting di Mediaset ?). Salvini invio’ fotina e CV a Mediaset ed inizio’ come concorrente di un programma per ragazzi… pero’ Salvini ha braccia sottratte alle cucine del MC Donald …

. (Milano ha avuto delle cadute di stile notevoli in questi anni…).

Egregi Signori…questa non è propriamente storia e lo deduciamo proprio dai mezzi (facebook) adottati…

Ex deposito carburanti e bombustibili "Victoria". Questa immagine, non storica (risalente presumibilmente ai primi anni '90, non antedecente alla fine degli anni '80) ritrae quello che restava (ancora in esercizio) in essere dell'area destinata al deposito carburanti esistente sin dal periodo pre bellico nel quartiere Barona, cofinante tra le attuali Piazza Bilbao-Italo Svevo-Zumbini e Via Ettore Ponti. Negli anni '60-'70 sino alla meta' degli anni '80, in quest'area si riforniva una piccola ditta di trasporto combustibili (ex Ditta Luigi Neri, Via Binda 16, a ridosso della cascina Cornea ... in alcune mappe viene identificata anche come Cascina Corna). L'ex ditta Luigi Neri (vecchia autocisterna con rimorchio di colore bordeaux e banda orizzontale bianca) effettuava delle pesate presso la ex Pesa Pubblica di Via Ettore Ponti e successivamente recarsi presso la stazione FS e relativo scalo ferroviario di San Cristoforo dove venivano effettuati scarici e/o rifornimenti da e verso il deposito carburanti e combustibili ritratto nella foto, da e verso i carri cisterna ferroviari a ridosso di Piazza Tirana. Fonte fotografica : Wer del Villaggiobarona

Ex deposito carburanti e combustibili “Victoria”. Questa immagine, non storica (risalente presumibilmente ai primi anni ’90, non antedecente alla fine degli anni ’80) ritrae quello che restava (ancora in esercizio)  dell’area destinata al deposito carburanti esistente sin dal periodo pre bellico nel quartiere Barona, cofinante tra le attuali Piazza Bilbao/autolavaggio-Italo Svevo-Zumbini e Via Ettore Ponti. L’area,sino ai primi anni ’50, periodo di dismissione del binario industriale che collegava la Cartiera A. Binda con gli stabilimenti Richard Ginori, era servita da una diramazione in binario morto che aveva origine da tale deposito verso Via F. Tosi. In realta’, dopo la dismissione del tratto (a trazione aninale o altro, inclusi anche piccoli locomotori) ferroviario industriale Ginori-Binda, il tratto di diramazione venne conservato solo tra le Vie Franco Tosi e la Via Ettore Ponti (quest’ultima non ancora tracciata) per il carico e scarico carburanti e combustibli dal deposito verso autocisterne posteggiate in Via Franco Tosi. Di tale binario residuo se ne trova conferma nelle aerofoto dei primi anni ’60.
Negli anni ’60-’70 sino alla meta’ degli anni ’80, in quest’area si riforniva anche  una piccola ditta di trasporto combustibili (ex Ditta Luigi Neri, Via A. Binda 16, a ridosso della cascina Cornea … in alcune mappe viene identificata anche come Cascina Corna). L’ex ditta Luigi Neri (dotata di un’autocisterna anni ’70 e di una seconda e vecchia autocisterna con rimorchio di colore bordeaux e banda orizzontale bianca risalente ai primi anni ’60) effettuava delle pesate presso la ex Pesa Pubblica di Via Ettore Ponti e successivamente si recava presso la stazione FS San Cristoforo( e relativo scalo ferroviario) dove venivano effettuati scarichi e/o rifornimenti da e verso il deposito carburanti e combustibili ritratto nella foto. Fonte fotografica :  pagina web del Villaggiobarona

Via Modica 1960 circa e la Cooperativa E. Satta. Fonte: http://coopbarona.it/storia/

Via Modica (nel 1960 circa) e la Cooperativa Ettore Satta. Possiamo notare che la via non era a senso unico ma a due sensi di marcia (i due pullman sono posteggiati contromano rispetto ad una probabile FIAT 500 parcheggiata sul lato sinistro della foto… se ne scorge un lembo di carrozzeria, un fanale ed un pneumatico). Il doppio senso di marcia era possibile per l’assenza di auto posteggiate e un traffico inesistente. Dal 1967, sino al 1977, questo punto divenne capolinea della filovia 95 (capolinea opposto Rogoredo FS). Dall’autunno 1977 la linea venne soppressa e sostituita con un servizio di autobus (Rogoredo FS-Piazza Axum stadio S.Siro) Fonte: http://coopbarona.it/storia/

Milano Barona (seconda metà anni '60). Tratto terminale A7 Milano-Serravalle a poche centinaia di metri da Piazza Maggi (Via del Mare). Il noto concessionario d'auto a ridosso del Bowling (all'epoca uno dei pochissimi a Milano dove si recava a disputare partite anche il figlio di Gino Bramieri a cavallo degli anni '60 e '70. Forse la frequentazione di quel settore della Barona (Quartiere Torretta) attirò l'attenzione verso il Palazzo Coop (Viale Famagosta 75) dove verso la metà degli anni '70 venne allestito uno studio radiofonico (Radio Milano Ticinese... dove di Ticinese non aveva solo il nome di un quartiere di Milano... l'emittente si riceveva anche nel Canton Ticino...). Fonte dell'immagine ? I "Pensionati Digitali" di Skyscrapercity Milano Sparita e un deciso monopolio che essi esercitano da un decennio verso il 90% delle fonti fotografiche poi sfruttate da due pagine fb (anche per fini commerciali e non solo...) riservate a Milano e Barona. Cercando con Google immagini non si trovano fonti alternative ai "Pensionati Digitali" ma nemmeno una fonte originaria di questa immagine, probabilmene scattata quando Viale Famagosta era in ultimazione e non vi era ancora un collegamento diretto tra Via San Vigilio e Piazza Maggi. Che dire... per la storia fotografica di Milano valgono le leggi della Repubblica Italiana. "Monopoli" in conflitto di interessi (soprattutto quando poi ci si rende conto che il 90% delle fonti fotografiche di tale gruppetto di dipendenti o ex dipendenti della "galassia dipartimentale" del Comune di Milano si è visto sfruttare tali immagini da autori Facebook con proposte commerciali a seguito... (io avrei ritirato l'archivio piuttosto che vederlo ridursi ad una specie di carrello della spesa "on-line" ma probabilmente le cose dovevano andare in questo modo come da loro intenzioni e volontà).

Milano Barona (seconda metà anni ’60 o 1970 circa). Tratto terminale A7 Milano-Serravalle a poche centinaia di metri da Piazza Maggi (Via del Mare-Quartiere Torretta). Il noto concessionario d’auto a ridosso del Bowling (all’epoca uno dei pochissimi a Milano dove si recava a disputare partite anche il figlio di Gino Bramieri a cavallo degli anni ’60 e ’70). Forse la frequentazione di quel settore della Barona (Quartiere Torretta) attirò l’attenzione verso il Palazzo Coop (Viale Famagosta 75) dove verso la metà degli anni ’70 venne allestito uno studio radiofonico gestito proprio dalla famiglia dei Bramieri (Radio Milano Ticinese… dove di Ticinese non aveva solo il nome di un quartiere di Milano… l’emittente si riceveva anche nel Canton Ticino…). Fonte dell’immagine ? I “Pensionati Digitali”  🙂 di Skyscrapercity Milano Sparita e un deciso monopolio che essi esercitano da un decennio verso il 90% delle fonti fotografiche poi sfruttate da varie pagine fb (anche per fini commerciali e non solo…) riservate a Milano e Barona. Cercando con “Google immagini” non si trovano fonti alternative ai “Pensionati Digitali” ma nemmeno una fonte originaria (e l’autore o la persona che l’ha messa a disposizione) di questa immagine, probabilmene scattata quando Viale Famagosta era in ultimazione (o era appena stato ultimato) e non vi era ancora un collegamento diretto tra Via San Vigilio e Piazza Maggi. Che dire… per la storia fotografica di Milano valgono le leggi della Repubblica Italiana. “Monopoli” in conflitto di interessi (soprattutto quando poi ci si rende conto che il 90% delle fonti fotografiche di tale gruppetto di dipendenti o ex dipendenti della “galassia dipartimentale” del Comune di Milano si è visto sfruttare tali immagini da autori Facebook con proposte commerciali a seguito…) Personalmente, al posto loro,  avrei ritirato l’archivio piuttosto che vederlo ridursi ad una specie di carrello della spesa “on-line”… ma probabilmente le cose dovevano andare in questo modo come da loro intenzioni e volontà.

In riferimento a questa immagine postata ai primi di Maggio 2018 all’interno di una nota pagina Fbook dedicata alla storia della Barona (pagina aspirante storica della Barona piuttosto che pagina storica…).

Via della Ferrera 1977 circa

Lo scatto potrebbe risalire ad un periodo successivo al 1976/77, anno della realizzazione del complesso di edilizia ex IACPMI-ALER.

L’immagine postata venne interpretata come raffigurante una vecchia fornace di materiale edilizio oggi sostituita dai giardini + parco “Della Ferrera”.

E’ una interpretazione, purtroppo, errata.

L’immagine ritrae la fornace solo nella parte superiore destra (la si riconosce dalla ciminiera in alto a destra della foto).

Gli edifici della fornace e la relativa ciminiera esistono tutt’oggi come dimostrato da una foto scattata il 22 Maggio 2018

Fornace Via della Ferrera 22 Maggio 2018-2

Esistono quindi sia gli edifici che l’originario camino/ciminiera.

Nell’immagine (Via della Ferrera) notiamo che il Parco+giardini “Della Ferrera” (sul lato destro della via, guardando verso nord) non è affatto sorto nell’area che tutt’oggi ospita gli edifici di tale “superstite” di archeologia industriale.

I manufatti ritratti nella foto (risalente a fine anni ’70), riguardano probabilmente un ricovero per animali da cascina (o anche una ex concimaia forse chiusa nel periodo di abitabilita’ del complesso IACP-MI di “Tre Castelli”) essendo, oltremodo, collocati al di fuori dell’area occupata dalla fornace e/o in alternativa a un magazzino della medesima. Nella foto degli anni ’70 l’area dove sorgevano apparenti pertinenze cascinali appariva già abbondanata e riutilizzata come area giochi (un campo di calcio improvvisato, forse messo a disposizione da privati) dai ragazzini del quartiere.

Anche nella foto sottostante si puo’ constatare che la fornace (gli edifici e il camino che la costituivano) esiste tutt’oggi.

Fornace Via della Ferrera 22 Maggio 2018-3

Non si pubblica per polemica o per altri motivi di contestazione. Molto più semplicemente si dovrebbe porre maggiore attenzione all’analisi storica dei reperti fotografici (soprattutto da parte di coloro che si propongono come l’unica fonte storica …malgrado le delusioni dimostrate e  dagli stessi vantata… quasi perfetta e di simulata istanza populista… piu’ onestamente una versione pseudo commerciale che storica… Coloro che si propongono come l’unica possibile fonte della storia di Milano e Barona… ci sono non meno di due pagine facebook distinte… dovrebbero chiedersi se essi siano realmente l’unica fonte “possibile”… perchè prodotta da persone vicine alla politica istituzionale o perche’ coordinati da ex dipendenti o dipendenti dei vari settori amministrativi o tecnici del Comune o municipalizzate del medesimo…dovrebbero avere piu’ cura e rispetto dei reperti fotografici che vengono a loro elargiti o dei quali si sono impossessati). Si rammenta che la storia di un quartiere metropolitano (e di una metropoli) non può limitarsi al censimento cascine e poderi  (quando poi questa realtà apparteneva al periodo pre-napoleonico e decadde progressivamente dall’accorpamento dei Borghi dei Corpi Santi alla Città di Milano, dopo il 1861, con la nascita del “Regno d’Italia” che andava a sostituirsi al precedente “Lombardoveneto”, esaurendosi, quasi integralmente negli anni ’50 o anche prima tranne alcune realta’ minimali).

Nella foto sottostante un ricovero per animali (Via Gattinara 1995) molto simile a quello confuso per una fornace.

ricovero animali lungo la via gattinara 1995

Ricovero per animali lungo la Via Gattinara nell’Agosto 1995 (immagine postata il 09/06/18).

Generalmente gli eredi di personaggi correlati a poderi e cascinali (demoliti mezzo secolo fa se non un secolo intero) possiedono degli album di famiglia (che si teme depredati da non meno di due o tre autori facebook). E’ curioso che proprio questi presunti eredi “ringrazino” delle belle foto e dei beri ricordi … pubblicati…quando proprio quelle immagini (popolanti pagine web e libri abbinati) che appaiono in alcune pagine Fb … sarebbero riposte proprio nei loro cassetti di casa, armadi, teche, computer, etc… (proprio da questi fatti sorgono dubbi). Incuriosisce il fatto che in tale pagina fb (acclamata con toni da capopopolo…come l’unica possibile… da una sola stirpe di eredi di poderi cascinali in Barona)- Pare che nessuno si sia (pero’)  accorto delle incongruenze qui evidenziate, dove appaiano solo elogi e ringraziamenti per le preziose immagini offerte…

Da nativo della Barona mi sbalordisco che a distanza di tanti decenni si debba dubitare di certi personaggi (della Barona) per l’uso egemone e carrieristico di immagini e fonti storiche… E’ proprio il caso di dire… ma come è cambiata la Barona e come sono cambiati i tempi (anche per colpa di facebook e dei politici che si sottendono alla diffusione di questo mezzo deletereo per la pluralita’ della informazione…).

(forse era meglio che Milano e Barona rimanessero sotto la giurisdizione di quest’ultimo “Regno imperiale asburgico-austroungherese” considerate le condizioni da terzo mondo degli scenari economici, politici, sociali e culturali attuali dell’Italia…e degli italiani… naturalmente non è un discorso “pro.lega”, tutt’altro… la Lega è un fenomeno italiota degno erede di una Nazione malfatta, arretrata e corrotta).

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Linea di confine Ticinese-Barona (sillo sfondo l'incrocio Schievano-Carlo Torre-Cassala). Viale Cassala 1959/60 sede uffici e stabilimenti "La Cimbali" 1959, Come già premesso per una immagine simile postata alcuni giorni fa, le inserzioni di "archeologia industriale" dei quartieri Barona e Ticinese, relativi a marchi tutto'oggi esistenti non costituiscono pubblicità a favore dei medesimi, oggi dislocati in altre localita' della Lombardia. Si puo' notare (la foto è stata scattata sicuramente in una giornata festiva) un Viale Cassala incredibilmente privo di traffico. (Fonte Mumac).

Linea di confine Ticinese-Barona (sullo sfondo l’incrocio Schievano-Carlo Torre-Cassala). Viale Cassala 1959/60 sede uffici e stabilimenti “La Cimbali”. Come già premesso, per una immagine simile postata alcuni giorni fa, le inserzioni di “archeologia industriale” dei quartieri Barona e Ticinese, relativi a marchi tutto’oggi esistenti, non costituiscono pubblicità a favore dei medesimi, oggi dislocati in altre localita’ della Lombardia (qui non si farebbe mai pubblicità a titolo gratuito, sia ben chiaro… si cerca di fare un poco di storia locale…). Si puo’ notare (la foto è stata scattata sicuramente in una giornata festiva) un Viale Cassala incredibilmente privo di traffico ed uno spartitraffico centrale (dal 1992 convertito in corsia preferenziale/riservata delle linee 90-91-47 e Corsico Buccinasco-Taxi, etc…) completamente privo di automobili parcheggiate, esclusi i veicoli aziandali ritratti nella foto. (Fonte Mumac).

1970 circa. Stabilimenti Richard Ginori-Barona S.Cristoforo. Sciopero lavoratori della Richard Ginori e presidio di fabbrica. Sono gli anni della contestazione studentesca ma anche della rivendicazione delle classi operaie verso una maggiore qualita' del lavoro svolto, retribuzioni decorose, sicurezza sul lavoro e maggiori diritti e uguaglianza tra sessi. Negli ultimi 25 anni i diritti e le tutele acquisite, in quegli anni, sono stati polverizzati dalle riforme "Treu", "Maroni-Biagi-Berlusconi" e "Renzi"...(malgrado questo la competitivita' italiana è al collasso e siamo ultimi in Europa e nel mondo...a dimostrare che non sono "flessibilità e precarietà" le ricette per creare sviluppo, occupazione e impresa). Non ci sono prospettive, a fine Maggio 2018, nemmeno con il pastrocchio del Contratto di Governo M5S -Lega Nord. Flat Tax e ostruzionismo al Reddito di Cittadinanza di Salvini-Berlusconi, assenza di piani industriali e riforma del Mercato del Lavoro nella direzione di contratti stabili aprono scenari futuri di una Italia, Lombardia e Milano, destinate al tracollo-collasso finale ormai irreversibile. Fonte: Lombardia Beni Culturali

1970 circa. Stabilimenti Richard Ginori-Barona S.Cristoforo. Sciopero lavoratori della Richard Ginori e presidio di fabbrica. Sono gli anni della contestazione studentesca ma anche della rivendicazione delle classi operaie verso una maggiore qualita’ del lavoro svolto, retribuzioni decorose, sicurezza sul lavoro e maggiori diritti e uguaglianza tra sessi. Negli ultimi 25 anni i diritti e le tutele acquisite, in quegli anni, sono stati polverizzati dalle riforme “Treu”, “Maroni-Biagi-Berlusconi” e “Renzi”…(malgrado questo la competitivita’ italiana è al collasso e siamo ultimi in Europa e nel mondo…a dimostrare che non sono “flessibilità e precarietà” le ricette per creare sviluppo, occupazione e impresa). Non ci sono prospettive. A fine Maggio 2018 non ci sono prospettive future… nemmeno con il pastrocchio del Contratto di Governo M5S -Lega Nord. Flat Tax e ostruzionismo al Reddito di Cittadinanza causato da Salvini-Berlusconi, l’assenza di piani industriali e riforma del Mercato del Lavoro (nella direzione di contratti stabili). Si aprono scenari futuri di una Italia, Lombardia e Milano, destinate al tracollo-collasso finale ormai irreversibile (il tutto a favore del “dumping sociale” extracomunitario). La storia narrata in questo web è storia postuma, relativa ad una biografia “post-mortem” di un sistema citta’ e paese che non esistono più !  Il defunto (o i defunti) sono: Italia; Lombardia e Milano (con buona pace delle propagande politiche di “Milano Sparita Facebook” e la Milano palazzinara di Blog Urbanfile). Fonte fotografica: Lombardia Beni Culturali

Chiesa San Silvestro al Ronchetto sul Naviglio di Giuseppe Castellini e Gian Luca Cavalli Della Somaglia. 1812 circa Fonte: Lombardia Beni Culturali ( Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche. Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli)

Chiesa di San Silvestro al Ronchetto sul Naviglio. Acquaforte di Giuseppe Castellini e Gian Luca Cavalli Della Somaglia. 1812 circa.  Fonte: Lombardia Beni Culturali (Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche. Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli)

Suggestica locandina artistica di un film "Rita da Cascia" della Artisti Associati-Produzione e distribuzione cinematografica, proprietaria degli Stabilimenti Cinematografici ICET di Via Pestalozzi 1945-1965 (il film venne prodotto nel 1943). Curioso e suggestivo che un film sulla figura di Rita da Cascia (proclamata beata da papa Urbano VIII nel 1628 e santa da papa Leone XIII nel 1900) venne prodotto dalla Artisti Associati che nell'immediato dopoguerra, proprio nel periodo in cui il Santuario omonimo era in costruzione a circa 500 metri di distanza, costruì stabilimrnyi fi posa e di ripresa nello stesso quartiere. (Fonte: Ebay)

Artisti Associati e Stabilmenti Cinematografici ICET di Via Pestalozzi- Milano Barona. Suggestiva locandina artistica del film “Rita da Cascia” della Artisti Associati-Produzione e distribuzione cinematografica, proprietaria degli Stabilimenti Cinematografici ICET di Via Pestalozzi (1945-1965). Il film venne prodotto nel 1943. Un fatto curioso e suggestivo che uno dei piu’ significativi film sulla figura di Rita da Cascia (proclamata beata da papa Urbano VIII nel 1628 e santa da papa Leone XIII nel 1900) venne prodotto dalla Artisti Associati che nell’immediato dopoguerra, proprio nel periodo in cui il Santuario omonimo era in costruzione a circa 450 metri di distanza da Via Pestalozzi, allestì gli stabilimenti di posa e di ripresa nello stesso quartiere. (Fonte: Ebay)

Ronchetto sul Naviglio (alle spalle l'attuale Istituto Comprensivo Statale Ilaria Alpi di Via S. Colombano). Fonte : https://gliamicidelgiambellino.weebly.com/foto-vecchie.html

Ronchetto sul Naviglio 1949 . Fonte : https://gliamicidelgiambellino.weebly.com/foto-vecchie.html

Periodico indipendente (ciclostile) del Collettivo Autonomo Barona (1976). Secondo le testimonianze degli ex appartenenti a tale movimento politico locale, DIGOS e Questura di Milano incriminarono tale collettivo di crimini politici invece coordinati direttamente da Cesare Battisti (PAC), assolvendo il medesimo da responsabilità dirette in alcuni delitti come il caso Torregiani. Con molta probabilità vittime e carnefici erano a modo loro coinvolti in disegni di contrasto politico di opposte fazioni eterodirette dai Servizi Segreti di Stato… nel web http://milanobarona.freeoda.com un interessante link nel merito di questa ipotesi (la storia che vi viene proposta dai mezzi ufficiali, facebook inclusa ed a partire da esso, è in buona parte limitata alle versioni ufficiali, sovente incompleta e superficiale e ci sarebbe da chiedersi se alcune “censure” non siano anche la conseguenza del pubblicare tramite una multinazionale U.S.A.).


Piazzale Cantore 1973 (riprese RAI)

RVM (registrazione su nastro videomagnetico AMPEX, l’unico sistema di ripresa elettronica, nella prima meta degli anni ’70, alternativo alla pellicola con cinepresa professionale) proposto dal canale Youytube Firenzeprima. In genere, questo canale, pubblica video di trasmissioni RAI realmente andate in onda negli anni ’60, ’70 e ’80. Riprendere scene illuminate con luce naturale, all’aperto, con sistemi AMPEX nei primi ’70, imponeva che l’operatore fosse esperto, e gli impianti di ripresa all’avanguardia (i sistemi AMPEX ebbero problemi di ripresa all’aperto sino al 1970 circa e tutte le registrazioni, prima d’allora avvenivano solo negli studi TV). Il video riprende l’incrocio Viale Dannunzio/Papiniano-Corso Genova-Piazzale Cantore. Nel video si vede transitare (da Corso Genova verso Cristoforo Colombo) un autobus FIAT 411 diretto sicuramente alla Barona (Corso Cristoforo Colombo, Stazione FS Porta Genova, Via Valenza, Ripa di Porta Ticinese, Lodovico il Moro, Via Pestalozzi, Via A. Binda, Via Biella, Piazza Miani, sino in Famagosta-San Vigilio e Via San Paolino per la 74, Via Voltri, Via Barona e Via Teramo per la 76).Nel video il grigio scuro dell’autobus corrisponde al “verde ministeriale”. Per il periodo ripreso nel breve filmato, solo le linee d’autobus 74 (Piazza Duomo-Via San Paolino) e 76 (Piazza Duomo-Via Teramo) transitavano nella tratta considerata.  A quale trasmissione corrispondeva il filmato ? (“Sapere” ?, “AZ un fatto come e perchè” , “Chissà chi lo sa ?”) ?

Viale Cassala, primi anni '60. Stabilimento La Cimbali. Fonte: Lombardia Beni Culturali

Viale Cassala, primi anni ’60. Stabilimento La Cimbali. Fonte: Lombardia Beni Culturali. (L’immagine inserita non costituisce promozione commerciale del marchio e non rappresenta una esaltazione dei prodotti ad esso abbinati, trattandosi di reperto fotografico storico relativo ai quartieri Barona e Ticinese).

 

Antico ingresso Richard Ginori fine '800 (Via Lodovico il Moro). Si nota il cartello della fermata del "Tramway" (omnibus a cavalli). Fonte: https://www.mumi-ecomuseo.it

Antico ingresso Richard Ginori fine ‘800 (Via Lodovico il Moro). Si nota il cartello della fermata del “Tramway” Milano-Corsico (omnibus a cavalli). Fonte: https://www.mumi-ecomuseo.it

San Cristoforo bombardata

Fabbrica Richard Ginori (rione San Cristoforo) bombardata nel 1943. Fonte: Vittorini.net

Società Ceramiche Richard fotografata dall'Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo, poco prima della Via Morimondo (visibile sulla sinistra). La presenza di vegetazione boschiva rivela che i campi sportivi delle varie "Canottieri" Olona e Milano erano ancora lontani dall'essere realizzati. La foto è datata 1873. Non è chiaro se trattasi della data di fondazione della societa', inizialmente chiamata Ceramiche Richard come effettivamente avvenne sino al 1896, quando si fuse con la Ginori, oppure rifereibile alla datazione della foto. Comunque l'ambientazione è riconducibile alla fine dell '800). Fonte:https://www.mumi-ecomuseo.it

Società Ceramiche Richard fotografata dall’Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo, poco prima della Via Morimondo (visibile sulla sinistra). La presenza di vegetazione boschiva rivela che i campi sportivi (e relative sedi) delle varie “Canottieri” Olona e Milano erano ancora lontani dall’essere realizzati. La foto è datata 1873. Non è chiaro se trattasi della data di fondazione della societa’, inizialmente chiamata Ceramiche Richard come effettivamente avvenne sino al 1896, quando si fuse con la Ginori, oppure riferibile alla datazione della foto. Comunque l’ambientazione è riconducibile alla fine dell ‘800). Fonte:https://www.mumi-ecomuseo.it

Naviglio Grande. Gara di pesca. Fonte: Lombardia Beni Culturali

Naviglio Grande. Gara di pesca (primi del ‘900). Fonte: Lombardia Beni Culturali

Naviglio Grande e l'ala Nord della Richard Ginori meta' anni 50 (fotografo: Marco de Biasi) Fonte: Pinterest

Naviglio Grande e l’ala Nord della Richard Ginori meta’ anni 50 (fotografo: Marco de Biasi) Fonte: Pinterest

Archivio DINO FRACCHIA: Milano Barona 1974. Pattuglie Polizia di Stato

Archivio DINO FRACCHIA: Milano Barona 1974 Viale Famagosta. Pattuglie Polizia di Stato (con la vecchia livrea verde militare) in un Viale Famagosta ultimato e urbanizzato da pochi anni (1967 circa) in prossimita’ dell’incrocio Santander-San Vigilio. Gli anni ’70, con la costruzione di infelici e mal concepiti lotti di edilizia IACP (Lope de Vega ma anche verso Tre Castelli-Ferrera-Pepere),  accompagnarono il rapido degrado del quartiere. L’immagine ritrae, con molta probabilità, un controllo presso l’officina di carrozziere visibile nella foto. Ricettazione auto rubate ? Erano anni in cui la vecchia “Liggera” (quasi invisibile nella vita quotidiana) si metteva da parte per lasciare il passo a bande organizzate di criminali, la cui composizione era anche costituita da esponenti della malavita meridionale. Anche allora, come oggi, le istituzioni non seppero e non vollero fronteggiare scenari di illegalità ben evidenti nelle periferie, spesso stravolte da fenomeni di immigrazione interna (sovente pessimamente gestiti e aggravati da carenze sociali e strutturali presenti anche in anni di “piena occupazione”). Nell’immagine si nota il bifilare elettrico della linea filoviaria 95. Purtroppo nello scatto non si intravede  alcuna vettura filoviaria in transito, (in dotazione presso tale linea, in esercizio tra il 1967-1977 con capilinea Rogoredo FS-Via Modica/Piazza Miani).

 

Via Moncucco Novembre 1979. Rilievi e sopralluoghi della Polizia all'indomani della "strage del Ristorante Le Streghe" (3-4 Novembre 1979) (Fonte archivio storico Corriere della Sera). Tra la fine degli anni '70 e gli '80, in una Milano che per volonta' di Bettino Craxi (milanese ma di origini siciliane) si rifaceva il "look" in capitale del Sud Europa del terziario, capitale europea e internazionale della moda... la "Milano Nera" (mafie, crimine organizzato, narcotraffico, collusioni con politica, finanza e imprenditoria) stava allargando la propria "macchia di sangue" che nei primi anni '90, vide la stessa "radice" criminale trionfare politicamente con un partito (e successivi alleati) tutt'oggi fiorenti e attivi, non solo sulla citta' di Milano, ma a livello nazionale... da oltre 25 anni, circa ed oltre 40 come lobby finanziatrice del PSI ...

Via Moncucco Novembre 1979. Rilievi e sopralluoghi della Polizia all’indomani della “strage del Ristorante Le Streghe” (notte tra il 3 e 4 Novembre 1979) presso l’ex Molino Ceresa, riadattato, negli anni ’60 a trattoria-ristorante  (Fonte archivio storico Corriere della Sera). Tra la fine degli anni ’70 e gli ’80, in una Milano che per volonta’ di Bettino Craxi (milanese ma di origini siciliane, la cui carriera politica, insieme a quella di Berlusconi, venne imposta e finanziata dalla P2 ed i cui effetti sono tutt’oggi ben evidenti nella realta’ milanese ed italiana…), si rifaceva il “look” in capitale del Sud Europa del terziario, capitale europea e internazionale della moda… la “Milano Nera” (mafie, crimine organizzato, narcotraffico, riciclaggo, collusioni con politica, finanza e imprenditoria ed in certi casi anche con il mondo della moda…ma anche ambienti neofascisti che dai primi anni ’90, sino ad oggi, divennero forze di Governo, oltre che amministrazioni cittadine…) stava allargando la propria “macchia di sangue”, che nei primi anni ’90 vide la stessa “radice” criminale (collusioni e patti tra Stato, Istituzioni e imprenditoria con le “Mafie”) trionfare politicamente con un partito (e successivi alleati) tutt’oggi fiorenti e attivi a livello Nazionale. La “Milano Nera”, proprio a partire da quegli anni, costruiva verso Segrate e Basiglio … e non si limitava ad avere le “mani”  sulla citta’ di Milano, ma era gia’ attiva e potente a livello nazionale… Oggi, anno 2018 , la “Milano Nera” è fiorente e prevalente a livello politico, da oltre 25 anni… oltre 40 come iniziale lobby finanziatrice del PSI …Immagini come questa non le troverete mai nelle versioni berlusconizzate all’ “Aqva di Rose Roberts” (perdonate l’involontaria pubblicità…) facebook di Milano e quartieri… causa autocensura e soprattutto causa vicinanze politiche con personaggi (di Governo e non) che sono tutt’oggi imperanti nella politica milanese e nazionale… aventi origine anche da episodi come questo (Fininvest è nota a livello internazionale per essere stata capitalizzata con fondi di provenienza tutt’altro che legale. Lo sanno tutti tranne la Procura di Milano…). Facebook è il principale veicolo di propaganda elettorale delle destre parlamentari italiane (le pagine fb di Milano e quartieri si distinguono anche per frequenti errori e svarioni)… La foto sovrastante ritrae i cantieri del costruendo lotto di Via Russoli, parallela e limitrofa alla Via Moncucco. E’ proprio il caso di dire “dalle stelle alle stalle”. Negli anni ’60, in tale locale, debuttava il gruppo musicale Equipe 84.

 

 

Ronchetto Barona. Via Merula e Villa Corio Durini Beltrami (1978 curca). Fonte:Milano nei Cantieri dell'Arte.

Ronchetto Barona. Via Merula e Villa Corio Durini Beltrami (1978 circa). Fonte:Milano nei Cantieri dell’Arte.

Dalla trasmissione “Speciale Storia, Milano in guerra” (Rai Storia) del 25/04/18 , la Via Barona (periodo bellico, prima meta’ anni ’40) uscente verso la Via Lago di Nemi (il lato destro del fotogramma è oggi occupato da due plessi condominiali).

Il documentario ricorrentemente trasmesso da RAI Storia i giorni del 25 Aprile contiene alcune brevi sequenze del quartiere Barona nel periodo bellico. Questa è la Via Barona rispresa dalla Via Salamanca (da RAI Storia).

Il documentario ricorrentemente trasmesso da RAI Storia nei giorni del 25 Aprile contiene alcune brevi sequenze del quartiere Barona nel periodo bellico. Questa è la Via Barona ripresa dalla Via Lago di Nemi (da RAI Storia).

Lo stesso punto (da Street View) nel 2017

Vie Barona Salamanca

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Foto storiche e d’epoca di Milano e Barona ?

Solo per pochi “miracolati” (leggete sotto… con ironia ma con grande tristezza…)

La “Corte dei miracoli” (un forum Skyscrapercity e non meno di tre pagine  Facebook, tutte in sinergia tra loro con logiche  commerciali … “Milano Sparita” e “Barona facebook”) oggi sono trascurate daii “miracolati” Skyscrapercity e Facebook  a favore di un web concorrente (nello spirito di libera informazione, libera storia, liberta’ di proporre immagini e cronologie svincolate da multinazionali e logiche di commercio e politiche…)un web  che vede una miracolosa 😉 apparizione della Banda Musicale di Niguarda (l’immagine è da tempo oggetto di “miracolo” in Skyscrapercity…tuttavia la provenienza non appartiene ad album di famiglia) all’altezza del civico 16 di Via Pestalozzi, verso la meta’ degli anni ’30 (la buonanima del pedagogo zurighese Pestalozzi ha voluto, questa volta, omaggiare anche il web concorrente, “Milanobarona.myblog” con una apparizione mistica di una foto “pro tempore” materializzatasi sui server “Skyscraprercity” e Yahoo (flickr-Milan l’era inscì) che conservano, egoisticamente e per fini di puro commercio monopolista, migliaia di foto originali in archivi fotografici un tempo gestiti dalle istituzioni milanesi… le migliori immagini…prima di essere pubblicate sui server Flickr-Yahoo sono, preliminarlmente, girate ad alcuni publicisti facebook (a volte il ciclo è invertito, prima su Skyscrapercity, poi facebook e infine Flickr..).

Foto inedite elette a promozioni commerciali all’interno di social gestiti anche dalle note multinazionali freetax e protagoniste di schedatura dei loro utenti …, poi postate su Flickr. Foto inedite, o quasi, rilasciate con “parsimonia” nel corso degli anni, per incentivare e prolungare all’infinito le vendite di libri abbinati alle pagine fbook (ed alle visite di tali pagine sopracitate). Immagini “sotto chiave” dopo anni di oblio forzato… (cosa non si farebbe per commercializzare le storia locale ?). Lo scorso anno un utente Skyscrapercity posto’ (su Milanobarona.myblog) che tale “thread” (Milano Sparita Skyscrapercity) sarebbe alla radice di tutte le immagini oggi circolanti in rete (pubblicate su Flickr)… quindi secondo tale persona  anche questo web sarebbe una loro indiretta concessione (come dire… se esisti, anche come eterno secondo… è grazie a noi). Sempre da tale thread (successivamente anche su una pagina Facebook) arrivarono strafalcioni storici come il vecchio (e ormai dimenticato, da quasi 30 anni) “Dosso” di Viale Famagosta (all’interno dell’articolo e in altri articoli ci sono i retroscena di alcuni strafalcioni commessi da questi “storici alla radice”). Il dosso era lungo e alto quanto bastava per predisporre un piccolo sottopasso veicolare per la  Via Moncucco (nella meta’ degli anni ’60 pareva esserci l’esigenza di mantenere, anche dopo il completamento del Viale, un collegamento diretto tra le cascine Moncucco e Monterobbio, progetto poi mai realizzato, tranne che per quello strano dosso, poi spianato verso il 1989). Le dimensioni planimetriche del dosso indicano che esso era previsto per una strada di estrema periferia ad uso agricolo, non per uno svincolo A7 verso il centro di Milano, progetto decaduto nel 1958, quando Piazza Maggi e innesti autostradali erano gia’ preparati e mancavano solo i completamenti… del manto stradale e illuminazione).

Ritornando agli archivi fotografici gestiti dai Skyscrapercity e Facebook, si tenga presente che solo una piccola percentuale di queste “primizie” (alcune risalenti ad oltre 110 anni fa, altre piu’ recenti) provengono dagli album famigliari di residenti di Milano e quartieri (alcune sono dichiarate di proprieta’ famigliare anche quando non sarebbe vero). Quando ignari utenti (disinteressatamente) postano foto di album famigliari privati, le immagini diventano (non necessariamente col loro completo consenso) incetta di promozione di pagine facebook abbinate anche a libri). La maggiorparte sarebbero (come indicato) ex patrimonio istituzionale comunale e regionale, a suo tempo costituitesi con donazioni fotografiche private… dal 2012 circa, tali archivi fotografici storici incrementano le attivita’ di Facebook e degli autori che gestiscono pagine CONVENZIONATE con tale multinazionale…(non esistono Leggi italiane e forse nemmeno transnazionali che regolamentino e distinguano la storia volontariamente scritta e pubblicata … i diritti privati anche senza il copyright… dal commercio…). Nulla vieta pubblicare web liberi da vincoli commerciali per puro spirito di informazione… ma per questi autori sembra tempo sprecato (e il tempo è.. denaro…per loro…

Di recente, nel tentativo di smentire quanto sopra evidenziato si sospetta  un simulazione di accordi sottobanco tra utenti che offrono foto famigliari personali (inedite) agli autori di tali pagine Fbook (generalmente è noto che quei pochi utenti che nel passato postarono, in buona fede, foto di album personali… la presero in “saccoccia” …) sull’onda di un entusiasmo e ammirazione personalistica che lascia qualche sospetto…

…Ringraziamo lo “spirito celeste” del buon Giovanni Enrico Pestalozzi  🙂 per l’attenzione che ha dedicato a questo web… onorato di un suo “miracolo”… generalmente i miracoli si materializzano sui server Skyscraprercity, poi Facebook e infine Flickr-Yahoo  (sorge l’Amletico dubbio… ma la pagina facebook dedicata alla Barona… cosa pubblichera’ il prossimo 30 Aprile ?).

San Marco al Bosco (concedeteci un uso ironico dei commenti) ha concesso un “miracolo” nel Data Center WordPress.com

Dai server Yahoo di Flickr (Milàn l’era inscì), gia’ “miracolati” 😉 immagine della chiesetta di San Marco al Bosco (San Marchetto alla Barona) datata intorno al 1920.

Chiesetta di San Marco al Bosco 1920 circa

Chiesetta di San Marco al Bosco, 1920 circa

http://www.parcodellerisaie.it/it/un-video-realizzato-con-un-drone-sulla-chiesa-san-marco-al-bosco/

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GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL 25 APRILE 1945 (e giornate successive)

Nei giorni successivi al 25 Aprile 1945 alla Madonnina del Duomo venne rimosso l’involucro di protezione posato durante il periodo dei bombardamenti su Milano

Madonnina svelata RAI STORIA

Immagine acquisita dalla trasmissione “Speciale Storia, Milano in guerra” (Rai Storia) del 25/04/18

PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE IN BARONA

Verso il 1967, dopo due anni dallo smantellamento degli Stabilimenti cinematografici ICET di Via Pestalozzi 18, venne edificato il plesso (di uffici e laboratori, poi riconvertito in distretto scolastico) sotto raffigurato (nella foto era gia’ nella fase preliminare di demolizione).

I residenti storici (ed ex residenti storici) della Barona-Giambellino-Ticinese-Stadera-Chiesa Rossa, ricorderanno questa palazzina realizzata in Via Pestalozzi intorno al 1968,

Ex Itis Feltrinelli

Pestalozzi3

Del complesso scolastico rimane solo l’androne che verra’ (forse ? ) utilizzato dal costruttore del futuro condominio come portale d’ingresso con in bella vista (in pannello cromato) “Pestalozzi 18” delle nuove “residenze…” sui Navigli ? La demolizione (risalente a circa 10 mesi fa) ha, per paradosso, ripristinato, dopo oltre mezzo secolo, gli ampi spazi occupati dagli stabilimenti cinematografici ICET (sino alla meta’ degli anni ’60 del novecento). Sullo sfondo le Torri Ligresti di Viale Richard (in vari social network, anzi soprattutto in blog.urbanfile nelle sezioni di Milano, dubbi profili autentici di “milanesi”  ne invocano la demolizione controllata insieme alle analoghe di Via Stephenson e Ripamonti… ex centri direzionali pronti a sostituirsi con nuovi condomini alveare chiamati “residenze” a 20.000 euro al metro quadro ?). I datati centri direzionali del Ligresti sono potenzialmente destinati a fine analoga al “Ground Zero” di Via Pestalozzi e andando verso Porta Nuova… al 22 di Via Melchiorre Gioia ?… nei prossimi anni ? Malgrado questi progetti edilizi si presentino come forme di “housing sociale” (per Pestalozzi 18), le modalita’ con cui irrompono all’interno del quartieri (stonando anche nei contesti urbanistici e storici in cui verranno realizzate) sono paragonabili e non dissimili alle speculazioni immobiliari di cui Milano non ha piu’ bisogno… ma gli speculatori invece si… Sempre in zona, a circa 450 metri di distanza nuove “residenze” stanno sorgendo tra la Via Cottolengo (ormai ridotta a tonnellate di cemento ambo i lati della Via, insieme alla contigua Via Ogliati, in un settore scarso di esercizi commerciali e servizi, ridotto a un quartiere residenziale “dormitorio”) e Viale Richard. (Nota di cronaca: Ieri, 18 Aprile 2018, il tratto compreso tra Via Brugnatelli e Via Lodovico il Moro, di Via Pestalozzi, si presentava, come quasi quotidianamente avviene,  con il marciapiede, lato gelateria, imbrattato di gelati rovesciati o caduti. Entrambi i marciapiedi sui due lati della strada erano invasi da pile di  scatoloni e altro genere di rifiuti (non ritirati) prodotti dai locali “movida” attigui. Questa non è una critica all’attuale amministrazione PD, nè alla precedente, nè alla precedente ancora di Forza Italia… la critica è al “sistema Milano” degli ultimi 25 anni… un sistema che è come l’immondizia di Via Pestalozzi… UNA RUERA… da sostituirsi (si auspica utopisticamente) con una desiderata Terza Repubblica che spazzi via la Ruera accumulata a Milano e Lombardia per quasi 30 anni di berlusconismo leghista e renzismo inciuciato…)

demolita nella tarda primavera del 2017…(gia’ a fine anni ’60 i plessi di terziario commerciale non trovavano acquirenti solidi e duraturi…i fallimenti dei costruttori erano una prassi in via di consolidamento…e divennero atipiche locazioni per scuole gestite dall’Ispettorato alla Pubblica Istruzione di Milano…). Oggi il terreno è oggetto di lottizzazioni speculative edilizie che culmineranno nell’ennesimo (e inutile) condominio (per “fighetti” non milanesi in zona navigli…soggetti che non provengono, pero’, da regioni italiane… da considerarsi tanto  “fighette”… per sottosviluppo culturale, sociale e industriale…illegalità,  un esempio tra tutti… delle “intenzioni” dei nuovi “arricchiti” con domicilio a Milano… questa raccolta firme sottostante, postata da uno dei vari “fighetti” neo residenti, alcuni anni fa, una petizione presente in rete da diversi anni:

https://www.activism.com/it_IT/petizione/trasformiamo-il-lidl-di-via-pestalozzi-21-in-un-esselunga/2243 … vedasi i cognomi dei firmatari tutt’altro che milanesi… l’inserto nel presente web non costituisce ASSOLUTAMENTE promozione del supermaket citato nella raccolta firme (per la sua chiusura…non essendo sufficientemente Radical Chic…) purtroppo i “fighetti” della Barona e Milano non si limitano a questo ma postano anche in molte pagine primarie facebook, concordate direttamente con tale multinazionale,  postano versioni storiche edulcorate di Milano e  quartieri).

in una Milano svuotata di quasi 1 milione di residenti nativi e storici (dai primi anni ’90 ad oggi…) ma invasa da nuovi e crescenti progenie di figli dei politicanti del mezzogiorno italiano… “casermoni.residenze”  (gabbiotti “firmati” da architetti…che mettono solo la firma…a nuovi condomini alveare) in ogni suo “dove”…(a quando gli zatteroni-residenze condominiali realizzati direttamente dentro i Navigli ???).

Come tutti o quasi ricorderanno…  questo austero immobile, completato verso la fine degli anni ’60, in Via Pestalozzi, originariamente destinato ad uso terziario (uffici e laboratori) divenne sede scolastica (verso i primi anni ’70, senza i requisiti di abitabilita’ e sicurezza destinati ai plessi scolastici… generando abusivismi insanati per decenni…)  e diversamente utilizzato  per ospitare le aule di alcuni istituti tecnici e professionali, tra i quali l’ITIS Feltrinelli e come distaccamento provvisorio della Scuola Elementare Statale Pestalozzi. Negli anni ’90 divenne uso per altri consorzi di formazione professionale come l’ACIST (che aveva, sempre in Barona, un secondo plesso, ex industriale, in Viale Richard, destinato, negli anni ’70 e ’80, ad uso scolastico ed un secondo edificio, in Viale Liguria angolo La Spezia). Il plesso di Via Pestalozzi divenne successivamente, negli anni ’90, sede formativa dell’ENFAP per poi finire nel “limbo”, dal 2008, sino alla sua fulminea demolizione (circa un anno fa).

Per colpa di alcuni autori “storici” (a loro volta ripresi da autori facebook), tale ex plesso scolastico (in realta’ costruito per utilizzi tecnico-commerciali) venne  storicamente qualificato  come una specie di covo terroristico estremistico di studenti in contatto con Brigate Rosse e simili. Si evidenzia che a cavallo degli anni ’70 e ’80, tali edifici ospitavano la succuesale del BIENNIO (post-terza media) degli istituti tecnici industriali ITIS Feltrinelli di Piazza Tito Lucrezio Caro, al Ticinese. Sorge pero’  un dubbio “amletico”… gli studenti ITIS frequentanti… dovevano avere eta’ variabili tra i 14 e 16 anni (per averne, come minimo 30 di anni, dovevano essere veramente dei somari “incalliti” ma veterani brigatisti/estremisti…ovvero  ripetenti da oltre un decennio e molto attempati e vissuti…). Salvo affiliazioni BR del corpo professori (docenti) ITIS di Via Pestalozzi, sorgerebbero pero’ diversi dubbi sulla genuinita’ e credibilita’ di queste tesi “ufficiali”… ma  tutte le ipotesi restano aperte…

Dal 2007 il fabbricato rimase vuoto per poi essere demolito circa un decennio dopo la demolizione dell’ex Cinema Europa (nel 2017, a 47 anni dalla sua realizzazione) per concretizzare nuove speculazioni edilizie (a Milano l’unica economia superstite è quella del “mattone”, sovente in regime di riciclaggio…).

In questo sito (Via Pestalozzi), negli anni ’30, vennero allestiti degli studi di ripresa cinematografica (confusi, forse ?, da qualche storico dell’ultima ora (piu’ corentemente della Domenica…),con un fantomatico set di ripresa pionieristico ??? degli anni ’10 e ’20 del ‘900…sorto insieme al Cinema Universale/Europa…in Via A. Binda 4 ???… mentre tale sala, dell’ex Cinema Europa (chiamato il “Bomba” dai residenti), venne invece costruita nel 1939/40, per poi essere demolita nell’autunno 2008 dopo decenni, dal 1978, di utilizzo a “dancing”), che per eventi che saranno descritti a breve, entrarono in produzione (in Barona) a fasi alterne e discontinue.

In realta’ la storia delle produzioni cinematografiche “post secondo conflitto mondiale”, in Via Pestalozzi, è gia’ abbastanza nota, come altrettanto lo sarebbe la storia di questi studi/teatri di ripresa in zona Navigli (sempre in Pestalozzi)…a cavallo del ventennio fascista sino ai primissimi anni ’60… e sarebbero persino note le insospettabili relazioni tra la societa’ cinematografica che gestiva tali siti di ripresa in Barona-S, Cristoforo, la Cineriz e persino Fininvest…

Il sito ospito’ (prima della realizzazione del plesso destinato ad uffici, e  dopo il trasferimento degli “studios” ICET nel Nord-Est milanese nella nuova dicitura CINELANDIA…) alcuni capannoni  artigianali. tra il 1965-67 (in realta’ gli studi riconvertiti) di una falegnameria. Successivamente, divenne sede/lotto di edifici per uso uffici poi destinati (per quasi 40 anni) ad uso scolastico e formativo (sino al 2017, anno della lottizzazione dell’area in futuro complesso condominiale).

Una ultima considerazione. Nella sola Barona, entro i prossimi decenni (nelle ipotesi piu’ ottimistiche) altri plessi di terziario commerciale saranno sicuramente destinati alla demolizione e riconversione in “residenze sui navigli”. Il prossimo candidato potrebbe essere l’ex centro direzionale Nestle’ (piu’ altri conduttori) realizzato verso la seconda meta’ degli anni ’80 in Viale Richard (non si tratterebbe dell’unico lotto potenzialmente destinato alla demolizione. Identiche torri in zona Certosa-Musocco, realizzate da Ligresti, sono prossime alla radiazione… in una Milano dove si continuano a costruire torri destinate ad essere invendute e se ne demoliscono di simili perche’ a loro volta invendute…).

(Stesura provvisoria soggetta a possibili modifiche e correzioni)


PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE ALLA BARONA-SAN CRISTOFORO (1945 circa-1965 circa)


Dopo l’esperienza ATA (alla Triennale), verso il 1945 entrano in produzione dei teatri di posa in Via Pestalozzi, in corrispondenza dell’attuale civico 18,

gli stabilimenti cinematografici ICET

…che tuttavia, dopo un breve periodo di produzione, vennero gravemente danneggiati da un incendio (successivamente ricostruiti in tempi brevi dalla societa’ “Artisti Associati”, nella figura del titolare Ferruccio Caramelli, la societa’ che produsse il primo lungometraggio a cartone animato a colori,  “La Rosa di Bagdad” premio vincitore del Festival di Venezia, ovviamente un’opera con tecniche ereditate dalla Walt-Disney).

Tra le produzioni degne di note si elencano:
“Notte di Nebbia (Artea Film) con Eleonora Duse (regia di Gianni Vernuccio)
“Vanità” con un esordiente Walter Chiari (regia Giorgio Pastina).
“Ruy  Blas”, diretto da Pierre Billon.
“Bambini in città” di Luigi Comencini
“Barboni” di Dino Risi, entrambi girati nel 1946.
“I fratelli Dinamite” (1949) di Nino Pagot e
“La rosa di Bagdad” di Anton Gino Domeneghini.
Le varie produzioni annoverano anche qualche ex attore hollywodiano (come avvenne per Erich von Stroheim, dove nei “set” non mancarono alcuni episodi di sue crisi di identita, conseguenti ad  un difficile adattamento del medesimo attore a stili e ambienti di produzione molto differenti dallo “star-system” da cui proveniva).
In realta’ la produzione cinematografica, della societa’ cinematografica che gestiva i set di Via Pestalozzi , andava oltre l’elenco appena presentato (non tutti i film parzialmente prodotti nel set di Via Pestalozzi e/o dalla societa’ che gestiva gli stabilimenti di quel sito… ebbero successo… vista anche la forte autoconcorrenza storica degli stabilimenti CINECITTA’ di Roma).

Una cineteca storica piuttosto ricca di film girati in Barona, nell’immediato dopoguerra, deve la sua motivazione alla presenza degli stabilimenti cinematografici ICET di Via Pestalozzi.

In Barona vennero girati, sempre nel periodo compreso tra l’esordio della RAI, a partire dal noto Carosello, anche alcuni spot pubblicitari proprio tra le vie Pestalozzi e Via Giacomo Watt. Purtroppo non vi è traccia in rete internet di questi spot, uno in particolare di una bibita gasata estiva (spot trasmesso da “Teche” di RAI 3 intorno al 1992, mai piu’ visto in nessuna successiva trasmissione e non reperibile in rete).

Alcuni film (anni ’50-’60) con sequenze effettuate tra le Piazza Miani, Via Biella, Via Santa Rita da Cascia, Viale Cassala, San Cristoforo, etc… hanno ragione d’esistere proprio per la presenza logistica e tecnica degli stabilimenti cinematografici ICET in Via Pestalozzi

“Lo svitato”, 1955/56, di Carlo Lizzani con Dario Fo e “Gli sbandati”, 1955, (esordio alla regia di Francesco Maselli), “Napoletani a Milano” 1953 (regia di Edoardo De Filippo) contengono sequenze filmate tra la Alzaia Naviglio Grande, Ponte di San Cristofoto, Via Lodovico il Moro-intersezione Via Pestalozzi, anche per la presenza, nelle immediate vicinanze, di stabilimenti cinematografici nei quali alle Regie di Produzione conveniva effettuare riprese caratteristiche nelle vicinanze della Via Pestalozzi.

Milano Barona 1953, fotogramma del film "napoletani a Milano". Via Lodovico il Moro angolo Via Pestalozzi.

Milano Barona 1953, fotogramma del film “napoletani a Milano”. Via Lodovico il Moro angolo Via Pestalozzi.

Anche il film “Walter e i suoi cugini” (una parodia del film “Rocco e i suoi fratelli”) del 1961 (logisticamente prodotto dagli Stabilimenti ICET di Via Pestalozzi) vede persino nel trailer (sequenza finale) spezzoni girati alla Barona (Piazza Miani capolinea tram 12 e Via Santa Rita da Cascia… dove si nota l’assenza di una vera sede stradale nel Viale Famagosta, ancora un nastro di prati con due stradine laterali non asfaltate, idem per Viale Faenza alle spalle delle scene di ripresa…), Viali abilmente inquadrati solo di “sfuggita”, nelle sequenze, allo scopo di non dare un senso di incompiuto al quartiere dove il film veniva girato.

La sottostante cronologia è tratta dall’articolo https://lombardiaspettacolo.com/uploads/ckeditor/attachments/56e9457f494e266506dc8ae9/Gli_studi_Icet.pdf

dove si elencano le restanti e principali produzioni ICET Barona (alcune storiche, ovviamente le riprese potevano non includere scenari di quartiere come invece avvenuto per altri film…) come:

“Cronaca di un amore” di Michelangelo Antonioni
“Miracolo a Milano” di Vittorio De Sica del 1950;
“Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti,
“La notte” ancora di Antonioni del 1960 e “La vita agra” (1964) di
Carlo Lizzani.

Non mancheranno inoltre coraggiosi tentativi di produzione attuati
fuori dei circuiti tradizionali, come la 22 dicembre, società fondata nel 1961 dal
regista Ermanno Olmi, dal critico Tullio Kezich e da un gruppo di amici con molta passione e pochi fondi, inizialmente presente nel settore documentaristico, ma poi attiva anche nel lungometraggio (“Una storia milanese”, 1962, di Eriprando Visconti; “I fidanzati”,
1963, di Ermanno Olmi; “Il terrorista” di Gianfranco Bosio; “La rimpatriata” di
Damiano Damiani e“I basilischi” di Lina Wertmuller del 1964) ; con l’intento di
raccontare, con toni poetici, il passaggio dell’Italia da società contadina a paese.

Alcuni residenti “storici” (di vecchia data) potrebbero rammentare che tra la fine degli anni ’50 sino alla meta’ degli anni ’60, nell’ammezzato sotterraneo (inizialmente concepito per ospitare magazzini) del condominio di Via Ambrogio Binda 3, venne allestito un laboratorio e studio fotografico  e cinefotografico dove vennero realizzati “book fotografici” (per uso promozionale di varie produzioni cinematografiche, prodotte sia in Barona che in Cinecitta’ ed altri siti di ripresa) per alcune note interpreti cinematografiche italiane, già prossime alla popolarita’ internazionale.

Gli interni del film furono prodotti negli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi.

Gli ambienti scenografici interni del film furono prodotti negli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi.

Gli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi, dopo un periodo di glorie (alternate a periodi di “fiacchezza”), dovettero affrontare un declino inesorabile che culmino’, nel 1955, con un fallimento e un passaggio proprietario a favore della famiglia Corti (nel 1961 cambio’ anche la ragione sociale in ICET-De Paoli).
Le produzioni terminarono intorno al 1965 quando la struttura si trasferi’ (essendo sottodimensionata rispetto alle esigenze produttive del periodo) a Cologno Monzese nella nuova Ragione Sociale di Cinelandia.
Nel 1968/69, nella stessa area dove sorgevano gli stabilimenti cinematografici ICET, venne realizzato un plesso di uffici e laboratori dal destino non molto fortunato.
Alcuni anni piu’ tardi, il plesso venne parzialmente riconvertito in scuole tecniche industriali (BIENNIO propedeutico al triennio di specializzazione) ITIS Feltrinelli, in Istituti professionali, temporaneamente in sezione provvisoria della Scuola Elementare Pestalozzi (causa periodo di ristrutturazione della medesima)
In Cinelandia si realizzarono anche film di produzione Cineriz (la divisione cinematografica della Rizzoli Editore, sita non molto lontano da Cinelandia, a Crescenzago-Milano nella omonima Via Rizzoli).

Viceversa, la palazzina storica degli stabilimenti Cinelandia (Cologno Monzese-Viale Europa), ex ICET, venne poi rilevata da Fininvest nel 1983 (tale sede  ospito’ a fine anni ’70,  la produzione di TAM TelealtoMilanese di Enzo Tortora e Renzo Villa, post fallimento giudiziario dei precedenti studi di produzione siti a Busto Arsizio in via Caprera 28).

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“CINEDOCUMENTARIO” ICET CINEMATOGRAFICA (1960)

Fonti : http://patrimonio.aamod.it/aamod-web/film/detail/IL8000002155/22/milano-citta-cultura.html?startPage=147&idFondo=IL8000001955

Nel cortometraggio ICET alcune sequenze filmate in Barona-San Cristoforo:

Campata inferiore ponte ferroviario in ferro, ex Cintura Sud, di S. Cristoforo/Via Lodovico il Moro. Seconda campata Ponte veicolare delle Milizie/Viale Cassala e sottostante ferrovia Milano-Mortara (con transito treno movimentato da una locomotiva a vapore). Civici Musei Strumenti Musicali al Castello Sforzesco. Facolta’ e laboratori di Fisica Nucleare del Politecnico di Milano (gestiti e finanziati anche dall’Ente Nazionale Idrocarburi di Enrico Mattei, morto in circostanze sospette il 27 Ottobre 1962 nel suo Jet aziendale a Bascape’ Pavia, forse per mano della CIA e di Cosa Nostra siciliana).Sempre nel cortometraggio ICET alcune sequenze dei circuiti per calcolatori a “nucleo ferromagnetico” sperimentati presso il Politecnico di Milano su sinergia scientifica e tecnologica della Olivetti di Ivrea con i Politecnici di Milano e Torino.

Da notarsi che molte produzioni (FILM, Caroselli RAI e Documentari) degli stabilimenti cinematografici ICET di Via Pestalozzi (1945-1965) si distinguono per una specie di “firma” rappresentata dall’inserimento di sequenze riprese nel quartiere Barona e San Cristoforo.

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La locandina del film “La Rosa di Bagdag” distribuito dalla Artisti Associati Milano, proprietaria degli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi alla Barona.
Il film ottenne il I° Premio Internazionale al Festival di Venezia.

Notare bene. Le storiografie ufficiali non specificano se gli Studi di Animazione di questo lungometraggio a cartoni animati (1949-50), relizzato con sofisticate tecniche e stili di animazione ispirate dalla Walt Disney Production, risiedessero in Via Pestalozzi… l’unica fonte certa è la TITOLARITA’ di distribuzione dell’opera prodotta dalla Artisti Associati, proprietaria degli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi…(il lungometraggio è visibile su Youtube). Quindi, a scanso di equivoci, la ARTISTI ASSOCIATI (titolare degli stabilimenti ICET in Barona) distribui’ il lungometraggio prodotto dalla IMA Film (specializzata in lungometraggi d’animazione artistica). I titoli di testa de “La Rosa di Bagdad” indicano come sede di animazione gli studi “Stratdford Abbey Films” a
Stroud (Gran Bretagna)

https://it.wikipedia.org/wiki/La_rosa_di_Bagdad

Rosa di Bagdag

Ulteriori testimonianze delle produzioni di sequenze d’interni degli stabilimenti ICET di Via Pestalozzi nel link sottostante:

Anna Magnani gira a Milano Lo sconosciuto di San Marino

Fonti di riferimento e orientamento:

https://lombardiaspettacolo.com/uploads/ckeditor/attachments/56e9457f494e266506dc8ae9/Gli_studi_Icet.pdf
https://www.grey-panthers.it/speciale/storiadelcinema/storia-del-cinema-italiano-a-milano/storia-del-cinema-italiano-a-milano6-gli-studi-icet-e-altri-teatri-di-posa/
https://books.google.it/books?id=ajXYDjL31LUC&pg=PA76&lpg=PA76&dq=icet+via+pestalozzi&source=bl&ots=S2PpfRbNu8&sig=ICfUAgNRC9mHx0L547K6-mOpKG0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjZo6mooo3aAhWGK5oKHYP1BoUQ6AEILDAB#v=onepage&q=icet%20via%20pestalozzi&f=false
http://www.criticasociale.net/index.php?&lng=ita&function=rivista&pid=page&id=0002668&top_nav=autori_1997&sintesi=1#.WrqgrpfOPIV
http://www.storiadimilano.it/cron/dal1941al1950.htm

Sulla base delle ricerche e informazioni raccolte, nel territorio dell’attuale quartiere Barona (i cui confini amministrativi storici decaddero con l’istituzione del Municipio VI°), un territorio dove videro l’avvio, gli albori, delle proprie carriere artistiche e di spettacolo, personaggi come Walter Chiari (sequenze interni stabilimenti cinematografici ICET Via Pestalozzi, nell’immediato dopoguerra), il gruppo musicale Equipe 84 (Via Moncucco ex trattoria “La Fogna”, negli anni ’60) e il comico (e controverso personaggio politico) Beppe Grillo (Radio Milano Ticinese, 1976 circa, palinsesto di tale radio “libera” con studi di produzione in Viale Famagosta 75, Palazzo Coop, gestita anche dagli eredi di Gino Bramieri con la supervisione del medesimo, verso il 1976).

(inserto non definitivo, oggetto di aggiornamenti, suscettibile di variazioni, correzioni e integrazioni)

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Milano (dal dopoguerra a Tangentopoli, programmazione non cronistorica)

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Santuario S. Rita da Cascia alla Barona e incrocio Via S.Rita-Ettore Ponti negli anni 70 (ebay España). La foto, pur se di piccole dimensioni permette di individuare una colonnina luminosa spartitraffico collocata nel centro dell'incrocio Via Santa Rita da Cascia-Via Ettore Ponti-Piazzale del Santuario, collocato tra i primi anni '70 sino alla primavera del 1977, periodo di apertura del Cavalcavia Don Luigi Milani (Aprile 1977) con incremento del traffico automobilistico, che secondo le logiche dei tecnici alla viabilita' di quel periodo, poteva rappresentare un ostacolo alla viabilità. L'incrocio, dopo l'apertura del Cavalcavia, fu teatro di molti incidenti automobilistici e di pedoni, condizione che impose, nell'autunno del 1978, l'installazione di semafori.

Milano Barona (circa meta’ anni ’70). Santuario S. Rita da Cascia alla Barona e incrocio Via S.Rita da Cascia-Ettore Ponti. (ebay España).
La foto, pur se di piccole dimensioni, permette di individuare una colonnina luminosa spartitraffico collocata nel centro dell’incrocio Via Santa Rita da Cascia-Via Ettore Ponti-Piazzale del Santuario. Lo spartitraffico luminoso, collocato tra i primi anni ’70, permase sino alla primavera del 1977, periodo di apertura del Cavalcavia Don Lorenzo Milani (Aprile 1977). Venne rimosso poco prima dell’apertura al traffico del cavalcavia medesimo. L’apertura del cavalcavia coincise con un  incremento del traffico automobilistico. Lo spartitraffico a colonnina luminosa, secondo le logiche dei tecnici alla viabilita’ di quel periodo, poteva rappresentare un ostacolo alla viabilità e venne rimosso per sempre.
L’incrocio, dopo l’apertura del Cavalcavia, fu teatro di molti incidenti automobilistici e di pedoni, condizione che impose, nell’autunno del 1978, l’installazione di semafori. Dal 1986 l’incrocio venne convertito in rotatoria con l’apertura del prolungamento di Via Ettore Ponti (ovvero la Via Walter Tobagi, collegamento automobilistico verso le vie Parenzo e Viale Faenza).

Santuario S. Rita da Cascia alla Barona e incrocio Via S.Rita da Cascia-Via Ettore Ponti negli anni 70 (ebay España).
Siamo intorno alla metà degli anni ’70. La foto, pur se di piccole dimensioni, permette di individuare una colonnina luminosa spartitraffico collocata nel centro dell’incrocio della Via Santa Rita da Cascia con la Via Ettore Ponti-Piazzale del Santuario. Lo spartitraffico venne collocato tra i primi anni ’70 e permase sino alla primavera del 1977, periodo di apertura del Cavalcavia Don Lorenzo Milani (Aprile 1977). L’ incremento del traffico automobilistico (successivo all’apertura del ponte), secondo le logiche dei tecnici alla viabilita’ di quel periodo, impose la rimozione definitiva di tale colonnina luminosa che poteva rappresentare un ostacolo alla viabilità medesima.
L’incrocio, dopo l’apertura del Cavalcavia, fu teatro di molti incidenti automobilistici e di pedoni, condizione che impose, nell’autunno del 1978, l’installazione di semafori.

Porticato Cascina Palazzo Via Pestalozzi 8-10 , datazione non precisata, prossima a fine '800. Fonte http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3a130-0003917/

Porticato Cascina Palazzo Via Pestalozzi 8-10 , datazione non precisata, prossima a fine ‘800. Fonte http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3a130-0003917/

Alcuni residenti ed ex residenti insediatesi verso la meta’ degli anni ’60 nelle Via Teramo e Campari del nascente (all’epoca) quartiere Teramo (ed ex Parco Teramo) ricorderanno l’iniziale  assenza di allacciamenti telefonici nelle palazzine realizzate in tale lotto edilizio. Verso il 1966-67, in Via Giannino Sessa venne realizzata una sottostazione di Teleselezione SIP che nell’evento della sua realizzazione, da un lato estendeva il servizio telefonico a tale settore del quartiere e nel contempo convertiva le ex linee STIPEL della Barona (vecchie linee a centralino telefonico per chiamata di sottorete interurbane e internazionali) con la tecnologia TELESELEZIONE (prefissi per telefonate extraurbane alla rete cittadina e prefissi per chiamate internazionali).

Milano Baron 1967. Via Giannino Sessa 8, Centrale SIP teleselezione.

Milano Barona 1967. Via Giannino Sessa 8, Centrale SIP teleselezione.

Approfondimenti Archivio storico ex SIP-Telecom Italia https://archiviostorico.telecomitalia.com/italia-al-telefono-oltre/sala-selettori-della-centrale-barona-a-milano-1967

Sala selettori centrale telefonica sub distretto Barona 1967.

Sala selettori centrale telefonica sub distretto Barona 1967.

http://ascomsafnat.esy.es/comunity.htm

Cosa era la Teleselezione ? (tecnologia implementata in Italia verso la meta’ degli anni ’60 del 1900 ed utilizzata sino a non molti anni fa, prima della totale digitalizzazione delle reti telefoniche e reti in rame e fibra ottica):

I fortunati utenti STIPEL (i servizi telefonici erano particolarmente costosi negli anni del dopoguerra e del “boom” economico) ovvero la Societa’ Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda (verso la meta’ degli anni ’60 avvenne una Nazionalizzazione della rete telefonica italiana, inizialmente gestita da compagnie interregionali locali, verso la compagnia pubblica nazionale SIP) videro migrare gli allacciamenti telefonici inizialmente vincolati da un servizio STIPEL  (chiamata diretta per reti urbane, di prenotazione chiamata-centralino per telefonate interurbane e internazionali), verso un servizio automatico SIP dove la composizione del numero interurbano e internazionale avveniva componendo prefissi combinati con inoltro della chiamata automatico e in tempo reale, svincolato da lunghe attese di prenotazioni di inoltro chiamata.

Senza disperdersi in inutili tecnicismi che esulano dalla finalità di questo web, oggi la teleselezione esiste come sistema emulato di chiamate fatte e ricevute implementato su linee digitali a “commutazione di pacchetto” al posto della nativa “commutazione di circuito”.

Tristemente … si deve riportare che la fonte da cui si attinge questa immagine deriva da “MilanoSparita Skyscrapercity” (chiunque voglia gestire una propria pagina web dedicata alla storia di Milano e quartieri è vincolato a passare dai loro archivi, e dalle stesse pagine Facebook concordate con gli originali archivi fotografici Skyscrapercity… archivi prepubblicati verso la fine del primo decennio degli anni ‘2000, in previsione della generazione di pagine Facebook di stampo commerciale e anche di velatapersuasione politica… quindi gli “amici” del forum Skyscrapercity… sono i noti “volpini” … precursori di banche dati fotografiche monopolistiche da cui “Milano Sparita e da ricordare” Facebook e anche una seconda pagina Fb riservata alla Barona hanno abbondantemente attinto, dal 2012 sino a tutto il 2018, per finalita’ commerciali e di promozione d’ immagine… finalita’ evidentemente molto poco storiche e poco culturali, alcune con sconfinamenti politici… come avvenuto con Milano Sparita Fbook…). I loro monopoli rendono pagine web, come la presente, subordinate al loro “dominio” storico editoriale nella rete internet.

 

La mattina del 9 Settembre 1998, a Milano,  si spegneva, alla sola eta’ di 55 anni il cantautore Lucio Battisti.

Ottobre 2006. Mostra fotografica in ricordo di Lucio Battisti (deceduto all'Ospedale San Paolo alla Barona il 9 Settembre 1998). http://www.ao-sanpaolo.it/news/index.html@id=308.html

Ottobre 2006. Mostra fotografica in ricordo di Lucio Battisti (spentosi all’Ospedale San Paolo alla Barona il 9 Settembre 1998). http://www.ao-sanpaolo.it/news/index.html@id=308.html

Corsico Via Vittorio Emanuele. Capolinea ex tramvia Milano Corsico, autobus ATM Milano Corsico 1966

Corsico. Via Vittorio Emanuele II°, 1966  (circa 500 metri oltre il confine di Milano/Barona-Ronchetto).  Fermata nuova linea sostitutiva BUS ATM Milano-Corsico nelle vicinanze del  capolinea della vecchia tranvia Milano Corsico ATM, dismessa nel 1966. Probabilmente la dismissione della linea (sostituita da autobus) è avvenuta poco tempo prima lo scatto fotografico dell’immagine ritratta. Nel sito che pubblico’ per primo questa immagine (lombardiabeniculturali) la data dello scatto risalirebbe al 7 Marzo 1966, praticamente immediatamente dopo la soppressione della tranvia. E’ ancora presente il binario unico e la linea aerea di captazione del “trolley”, allestita con sostegni a “catenaria”, tipica delle tratte extraurbane tramviarie  ATM (e anche STIE) di quel periodo. Ovviamente questa immagine, originaria dal web indicato nei commenti, venne gia’ monopolizzata da Milano Sparita del forum skyscrapercity circa 1 anno or sono nel Febbraio 2017 (foto da Lombardiabeniculturali.it)

 

Barona 1962. Treno non elettrificato, con locomotiva della Milano Mortara (elettrificata verso il 1966). Sullo sfondo la seconda campata del ponte di Viale Cassala-Piazzale delle Milizie.

Barona-San Cristoforo 1962 (linea di confine con il Ticinese). Treno non elettrificato, con locomotiva a vapore, della ferrovia Milano Mortara (elettrificata verso il 1966). Sullo sfondo la seconda campata del ponte di Viale Cassala-Piazzale delle Milizie. Le immagini sono state riprese, con assoluta certezza, nelle immediate vicinanze del passaggio a livello ferroviario di Via San Cristoforo-Via Pesto (con alle spalle il ponte ferroviario che si ricongiunge, piu’ ad ovest, parallelamente alla linea Milano Mortara). Fotogramma acquisito da un cortometraggio super8 (o forse da cinepresa 16 mm semiprofessionale con audio). Edito da Carlo Borroni.

San Cirstoforo 1962. Barconi lungo il Naviglio Grande-Via Lodovico il Moro ponte ferroviario 1962. Sulla sinistra è visibile il tram Milano Corsico. Fotogramma acquisito da un cortometraggio super8-16 mm (con audio) edito da Carlo Borroni.

San Cristoforo 1962. Barconi lungo il Naviglio Grande. Via Lodovico il Moro e il ponte ferroviario.  Sulla sinistra è visibile il tram Milano Corsico. Fotogramma acquisito da un cortometraggio super8-16 mm (con audio) edito da Carlo Borroni.

Dai barconi, Naviglio Grande eOsteria Dosso 1962 (sul lato destro)

Barconi, il Naviglio Grande e Osteria Dosso (sul lato destro) nel 1962. Fotogramma da un cortometrggio super8-16 mm del 1962 edito da Carlo Borroni.

Barona 1962. Alzaia Naviglio Grande (lavandaie-cascina e osteria Dosso)

Barona 1962. Alzaia Naviglio Grande (lavandaie-cascina e osteria Dosso)

(immagine sovastante tratta da un fotogramma cortometrggio di Carlo Borroni-1962).

Nel cortometraggio sottostante molti fotogrammi (di 56 anni fa) dedicati ai navigli Grande, Pavese e della Martesana… e alla vecchia Darsena con i suoi barconi e il movimento sabbie e ghiaie (oggi i “movimenti terra” per uso edilizio sono monopolio della ‘ndrangheta dominante in Lombardia con la collusione delle amministrazioni politiche di Milano e Lombardia degli ultimi 25 anni).

Il cortometraggio, negli spezzoni dedicati ai barconi trainati lungo il Naviglio Grande, mette a disposizione sequenze dove possiamo scoprire i sistemi a doppia fune di traino controcorrente dei barconi (traino inerziale effettuato tramite trattori agricoli, sino ai primi anni ’50, come molti sanno, da buoi). In corrispondenza dei ponti pedonali e veicolari di Via Argelati, Vie Casale/Paoli, Valenza, Ponte delle Milizie-Cintura ferroviaria sud, S. Cristoforo, Richard Ginori e cosi’ via, lungo Corsico, Buccinasco, Abbiategrasso, etc… veniva snodata una delle due funi di traino perche’ non si intersecasse con le campate dei ponti medesimi per poi essere riannodata dopo ogni attraversamento di tali “ostacoli” architettonici. Le operazioni venivano effettuate, come visibile nel cortometraggio, anche da persone non addette alla navigazione interna, ingaggiate dai vari bar e trattorie dislocate lungo l’alzaia naviglio grande e oltre…

 

Milano Barona-03-04-1966 Inaugurazione ufficiale Quartiere Sant'Ambrogio 1 presediuta dal Sindaco Bucalossi (Lombardia beni culturali). L'inaugurazione del plesso di residenza popolare avvenne alcuni anni piu' tardi al suo completamente (1964). Il quartiere rimase sprovvisto di collegamenti ATM diretti verso l'allora Capolinea tram 12 di Piazza Miani per diversi anni (supplivano alcuni bus navetta nelle ore di punta). L'anno successivo, 1967, venne istituita la linea filoviaria 95 (Via Modica-Rogoredo FS). Verso il 1971 venne istituita la linea d'autobus 74 e soppresso definitivamente lo storico tram 12 dalla tratta Cordusio - Piazza Miani. La foto è esposta presso Sesto San Giovanni (MI), Istituto per la storia dell'età contemporanea, UNT_ISEC_ST_00704

Milano Barona-03-04-1966, Via San Vigilio. Inaugurazione ufficiale Quartiere “Sant’Ambrogio  1” presediuta dal Sindaco Bucalossi (Lombardia beni culturali). L’inaugurazione del plesso di residenza popolare avvenne alcuni anni piu’ tardi dal suo completamento e insediamento (tra la fine del 1964 e tutto il 1965). Il quartiere S. Ambrogio, si distinse (nel suo periodo storico) per  far parte di un piano regolatore  parzialmente ispirato ai Canoni urbanistici dell’architetto Le Corbusier, ed una rete stradale interna a sua volta ispirata da ulteriori canoni urbanistici di Oscar Niemeyer (progettista della citta’ di Brasilia nel 1960),  topologia applicata ,pochi anni dopo, anche per il quartiere Gallaratese. Il plesso del Q.re S. Ambrogio pur includendo, anche, (forse il primo a Milano) un impianto di teleriscaldamento (acqua calda e riscaldamento erano forniti da un’unica  centrale termica) rimase tuttavia sprovvisto, per diversi anni, di collegamenti ATM diretti verso l’allora Capolinea tram 12 di Piazza Miani (supplivano alcuni bus navetta nelle ore di punta). L’anno successivo alla inaugurazione, 1967, vide l’istituzione  della linea filoviaria 95 lungo Viale Famagosta (Via Modica-Rogoredo FS), che offriva, almeno in parte, (distante poche centinaia di metri dal complesso) la possibilita’ di trasbordi con le linee tranviarie 3-15 (le numerazioni attuali sono le stesse di oltre mezzo secolo fa) verso il vicino Viale Cermenate/Montegani o di raggiungere, con poche fermate, il capolinea 12 in Piazza Miani. Solamente verso il 1971 il plesso residenziale usci’ dall’isolamento dei collegamenti ATM. Questo avvenne quando venne istituita la linea d’autobus 74 (Q.re S. Ambrogio-Duomo), un potenziamento dei collegamenti che purtroppo coincise con la soppressione definitiva dello storico tram 12 dalla tratta Cordusio – Piazza Miani. Oggi lo stile urbanistico di questo complesso di edifici (inizialmente concepiti come residenze popolari in contesti urbanistici innovativi…) è considerato un errore/orrore urbanistico, ma per gli standard abitativi di oltre 53 anni fa era considerato alla stregua di una città “satellite” (modello) della periferia di Milano. La foto è esposta presso Sesto San Giovanni (MI), Istituto per la storia dell’età contemporanea, UNT_ISEC_ST_00704

 

Siamo un po fuori zona... Vicolo Lavandai, festa del Naviglio (e del Vicolo) 1983

Siamo un po fuori zona… Vicolo Lavandai, festa del Naviglio (e del Vicolo) 1983. In 35 anni i residenti di questo scorcio di Milano sono radicalmente cambiati. “Fighetterie” varie che acquistano a 2 milioni di euro senza conoscere Milano e la sua storia, proveninenti da regioni lontane anche 1000 km ma che considerano “snob e caratteristico” farsi la casa milionaria sui Navigli…

 

Anno 1985

Nel 1985 (in piena “Milano da bere”) nei pochi mesi che precedevano l’apertura di Via Walter Tobagi, si ventilava l’ipotesi di abbattere gli alberi del tratto di Via Ettore Ponti compreso tra Via A. Binda e il Santuario di Santa Rita da Cascia, onde favorire una specie di “scorrimento veloce” del futuro traffico automobilistico proveniente da Corsico in previsione di un alleggerimento del flusso veicolare lungo la Via Lodovico il Moro, da Piazza Negrelli verso Viale Cassala e Ripa di Porta Ticinese. In sintesi l’attuale aspetto della Via Ettore Ponti compresa tra Piazza Bilbao e Via Binda, doveva, verso la meta’ degli anni ’80, trasformarsi in un ampio stradone (con spartitraffico “New Jersey” centrale con lampioni) privo di alberi… anche nel tratto Via Binda-Santa Rita da Cascia. Fortunatamente tale ipotesi venne scartata e quel tratto di Via E. Ponti rimase con lo spartitraffico centrale alberato, sino ai giorni nostri. Tuttavia, rispetto ad oggi, il contesto e il tessuto sociale dei residenti è radicalmente cambiato.  A fronte di una Milano e di periferie abbandonate dai residenti “storici”, a fronte di un patrimonio immobiliare al 50% invenduto e inaffittato… i bambini, i ragazzi, gli anziani e le famiglie che sino ai primi anni ’90 frequentavano un tratto di Via E. Ponti (un tempo anche attrezzato  da panchine, poi rimosse nel 1994 sotto l’amministrazione Lega Nord di Formentini) e del quartiere che essa attraversa è mutato… da un iniziale quartiere residenziale (impiegati e commercianti della piccola e media borghesia, artigiani ed operai) ad un quartiere residenziale semi-dormitorio per uso foresteria (principalmente per neo assunti nelle pubbliche amministrazioni comunali e regionali, molti provenienti dal mezzogiorno italiano…e quel poco di aziende ancora sopravvissuta a Milano…). Milano e la Barona hanno affrontato (nell’arco di 20-25 anni) un calo dei residenti ed a un calo demografico enorme. Negli ultimi 10-15 anni il quartiere vede condomini e palazzi (con molti appartamenti vuoti) riconvertiti in immobili ad uso affittanze per domiciliati provenienti (come sopra accennato) da altre regioni italiane ed una non irrilevante percentuale di extracomunitari. Indubbiamente una citta’ e  quartieri afflitti da “amnesie” e perdite storiche di identita’ del passato… (complice anche la “bolla immobiliare” che il ciclone berlusconista avrebbe “imperato” nel tessuto sociale, storico e urbano degli ultimi decenni).

Quanti veri e bei ricordi di pomeriggi estivi trascorsi sotto l’ombra degli alberi della Via Ettore Ponti a giocare ed imparare ad andare in bicicletta ? Oppure a costruire fortini e zattere con le cassette di frutta del mercato del Lunedi’ mattina (prima che i camion compattatori ex AMNU passassero a raccoglierli) ?

… e le vecchiette che forgiate da un passato contadino e rurale cernivano gli scarti di frutta e verdura del mercato settimanale del Lunedi’ ?

Oggi non vi è piu’ traccia di tutto questo (malgrado la Via abbia conservato uno spartitraffico alberato realizzato intorno al 1955).

http://www.verdinavigli.org/1985/11/15/in-pericolo-gli-alberi-di-via-ettore-ponti

Anno 1988

1 Luglio 1988: Il sud-ovest di Milano (e in particolar modo il quartiere Barona) furono investiti da una tromba d’aria di intensità anomala e forse senza precedenti (per la città di Milano).

Tra Via Vigevano e Via Ettore Ponti si contarono due vittime.

Lungo la Via Ettore Ponti crollarono due muri di cinta.

Il primo presso l’autolavaggio sito in Piazza Bilbao.

Il secondo crollo coinvolse l’area della ex Copra in Via Ettore Ponti. Un muro, abbattuto dalla forza del vento, si sfracellò sopra alcune automobili ferme al ciglio della strada (a causa della visibilita’ nulla provocata dalla tromba d’aria in corso).

Lo scenario che si presento’ dopo le ore 18:30, al termine del violentissimo temporale, era impressionante (se non disastroso) per la quantita’ di alberi sdraticati, tetti scoperchiati, capanoni industriali scoperchiati, cornicioni divelti, linee elettriche danneggiate, androni e scantinati allagati, e centinaia di auto danneggiate da comignoli e tegole strappati dal vento e da chicchi di grandine grossi come noci (si accumulo’ una coltre di grandine che superava i 10 cm, un manto bianco che ricoprì strade e marciapiedi sino alla tarda mattinata del giorno successivo).

Lungo il Viale Cassala, tra le Vie Schievano e Viale Romolo, un albero sradicato dal vento cadde su un veicolo filoviario della linea 90-91, danneggiandolo.

Danni anche alla Biblioteca Civica Sant’Ambrogio di Via San Paolino.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/07/02/un-violento-nubifragio-sconvolge-milano.html

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STORIA DELLA BARONA

(e dintorni)

(ricordando la storia di un quartiere, a volte si ripercorrono i fatti storici della città e della nazione di cui fa parte…)

Sintesi storica (1200 circa-1900-primo decennio anni ‘2000) del territorio oggi identificato nel Quartiere Barona ex Consiglio di Zona 16 (via S.Paolino 18), attualmente inglobato nel Municipio 6 (V.le Legioni Romane) che ingloba le ex Zone 5,16 e 17 .

L’attuale territorio della Barona, era un tempo, (Ducato Visconteo di Milano e Mantova, Dominazione Spagnola, amministrazione dell’impero Austriaco- Regno Lombardo Veneto), uno dei numerosi borghi agricoli e rurali che popolavano  “I Corpi Santi” della Porta Ticinese e di buona parte del circondario oltre le  Mura Romane di Milano.

biografia sottostante tratta da:

http://www.abconlus.eu/basilica/Barona/index.htm

Il territorio attualmente appartenente alla Barona (i cui confini politici amministrativi della Città di Milano vennero definiti, nella dicitura di Zona 16, tra gli anni ’70 del 1900 ed i primi anni 2000, sulla falsariga dei confini definiti nel 1567 dal Cardinale Carlo Borromeo) vide, sin dalla bassa Età del Bronzo,  il transito e lo stanziarsi di popolazioni itineranti a tale periodo. Di questo se ne avrebbe la conferma certa grazie ad alcuni reperti risalenti a quel periodo e casualmente rinvenuti intorno al 1887 nei pressi della Cascina Ranza (prossimità tra la fermata M2 Romolo, a ridosso del Viale Cassala e cintura ferroviaria, verso la Via Schievano in corrispondenza del civico 16 di Via Filargo). Tale sito venne chiamato: “Ripostiglio della cascina Ranza”
Oggetti e manufatti vennero classificati e qualificati come parti e accessori di un corredo funerario di un importante capo celtico. Le fonti e le interpretazioni non sono univoche. Altre fonti di studio sostengono che tali manufatti fossero parte di un deposito  gestito da un mercante metallurgico (sempre di tale periodo) che scelse come deposito dei suoi manufatti metallurgici un sito posto nelle vicinanze dell’area, dove sarebbe sorta la Cascina Ranza, vicinanze Via Filippo da Liscate in Via Filargo 16.
Cronologicamente si ritiene che questi siano i primi insediamenti umani nell’attuale territorio del quartiere Barona, sito che “vanterebbe”  i primi insediamenti nel futuro territorio della Città di Milano. Tali insediamenti furono i precursori della successiva Mittland organizzata in un borgo di abitazioni eretto su palafitte (Mittland 338 a.C).

Due borghi di capanne restituivano uno scenario stanziale in coincidenza dell’arrivo dei romani, condotti dal console Marcello (225 a.C.). L’attuale Barona era solcata dalla  “strada mercatorum”  (detta via della Barona) che confluiva nella cittadella dei Celti (Milano). Sembra che al termine dell’occupazione romana alcune milizie scelsero di accamparsi permanentemente in tale territorio, coltivandone le terre. Tale sito divenne divenne un borgo agricolo, attualmente identificato anche nella Cascina Castello di Buccinasco.

Gli ex soldati dell’Impero Romano, le cui generazioni successive erano ormai coltivatori e contadini, contribuirono alla denominazione di piccoli centri e quartieri dall’attuale fascia periferica del sud-ovest milanese: Romano con Quarto, Quinto, Settimo Romano, Buccinasco  (che deriva da “bucine” o trombe di guerra) Assago (la via maestra o l’asse della Città).

La popolazione agricola si distinse per tecniche e metodi di canalizzazione delle acque e irrigazione del terreni (tecniche ereditate dal tardo Impero Romano nelle vesti dei suoi militari).

Le successive invasioni Barbariche determinarono l’incuria, l’abbandono se non la distruzione di queste primitive opere di canalizzazione delle acque.

Solo verso il XII* secolo i monaci Benedettini ripristinarono una tradizione agricola e contadina del sito.

Attività agricola, risaie e culto religioso domino’ lo scenario storico del territorio della Barona per merito dei monaci Benedettini.

Nel periodo sorsero numerose chiese (con annessi cascinali) nella tradizione Benedettina di alternare il duro lavoro agricolo e di realizzazione e manutenzione di opere irrigue ed annessi mulini e rogge, con la fede e l’orazione cristiana.

Tra le varie:

Robbiolo (Buccinasco),

Terradeo (Buccinasco),

S. Maria in S.Marco (Albairate),

San Marco al Bosco (detta di San Marchetto alla Barona):

La data di costruzione di questa Chiesa devozionale non è nota. Era già censita intorno al 1280 nel  catalogo delle chiese esistenti in diocesi “Liber notitiae sanctorum mediolani”, compilato, come si crede, dal cronista Goffredo da Bussero in quegli anni. La sua fondazione risalirebbe agli Eremitiani di S. Agostino del Convento di San Marco in Milano, già proprietari di fondi agricoli.

La sua origine è legata alla leggenda del ritrovamento, sotto il terreno dove essa sorge, di un Crocefisso rinvenuto durante l’aratura con mezzi animali del terreno coltivato.

(da Barona.com.s-marchetto).

Mulino della Pace via Bardolino :

Origine risalente al XVI*secolo (1500) in seno alla realizzazione di opere di canalizzazione. Si trattava dei piu’ importanti mulini destinati alla produzione di farina per la città di Milano. Noto per la presenza di imponenti macine di granito (http://www.verdinavigli.org).

Mulino Doppio:

La sua origine, risalente al 1500 e posto nelle vicinanze del Mulino della Pace, lo configurava come costituito da due mulini paralleli ed era già censito negli atti della visita Pastorale di San Carlo verso la fine del ‘500. Agli inizi del XX° secolo era adibito a filanda e intorno alla I° Guerra Mondiale adibito anche come Ospedale Militare.(http://iluoghidelcuore.it/luoghi/milano/cascina-mulino-doppio/81393)

Cascina Battivacco:

La cascina Battivacco era originariamente di proprietà delle monache di Santa Maria in Valle di Milano. La presenza  è certificata nella mappa del  Catasto Teresiano intorno al 1722, già parte dei Corpi Santi di Porta Ticinese.

Concepita con due principali fabbricati lineari posti in pianta ortogonale all’interno di una estesa corte cascinale aperta, la cascina ospitava anche un  oratorio.

Successivamente  alla prima meta’ dell’Ottocento hanno luogo alcuni ampliamenti di dimora per il personale impegnato nelle attività rurali e di servizio. La corte viene chiusa sul lato nord-est da un rustico. Ulterori ampliamenti si susseguono sino alla fine del secolo XIX°, in particolare nel fabbricato delle stalle di nord-ovest, che vede l’aggiunta di ilteriori nuovi rustici all’esterno della corte, e in quello di servizio di nord-est, che presenta la costruzione di nuovi ambienti affacciati sulla corte. Durante il Novecento il complesso viene ulteriormente arricchito dalla costruzione di edifici rurali e di servizio. La corte viene ulteriormente ingrandita mediante demolizioni di alcuni fabbricati. Attualmente risultano ancora presenti gli impianti degli antichi edifici settecenteschi posti a nord-ovest e a sud-ovest, nonché il corpo di fabbrica a nord-est, ampliato entro il 1866. Dal 1965 è gestita dalla famiglia Fedeli. (http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI050-00112/).

Cascina Barona (di origine celtica), San Nazaro e Celso.

Capsinam Ranticam (Cascina Ranza , Via Filargo 16):

Come accennato, alla fine del XIX° secolo, verso il 1888, a cura del Paletnologo parigino (naturalizzato italiano) Pompeo Castelfranco, presso la Cascina Ranza a Romolo dove successivamente, durante il 1900, venne realizzata la Via Filargo (civico 16),  furono ritrovati e recuperati manufatti, reperti archeologici, consistenti in armi risalenti ad oltre 3600 anni fa, all’età del bronzo. Sono conservati presso le sale museali delle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco di Milano ma nulla rimase del sito archeologico di Via Filargo dove tali reperti vennero rinvenuti ad un metro e mezzo di profondita’ dalla superficie del suolo. I lavori di realizzazione del villaggio Universitario dello IULM, partiti intorno al 1999, oltre al ritrovamento di un ordigno (bomba aerea) della seconda guerra mondiale (che impose, in una domenica della meta’ di Settembre, lo sgombero forzato del 50% del territorio urbanizzato della ex zona 16, da Via Schievano sino al lato est di tutta la Via Santa Rita da Cascia, l’intero Viale Famagosta e parte della ex zona 5 nei Viali Cassala, Liguria e Romolo, Carlo Torre, etc…), videro l’abbattimento dell’unico (parziale e ridotto ad un rudere) muro perimetriale sopravvissuto di tale cascina, rudere abbattuto nell’anno 2000.

Come da “tradizione milanese”, la storia della citta’ di Milano (e di chi la popolo’ e vi lavoro’ durante il 1900 sino agli anni 2000) non ha valore non potendosene trarre redditi, profitti e speculazione. Pro tempore, circa 17 anni fa, alcune associazioni di tutela storica e ambientale del territorio meneghino cercarono di sensibilizzare l’allora rettore IULM Francesco Alberoni (dimissionario dal 2001 per vicende di corruzioni e malgestione interna all’ateneo) ottenendo in cambio uno scaricabarile. IULM vide e vede, da sempre, una notevole partecipazione di “attori” privati nella sua espansione, conduzione e consolidamento nella nuova sede di Romolo. Tra questi anche Mediaset e le varie fondazioni della medesima di cui la “Silvio Berlusconi Communication” (da decenni molti stagisti laureati allo IULM vengono inseriti in tali aziende9. Sicuramente le responsabilita’ furono generali, anche politiche, di Forza Italia, dell’allora “Sindaco in mutande” Gabriele Albertini (uno degli “uomini di Berlusconi” incaricato di sventrare parte di Milano per erigere monumenti edilizi che ricordassero ai milanesi ed ai turisti stranieri, per almeno un secolo a venire e sicuramente molto oltre, che l’oligarchia dittatoriale berlusconista del 1900 e degli anni ‘2000 anche a Milano lascio’ opere indelebili come fece Mussolini a Roma con Via dei Fori Imperiali…). Malgrado lo IULM vide l’avvio lavori intorno al 1988, all’interno di un sito periferierico “dimenticato da Dio”, (epoca in cui a Milano governava il parente di Bettino Craxi, Sindaco Pillitteri), l’ Albertini fu, comunque,  il co autore, insieme alla Moratti, di una ricementificazione spaventosa della città di Milano, avvenuta tra il 2004 sino ad oggi (cementificazione senza acquirenti, cubature e centinaia di piani di vari grattacieli rimasti invenduti da molti anni e il processo non si è ancora arrestato ed i progetti “MasterPlan”, definiti sin dai primi anni ’90, da Forza Italia, vedranno ulteriore concretizzazione e ultimazione anche per i prossimi due decenni, non prima della fine degli anni ’30 del primo secolo del millennio 2000).

La vicenda della Cascina Ranza non costituirebbe, ovviamente, il primo ed unico caso di cementificazione priva di etica noncurante della preesistenza di ex siti archeologici ubicati nella Citta’ di Milano, una metropoli la cui amministrazione politica “capitana”, (vedesi Forza Italia e la trasformazione del Partito Democratico in una succursale delle destra neofascista, filo mafiosa e palazzinara berlusconista)  preferisce tramandare e documentare il proprio passato e la propria storia proponendola in forma puramente virtuale e in carta patinata, e persino, in una certa misura, anche nelle vendite di libri on-line tramite social network americani piuttosto che applicare un minimo di preservazione del proprio passato.

Forse si poteva comunque costruire il villaggio universitario, tutelando la piccola area dove sorgeva un muro residuale di tale cascina…  La “rasatura” al suolo delle cascine, nella periferia sud-ovest di Milano parti’ sin dai primi anni ’60 coinvolgendo anche le ex zone 17 e ovviamente anche la Barona e il confinante ticinese.

Quindi nulla di nuovo, anche se negli ultimi decenni il fenomeno ritrovo’ una nuova “auge”.

Del resto Silvio Berlusconi ebbe ed ha tutt’oggi una visione plastificata della citta’ di Milano e le spese maggiori di questi scempi non si limitarono a Porta Nuova e Garibaldi. La Darsena ne fece le spese maggiori (malgrado il progetto portasse la firma dell’amico di Silvio,  Pisapia, succursale politica PD di Forza Italia…)

Fu’ proprio il Ticinese, sin dal 1994, a trarne i danni peggiori, trasformato insieme ai navigli nel divertimentificio notturno della Nazione Italiana e del Sud Europa… Oggi acquistare un bilocale in casa di ringhiera a ridosso dell’alzaia Naviglio Grande, richiede alcuni milioni di euro…

Ritornando alla “protostoria” della Barona… in realtà i territori gestiti dai monaci Benedettini andavano oltre i confini del Borgo Barona, verso l’attuale ticinese nelle attuali Vie Argelati-Magolfa sino al Vicolo Lavandai-S.Lorenzo Maggiore-Santa Maria alla Porta-Santa Maria alla Scala… (i confini della Barona furono sanciti nel 1567 dal Cardinale di Milano San Carlo Borromeo, confini rimasti inalterati sino all’accorpamento del Borgo Barona alla città di Milano, avvenuto dopo il 1850, verso il 1873. I confini, poi ripresi nello statuto dei Consigli di Zona, intorno ai primi anni ’70 del 1900, nella cosiddetta “Zona 16”). I confini sancini nel 1567  comprendevano a Nord il Naviglio Grande, a Sud il fossato “Cavone” detto Carlo Borromeo, a Nord-Est la Roggia Boniforte (che conduceva verso l’attuale Via Argelati) ad Est il Naviglio Pavese.

La Barona era parte, nei suoi territori e nelle sue comunità agricolo-contadine, di un crocevia di vie di comunicazione con il corso della Porta Romana verso le uscite a Nord di Milano.

Il Borgo Barona era parte di un suburbio della Milano romana che comprendeva Cesano Boscone, Assago e Buccinasco.

Come evidente il Borgo Barona fu anche territorio delle opere Leonardesche (commissionate da Ludovico il Moro) di canalizzazione dei Navigli e della realizzazione delle “chiuse” atte alla irrigazione agricola dei terreni che si trovavano lungo il lato Sud del Naviglio Grande.

(Fonti storiografiche sottostanti estratte dal sito  http://www.abconlus.eu/basilica/Barona/1500.htm)

Sino al tardo Medioevo sono poche o nulle le notizie, gli “annali”, relativi al Borgo della Barona, del quale si ipotizza, come avvenne sin dall’epoca tardo romana, un’attivita’ prevalentemente agricola ed ovviamente, anche di pastorizia.

L’antica Chiesa del Borgo Barona (l’attuale San Nazaro e Celso) venne elevata a Parrocchia su accoglimento del Cardinale Carlo Borromeo verso i primi giorni di Agosto del 1567.

Il Borgo, organizzato e governato da “capi famiglia”, beneficio’ da quell’atto di fondazione della facolta’ di preferenza del proprio Parroco in una rosa di candidati indicati dalla Curia di Milano.

Sotto elencato l’inventario anagrafico delle case, delle cascine e dei mulini gravanti della giurisdizione della parrocchia con l’indicazione del nome e della ubicazione attuale.

Primo dictum locum Baronae Barona vecchia: incrocio delle vie Zumbini, Binda,Biella.
Domus follarum Bonatoni
Capsinam Ranticam scomparsa, cascina Ranza, via Filargo 16.
Beldellum esistente, cascina Beldiletto, via omonima 46
Divum Ambrosium Puriselli scomparsa.
Capsinam Caymorum cum Molendino Arso esistente, cascina Caimera, via Boffalora 18.
Carlionum esistente, cascina Carliona, via Boffalora 75.
Capsinettam nuncupatam la Cantalova esistente, cascina Cantalupa, via Boffalora 71.
Molendinum et fullas nuncupatas del Bosco sive de Viazolo scomparsa
Capsinas de Cruce dictas Sancti Marci esistente, cascina San Marchetto, via omonima 3.
Capsinam et molendinum Sancti Marci quae sunt D. Rottae esistente, cascina San Marco, via San Marchetto 90.
Capsinam Placentiae
Molendinum Duplum esistente, mulino Doppio, via Bardolino 30.
Capsinam et molendinum Monialium Sanctae Mariae Vallis esistente, cascina Battivacco, via Barona 111 e Colomberotto, via Bardolino 3.
Capsinam Bianchini
Capsinas Caneri
Capsinam Arsani
Capsinam Albam esistente, cascina Bianca, via de Pretis 89.
Capsinas Boffalorae esistente, cascina Boffalora di sopra e Boffalora di sotto, via omonima 111 e 112.
Capsinas Monialium Sancti Dominici
Aliud Molendinum Crottae nuncupatum La Folletta scomparsa, demolita alcuni anni fà.
Capsinam Granzettae
Molendinum a Chignolo esistente, mulino Chignolo, via Olgiati 50.
Capsinas nuncupatas la Varesina esistente, cascina Varesina e Varesinetta,via San Benedetto 36 e 38.
Capsinam Restoci esistente, cascina Restocco, via Parenzo.
Molendinum Folettae ad Castrum Vincemalae esistente, Castel Vismara, via Tre Castelli.
Castrum D. Vincemalis, et de Porris esistente, Castel Vismara, via Tre Castelli.
Domum Albam esistente, cascina Cà Bianca, via Ludovico il Moro 117.
Dessam esistente, mulino la Desa, via San G. Cottolengo 1.
Ripam Sancti Cristophori videlicet Rottulam et locum Varesii, locum Portinariorum, Hospitium, locum de Porris, locum Legnani, locum Magni, sive Gabbalii, locum Rosati esistente, varie case nelle vie San Cristoforo,Pestalozzi, Ludovico il Moro.
Capsinam de Corna esistente, cascina Corna, via Binda 16 interno.
Molendina et capsinas Monasterii Maioris esistente, cascina Maggiore, piazza Bilbao 2.
Capsinam Rottae in loco Baronae
Domus Ludovici et fratrum, et aliorum de Guerris
Domus haeredum Magantiae
Capsinam Monialium Sancti Dominici
Capsinam Magnifici Domini Alexandri Rottulae
Domus Palatiorum esistente, casa Palazzo, via Pestalozzi 10.
Aliam domum dicti Magnifici Domini Rottulae, quae est apud ecclesiam
Molendinum Cattaneorum dictum ad Caymam esistente, probabilmente mulino della Polvere,via Boffalora 40.
Molendinum Fontegii mulino Fonteggio, demolito anni fà per l’ampliamentodelle Cartiere Binda.
Molendinum Sancti Ambrosii mulino S. Ambrogio, demolito anni fà per lacostruzione del quartiere omonimo già via Moncucco 55.
Capsinam dictam Montis Cuchi esistente, cascina Moncucco, via Moncucco 29 e 31.
Molendinum, et Traversera, dictum ad Ciresiam esistente, cascina Ciresa, via Moncucco 20.
Molendinum de Tachettis.

Nell’elenco è indicata, erroneamente, come esistente la Cascina Beldiletto, demolita negli anni ’70 durante la fase di espansione edilizia di Viale Famagosta e secondarie. Rimane solo, nella Via omonima, il nome di tale cascina.

Verso la seconda meta’ del XVI* secolo la popolazione del Borgo si attestava intorno ai 700 residenti (circa 694) ripartiti in 127 famiglie stanziate in circa 52 manufatti agricolo abitativi (case, cascine, cascinali e mulini) secondo una media statistica di circa 5 persone per famiglia e 3 famiglie per dimora.

“Queste notizie ci sono fornite da uno Status Animarum, una specie di censimento di tutti gli abitanti della parrocchia compilato dal parroco Lodovico Bosisio nel 1589.”

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Progetti dipositivi idraulici di Leonardo da Vinci. Da milano-storia-e-memoria-cittadini (Slideshare.net/adelebugatti)

Progetti dipositivi idraulici di Leonardo da Vinci (di Adele Bugatti). Da : “milano-storia-e-memoria-cittadini”(Slideshare.net/adelebugatti)

Navigazione e vita sui navigli (Giacomo Canella), da slideshare.net/adelebugatti "milano-storia-e-memoria-cittadini-oca-seicentro-museola"

Navigazione e vita sui navigli (Giacomo Canella), di Adele Bugatti. Da :  “milano-storia-e-memoria-cittadini” (slideshare.net/adelebugatti)

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Sino al 1861 questo territorio (Borgo Barona), come il restante Nord-Nord-Est della Valle Padana, non apparteneva al futuro Regno d’Italia (1861) ma era parte dell’autonomo Regno del Lombardo Veneto.

Il borgo della Cascina Barona venne annesso a Milano intorno al 1873 (vedesi anche l’articolo “La parrocchia della Barona”). Dalla Cascina Barona il borgo prese il suo nome e successivamente il quartiere, anche se vennero pubblicate, negli ultimi decenni del 1900, fonti cartacee che sostenevano esserci (forse) altre origini nel nome che identificava questa frazione dei Corpi Santi, l’esilio di una principessa inglese,  la  “Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel” (il consorte era il Principe di Galles), che autoesiliandosi in terra italica consumo’ nei cascinali antistanti alla Chiesa di San Nazario e Celso verso la Cascina del Moncucco, condotte considerate, dalla stirpe inglese da cui essa proveniva, come scandalose e promiscue se non proprio impudiche, organizzando feste e intrattenimenti con l’allora popolo del Moncucco ed eleggendo, tra tale popolazione un proprio valletto. Tale principessa venne sottoposta a processo presso la Corte di Londra (Camera del Lord) nel 1820, su richiesta dello stesso Principe di Galles. Alcune letterature e autori sostengono che tale principessa di nobili origini, venisse identificata (o si fosse qualificata come tale) come una baronessa, possedendo una propria residenza presso una villa campestre localizzata tra la Cascina Lavandai e la Cascina Moncucco. Dalla localita’ Moncucco, eletta come dimora di soggiorno di questa principessa, successivamente autoesiliatasi alla Barona, secondo alcuni autori, il nome dell’attuale quartiere forse deriverebbe proprio dal soggiorno non proprio sobrio e frugale di questa nobile inglese. Sono frammenti di storia della Milano ante Regno d’Italia che si perdono nella notte dei tempi…). Una biografia da “Cortigiana d’importazione” che Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel si guadagno’ negli annali storici del Comune e Citta’ di Milano. Negli anni ’80 del ‘900 presso la Civica Biblioteca Zona 16 Barona, Via San Paolino 18 era reperibile un volumetto dedicato alla storia del quartiere Barona, opera che conteneva anche questi dettaglio storiografici di trascorsi “nobili” di cortigiane Inglesi in soggiorno presso i settori meridionali dei “Corpi Santi” pospicienti i confini del Comune di Milano.

(fonti : Letture anni ’80 presso la Biblioteca S Paolino, via S. Paolino 18, pubblicazione di un libro dedicato alla storia del quartiere Barona, edito a fine anni ’70 del 900, autore ed editore non noti ; https://it-it.facebook.com/associazionecolore/posts/753656238082371 )

La denominazione Corpi Santi aveva origine dalla necessità di sepolture dei defunti, oltre le “Mura” di Milano, allo scopo di prevenire epidemie e contaminare le falde dei pozzi acquiferi (principalmente la peste che tante vittime fece nei secolo passati ed i rischi contaminazione della falda acquifera provocati dalla decomposizione delle salme).

Il Borgo della Barona, sino al 1872/73, era un comune autonomo, prevalentemente agricolo, dedito anche alla coltivazione del riso (malgrado intorno al 1500 vennero decretati dei divieti dell’attività risicola, il 24 Settembre 1575 un ordinanza del marchese de Ayamonte, governatore di Milano, imponeva che il riso venisse piantato a sei miglia da Milano e a cinque miglia dai confini delle altre città. Di queste ordinanze, di natura sanitaria, causa la diffusione della malaria, ne vengono emesse moltissime, segno evidente che furono generalmente disattese). Riso a agricoltura, facevano del Borgo Barona, un sito strategico per la limitrofa Milano nella produzione di beni agricoli per l’allora cittadina di Milano, la cui facile deperibilità imponeva la presenza di Comuni e territori agricoli, confinanti con, approvvigionassero la medesima di prodotti alimentari di facile e veloce trasporto.

In realtà i confini dei Corpi Santi andavano molto ben oltre le competenze storico amministrative dell’attuale Barona. I Corpi Santi circondavano quasi l’intero perimetro di Milano. Solo dagli anni ’70 del 900, con l’istituzione dei Consigli di Zona, il quartiere Barona assunse anche amministrativamente una sua identità (non solo puramente toponomastica, legata anche al nome della Cascina Barona). Questo avvenne anche per altri quartieri, con la ripartizione del Comune di Milano in distretti 20 amministrativi, all’epoca chiamati “Consigli di Zona” (oggi, copiando dalla ripartizione del Comune di Roma, sarebbero ripartiti in 8 Municipi a fronte degli ex 20 distretti consiliari istituiti tra il 1970 ed i primi anni 2000).

In origine i “Corpi Santi” erano quindi i Sestieri.

Borghi e innumerevoli cascinali ripartiti in una cintura periferica di prevalente attività agricola e di allevamento del bestiame che includeva aree attualmente identificate come:

  • Porta Ludovica
  • Porta Tosa
  • Porta Romana
  • Porta Vigentina
  • Le Parrocchie di Calvairate, Cascina Monluè, San Gottardo, Parrocchia della Barona (l’attuale S. Nazario e Celso), Gratosolio.
  • Porta Vercellina
  • Comasina
  • Parte dell’area del Navliglio della Martesana
  • Porta Nuova
  • Isola Garibaldi (compresa nell’area del Borgo del territorio di Porta Nuova)
  • etc…
Chiesa di San Cristoforo fine 1800.

Chiesa di San Cristoforo fine ‘800.

Breve storia della Chiesa di San Cristoforo alla Barona

Come noto e come fruibile da tutte le fonti biografiche dedicate a questa chiesa, la medesima è in realtà la storia di due chiese, o ancor meglio delle Chiese. L’attuale chiesa è la congiunzione di due costruzioni distinte. Il complesso di S. Cristoforo è quindi costituito da due chiesette affiancate. La più antica, di epoca romanica, risale al 1192, ma fu ampiamente rimaneggiata nel Trecento. Dopo la fine della peste del 1399, attribuita da credenze popolari all’intercessione di San Cristoforo, Gian Galeazzo Visconti fece erigere la seconda chiesa, chiamata anche Cappella Ducale.
Quella a sinistra della facciata risalirebbe al 1200 Dopo Cristo (XIII secolo), oggetto di riassetti evidenti (portale e rosone) intorno alla metà del 1300. Alcune fonti non dimostrabili sostengono che sia sorta sopra un tempio pagano.
La seconda Chiesa (dal lato dell’alzaia Naviglio Grande) fu voluta dal Duca “Signore di Milano”, Gian Galeazzo Visconti verso la seconda metà del 1300 (in origine era chiamata Cappella Ducale).
L’edificio, unificato esternamente ma diviso internamente dalle pareti divisorie originali venne integrato intorno al 1625 con l’abbattimento dei muri divisori interni intorni ai quali venne realizzata l’originale Cappella Ducale.

Esternamente la facciata presenta due stemmi in altorilievo. Uno (basilisco) stemma dei Visconti, il secondo del Comune di Milano.

Nella foto sottostante l’attuale facciata della Chiesa con gli stemmi dei Visconti e del Comune di Milano.
San Cristoforo è il santo protettore delle persone che hanno a che fare con il trasporto, barcaioli, pellegrini, oggi anche i pendolari, ferrovieri, etc…
Prima del battesimo il suo nome era Reprobus ed era un traghettatore di un fiume nella Licia (regione dell’attuale Anatolia in Turchia).
Una leggenda vuole che un giorno, trasportando un bambino, questi rivelo’ essere Cristo.
Cristoforo, in Greco antico significa Portatore di Cristo.

Fonte biografica e immagine tratta da:
https://vecchiamilano.wordpress.com/2010/07/09/san-cristoforo/#more-1548

Stemmi facciata Chiesa di S. Cristoforo alla Barona.

Stemmi facciata Chiesa di S. Cristoforo alla Barona.

La Barona, sin dal 1500 era un mosaico di poderi cascinali e mulini, alcuni dei quali (non tutti) sono miracolosamente sopravvissuti, in tutto o in parte a lottizzazioni e speculazioni edilizie, come si evince da questo inventario cronologico (link sottostante). Parte di questi cascinali sono sopravvissuti in virtu’ di una fortunata limitazione dei piani regolatori urbanistici del 1900 (in parte attuati solo nel ventennio fascista e tra gli anni ’50 e ’60 del 1900) che non andavano oltre le attuali Via Ovada e Via Parenzo. Negli anni ’60 e ’70 del 1900 la costruzione del Q.re S. Ambrogio 1 determinò la demolizione di varie cascine tra cui la Beldiletto.

http://www.abconlus.eu/basilica/Barona/index.htm

post 1857, òato absidale Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio. Autore Zambelli Giovan Battista (notizie 1847-1866), incisore. Fonte http://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/H0110-13972/ -Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche. Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli

post 1857, òato absidale Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio.
Autore Zambelli Giovan Battista (notizie 1847-1866), incisore.
Fonte http://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/H0110-13972/
-Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche. Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli

San Cristoforo sul Naviglio Grande (olio su tela, parte absidale della chiesa).

San Cristoforo sul Naviglio Grande. Olio su tela, che raffigura la parte absidale della chiesa. (da milanoneicantieridellarte.it), inserito il 21/11/16 .

San-Cristoforo-Cascina-Filippona-primi-900. Venne demolita prima del periodo bellico. Pur non trovandosi all'interno dei confini storici della Barona, sanciti dal Cardinale Borromeo nel XVI° secolo, era confinante ed a ridosso della Chiesa di San Cristoforo, ubicata all'incirca tra le attuali Vie Tolstoi, Pesto e Savona (da blog.urbanfile.org) (inserito il 13/05/17)

San-Cristoforo-Cascina-Filippona-primi-900. Venne demolita prima del periodo bellico. Pur non trovandosi all’interno dei confini storici della Barona, sanciti dal Cardinale Borromeo nel XVI° secolo, era confinante ed a ridosso della Chiesa di San Cristoforo, ubicata all’incirca tra le attuali Vie Tolstoi, Pesto e Savona (da blog.urbanfile.org) (inserito il 13/05/17)

Anni 50/60, interno Chiesa di San Cristoforo. Altare e balaustrone (oggi rimossi) (da Milàn l'era inscì).

Anni 50/60, interno Chiesa di San Cristoforo. Altare e balaustrone (oggi rimossi) (da Milàn l’era inscì).

Cascina Campagnolo (ancora oggi esistente, ridotta ad un rudere fatiscente) in una rappresentazione artistica contemporanea (acquaforte del 1992) come si presentava a fine '800 quando non esisteva ancora il ponte ferroviario di San Cristoforo (in realtà due, il secondo per l'ex Scalo Sempione, poi convertito negli anni '30 in ponte filoviario e affiancato da un nuovo ponte parallelo perfettamente identico). (http://esperidi.blogspot.it/2009/01/la-memoria-storica-dei-navigli-e-milano.html). Inserito il 13/05/17

Barona/Ticinese, Alzaia Naviglio Grande. Cascina Campagnolo (ancora oggi esistente, ridotta ad un rudere fatiscente) in una rappresentazione artistica contemporanea (acquaforte del 1992) come si presentava a fine ‘800 quando non esisteva ancora il ponte ferroviario di San Cristoforo (in realtà due, il secondo per l’ex Scalo Sempione, poi convertito negli anni ’30 in ponte filoviario e affiancato da un nuovo ponte parallelo perfettamente identico). (http://esperidi.blogspot.it/2009/01/la-memoria-storica-dei-navigli-e-milano.html). Inserito il 13/05/17

 

Storia della Barona (1500 circa-1880-oggi)

La sovrapposizione delle due date di fusione del Borgo Barona con il Comune di Milano coincise con la costituzione di una importante fabbrica di ceramiche. Questa fa intuire che realtà ex industriali come la Richard Ginori (costituita nel quartiere di Milano-Barona S. Cristoforo nel 1833) si evolvettero a cavallo tra le amministrazioni delle dominazioni austriache e del neo Regno d’Italia, istituzione che solo in parte potremmo considerare benefica e portatrice di sviluppo, modernita’ e progresso, anzi, una Nazione nata sotto la cattiva stella delle mafie e di una filosofia semi borbonica la cui pesante eredita’, anche nell’attuale quartiere Barona, trova l’identità negativa nel nome dell’infiltrazione mafiosa.

Prima delle realta’ industriali Richard Ginori e Cartiere Binda e prima dell’accorpamento con il Comune di Milano, il Borgo Barona vide un periodo lungo e stabile di realta’ agricola fatta di estesi poderi e cascinali, opere idrauliche dei Navigli e varie canalizzazioni con alcuni “intermezzi” storici ed artistici nelle Cascine Monterobbio e Moncucco.

Cascina alla Barona,Gianni Maimeri (1884-1951), olio su tela (Fondazione Maimeri)


“Cascina alla Barona” di Gianni Maimeri (1884-1951), olio su tela (Fondazione Maimeri). Sono intravedibili, sull’estremo sfondo a sinistra, quelle che dovevano essere le cascine Beldiletto (demolita negli ann ’60) e Monterobbio (ancora esistente), entrambe allineate all’intersezione tra Viale Famagosta e Via San Vigilio. Il dipinto è stato realizzato dove oggi si trova l’attuale Piazza Bilbao, in corrispondenza del secondo ponticello (probabilmente non ancora esistente, o appena realizzato all’epoca del dipinto), verso il bivio di Via Franco Tosi (nel dipinto si scorge la stradina che solcava il Lambro Meridionale, chiamato sino a quel periodo “Lambro Merdario”, già collettore di scarichi fognari (il termine fognario è improprio, sicuramente venivano riversati liquami organici, reflui della pulizia delle stalle, dei lavatoi, tutti diluiti dal parziale deflusso del Naviglio Grande, da dove inizialmente confluiva). Dagli anni ’30 del ‘900 venne collegato al nuovo scolmatore Olona, (da Piazza de Angeli) ed iniziarono i veri guai (lo scolmatore Olona era uno scarico fognario residenziale e industriale, dagli anni ’60, con l’introduzione dei detersivi chimici e con la proliferazione di fabbriche e industrie chimiche e galvaniche il canale divenne una cloaca ed una insidia chimico biologica a cielo aperto, problema tutt’oggi esistente). Ad inizio ‘900 presentava ancora un percorso irregolare, prima della canalizzazione dell’Olona durante il ventennio fascista e il consolidamento dello stesso tratto a valle della confluenza con il canale Olona, negli anni ’50). Il dipinto ritrae l’attuale Via Zumbini Bonaventura in direzione di Via A. Binda, (inserito il 21/11/16).—Una nota da evidenziare. Facebook avrà, purtroppo, dato voce  alla stupidità di utenti ed autori. Quello che si trova di stupefacente in circolazione e’ lo scrivere che questo cascinale (ne viene riportato il titolo indicato all’inizio, integralmente dell’autore del dipinto) possiede anche oggi una lavanderia in abbandono. Come accennato il percorso del Lambro Meridionale venne ampliato negli anni ’30 e canalizzato, deviandolo, per renderlo rettilineo negli anni ’50. 60 anni di allontanamento dell’alveo del Lambro Meridionale hanno difficilmente conservato un simile manufatto sino ad oggi. I cascinali che possedevano e/o possiedono una lavanderia dovevano essere costeggiati da una roggia, priva di inserzione stradale, come di fatto era questo cascinale. Il cascinale esiste ancora, ovviamente (è intravedibile anche nella foto sottostante) si chiamava Cascina dei Lavandai (se ne ritrae una terza foto, dopo la sottostante).Anche se fosse stato accessoriato di una “lavanderia” (le lavanderie dei cascinali sono generalmente tettoie non dissimi da quella presente nell’attuale Vicolo Lavandai) oggi non ve ne sarebbe piu’ traccia. Non esistono ruderi ex lavanderia in stato di abbandono. Questo cascinale costeggiava una strada a sua volta affiancata dal Lambro Merdario (già il nome arcaico lascia intendere che la sua fruibilità delle sue acque non duro’ tanto a lungo, anche in epoche lontane dai detersivi e dei bagni domestici). Una lavanderia è una tettoia, laterale (non dissimile dalla struttura del famoso Vicolo Lavandai) che attinge da un canale secondario o da una roggia, struttura oggi non piu’ esistente in tale sito. (inserimento Novembre 2016)

Olio su tela di Gianni Maimeri, 1932 circa. Ponticello del Lambretto alla Barona.

Olio su tela di Gianni Maimeri, 1932 circa. Ponticello del Lambretto alla Barona.

Mons Robur (Cascina Monterobbio)

Costruzione del cascinale intorno al 1500 (XV-XVI secolo) o antecedente, verso il 1400. Iniziale Convento Agostiniano, gia’ parzialmente di  proprieta’ dell’Ordine delle Monache di Fonteggio, beneficiarie verso il 1500 della donazione dell’intero manufatto. Le Monache di Fonteggio erano già proprietarie della Chiesa di Santa Maria della Rossa (Chiesa Rossa nella confinante Via della Chiesa Rossa ex Zona 15). Pare che la Cascina Mons Robur = Monte Quercia (inglobata in un bosco, considerato sacro, di querce, sempre sito di riti pagani celitici) e la “Chiesa Rossa” fossero collegate da un passaggio sotterraneo che si districava al di sotto del Naviglio Pavese attraversando un bosco di quercie che si estendeva dalla Monterobbio sino alla Chiesa di Santa Maria della Rossa. Pare che venne utilizzato anche dalla Resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Gli annali narrano di un soggiorno di Napoleone Bonaparte alla Cascina Monterobbio ed anche del pittore Francesco Hayez del quale ne verrebbe attribuita la paternita’ di alcuni affreschi presenti tutt’oggi nel cascinale. La cascina, pare, fu anche breve luogo di soggiorno di Leonardo da Vinci. Fu luogo di soggiorno e di proprieta’ anche del curatore-segretario privato di Alessandro Manzoni.

Sembra che il capitolato artistico commissionato a Francesco Hayez (dal curatore privato di Manzoni), nel periodo in cui era proprietario, non venne integralmente apprezzato e ne nacquero dei contenziosi che culminarono, (pare), nell’intonacatura a gesso di una buona parte di questi affreschi realizzati da Hayez su commissione del Manzoni.

La vicenda della Cascina Monterobbio meriterebbe libri e siti internet a parte (ovviamente non Facebook) essendoci state, nella storiografia recente (anni 80 del 1900 sino alla data attuale del 2017), istanze di recupero artistico e storico del sito in questione.

Verso il 1985/86, in una Milano non ancora ridotta a lotto per grattacieli Regione Lombardia, Torri Bosco Verticale, Unicredit, Allianz, Bunga Bunga, City Life, Expo, mafie e altro ancora…  (quanto il ventennio berluscadero , tutt’oggi in corso, avrebbe proposto dal 1993 ad oggi…), comitati spontanei di cittadini residenti, coordinati anche dal Consiglio di Zona 16, segnalatono al Prefetto ed alle varie sovtintendenze dei Beni Artistici la presenza di opere d’arte affrescate nei saloni e negli ambienti interni a tale cascinale.

Indubbiamente, i 6 anni circa, dalle segnalazioni che precedettero la dipartita del PSI cittadino (tangentopoli 92) che sulla carta si proponeva di riqualificare e recuperare l’area in polo museale… indicano che nemmeno l’allora amministrazione Pillitteri dimostrava, tutto sommato, interesse verso la cosa (nonostante le istanze di recupero vennero comunicate sotto l’amministrazione dell’illuminato Sindaco Tognoli…)…

Nel 25ennio di Forza Italia, 35ennio Lega Nord e 25ennio Alleanza Nazionale (oggi Fratelli d’Italia) le cose non andarono di certo meglio (dal 1993 al 2011)… anzi molto peggio e di cascine (in Barona… e non) bruciate dalla ‘ndrangheta e/o dai palazzinari ad essa gravitanti, se ne annoverano parecchie… Nemmeno il Pd ha dimostrato significativo interesse sino in tempi recentissimi ???… dove esisterebbe un recente Bando per concessioni sul recupero artistico e architettonico della Monterobbio (salvo incendi dell’ultima ora…).

Il dubbio di questo Bando è rappresentato dal fatto che il recupero, ancor prima che edilizio, dovrebbe essere di tipo artistico, a cura delle sovrintendenze dei beni artistici, forse ministeriali, con i conseguenti vincoli storici previsti per questo genere di recuperi…

Anche se fosse…. questo rappresenterebbe un recupero artistico o una ulteriore estensione del lembo piu’ periferico e meridionale del Moncucco a residenza studenti IULM e/o ristoranti divertimentificio limitrofo  allo scempio gia’ esistente del Ticinese-Darsena ???

Sembra che la cascina nasconda  opere di Hayez del tutto inedite, che recuperate inserirebbero uno spicchio del quartiere Barona negli itinerari internazionali artistici italiani ed europei.

Certo, la Barona non è Pompei e nemmeno gli Uffizi di Firenze… ma si tratterebbe di beni artistici inediti appartenenti alla storia dell’arte italiana.

Le contestualizzazioni storiche che  furono all’origine degli affreschi di Hayez… vennero confermate da ricercatori universitari dei Poli universitari milanesi (anche se con timide tesi universitarie… occorrerebbero approfondimenti da parte delle autorita’ preposte…).

Il sito, come quelli  di altri cascinali ubicati nella ex Zona 16 e limitrofe, oltre che essere bisognoso di restauri, recuperi e conversioni in siti museali, potrebbe diventare oggetto di itinerari turistici e di un indotto economico e magari anche di un mimino occupazionale ? (siamo oviamente nell’utopia. Saremmo nel quasi possibile se Milano finisse di essere considerata, dal punto di vista turistico ed artistico,  solo Piazza del Duomo, San Babila, Vittorio Emanuele, Corso Bueros Aires e un Castello Sforzesco che non sempre entusiasma piu’ di tanto… e si incominciasse col finire di nascondere le periferie sempre piu’ lontane e distanti dal centro storico e dalle speculazioni edilizie di Porta Gribaldi e City live ed ex area Expo… e proporre realmente la storia di Milano e non solo shopping sul Sagrato di Piazza Duomo).

Si evidenzia che la Monterobbio è potenzialmente oggetto di un bando comunale per il suo recupero (un Bando ambiguo in quanto fa riferimento ad un recupero della superficie…).

Si evidenzia pero’ che la stessa Monterobbio è concretamente a rischio di incendi e atti dolosi (molto frequenti nel quartiere negli ultimi decenni) essendo limitrofa ad aree di lottizzazione edilizia e commerciale che sino ad oggi sono state risparmiate dal “Ciclone” di Forza Italia-Lega Nord-Alleanza Nazionale, oggi Fratelli d’Italia e anche PD.

La Monterobbio confina con un costruendo supermarket che sta sorgendo su un’area molto ristretta…. quasi le stesse “stretta” tale cascina…

Milano Viale Famagosta, ecomostri attuali e futuri

… Cascina Monterobbio….per alcuni aspetti darebbe “fastidio” ai lottizzatori che vorrebbero investire e speculare sulla realizzazione di un’area commerciale (costruenda in un territorio saturo di centri commerciali e supermarket, vedesi Rozzano, Assago e la stessa Barona e Ticinese) dove edificare nuovi condomini, torri, e altro ancora (Romolo-IULM è vicina e nulla impedirebbe una soluzione di continuita’ …).

L’incuria e l’abbandono trentennale della cascina Monterobbio sono anche conseguenti al post Tangentopoli 92 ed a un trentennio berlusconista costellato da bolle immobiliari, speculazioni edilizie, lottizzazioni, Bunga Bunga, mafie e affarismo senza scrupoli (tutt’ora in corso sino a quando sara’ in vita…) ed una Milano simboleggiata solo nelle sue reti Mediaset…

A questo si aggiunge la soppressione dei consigli di Zona, soppiantati dai Municipi, copiando dalle male amministrazioni romano-capitoline dove per incrementare i posti di lavoro nelle amministrazioni comunali (questo porta voti e appalti e sub appalti…) si accorpavano intere fette di citta’ in suburbi comunali con incremento dei dipendenti comunali e di sub appalti per la gestione delle burocrazie.

L’indifferenza (anche del contesto storico) del passato e futuro di Cascina Monterobbio e simili non ha risparmiato nemmeno coloro che tra pagine facebook e e libri, ignoravano che il vecchio dosso di Viale Famagosta (vedesi l’articolo dedicato a Famagosta e Moncucco, sopra linkato) venne realizzato, nella meta’ degli anni ’60, per collegare due cascine, gia’ primitivamente accorpate (prima della costruzione del Viale) dalla Via Moncucco, all’epoca via interpoderale di campagna. Le cascine collegate e operative in un’unica struttura agricola, sino agli anni ’60, erano la Cascina Moncucco e la Cascina Monterobbio. La realizzazione del tratto finale di Viale Famagosta, troncava le due cascine. Un probabile progetto conservativo prevedeva la realizzazione di un dosso (quello che esistette tra il 1966 circa sino alla fine degli anni ’80) che fungesse da sottopasso alla Via Moncucco, onde mantenere collegati i due cascinali.

Per motivi non tracciati storicamente, malgrado la realizzazione del dosso, la Via Moncucco e le due cascine, un tempo direttamente servite da una strada poi troncata, vennero separate definitivamente dalla presenza del Viale Famagosta a collegamento della Piazza Maggi (nelle vicinanze la cascina Torretta venne demolita a fine anni ’50 per fare spazio al quartiere Torretta). Il dosso divenne un’opera incompiuta…

Forse questo Blog è il primo ad avere scoperto, in modo magari empirico, (ad “intuito” piu’ che sulla base delle documentazioni reperibili),  questi dettagli che nel recentissimo passato vennero erronamente attribuiti (il dosso) alla realizzazione di una superstrada cittadina, detta LA RACCHETTA, in progetto negli anni ’50, progetto poi abbandonato verso il 1958… (vedesi l’articolo sopra linkato dove “qualcuno” cerco’ persino di influenzare i contenuti di questo blog a favore dell’errata teoria del dosso realizzato per il passaggio di una superstrada cittadina che avrebbe richiesto, un terrapieno ampio almeno 3 volte tanto… rispetto al dosso che i vecchi residenti ricorderanno).

Mons cucus (Cascina Moncucco)

(fonte storica http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00920/)

Non sono certe le origini del nome di questa cascina (e dell’annesso ex Mulino Ceresa). In Lombardia esistono altre cascine con lo stesso nome (Torino, Monza, Brugherio e decine di altre sparse in diverse regioni).

Se in latino mons cucus puo’ significare un piccolo rilievo, un dosso, una piccola sommita’ del terreno (comunque assente o apparentemente non piu’ presente dove sorge la ex cascina, oggi residenza universitaria IULM), considerando anche l’etimologia francese (moncuc = cascinale), l’origine certa del nome di questa ex cascina (come di omonime sparse per il Nord Italia ve ne sarebbero moltissime, a decine…) resta tutt’oggi argomento di discussione.

Anche l’epoca di costruzione non è del tutto definita, forse  XVII°- XIX° secolo, decisamente piu’ recente rispetto alla Cascina Monterobbio con la quale condivideva la onomima Via Moncucco e attivita’ agricole e di allevamento animali sino alla fine degli anni ’60 (1967), quando l’espansione urbana, stradale e edilizia del quartiere vide il completamento di Viale Famagosta e per ironia della sorte un “mons cucus” (dosso) realizzato, forse, per permettere alla Via Moncucco un attraversamento di sottopassaggio (a ridosso del Palazzo Coop) al viale appena realizzato, allacciamento veicolare ad uso agricolo mai completato (il punto di innesto dalla Via, dove sorgeva la “collinetta” artificiale di Viale Famagosta, davanti al Palazzo Coop, sconfinava dove stava sorgendo il Palazzo “Savoia Assicurazioni” disegnato da Gio’ Ponti. La collinetta anomala venne poi definitivamente spianata verso la fine degli anni ’80 durante l’ampliamento veicolare del tratto finale di Viale Famagosta anche in previsione della costruenda stazione M2 della metropolitana).

Quando il complesso cascinale sorse era parte del “Vicus Baroni”, integrato nel territorio dei “Corpi Santi”, che pur aderendo amministrativamente al Comune di Milano beneficiava di autonomia.

Come noto questo complesso cascinale apparteneva ai capi famiglia dei Bolagnos per poi essere ceduta alla principessa del Galles Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel la cui condotta dai costumi spregiudicati le fece conquistare la fama di “cortigiana”.

La storia della Cascina Moncucco, segreti “piccanti”, ambigui e oscuri, con condotte impudiche e “immorali” non si estinsero con la Carolina di Brunswich-Wolfenbuttel…

Negli anni ’50, la cascina Moncucco rischiava di essere demolita (quanto meno una parte di essa) per lasciare spazio ad un progetto di superstrada cittadina che dalla costruenda Via del Mare, circa 200 metri prima della Piazza Maggi, avrebbe dovuto sopraelevarsi sul futuro Viale Famagosta e dirigersi all’intersezione di Viale Liguria-Viale Romolo.

Il progetto venne abbandonato verso il 1958 (principalmente per mancanza di fondi erogati dai ministeri romani in favore, anche, di nuovi progetti di tangenziale esterna alla citta’).

Il cascinale ebbe una conduzione agricola sino al 1970 circa. Alcuni anni prima il Mulino Ceresa venne rilevato per essere trasformato in una locanda ristorante trattoria (“La Fogna”). Tale locale divenne inizialmente una specie di trattoria di tendenza (frequentata anche da uomini di spettacolo e qualche VIP)  vivacizzata dalla presenza saltuaria di alcuni gruppi emergenti di cantanti e musicisti. Negli anni 60 e ’70, la Via Moncucco venne esclusa dall’accesso veicolare diretto dalla Via La Spezia (in conseguenza della realizzazione del lotto IACP nella nuova Via Rimini) per accedervi solo dalla parte finale, senza uscita, di Via Rimini, a ridosso della Roggia Boniforte ed estinguendosi in corrispondenza del dosso di Viale Famagosta nel lato Ovest del Palazzo Coop. La via e l’area si degradarono molto rapidamente. Anche l’inquinamento e il degrado ambientale prevalsero per decenni. La Roggia Boniforte (fruita dagli ex residenti della Cascina Moncucco) divenne, sempre in quel periodo, una discarica a cielo aperto risentendo anche di inquinamento ambientale per i refulssi del colatore Olona verso la quale le sue acque confluirono.

Il sito, pertanto, negli anni ’70, divenne luogo di un certo degrado periferico.

Verso la fine degli anni ’70 ll locale “La Fogna” venne rilevato da titolari vicini al mondo del crimine organizzato, diventando la “Locanda delle streghe”.

Nella tarda serata del 3 Novembre 1979 la nota strage di sospetta mafia.

I dettagli sono disponibili nelle sottostanti sezioni storiche del quartiere Barona, relative agli anni ’70.

Cascina Ronchetto sul Naviglio

(http://www.storiadimilano.it/Repertori/cascine/cascineweb.htm)

Gia’ presente nel Catasto Teresiano, censita come un insieme di edifici agricoli a contorno di una piazza di cui la cascina chiudeva il lato sud andandone a definere la corte di tale complesso che nel lembo meridionale era la cinquecentesca villa della famiglia Corio, di cui Giovanni Antonio era Capitano del corpo delle guardie di Giovanni Maria Visconti.

I Corio, durante il XVI secolo vantavano diritti di riscossione di dazio sulle merci che navigano lungo il Naviglio Grande.

La proprieta’ venne poi ceduta ai Durini di Monza che commissionarono lavori di migliorie e ampliamento mai portati a termine.

Il fabbricato adibito a dimora padronale presenta, nel porticato, degli affreschi sul soffitto dell’androne.


G. Amelotti - Milano: Barona, cascina lavandai e chiesa

G. Amelotti – Milano: Barona, cascina lavandai e chiesa. Naturalmente, i pittori,  modificavano in funzione estetica vari dettagli, rimuovendo sentieri o stradine, o viceversa aggiungendole la dove non esistevano.  Non sempre le tele pittoriche restituivano un reale e minuzioso resoconto fotografico.

 milano-storia-e-memoria-cittadini (Slideshare.net/adelebusatti).


Idrografia Fiume Olona-Lambro Meridionale (di Adele Bugatti). milano-storia-e-memoria-cittadini, (Slideshare.net/adelebugatti).

Vecchio Olona e Merdario meta' del 1800 (lato estremo sinistro inferiore della tavole. Si scorge la confluenza dell'originale Lambretto-Merdario dalle chiuse del Naviglio Grande, mente il vecchio fiume Olona, da Piazza de Angeli confluiva verso l'attuale Piazza Cantore verso la Darsena. Dagli anni '30 del 1900 venne deviato lungo la circolnvallazione esterna sino al collegamento di sottopasso fluviale realizzato sotto il Naviglio Grande.

Vecchio Lambretto-Merdario meta’ del 1800 (lato estremo sinistro inferiore della tavola). Si scorge l’origine del Lambretto-Merdario dalle acque defluenti dalle chiuse del Naviglio Grande, all’altezza di San Cristoforo, in direzione sud-est, mentre il vecchio fiume Olona, da Piazza de Angeli, confluiva verso l’attuale Parco Solari in direzione di Piazza Cantore per collimare con il “laghetto” della Darsena. Dagli anni ’30 del 1900 venne canalizzato lungo la circonvallazione esterna sino al collegamento di sottopasso fluviale realizzato sotto il Naviglio Grande in corrispondenza del Piazzale e Ponte delle Milizie, ex Torre delle Milizie.

Milano Ticinese Darsena anni '50. Il ponte nella foto congiungeva Corso Cristoforo Colombo con Corso Genova e il canale sottostante era l'Olona che confluiva nella Darsena (una diramazione che da Piazza de Angeli alleggeriva il deflusso del colmatore dal ramo che confluiva verso la Torre delle Milizie sottopassando il Naviglio verso la Via Malaga in zona Barona. Pochi anni dopo lo scatto di questa foto il canale venne tombato ampliando la Piazza Cantore. A causa dell'inquinamento industriale e anche domestico del colmatore Olona (dalla Via Malaga, Lambro Meridionale), nel 1980 venne interdetta la confluenza delle acque (ormai tombate) verso la Darsena e verso i Navigli Pavese e Grande (contaminati da agenti chimici e biologici negli anni '60, '70 sino al 1980. Fonte Wikizero https://www.wikizero.com/it/File:Olona_che_entra_in_Darsena.jpg

Milano Ticinese Darsena anni ’50. Il ponte nella foto congiungeva Corso Cristoforo Colombo con Corso Genova e il canale sottostante era l’Olona che defluiva nelle acque della Darsena (una diramazione che da Piazza de Angeli alleggeriva il deflusso del colmatore Olona dal ramo che a sua volta confluiva verso la Torre delle Milizie sottopassando il Naviglio Grande verso la Via Malaga in zona Barona. Pochi anni dopo lo scatto di questa foto il canale venne tombato ampliando la Piazza Cantore. A causa dell’inquinamento industriale e anche domestico del colatore Olona (dalla Via Malaga detto Lambro Meridionale), nel 1980 venne interdetta la confluenza delle acque (ormai tombate) verso la Darsena e verso i Navigli Pavese e Grande (contaminati da agenti chimici e biologici negli anni ’60, ’70 sino al 1980). Fonte Wikizero https://www.wikizero.com/it/File:Olona_che_entra_in_Darsena.jpg

 

Piazza Bilbao Scolmatore Olona 1995. Aprile 1995. Un problema irrisolto da decine di decenni, di uno scolatore (Olona, superato il limite dei confini comunali, rinominato "Lambro Meridionale"), tutt'oggi inquinato, coperto solo a fine anni '60 nel tratto di Circonvallazione. Non si tratta di un Naviglio ma di un canale inquinato che in assenza di mancati controlli ASL-ARPA ormai ultra cinquantennali, andrebbe coperto. Ironia della sorte, per un tratto di 1500 metri, dalla Via Malaga, sino al Viale Famagosta, giace come cloaca chimica a cielo aperto, da sempre....

Piazza Bilbao, “Lambro Meridionale” deflusso del Colatore Olona 1995 (a qualche centinaio di metri piu’ a sud  rispetto alla confluenza acque Naviglio Grande e Colarore Olona, dell’origine della Via Malaga). Come si presentava, a distanza di quasi un secolo, lo stesso scorcio della Barona piu’ ricca di storia dell’intero quartiere e di parte della stessa metropoli milanese. Un problema irrisolto da decine di decenni, di uno scolmatore (Colatore Olona) che superato il limite dei confini comunali viene rinominato “Lambro Meridionale” pur essendo geograficamente identificato come tale anche all’interno del Comune nel territorio della Barona).  Tutt’oggi inquinato, coperto solo a fine anni ’60 nel tratto di Circonvallazione (da Piazza de Angeli al Piazzale delle Milizie). Non si tratta di un Naviglio ma di un canale inquinato (un tempo deflusso della portata delle acque del Naviglio Grande verso la Darsena) che in assenza di mancati controlli ASL-ARPA (ormai ultra cinquantennali) andrebbe coperto. Ironia della sorte, per un tratto di 1500 metri, dalla Via Malaga, sino al Viale Famagosta, giace come cloaca chimica a cielo aperto, da sempre….(inserimento Novembre 2016)

Viale Cassala-S.Cristoforo 1949, edificazione sponde Lambro Meridionale-rifacimento attraversanti il rilevato ferroviario (da Flickriver-Milàn l'era inscì)

Milano Barona-Ticinese. Viale Cassala-S.Cristoforo 1949 (Ple delle Milizie). LAMBRO MERIDIONALE (LUCI ED OMBRE DAGLI ANNI ’30 AD OGGI). Edificazione armatura sponde e canale di pavimentazione pluviale del Lambro Meridionale (sulla destra  defluiscono, dagli anni ’30 del 1900, le acque del “colatore Olona” da Viale Troya-Misurata), e deflusso delle “chiuse” acque Naviglio Grande (sulla sinistra). Entrambi i flussi d’acqua intersecano le due  campate del rilevato ferroviario (ex cintura Sud, oggi Suburbana RFI-TreNord S9 Saronno-Albairate) per confluire in questo punto (oggi ridotto ad una selva di piante infestanti e decenni di mancata dragatura dei fondali e manutenzione), dove le acque prelevate dal Naviglio Grande (che scorre a fianco della Via Lodovico il Moro sotto la campata del ponte ferroviario in ferro) diluivano (e diluiscono) le gia’ torbide acque del Colatore Olona proveniente da Viale C. Troya, (da Flickriver-Milàn l’era inscì) (inserimento 8 Luglio 2017) // Nel margine destro dell’immagine una strada-terrapieno diretta verso l’alveo del Lambretto (probabilmente concepita anche  per l’immersione di draghe e per la vigilanza della portata dello scolmatore nei periodi di piena dovuta a intense precipitazioni). A partire dai primi anni ’70 questo sito (come lo spiazzo boschivo dove ha origine la Via Malaga) divenne luogo di degrado (prostituzione e bische clandestine), dove non mancarono anche episodi di cronaca nera (episodi che costeggiarono l’intera tratta del Lambretto sino all’intersezione di Viale Famagosta, vedesi anche la strage mafiosa della “Locanda delle Streghe” di Via Moncucco, parallela alla Via Santander che costeggia il Lambro Meridionale all’interno della Barona). Paradossalmente, negli anni ’60, a ridosso delle sponde di questo canale, il gruppo musicale Equipe 84 esordiva nella osteria “La Fogna” di Via Moncucco, successivamente teatro di gravi fatti di sangue. In realta’ lo stato di degrado del Moncucco e del sito da dove ha origine l’alveo del Lambro Meridionale non è mai stato risolto sino ai giorni nostri…  pur essendo (il Moncucco che vede i suoi confini nord ed ovest in prossimita’ della Piazza Bilbao e della Via Santander ed a sud sino ai confini con l’Ospedale S. Paolo) diventato Polo Universitario, pur annoverando opere innovative di architettura urbana, pur essendo stato soggetto a lottizzazioni di edilizia privata, rifacimento e attrezzatura d’arredo urbano delle sue strade,  nuovi giardini,restaturo della omonima Cascina Moncucco e realizzazioni di aree terziarie di uffici con torri e mini torri. Negli anni ’50, la rampa di accesso all’origine della Via Malaga (da Viale Cassala) venne utilizzata da alcuni fotografi per riprendere il corso del Lambro Meridionale verso i campi della Barona (all’epoca dall’aspetto quasi bucolico e agreste) con sfondo la Chiesa Parrocchiale San Nazaro e Celso e la cascina Lavandai. Il Colatore Olona (sia nei rami Darsena che Lambro Meridionale) fu uno degli errori di canalizzazione urbanistica commessi durante il periodo fascista (dove la rete fognaria era limitata sia per la scarsa popolazione cittadina, non superiore ai 300.000 abitanti, sia per l’assenza di bagni nelle case, sia per la scarsita’ di industrie, tutte concentrate principalmente a Nord della citta’). Tale corso d’acqua (il Lambro Meridionale) esisteva ovviamente molto prima che diventasse il collettore dei reflui dello Scolmatore/Colatore Olona (ed era già nell’800 refluo di scarichi umano-biologici cascinali a valle del Naviglio Grande). Dagli anni ’60, l’Olona, sin dalla Provincia di Varese (ha origine da Fornaci) venne utilizzato come deflusso fognario domestico (Colatore Olona) che rimase tale anche all’interno della città di Milano, dato che nel ventennio fascista alcune abitazioni che si affacciavano lungo tale canale scaricavano le acque nere domestiche direttamente nello scolmatore e non tutte vennero collegate al collettore fognario realizzato nel dopoguerra. Nel Lambro Meridionale (Barona), dagli anni ’30 defluivano quindi le acque del “colatore” Olona. Dagli anni del dopoguerra e del boom economico Olona , e deviatori del medesimo fiume,  divennero  reflui illegali delle aziende agricole (fertilizzanti) e zootecniche del varesotto e del Nord Ovest milanese, di fabbriche e industrie chimiche. Da quasi 60 anni rappresenta un problema ecologico e ambientale mai risolto. La scelta di collegare il Deviatore (ramo Lambro Meridionale, da Piazza de Angeli )-Colatore Olona (anni ’30 del 1900) col Lambro Meridionale fu dettata dalla disponibilita’ nel settore Sud della Città di Milano, di un canale preesistente (il Lambretto o Lambro Meridionale) dalla portata superiore a quella di una roggia, sufficiente alla confluenza di una delle diramazioni urbane dell’Olona, che per effetto del dislivello altimetrico-gravitazionale(in direzione sud-est) favoriva il naturale deflusso (senza bisogno di “conche” e di chiuse) dello scolmatore Olona verso la pianura a Sud di Milano e verso il pavese ed il lodigiano per confluire nel Lambro e questi verso il Po. Se il Lambro ha beneficiato della realizzazione depuratori, come quello di Nosedo, altrettanto non si potrebbe dire per il Lambro Meridionale, dove scaricano rogge inquinate e Nord Ovest di Milano e intorno a Rho. Il fiume Olona, sin dall’epoca romana, fu oggetto di deviazioni (per allagare le cinta di fortificazione muraria di Milano). Sino al 1980 il “ramo Darsena” confluiva (tombato) da Piazza de Angeli sino al Parco Solari e da questo a Piazza Cantore. Venne prosciugato e interrotto per evidente contaminazione chimica e biologica delle acque della Darsena, dei navigli Grande e Pavese. Negli anni ’80, l’eutrofizzazione delle coste dell’alto Adriatico vide le amministrazioni regionali di Emilia Romagna e Marche puntare il dito contro i fiumi inquinatissimi (Lambro ed Olona)  della Provincia di Milano e della stessa città di Milano. La presenza di solfati e fosfati prodotti dagli scarichi di aziende zootecniche e agricole, site intorno a Milano e nell’alto milanese, e l’inquinamento chimico e biologico dell’alto Adriatico (di cui l’eutrofizzazione) vennero, all’epoca (a torto od a ragione) attribuite all’assenza di depuratori della città di Milano (il primo, di Nosedo, vide l’avvio attività nel 2003, dopo 20 anni di immobilismo e realizzazione).

Lo stesso punto di confluenza delle chiuse del Naviglio Grande e Colatore Olona in corrispondenza del rilevato ferroviario tutt'oggi esistente tra Piazzale delle Milizie-Viale Cassala, origine della Via Malaga (foto da wikipedia).

Come si presentava quache anno fa lo stesso punto di confluenza delle chiuse del Naviglio Grande e Colatore Olona in corrispondenza del rilevato ferroviario tutt’oggi esistente tra Piazzale delle Milizie-Viale Cassala e origine della Via Malaga (foto da wikipedia). Un problema ambientale che rimane irrisolto e trascurato per effetto dell’ubicazione decentrata e semi periferica delle vie Malaga e Santander che etichetta come zona perennemente degradata il sub quartiere Moncucco alla Barona, interamente attraversato da questo canale sino al Quartiere Sant’Ambrogio alla Barona.

 Lambro Meridionale dall'origine della Via Malaga 1962 (l'atmosfera quasi bucolica dei primi anni '60 del 1900 rendeva uno scatto fotografico di un canale destinato, pochi anni dopo, a trasformarsi in una bomba ecologica di inquinamento ambientale).

Milano Barona. Lambro Meridionale dall’origine della Via Malaga (1962), e terrapieno di materiale da riporto accessibile da una campata del rilevato ferroviario del Viale Cassala. Sullo sfondo, lato sinistro, le ex concerie della Via Malaga e  la Chiesa San Nazaro e Celso e tanti campi e terreni, incolti o agricoli che ricoprivano il territorio della Barona (l’atmosfera quasi bucolica, “calda” e incontaminata dei primi anni ’60 del 1900 rendeva quasi artistico uno scatto fotografico di un canale destinato, pochi anni dopo, a trasformarsi in una bomba ecologica di inquinamento ambientale).

 

Società Ceramica Richard

(1833)

La prima e più importante fabbrica della Barona (fabbrica di ceramiche e porcellane) fu quella realizzata nel rione S. Cristoforo (1833), meglio denominata ditta Gindrand (Società per la fabbricazione delle porcellane lombarde), sorse per volontà del Nobile Luigi Tinelli.

Originaria sede Fabbrica Ceramica Tinelli, poi Richard & Co (da mumi-ecomuseo.it) (inserito il 21/11/16)

Originaria sede Fabbrica Ceramica Tinelli, poi Richard & Co (da mumi-ecomuseo.it) (inserito il 21/11/16)

Stabilimenti Richard Ginori

Stabilimenti Richard Ginori (inserito Agosto 2016)

La Società Ceramica Richard di S. Cristoforo viene legalmente e commercialmente costituita dal fondatore Giulio Richard , nel 1873.

Nel 1896 avvenne la nascita della Richard Ginori, dalla fusione della società Ceramiche Ginori con la manifattura Marchesi Ginori.

Lo sviluppo industriale, urbano e sociale del territorio della Barona, vide principalmente nell’indotto di questa fabbrica di ceramiche (quindi nel Rione San Cristoforo) il suo nucleo storico centrale avente come vòlano di integrazione definitiva dell’ex Borgo (Corpi Santi) Barona con la Città di Milano,  tale stabilimento, realizzato lungo la Lodovico il Moro, dove vi era (per quei tempi) una importante via di trasporto, rappresentata dalle acque del Naviglio Grande. Questa fabbrica contribuiva ad urbanizzare alcune vie  limitrofe, quali le vie Morimondo, via Pestalozzi… cosi’ come l’istituzione delle prime tramvie a cavalli (OMNIBUS) intorno al 1884.

Il Naviglio serviva come mezzo di trasporto per le attività industriali della Barona ed anche come bacino idrico per le case di ringhiera prive di acqua corrente, case che erano dimora delle famiglie di operai della Richard Ginori .

Approfondimenti sulla storia delle manifatture Richard Ginori di Milano alla Barona, sono fruibili in questo sito (Associazione museolab6) :

https://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/37

dal quale si estrae una fonte integrativa:

Nel 1844 il Richard tiene occupate 240 persone e, pur costituendo la porcellana per diversi anni il principale prodotto, già si produce terraglia dura: il caolino si acquistava in Francia, il quarzo era nazionale e il feldspato veniva da Varenna. L’impresa industriale nel 1855 è solidamente stabilita. “I disegnatori, i dipintori delle porcellane e i modellatori dei pezzi son quasi tutti di Lombardia”, lo stabilimento è stato ampliato e con l’opera continua di 320 persone si fabbricano annualmente 700.00 pezzi di porcellana e 1.600.000 di terraglie e di stoni all’uso inglese, nonché 200.000 bottiglie da birra e da liquori. Le bottiglie da birra consistevano in recipienti di terraglia assai cari agli amatori del “Birrone di Chiavenna” che già negli anni Venti del Novecento qualche vecchio milanese ricorda con nostalgia.   La dimensione della produzione, che abbraccia ogni genere di ceramica, dalle più aristocratiche alle più umili e varie espressioni e i susseguenti ampliamenti dello stabilimento, impongono a questo punto a Giulio Richard la trasformazione della proprietà personale in proprietà sociale e nel 1873 si costituisce la Società Ceramica Richard: ormai gli operai sono 463, coadiuvati da 43 impiegati. La gamma dei prodotti va dalle porcellane e terraglie di lusso ai comuni articoli per le industrie seriche ed elettrotecniche, oltre al grès, alle maioliche artistiche e ai mattoni refrattari per forni e ferriere. In una relazione sullo stato delle industrie milanesi (G. Colombo, 1881), parlando dello stabilimento, si afferma che esso “è colossale ed è la più grande delle fabbriche italiane, che si dieno alla produzione corrente per gli usi della vita ordinaria, pur non trascurando il genere di lusso” ed è uno dei pochi opifici milanesi a grande impianto e “tra i più perfetti come organizzazione interna”. Nel 1881, infatti, trionfa alla famosa e indimenticabile Esposizione: siamo ormai intorno a una produzione di 8 milioni di pezzi.

…Intanto Augusto Richard succede al padre Giulio nella conduzione della Società: con l’avvento di Augusto si conclude la parte romantica, pionieristica della manifattura. Augusto imprimerà una svolta più marketing oriented, e i Richard, dopo l’acquisizione di altri stabilimenti, mettono a segno un colpo di politica commerciale strategicamente straordinario per quei tempi, incorporando nella Società Ceramica Richard nel 1896 la grandiosa manifattura Ginori di Doccia, emblema stesso della qualità massima nella porcellana d’arte italiana e universalmente riconosciuta anche all’estero. Da questo momento San Cristoforo cessa la produzione della porcellana, rimasta a Doccia, e concentra il suo core business nella produzione della terraglia dura, importantissimo genere ceramico che si presta ad ogni lavorazione, la cui intuizione industriale è tutta da ascrivere a Giulio che ne coltivò con merito l’introduzione in Italia.   All’inizio degli anni Venti la Richard Ginori è già un marchio di garanzia affermato; sul Naviglio Grande a San Cristoforo è nata una piccola cittadella che i Richard dotano di case per gli operai ed impiegati come anche di scuola e servizi sanitari.

È di quegli anni (1923) l’incontro fortunato dei Richard con un giovane architetto, Gio Ponti. La Richard Ginori è per Ponti un terreno ideale di sperimentazione e massimamente idoneo all’applicazione del suo ingegno creativo di marca novecentista. Egli può approfondire la conoscenza dei materiali e le procedure tecniche di realizzazione con un gruppo di maestranze di notevolissimo livello. In breve assume l’incarico di direttore artistico che mantiene fino ai primi anni Trenta.
Ponti coinvolgerà e inviterà a collaborare per la realizzazione di modelli scultorei artisti come Salvatore Saponaro, Enzo Ceccherini, Bruno Innocenti, Fausto Melotti, Germiniano Cibau, Tomaso Buzzi. Ma con Ponti il connubio è esemplare. Raramente si è vista consonanza più armonica tra progettazione artistica e produzione industriale. Siamo agli albori del design industriale e Ponti ne è senz’altro pioniere cosciente. Il plauso che gli viene tributato è confermato dal successo che i prodotti da lui messi a punto incontrano nel pubblico, un pubblico più sofisticato e sensibile alle sue “grazie” neoclassiche. La Richard Ginori tocca il suo apogeo. Nel 1925, nel 1927 e nel 1930 la manifattura è presente alla Biennale di Arti Decorative di Monza con una produzione raffinata e di grande qualità artistica, firmata Ponti…

 

LE PRINCIPALI FASI DI ESPANSIONE INDUSTRIALE DELLA RICHARD GINORI

http://www.vittorininet.it/supporto/multimedia/richardginori/Storia%20San%20Cristoforo2.htm

http://www.vittorininet.it/supporto/multimedia/richardginori/Storia%20San%20Cristoforo3.htm

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CARTIERE AMBROGIO BINDA (anno di fondazione 1857)

artiere Ambrogio Binda (tra fine '800, primi del '900). (numi-ecomuseo.it

Cartiere Ambrogio Binda (tra fine ‘800, primi del ‘900). (numi-ecomuseo.it)

Anche le Cartiere Ambrogio Binda (dislocate lungo il Naviglio Pavese in prossimità della Conca Fallata) ebbero analoga e strategica funzione industriale pionieristica nella fascia periferica di una Milano appena accorpata ai suoi ex borghi dei Corpi Santi. In Barona le fabbriche e la realta’ industriale, in buona parte, precedette l’arrivo delle successive grandi industrie del Nord e Nord Est di Milano, sconfinando con il Comune di Sesto San Giovanni per non considerare anche quelle confinanti lungo il Naviglio Grande come la Osram e l’Ansaldo tra il Giambellino e il quartiere Solari, siti comunque molto limitrofi all’ex Borgo Barona.

Sunto storico delle cartiere AMBROGIO BINDA E IL NAVIGLIO PAVESE di Teresa Ramaioli

(fonte http://tuttosu.virgilio.it/detail/AMBROGIO-BINDA-E-IL-NAVIGLIO-PAVESE–di-Teresa-Ram,IMBL_13285689_294244.html)

La cartiera Binda– Il suo fondatore, Ambrogio Binda, nato nel 1811 rimane orfano a sette anni, a otto si impiega in una fabbrica di passamaneria e a diciotto già lavora in proprio in campo tessile.
Una decina di anni dopo apre la prima fabbrica di bottoni d’Italia.
Avviatala, la lascia alle cure degli eredi, e decide con lungimiranza di dedicarsi alla produzione della carta, materiale che all’epoca doveva essere in larga parte importato dall’Europa del Nord, per mancanza di produttori italiani.
Per costruire la nuova fabbrica Binda individua i terreni adiacenti alla Conca Fallata, sul Naviglio Pavese: il salto d’acqua di circa 5 metri fungerà da forza motrice per le sue macchine.
Lo stabilimento vede luce nel 1857 e i primi anni d’attività recano subito grandi successi.
Purtroppo un rovinoso incendio distrugge nel 1871 buona parte del complesso, ma questo evento non ferma l’imprenditore, che nonostante la non giovane età si attiva immediatamente per la ricostruzione.
Quando nel 1874 Ambrogio Binda si spegne, la cartiera riedificata aveva da tempo cominciato a fare utili.
Continuerà a produrre fino al 1990, anno di chiusura.

 

La Barona (all’epoca identificata anche come Borgo di San Cristoforo) fece da precursore all’industrializzazione di Milano grazie alla presenza di canali navigabili (Grande e Pavese con le cartiere Ambrogio Binda). L’assenza di sufficienti reti di trasporto ferroviario industriale, dell’allora assenza di locomozione tramite motori termici, dei limiti di trazione animale rappresentata dai cavalli ritardarono lo sviluppo industriale a nord della città rispetto a quanto avvenne nel settore sud occidentale. La presenza di canali navigabili come i Navigli Grande e Pavese (con un bacino canalizzato piu’ ampio ed esteso rispetto al Naviglio della Martesana) favoriva il trasporto di materia prima e materia lavorata con una facilità e agevolazione non possibile con altri mezzi di trasporto all’ora disponibili e non a caso in prossimita’ dell’attuale ex ponte di ferro ferroviario Richard Ginori, vi erano collocate delle gabelle daziali, ricordo storico oggi completamente scomparso.

Del resto, la descrizione del profilo industriale e manifatturiero della Barona a fine 1800 lo troviamo descritto in questo passaggio storico tratto dal web

http://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/37

“La gran parte della sua popolazione si dedica ai trasporti, alla concia delle pelli, alla fabbricazione della carta e delle stoviglie. Possiamo tranquillamente affermare che nel borgo di San Cristoforo si iniziasse la vita industriale milanese e nazionale. In pochi anni le modeste cartiere, le fornaci, le conce e lo stabilimento ceramico dell’epoca romantica avevano operato un miracolo convertendo in una piccola città il tranquillo borgo: protagonista indiscusso della miracolosa trasformazione è lo stabilimento fondato da Giulio Richard.” (…)

Quello che preme riassumere, storicamente, nella cronologia di queste pagine, oltre la breve storia delle industrie che hanno inizialmente urbanizzato, nel bene e nel male (come qualsiasi realtà industriale) l’ex borgo Barona, sono le, seppur primitive, infrastrutture industriali e di trasporto che si estesero e crearono dal nulla, tra un naviglio e l’altro, tra queste due industrie, separate da campagna, campi, qualche risaia, rogge con acqua pulita e altre come il Lambro Merdario (poi rinominato Lambro Meridionale) gia’ all’epoca destinate ad essere reflui di scarichi di “acque nere”, a ridosso di una nascente Cintura Sud ferroviaria.

Infatti dal Borgo di S. Cristoforo sino alla Conca Fallata si sviluppava una ferrovia a cavalli da tiro, anzi, piu’ correttamente un binario dove venivano trainati i vagoni merci a trazione animale che permettevano, non solo l’eventuale interscambio di merci tra le due industrie ma anche il transito di quello che doveva raggiungere, come provenire dal pavese e da Pavia, avveniva tramite un troncone ferrato esteso tra le due industrie tra il Naviglio Grande (Via Richard) e Pavese (Conca Fallata) con innesto nella Milano Mortara (da Via Richard verso lo Scalo S. Cristoforo-Porta Genova/Ticinese).

Quindi l’archeologia industriale di Milano e di questo suo ex borgo ha come anello primordiale di sviluppo, un “ponte” ingegneristico con il Rinascimento Leonardesco dei canali navigabili.

Questo tratto ferrato, come verra’ piu’ volte ricordato in seguito, si estendeva da un muro di cinta della fine della Via Giacomo Watt (quasi davanti al Giardino d’infanzia Richard) la attraversava tutta, intersecando l’incrocio con le Via Binda-Pestalozzi, proseguire lungo la Via Franco Tosi, solcare un ponticello sorto con tale funzione in parallelo al preesistente che raccordava la Via Zumbini con la Via Schievano (oggi Piazza Bilbao), scorrere parallelamente lungo l’attuale via Santander a ridosso dell’ex Lambro Merdario, intersecare quelle che oggi sono i Viali Famagosta, Via del Mare, quartiere Torretta e terminare il proprio cammino in corrispondenza della Conca Fallata Cartiere A. Binda.

Rattrista il constatare che il territorio solcato, in buona parte da questa ferrovia industriale di interscambio, condotto con buoi e cavalli da tiro, dalla meta’ degli anni ’70 divenne, in seguito ad errori urbanistici, luogo di rapido degrado urbano, un tunnel dell’abbandono e dell’emarginazione che nemmeno oggi è del tutto superato e conseguente ad errori edilizi compiuti nella realizzazione di lotti di edilizia popolare presto diventati i fortini del degrado ed alla rilevazione di alcuni ex mulini e cascine, già convertiti in trattorie e localetti esclusivi in covi del crimine organizzato (vedesi “strage del Moncucco” nel 1979).

Per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire la storia dell’archeologia industriale italiana, nata a cavallo della cosiddetta Rivoluzione Industriale Inglese, e’ possibile conoscere l’origine della prima fabbrica di porcellane, forse la prima vera industria che sorse dopo il Rinascimento ed ancor prima della “Rivoluzione dei lumi”, l’illuminismo che decretava, almeno sulla carta, la nascita, nel bene e anche nel male (molto) della rivoluzione industriale e del capitalismo globale attuale… ovviamente la nascita degli stabilimenti nel Borgo Barona della prima fabbrica italiana Gindrad di ceramiche e affini, l’impostazione industriale, aveva, forse, finalità differenti dalle egemonie colonialiste britanniche del 1800 (secolo XIX).

http://www.vittorininet.it/supporto/multimedia/richardginori/Storia_richard_approfondimento.htm

planimetria nucleo originario fabbrica Ginrand, primi decenni 1700 (le attuali Via Morimondo e Via Lodovico il Moro lungo il Naviglio Grande).

planimetria nucleo originario fabbrica Ginrand, primi decenni 1700 (le attuali Via Morimondo e Via Lodovico il Moro lungo il Naviglio Grande). (inserimento del 26/11/16)

Planimetria stabilmenti e amministrazione R. Ginori, rione San Cristoforo 1870. La via Morimondo e nel lato superiore della pianta (il Nord è verso il basso). (inserito il 26/11/16)

Planimetria stabilmenti e amministrazione R. Ginori, rione San Cristoforo 1870. La via Morimondo è nel lato superiore della pianta, Via Lodovico il Moro nel lato inferiore (i punti cardinali sono invertiti, il Nord è verso il basso). (inserito il 26/11/16)

milano-storia-e-memoria-cittadini-oca-seicentro-museolab6-58-638 Richard GInori (slideshare.net/adelemusatti)

Richard Ginori. Planimetrie, marchio commerciale e decorazioni ceramiche disegnate dall’architetto e designer Giò Ponti (di Adele Bugatti). -milano-storia-e-memoria-cittadini (slideshare.net/adelebugatti)

 

Operai Richard Ginori primissi decenni del '900. Il lavoro e la manodopera si estendeva, in quel periodo, anche verso una popolazione pre adolescenziale o adolescenziale, a partire dai 12 anni circa.

Operai Richard  Ginori, primi decenni del ‘900 (anni ’20 del XX° secolo,  a cavallo tra l’Italia liberale e l’inizio del funesto ventennio fascista). Il lavoro e la manodopera si estendeva, in quel periodo, anche verso una popolazione pre adolescenziale o adolescenziale, a partire dai 12 anni circa. (inserimento del 26/11/16)

 

 

Riproduzione delle Cartiere Ambrogio Binda all'atto della loro costruzione, intorno al 1857

Riproduzione delle Cartiere Ambrogio Binda all’atto della loro costituzione, intorno al 1857

Adele Bugatti milano-storia-e-memoria-cittadini Cartiere Binda, (Slideshare.net/adelemusatti)

Cartiere Ambrogio Binda (di Adele Bugatti) milano-storia-e-memoria-cittadini (Slideshare.net/adelebugatti)

Questa foto, dall'aspetto primordiale, risalente a fine '800, trova una relativamente facile localizzazione nel Lambretto Meridionale (che all'epoca della foto era unicamente alimentato dalle chiuse del Naviglio Grande, molto tempo prima che ricevesse, nello stesso punto, la confluenza del canale colatore Olona, un collettore realizzato negli anni '30, proveniente da Piazza De Angeli. L'alveo del Lambretto venne poi progressivamente rinforzato intorno al 1950 proprio a partire dal punto in fotografia (a ridosso del Naviglio Grande). Apparirebbe invece di difficilissima interpretazione la fornace collocata sulla riva sinistra del Lambretto (il manufatto non è censito nelle mappe datate nella seconda meta' dell'800). Si identificano invece, con relativa semplicita', due dettagli sul lato destro della foto. Il primo dettaglio (sulla destra) è la ciminiera del presunto Maglificio Martinengo (successivamente ditta Mapelli... in realta' le ciminiere parrebbero due... non è dato sapere se l'acquisione della Mapelli determino' varianti nella struttura dell'iniziale stabilimento). Un ulteriore e inconfondibile dettaglio di riconoscimento è la sagoma del campanile della Parrocchia San Nazaro e Celso. La foto è sicuramente della fine dell'800, con un "fiume" dall'aspetto quasi "dantesco" dovuto alla portata minima del deflusso (stagnante) erogato dalle chiuse del Naviglio Grande. Sorgono però dubbi nel merito della "copertura" (del Lambretto), un particolare manoscritto nella foto... ed ulteriori dubbi sorgerebbero sulla appartenenza di quella fornace alle ditta di Ceramiche Richard. Questo non esclude, tuttavia, che la ditta Richard potesse avvalersi (nella seconda meta' dell'800) di una fornace situata in un luogo distaccato dagli stabilimenti storici compresi tra Via Morimondo e Via Lodovico il Moro e che tale fornace fosse inizialmente un sito produttivo della Richard. Tale manufatto non appare censito nelle mappe dell'epoca e il Lambretto Meridionale non venne (comunque) mai ricoperto conservandosi, tutt'oggi, come colatore di liquami provenienti dal collettore tombato dell'Olona, ovviamente liquami diluiti dalle acque del Naviglio Grande (quelle che un tempo alimentavano, come visibile nella foto, l'originario Lambretto Meridionale detto anche Merdario). Fonte: pinterest.co.uk

Questa foto, dall’aspetto primordiale, risalente a fine ‘800, trova una relativamente facile localizzazione nel Lambretto Meridionale (che all’epoca della foto era unicamente alimentato dalle chiuse del Naviglio Grande, molto tempo prima che ricevesse, nello stesso punto, la confluenza del canale colatore Olona, un collettore realizzato negli anni ’30, proveniente da Piazza De Angeli. L’alveo del Lambretto venne poi progressivamente rinforzato intorno al 1950 proprio a partire dal punto in fotografia (a ridosso del Naviglio Grande).
Apparirebbe invece di difficilissima interpretazione la fornace collocata sulla riva sinistra del Lambretto (il manufatto non è censito nelle mappe datate nella seconda meta’ dell’800). Si identificano invece, con relativa semplicita’, due dettagli sul lato destro della foto. Il primo dettaglio (sulla destra) è la ciminiera del presunto Maglificio Martinengo (successivamente ditta Mapelli… in realta’ le ciminiere parrebbero due… non è dato sapere se l’acquisione della Mapelli determino’ varianti nella struttura dell’iniziale stabilimento).
Un ulteriore e inconfondibile dettaglio di riconoscimento è la sagoma del campanile della Parrocchia San Nazaro e Celso. La foto è sicuramente della fine dell’800, con un “fiume” dall’aspetto quasi “dantesco” dovuto alla portata minima del deflusso (stagnante) erogato dalle chiuse del Naviglio Grande. Sorgono però dubbi nel merito della “copertura” (del Lambretto), un particolare manoscritto nella foto… ed ulteriori dubbi sorgerebbero sulla appartenenza di quella fornace alle ditta di Ceramiche Richard.
Questo non esclude, tuttavia, che la ditta Richard potesse avvalersi (nella seconda meta’ dell’800) di una fornace situata in un luogo distaccato dagli stabilimenti storici compresi tra Via Morimondo e Via Lodovico il Moro e che tale fornace fosse inizialmente un sito produttivo della Richard. Tale manufatto non appare censito nelle mappe dell’epoca e il Lambretto Meridionale non venne (comunque) mai ricoperto conservandosi, tutt’oggi, come colatore di liquami provenienti dal collettore tombato dell’Olona, ovviamente liquami diluiti dalle acque del Naviglio Grande (quelle che un tempo alimentavano, come visibile nella foto, l’originario Lambretto Meridionale detto anche Merdario). Fonte: pinterest.co.uk

(in attesa che anche questa foto ricompaia in una nota pagina fbook.... :), ormai dipendente dagli eventi di questo web... San Cristoforo, 1910-20 circa. Immagine suggestiva (con il Sole in controluce, foto scattata con i tempi di esposizione molto lunghi del periodo). Malgrado le foto di questa storica chiesa siano molto inflazionate nel web, merita una pubblicazione. Fonte: Archivio Storico Diocesano (chiesadimilano.it)

(in attesa che anche questa foto ricompaia in una nota pagina fbook…. :), ormai dipendente dagli eventi di questo web… San Cristoforo, 1910-20 circa. Immagine suggestiva (con il Sole in controluce, foto scattata con i tempi di esposizione molto lunghi del periodo). Malgrado le foto di questa storica chiesa siano molto inflazionate nel web, merita una pubblicazione. Fonte: Archivio Storico Diocesano (chiesadimilano.it)

Chiesa San Cristoforo fotografata dalla Via Lodovico il Moro (fine anni '20). Sullo sfondo le ciminiere ANSALDO del quartiere Tortona-Solari (hiveminer.com)

Chiesa San Cristoforo fotografata dalla Via Lodovico il Moro (fine anni ’20). Sullo sfondo le ciminiere ANSALDO del quartiere Tortona-Solari (hiveminer.com)

Milano Ticinese primi anni del 1900-Bagni Ticino Cascina Argelati. (da Milàn l'era inscì)

Milano Ticinese primi anni del 1900-Bagni Ticino Cascina Argelati. (da Milàn l’era inscì)

Milano Ticinese, primi del '900, Cascina Argelati, Bagni Ticino, poi trasformati nella Piscina Argelati.

Milano Ticinese, primi del ‘900, Cascina Argelati, Bagni Ticino, poi trasformati nella Piscina Argelati. I Bagni Ticino erano alimentati dalla Roggia Boniforte che costeggiava la Via Argelati, alimentata da saracinesche site in corrispondenza del Naviglio Grande, proprio all’origine della medesima Via Argelati.

https://milanobarona.myblog.it/wp-content/uploads/sites/422677/2016/07/Viale-Liguria-Via-La-Spezia-Piazza-Belfanti-anni-30. Di questa immagine non si cita la fonte (in realta' i soliti "volpini" di Skyscrapercity e Flickr). Sia chiaro a tutti che questa foto compariva, negli anni '70 e '80, in diverse opere librarie editoriali dedicate alla Storia di Milano, opere un tempo distribuite nelle Civiche Biblioteche di Milano, Barona, Chiesa Rossa, Tibaldi, Giambellino, etc...

https://milanobarona.myblog.it/wp-content/uploads/sites/422677/2016/07/Viale-Liguria-Via-La-Spezia-Piazza-Belfanti-anni-30. Di questa immagine non si cita la fonte (in realta’ i soliti “volpini” di Skyscrapercity e Flickr). Sia chiaro a tutti che questa foto compariva, negli anni ’70 e ’80, in diverse opere librarie editoriali dedicate alla Storia di Milano, opere un tempo distribuite nelle Civiche Biblioteche di Milano, Barona, Chiesa Rossa, Tibaldi, Giambellino, etc…

Gli stabilimenti Richard Ginori e le Cartiere Ambrogio Binda condivisero anche una tratta di ferrovia locale, a binario unico, che collegava le due industrie e queste con lo scalo ferroviario di San Cristoforo.

Milano Barona, binario industriale che collegava la Richard Ginori con le cartiere Ambrogio Binda (scatto che immortala la Processione del Santuario di S. Rita alla Barona), 1946 circa

Milano Barona, binario industriale che collegava la Richard Ginori con le cartiere Ambrogio Binda (scatto che immortala la Processione del Santuario di S. Rita alla Barona all’altezza di Via Giacomo Watt 39, davanti all’asilo materno Richard), (periodo bellico o immediatamente successivo, non superiore al 1949-50. Il binario sarebbe stato rimosso pochi annni dopo lo scatto della foto). Nella processione è presente il Cardinale Schuster.

 

Breve storia dell’accorpamento (1924) della Frazione Ronchetto sul Naviglio alla Barona e al Comune di Milano

La località Rochetto sul Naviglio era una frazione autonoma dal Comune di Milano sino al 1924, anno in cui venne definitivamente accorpato a Milano e parte del q.re Barona.

In realtà l’accorpamento di questa frazione venne già reso esecutivo nel 1808 e 7 anni dopo annullato dall’amministrazione degli austriaci. Prima dell’accorpamento definitivo, divenne frazione di Buccinasco (fonti Wikipedia). Questa ex frazione, come la confinante Corsico, beneficiarono, verso la metà degli anni ’80 del 1800, dell’ominibus (tramvia a cavalli) Milano-Corsico-Abbiategrasso, elettrificata dalla Edison, intorno al 1903. Dismessa nel 1966 per acconsentire l’ampliamento della sede stradale della strada che costeggiava il Naviglio  Grance (nel tratto di Milano, via Lodovico il Moro/Ripa P.ta Ticinese). Ronchetto fu teatro, nel giorno della Liberazione (25 Aprile 1945), di un sanguinoso conflitto a fuoco nel tentativo di bloccare veicoli delle divisioni tedesche in fuga da Milano.

Lo sviluppo e l’assetto urbano periferico della Barona rimase pertanto tale (confinato nel Rione S. Cristoforo), espandendosi solo minimamente tra la fine del 1800 sino all’avvento del Fascismo (Ventennio) con l’accorpamento della frazione del Ronchetto, attraverso  la realizzazione di primitive infrastrutture industriali di trasporto come la sopra accennata ferrovia per vagoni, trainati principalmente da cavalli da tiro. Questa ferrovia a “locomozione animale” solcava le Vie Giacomo Watt e Franco Tosi e si disperdeva per le campagne a ridosso dello scolmatore Olona, sino a raggiungere la Cartiera Ambrogio Binda a ridosso del Naviglio Pavese.

A partire dalla fine degli anni ’20 del 900 (dopo l’elettrificazione del 1903 della tramvia ex Omnibus Miano Corsico-Abbiategrasso, già transitante lungo i confini Nord della Barona), venne istituita una linea tramviaria (il tram 12) che attraversava da Nord a  Sud parte del quartiere storico  sino alle vicinanze (Via Biella/Simone Martini) dell’attuale Piazza Miani (ex Piazza Predappio). Nella Piazza Miani (all’epoca Piazza Predappio)  vennero edificati dei complessi di case popolari nelle attuali Viale Famagosta 1, Via Ovada e successivamente Viale Faenza e Via Voltri.

1929 circa, cartografia di Milano. Il tracciato della linea nera descrive il percorso del binario che collegava la Richard Ginori alle Cartiere Binda. Si nota la linea trmaviaria 19 (capolinea Negrelli) e la linea tramviaria 12 che si prolungava lungo la Via Binda. Assenti dalla cartografia i tracciati della Via Ettore Ponti e Via S. Rita da Cascia. Lo siluppo urbanistico del quartiere era limitato all'are industriale della R.Ginori ed a un complesso di case popolari tra la ex Piazza Predappio e Via Ovada/Voltri (non comprese nella mappa).

1929/30 circa, cartografia di Milano (Touring Club Italiano). Il tracciato della linea nera descrive il percorso del binario che collegava la Richard Ginori alle Cartiere Binda. Si nota la linea tramaviaria 19 (capolinea Negrelli) e la linea tramviaria 12 che si prolungava lungo la Via Binda. Assenti dalla cartografia i tracciati della Via Ettore Ponti e Via S. Rita da Cascia (in alcune cartografie del periodo era riportato un tracciato progettuale del prolungamento della Via Bussola sino alla convergenza con l’incrocio Pestalozzi, Franco Tosi, estensione poi mai realizzata e sopra la quale, dal dopoguerra vi sorse un deposito di materiali di demolizione d’edilizia e da riporto di inerti). Lo siluppo urbanistico del quartiere era limitato all’area industriale della R.Ginori (Rione San Cristoforo) ed a un complesso di case popolari tra la ex Piazza Predappio e Via Ovada/Voltri (non comprese nella mappa). Molte vie mancano all’appello, tra le tante la Via Guintellino, Via Olgiati, Via S. Rita da Cascia, Via Ettore Ponti e Via Modica, i cui tracciati verranno solcati verso la fine degli anni ’30. Alcune mappe dello stesso periodo, riportano, come vie complete, tracciati stradali inesistenti e/o ancora in progetto per i decenni a venire (per esempio le mappe di Otello Busetti, che forse, per convenzione alla logica del ventennio fascista, riportava un’immagine falsamente urbanizzata delle periferie milanesi, dove appariva il completamento di piani regolatori invece realizzati decenni e decenni dopo. Le periferie, soprattutto nel Ventennio, erano invece sovente dimenticate a se stesse con strade sterrate, prive di illuminazione,  prive di tombini per i deflussi di acque piovane, se non addirittura nemmeno raggiunte dai collettori fognari e servite da pozzi idrici privati al posto dell’acquedotto). La visione paradisiaca delle periferie di Milano, inclusa la Barona, descritte come aree ecologiche con rogge quasi incontaminate (nel periodo fascista) è pura utopia perchè se non esisteva, da un lato, l’inquinamento chimico industriale, molti canali diventavano collettori fognari -domestici provvisori (che non andavano a inquinare, propriamente nel termine, l’ambente ma che comportavano inquinamenti batterici non indifferenti, un toccasana per ratti e sanguisughe). Lampioni, fognature, acquedotto e asfaltatura strade furono “sogni” realizzatisi con grande fatica solo tra gli ani ’50 e ’70 del 1900. (nella foto più sottostante il Cinema Europa costruito nel 1939 e inaugurato nel 1940).

La didascalia dell’immagine sovrastante, descrive (purtroppo senza immagini dirette) lo stato in cui versavano le periferie milanesi durante il ventennio fascista. Sia prima di tale Regime, sia durante ed anche dopo, e per circa un trentennio, dopo la sua fine e anche oltre, le periferie milanesi, ereditarono uno stato urbanistico, in certi versi, disastroso, frutto delle indifferenti amministrazioni del “Regno” d’Italia e del Regime fascista (che preferiva dedicarsi al centro di Milano, vezzo purtroppo ereditato anche dalle amministrazioni sorte con la Repubblica Italiana).

Il fascismo offriva (dietro tesseramento del PNF) a malapena, opere collettive, come le linee tramviarie (per acconsentire al proletariato di periferia di recarsi al lavoro nelle industrie all’epoca dislocate all’interno della città) e alloggi popolari (o case di ringhiera quando si stipulavano accordi con certe industrie che si avvalevano di padronati immobiliari dove collocare i propri dipendenti) prive di bagni (le uniche concessioni erano una turca per alloggio e un lavello nella cucina, dove si lavava tutta la famiglia se non si voleva andare nei bagni collettivi siti nel cortile, quando gli alloggi erano popolari, e bagni in comune nei cortili per le case popolari.

Via Pestalozzi 16, Banda Musicale di Niguarda, meta' degli anni '30 fonte: Buonanima del pedagogo Pestalozzi... :)

Via Pestalozzi 16, Banda Musicale di Niguarda, meta’ degli anni ’30 fonte: Buonanima del pedagogo Pestalozzi… 🙂

Per le case di ringhiera la turca era collocata nella scala e/o cortile comune (non mancavano anche casi dove di turche non ve ne fosse nemmeno una) e l’acqua corrente la si attingeva da una “tromba”, sovente pozzi idrici privati, sottostanti al terreno dove sorgevano la casa di corte, sorgenti prive di sistemi di potabilizzazione. Gli acquedotti servivano principalmente il centro città e le zone periferiche più vicine ad essi, ed in generale solo i palazzi privati o popolari allacciati alla rete idrica. Le risorse all’epoca disponibili venivano riservate al centro di Milano, per il riassetto della rete di stazioni ferroviarie (principalmente la Stazione Centrale di Piazza Duca d’Aosta), copertura cerchia e fossa dei navigli, Ospedale Niguarda (che in realtà venne realizzato con una prevalenza di donazioni di privati, piuttosto che da fondi di Regine), alcune direttrici come Viale Zara e Fulvio Testi, il Palazzo di Giustizia.

Anche le “pubbliche servitu'” (strade, illuminazione stradale, deflussi fognari acque bianche piovane) erano, spesso, assenti, come anche marciapiedi  e aslfaltature. Le strade migliori erano quelle dove transitavano i tram. In Barona, parziali pavimentazioni stradali, compatibili anche per un traffico veicolare, erano limitate alle Vie Lodovico il Moro,  Binda e Pestalozzi (la via Biella era sterrata e attraversata solo dai binari del 12) e parzialmente la via Giacomo Watt. Il Regime del Ventennio, per “addolcire” le amare pillole di quel periodo, realizzava sale cinematografiche di periferia (concepite per “svagare” una popolazione che non doveva occuparsi di politica e per indottrinarla, quando necessario, con pellicole di propaganda).

Il Cinema Universale (1940-1943) venne, con ritardo, dopo l’avvio del periodo bellico, inaugurato in Via A. Binda 4 nel 1940, in un quartiere (come in altre periferie), dove il Regime fascista concedeva, come servizi, praticamente quasi nulla (a parte i tram 12 e 19) e tale cinematografo rappresentava, per la logica di quel periodo, un salto di qualità e di presenza in quartieri dimenticati e trascurati, sicuramente anche un riferimento di rilievo ed a favore della propaganda.

Tale cinematografo di estrema periferia, vide gli anni migliori nel dopoguerra, cioe’ tra gli anni ’50 e ’60, pur essendo stato realizzato con finalità differenti dall’uso che ne venne poi successivamente  fatto nei decenni successivi…sino al suo riciclo in Sala da ballo per pubblico maturo verso fine degli anni ’70 (dai residenti era chiamato “El bumba”, il Bomba, vedesi l’articolo dedicato a questo cinema).

La Barona, conobbe, sino ad anni ’80 inoltrati, incompiute urbanistiche (alcune strade incomplete, non asfaltate, prive di rete di deflusso pluviale, male illuminate, e persino, negli anni 60, palazzine IACP prive di allacciamento STIPEL/SIP telefonico). Erano i residui di pesanti eredità storiche (l’ultima il Ventennio fascista, ma anche la conseguenza di risorse governative mal gestite, destinate, come sempre, al centro cittadino, alla rete delle nuove metropolitane ed a deviazioni delle risorse infrastrutturali verso città e regioni beneficiarie delle varie Casse del Mezzogiorno e di Roma Capitale) che richiesero fondi e risorse centrali, successivamente redistribuite al Comune di Milano. Condizioni analoghe erano riscontrabili anche in quartieri come il Vigentino, Baggio, S.Siro, Q.to Oggiaro, Comasina, Greco, Crescenzago e Cimiano e anche Ponte Lambro di Milano.

Dall'album Milàn l'era insci e da Giusepperausa.it uno scatto dell'incrocio (fine anni '50) delle Vie Ambrogio Binda, Franco Tosi e Watt. Si scorge il Cinema Europa, soprannominato dai residenti del quartiere il Bomba per la forma sferica di una parte del suo tetto, dove era inizialmente presente il proiettore e gli impianti cinematografici della sala.

Dall’album Milàn l’era inscì, e da Giusepperausa.it, uno scatto dell’incrocio (fine anni ’50) delle Vie Ambrogio Binda, Franco Tosi e Watt. Si scorge il Cinema Europa, soprannominato dai residenti del quartiere il Bomba per la forma sferica di una parte del suo tetto, dove era inizialmente presente il proiettore e gli impianti cinematografici della sala.

Milano-Barona San Cristoforo 1946. Pittore sotto il ponte ferroviario dell'Alzaia Naviglio Grande. (da Ingrum.com).

Milano-Barona San Cristoforo 1946. Pittore sotto il ponte ferroviario dell’Alzaia Naviglio Grande. Immediato dopoguerra in uno scenario neorealista (da Ingrum.com). (inserito il 3 Maggio 2017)

La trascuratezza delle periferie (durante il Ventennio) era, pertanto, minimamente calmierata dalla realizzazione di complessi di residenza popolare (anche conseguenti alla volontà del Regime Fascista e dei piani urbanistici del Ventennio, di deportare le classi sociali più disagiate, dal Centro di Milano verso le periferie estreme e remote, dove “nascondere” le discriminazioni sociali del sistema fascista, pur considerando che all’epoca, chi non possedeva nemmeno la tessera del PNF non aveva diritto a nulla, quindi potenzialmente sfollato, senza fissa dimora ne lavoro… paradossalmente condizioni che oggi si rivivono con il potere assolutistico della partitocrazia), opere che imposero l’allestimento di varie linee tramviarie che si prolungassero verso i confini della città, ed anche la Barona venne attraversata da una di queste nuove linee.

Il tram 12, tramite binario inizialmente bidirezionale (dagli anni ’50 compenetrato lungo la Via Pestalozzi/Brugnatelli) e deviatoio (nella immissione Via Lodovico il Moro, Linea 19), accedeva e proveniva dalla Via Pestalozzi, per raggiungere il Capolinea Barona di Via Biella (dal 1955 prolungato in Piazza Miani). Stesso deviatoio anche  per immettersi, nella direzione opposta verso la Lodovico il Moro in direzione Porta Genova e Centro Città.

Capilinea tram 12, anni '40 Barona Via Biella-Simone Martini. Nel 1955 il prolungamento sino in Piazza Miani. Nei primi anni '70 la dismissione della linea e la sua sostituzione con i bus 74 e 76.

Capilinea tram 12, anni ’40, presumibilmente in Piazza Castelli Villapizzone. Il capilinea opposto era Barona-Via Biella-Simone Martini. Nel 1955 il prolungamento sino in Piazza Miani. Nei primi anni ’70 la dismissione della linea e la sua sostituzione con i bus 74 e 76.

Naviglio Pavese all'altezza dell'attuale Piazza Chiaradia-

Naviglio Pavese all’altezza dell’attuale Piazza Chiaradia-

Milano Barona, Piazza Miani nell'estate del 1955 al recente completamento del nuovo capolinea del tram 12 appena ultimato. Ben visibile una Via Santa Rita da Cascia con una sola automobile parcheggiata e le corsie completamente deserte, separate da un ampio spartitraffico, successivamente rimosso per allargare le carreggiate. (da Pinterest)

Milano Barona, Piazza Miani, fine degli anni ’50, al recente completamento del nuovo capolinea del tram 12 appena ultimato. Ben visibile una Via Santa Rita da Cascia con una sola automobile parcheggiata e le corsie completamente deserte, separate da un ampio spartitraffico, successivamente rimosso per allargare le carreggiate. (da Pinterest)

Piazzale Stazione Porta Genova-Via Valenza primi anni 50 (pinterest.com) ffoto di Paolo Monti. Dalla Via Valenza provenivano i binari dei tram 12 (Baron-Villa Pizzone) e 19 (Negrelli-Roserio Ospedale Sacco). Nelle ore mattinali dell'alba, l'interstazionale 25 prolungava le sue corse verso Via Biella (e dal 1955 in Piazza Miani).

Piazzale Stazione Porta Genova-Via Valenza nei primi anni 50 (pinterest.com) foto di Paolo Monti. Dalla Via Valenza provenivano i binari dei tram 12 (Barona-Villa Pizzone). Anche alcune corse “barrate” del 19 (Negrelli-Roserio Vialba-Ospedale Sacco)transitavano in questo tratto, trame che solitamente proseguiva, invece, lungo la Ripa Ticinese sino in Piazza XXIV Maggio diretto verso Corso di P.ta Ticinese. Nelle ore mattinali dell’alba, anche l’interstazionale 25 prolungava le sue corse verso Via Biella (e dal 1955 in Piazza Miani) transitando per Via Valenza, Ripa di Porta Ticinese-L. il Moro e Pestalozzi-Binda-Biella.

Piazzale Satazione Porta Genova-immediato dopoguerra

Piazzale Stazione di Porta Genova-immediato dopoguerra

Barcone sul Naviglio Grande fotografato dal Ponte di Via Valenza, anni '50 del 1900. Ripa di Porta Ticinese e Alzaia Naviglio Grande verso la Barona. Archivio Mario De Biasi/Portofolio Mondadori

Barcone sul Naviglio Grande fotografato dal Ponte di Via Valenza, anni ’50 del 1900. Ripa di Porta Ticinese e Alzaia Naviglio Grande verso la Barona. Archivio Mario De Biasi/Portofolio Mondadori

Siamo un poco fuori zona ma l'immagine merita. Il controviale di Ripa di Porta Ticinese in corrispondenza della diramazione di Via Valenza. Nel primo decennio del 1900 le vetture tranviarie con capolinea al "tronchetto" Pestalozzi-San Cristofoto e Corsico-Abbiategrasso, gestite dalla Edison, transitavano lungo il controviale al posto della sopraelevazione laterale lungo il naviglio (Flickr.com)

Siamo un poco fuori zona ma l’immagine merita. Il controviale di Ripa di Porta Ticinese in corrispondenza della diramazione di Via Valenza. Nel primo decennio del 1900 le vetture tranviarie con capolinea al “tronchetto” Pestalozzi-San Cristofoto e Corsico-Abbiategrasso, gestite dalla Edison, transitavano lungo il controviale al posto della sopraelevazione laterale lungo il naviglio (Flickr.com)

Lo stesso punto del controviale Ripa di Porta Ticinese, oggi.

Lo stesso punto del controviale Ripa di Porta Ticinese, oggi.

Sempre nello stesso periodo venne istituita anche la linea tramviaria 19 con capolinea in Piazza Negrelli (il capolinea occupo’, sino agli anni 90 del 1900,  un’area privata il cui affitto per l’usfrutto tramviario, veniva pagato ad un privato, direttamente dall’ATM, istituita a partire dal 1931 con la municipalizzazione della rete tamviaria milanese).

Dai primi anni ’30, sino al 1967, il Quartiere Barona venne servito solo ed unicamente da due linee tramviarie. Il 12 (Villa Pizzone-Barona) e il 19 (Vialba- Piazza Negrelli) e dall’attraversamento della tramvia per Corsico e Abbiategrasso (lungo la Lodovico il Moro), soppressa proprio nei primi mesi del 1967.

In quell’anno, l’istituzione della filovia 95, dopo il completamento di Viale Famagosta. La nuova linea filoviaria (1967-1977) si snodava dalla Stazione FS di Milano Rogoredo sino a Via Modica-Piazza Miani. Permetteva, per i residenti nella fascia periferica sud di Milano, un collegamento diretto con altri quartieri e con la rete Ferrovie dello Stato per treni diretti verso tutte le destinazioni italiane.

Nel dopoguerra, sino al 1970 circa, la tratta Porta Genova, Barona, era servita, nelle corse mattinali, anche dal tram 25 (interstazionale) che sino al 1975 circa, collegava tutte le stazioni FS, oggi sostituito dalla Linea 2 della metropolitana. Il 25, copriva il percorso del 12, dalla Stazione di Porta Genova sino a Piazza Miani.

Malgrado la presenza di linee tramviarie, il quartiere aveva un assetto periferico, urbanizzato solo lungo le direttrici tramviarie e presso il Santuario di Santa Rita da Cascia, lungo la omonima via. Oltre Piazza Miani e Via Voltri, la campagna agricolo-rurale e dei campi di risaie e mais (con una miriade di cascinali) dominava il territorio confondendosi con i Comuni di Corsico, Buccinasco e Assago, la dove i navigli non delimitavano ufficialmente i confini. Tra le realtà agricolo cascinali spiccava all’ora la Cascina Battivacco (“el bativac” detto dai residenti). E’ l’unica realtà locale di stampo agricolo e zootecnico “BIO” sopravvissuta sino ai giorni nostri (non di certo l’unica essendoci “aziende agricole” storiche distribuite anche in altre zone della periferia Sud e Sud Ovest di Milano (e non solo, simili realtà sono presenti anche nei confini Nord-Ovest di Milano, verso Rho, Lainate e Pero). Il Battivacco era anche un luogo di raccolta della “insalata matta” (Tarassaco e- Cicoria selvativa) che imbandiva, come contorno le tavole dei residenti che per costrizione o virtu’ dovevano, per ristrettezze economiche, attingere dai frutti della Madre Terra … L’insalata matta veniva raccolta anche lungo i cigli campestri della Via San Paolino e della Via de Pretis.

Nel periodo compreso tra la fine ‘800 e il periodo bellico, l’espansione del quartiere fu molto limitata. In genere  edificazioni di case di ringhiera (case di corte) nelle Vie Pestalozzi, Lodovico il Moro e Watt e nelle Vie Binda/Zumbini (prevalentemente intorno all’ex Borgo Barona e al Rione San Cristoforo).

Nel 1902 la costruzione  dell’omonima Scuola Elementare Pestalozzi e l’Asilo materno-Giardino d’Infanzia in Via Watt 39 (sorto nello stesso periodo), precedute e seguite da case di ringhiera. Ovvero alloggi modesti privi di bagni nei rispettivi alloggi, con turche in comune e la “tromba” (una pompa per alimentare un lavello destinato a lavatoio biancheria) che sovente attingeva da pozzi privati dalla sottostante falda acquifera… e strutture scolastiche materne e elementari concepite principalmente per i figli delle famiglie di operai della Richard Ginori. Oltre questo nessun’altra opera degna di nota interesso’ il quartiere.

Curiosamente, negli anni ’30 del 1900, la Curia meneghina scelse la Barona per la costruzione di un Santuario dedicato a Santa Rita da Cascia.

Per paradosso, lo sviluppo urbanistico di tutto cio’ che nella Barona andava (procedendo verso Ovest) oltre la Via A. Binda, venne accelerato dal completamento di tale santuario (Via S. Rita da Cascia, Via Ettore Ponti e le intersezioni secondarie).

Il Santuario sarebbe sorto in prossimità della intersezione Via Ettore Ponti. La via S.Rita era parallela (ma divergente, pur avendone la stessa origine da Piazza Ohm)  ad una via interpoderale di raccordo tra il mulino Desa e la Via Richard snodandosi lungo tutta l’attuale Via Morimondo. Tale via (che aveva origine dall’area industriale Richard/Lodovico il Moro), intersecava l’attuale P.zza Ohm, tracciava l’attuale Via S.G. Cottolengo e terminava in prossimità della Cascina Verisetta (dove oggi sorgono condomini realizzati nei primi anni ’70). Fatto curioso, l’attuale via Morimondo, forse per un errore di alcuni cartografi, verso il 1930 appariva come via Varesinetta al posto di Morimondo e anche la Via Cottolengo appariva con la toponomastica di Via Beldiletto (tale via oggi sorge nell’intersezione della Via Ovada, Viale Famagosta).

Gartigrafia fine '1800. Sono evidenziati i rioni Barona (S. Cristoforo, Mulino e Cascina Desa e Cascina Barona), Giambellino, Cascina Dosso e Verisetta. In realtà a fine '1800, del Giambellino vi erano solo poderi e latifondi cascinali, come visibile dall'immagine (spicca la Cascina Foppette, l'unico baluardo "residenziale del quartiere Giambellino", situata oltre la linea del Naviglio Grande).

Gartigrafia fine ‘1800. Sono evidenziati i rioni Barona (S. Cristoforo, Mulino e Cascina Desa e Cascina Barona), Giambellino, Cascina Dosso e Verisetta. In realtà a fine ‘1800, del Giambellino vi erano solo poderi e latifondi cascinali, come visibile dall’immagine (spicca la Cascina Foppe, l’unico baluardo “residenziale del quartiere Giambellino”, situata oltre la linea del Naviglio Grande).

Tale tracciato (che terminava dove oggi sorgono dei condomini alla fine di Via Bari), sarebbe divenuto la Via S. Rita da Cascia, convergente verso l’allora Piazza Predappio.

(Il tracciato, prima inesistente, venne solcato verso la fine degli anni ’30, in coincindenza del cantiere del Santuario di S. Rita da Cascia. Solo  nell’immediato dopoguerra, la Via S.Rita venne in parte pavimentata, pur conservando sino a fine anni ’50, un aspetto di via semi sterrata e stretta di estrema periferia campagnola).

Del Mulino Desa oggi ne resta solo un tronchetto essendone stata demolita una parte, negli anni ’80, per fare spazio alla  Via Walter Tobagi. Via Santa Rita da Cascia, era all’epoca, (anni ’40)  ad uso agricolo e camionale per il trasporto di materiale inerte dal Naviglio Grande (via Richard ex Dazio) verso alcune piccole fabbriche ubicate nelle Vie Binda-Portaluppi-Ponti. Questa estrema periferia venne quindi eletta come luogo di futura edificazione del Santuario di Santa Rita di Cascia (a partire dal 1939, poi i  lavori vennero interrotti nel periodo bellico, successivamente ripresi ultimati intorno alla metà degli anni ’50).

Santario di S. Rita da Cascia in costruzione

Santario di S. Rita da Cascia in costruzione (anni ’40)

Milano Barona, Via Santa Rita da Cascia, immediato dopoguerra, Santuario in costruzione (Pinterest.com)

Milano Barona, Via Santa Rita da Cascia, immediato dopoguerra, Santuario in costruzione (Pinterest.com)

Sempre in Via Santa Rita da Cascia, primi anni '50, Santuario in costruzione verso il completamento (da Pinterest.co.uk)

Sempre in Via Santa Rita da Cascia, primi anni ’50, Santuario in costruzione verso il completamento. (da Pinterest.co.uk)

 

Lo stesso Santuario completato (1956 ca)

S Rita anni 50

La Barona era nota (negli anni pre bellici) per la presenza di alcune fabbriche, fonderie  e magazzini nelle vie Barona, Felice Venosta/Simone Martini/Paul Valery.

 

 

Santuario di Santa Rita /1950 circa) ed una Via Ettore ponti ancora ad una sola corsia, asfaltata solo nella tratto che si affaccia sul Santuario. Il Bar della "Peppa" sul lato opposto della Via S. Rita da Cascia. Il Santuario era esternamente già completato, mentre gli interni videro il completamento verso la metà degli anni '50.

Santuario di Santa Rita (1950 circa) ed una Via Ettore ponti limitata ad una sola corsia, asfaltata solo nella tratto che si affaccia sul Santuario. Il Bar della “Peppa” sul lato opposto della Via S. Rita da Cascia. Il Santuario era esternamente già completato, mentre gli interni ed alcune rifiniture esterne videro il completamento verso la metà degli anni ’50.

1955 circa, Festa di S. Rita da Cascia. Ora la Via Ettore Ponti si presenta ampliata e con gli alberelli del controviale appena piantati. Sullo sfondo i alcuni condomini di Via Ambrogio Binda appena ultimati.

1955 circa, Festa di S. Rita da Cascia. (orazione all’aperto sul sagrato della Chiesa). Nella foto la Via Ettore Ponti si presenta ampliata e con gli alberelli del controviale appena piantati. Sullo sfondo i alcuni condomini di Via Ambrogio Binda, appena ultimati.

Santuario Santa Rita da Cascia alla Barona, 1960 circa. Dalle bancarelle e dalle giostre si deduce che siamo intorno al 22 di Maggio, corrispondenza della Festa di tale Santuario. Fonte: Skyscrapercity Milano Sparita (si, parte di essi sono Pensionati Digitali). E' una foto apparentemente inedita. E' un fenomeno molto curioso che questo forum (thread) abbia rilasciato in rete, decine di migliaia di foto inedite, solo una parte "pescate" in rete, moltissime, quasi tutte provenienti da foto in carta chimica originali e tutte d'epoca. L'aspetto ancora più curioso è la distribuzione con datazione e localizzazione e l'uso che in 6 anni è stato fatto da circa 4 pagine Fbook distinte, due delle quali commerciali (libri abbinati). In altri casi, su dichiarata ammissione, le foto venivano riservate inedite e girate direttamente agli autori. Senza Skyscrapercity Milano Sparita e Trasporti ATM (immagini vintage) non esisterebbero Milano Sparita e da ricordare Facebook, Milano nei secoli facebook e Da Milano alla Barona Facebook.... come diceva Renzo Arbore... Meditate gente meditare...

Santuario Santa Rita da Cascia alla Barona, 1960 circa. Dalle bancarelle e dalle giostre si deduce che siamo intorno al 22 di Maggio, corrispondenza della Festa di tale Santuario. Fonte: Skyscrapercity Milano Sparita (si, parte di essi sono Pensionati Digitali). E’ una foto apparentemente inedita. E’ un fenomeno molto curioso che questo forum (thread) abbia rilasciato in rete, decine di migliaia di foto inedite, solo una parte “pescate” in rete, moltissime, quasi tutte provenienti da foto in carta chimica originali e tutte d’epoca. L’aspetto ancora più curioso è la distribuzione con datazione e localizzazione e l’uso che in 6 anni è stato fatto da circa 4 pagine Fbook distinte, due delle quali commerciali (libri abbinati). In altri casi, su dichiarata ammissione, le foto venivano riservate inedite e girate direttamente agli autori. Senza Skyscrapercity Milano Sparita e Trasporti ATM (immagini vintage) non esisterebbero Milano Sparita e da ricordare Facebook, Milano nei secoli facebook e Da Milano alla Barona Facebook…. come diceva Renzo Arbore… Meditate gente meditare…

Tra queste vi era la Mapelli di Via Andrea Ponti, e nel quadrilatero compreso tra Via Ettore Ponti e Portaluppi/Binda. Degno di nota era l’ex serbatoio di carburanti VICTORIA (ubicato vicinanze via Zumbini e futura Piazza Bilbao), il quale condivideva una diramazione del tracciato ferroviario che solcava le vie Watt, Franco Tosi, verso la Conca Fallata da e verso le cartiere Binda e la Richard Ginori).

 

 

Milano Barona, Santuario S. Rita da Cascia 1960 circa (da Milàn l'era inscì)

Milano Barona, Santuario S. Rita da Cascia 1960 circa (da Milàn l’era inscì)

 

Resistenza dei Partigiani alla Barona

Nel periodo bellico, la Barona fu teatro di feroci rappresaglie fasciste dirette a danno di parte della popolazione residente e contro i  partigiani (varie lapidi/targhe ricordano gli eccidi commessi, tra le Vie Watt e Piazza Miani e Via Voltri).

Il quartiere, per via della presenza del deposito carburanti Victoria (a ridosso della Chiesa S. Nazario e Celsio) , divenne oggetto di pesantissimi bombardamenti che non risparmiarono nemmeno abitazioni civili e non mancaro le vittime di guerra (come avvenne in altri quartieri di Milano, i bombardieri Angloamericani, in varie occasioni, selezionavano volontariamente (su coordinamento della divisione RAF Bomber Command) obbiettivi civili per spingere la popolazione alla ribellione contro il Regime Fascista e successivamente contro la Repubblica Sociale Italiana (nulla però impediva a queste divisioni aeree militari di rispettare i diritti internazionali da loro stesse sottoscritti e mirare solo su obbiettivi strategici come caserme e industrie, risparmiando abitazioni civili, chiese e scuole). La cascina Foppette (confinante con il Rione San Cristoforo) fu uno dei vari “target” civili, insieme ad altri edicifici nel cuore della Barona.

In giro per il quartiere si annoverano circa 30 lapidi in memoria delle vittime della Resistenza Partigiana

A dimostrazione, nel 1999, in occasione della costruzione di un Residence per gli studenti dello IULM, venne ritrovata una bomba della II° guerra mondiale (bombardieri angloamericani) che impose, nel mese di Settembre dello stesso anno, un piano di evacuazione (prima nella storia di Milano per l’estensione e il numero di residenti coinvolti) di quasi un intero quartiere ex zona 16 e di parte della limitrofa ex Zona 5 Ticinese (necessario per fare brillare l’ordigno prima della sua rimozione).

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Link documentale di collegamento all’ ANPI Barona, testimonianze drammatiche resistenza dei Partigiani nel territorio (e limitrofi) della Barona, durante il periodo bellicom(1940-44).

https://anpibarona.blogspot.it/

https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=1DH-pttJTqWicLFLpHhdilRnryzU&hl=it&ll=45.44141200000006%2C9.140378000000055&z=14

ANPI BARONA, Lapidi Partigiane:

-Lapide Monumento Piazza Miani
Lapide con il nominativo di 30 Partigiani della zona caduti durante la Liberazione e cinque agenti P.S. uccisi dal Terrorismo negli anni 70.
La lapide posta sul monumento al centro di Piazza Miani è stata distrutta in data 12/01/2008 è stata ripristinata il 25/04/2008.

-Lapide Via Voltri 4.

Giuseppe Baratto
Nato il 3/09/1922
Caduto in combattimento la notte del 26 aprile 1945Durante un rastrellamento nazi/fascista presso la Stazione ferroviaria di San Cristoforo. Appartenuto alla 4° Divisione Garibaldi 113 Bis. SAP.

-Lapide Via Voltri angolo Via Ovada

Graziano Arrighini Nato il 6/05/1910
Prelevato dal suo domicilio la sera del 15 Novembre 1944 con l’accusa di attività sovversiva, dopo un processo sommario veniva portato nei pressi di Via Lorenteggio e fucilato il 16 novembre 1944. Appartenente alla 4° Divisione Garibaldi
-Lapide Via Biella 30
Guido Cimini
Nato a Napoli il 14/03/1889
Deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove moriva il 06/02/1945. Appartenuto alla brigata volante “Aldo Oliva” ed al Distaccamento Autonomo “Brigata Ticino”.

-Lapide Piazza Miani 2

Pietro Baselli
Nato a Milano il 20/09/1909 Sergente del 317^ REGGIMENTO FANTERIA “ACQUI”
Catturato e fucilato da truppe tedesche sull’ Isola Di Cefalonia. Grecia.

-Lapide Viale Faenza 1

Giuseppe Borella
Nato a Milano il 15/03/1903. Arrestato il 15/11/1944 per attività sovversiva
Veniva fucilato nelle vicinanze di Piazza Vesuvio il 16/11/1944
Appartenuto alla 4° divisione Garibaldi

-Lapide Viale Faenza 3

Andrea Esposito
Nato a Trani 26/10/1898. Iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Fucilato a Piazzale Loreto il 10/08/1944.

Lapide Viale Famagosta 2
Idelio Fantoni
Nato a Milano 14/09/1927
Caduto in combattimento la notte del 25 aprile 1945 in località Ronchetto del Naviglio le tentativo di fermare l’accesso in città ad una autocolonna Nazista. Insignito della Medaglia di Bronzo per attività Partigiana, appartenuto alla 113 Brigata Garibaldi. Dipendente delle Officine Tallero che cadde combattendo nella zona del Naviglio Grande, “Luigi Maradini, comandante della 113ª brigata Garibaldi Sap, ordina il blocco della nazionale per Alessandria all’altezza di Ronchetto sul Naviglio: una sessantina di garibaldini con solo 5 mitra, dieci moschetti, una decina di bombe a mano e «numerosissime rivoltelle non completamente cariche». Sopraggiunge, puntando sulla città, una forte autocolonna tedesca che viene investita da lancio di bombe a mano e raffiche di mitra. Ne nasce un violento scontro che si protrae per un’ora finché, esaurite le munizioni, i partigiani devono ritirarsi. Anche la colonna germanica fa marcia indietro dirigendo verso Corsico e poi verso Baggio. I tedeschi lasciano sul terreno diversi morti tra cui due ufficiali. Nel combattimento sono caduti i garibaldini Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini”.

-Lapide Viale Famagosta 4

Vittorio Malandra
Nato a Milano il 26/06/1894
Arrestato per attività sovversiva e deportato in Austria nel campo di concentramento di Mathausen dove moriva il 22 aprile 1945.

-Lapide Via Lago di Nemi 4

Ettore Satta (dedica alla Cooperativa Ettore Satta di Via Modica, Milano)
Nato a Milano il 20/10/1910
Catturato e deportato in Germania riusciva a fuggire e raggiungere Milano, dove riprendeva la lotta partigiana, morendo poi in combattimento il 27 aprile 1945 durante un rastrellamento nazi/fascista all’interno dello stabilimento F.I.U.M. di Viale Cassala 47. Appartenuto alle squadre S.A.P. 4° Divisione Garibaldi.

-Lapide Via Barona 27

Giuseppe Peruselli
Nato a Gaggiano l’ 8/07/1913
Colpito gravemente in combattimento moriva il 27/04/1945 per le ferite riportate. Appartenuto al Distaccamento Autonomo “Brigata Ticino”.

-Lapide Via Bardolino 30

Renato Taietti
Milano Barona – Via Bardolino 30.
Nato a Milano il 9/08/1926
Cominciò a frequentare amicizie partigiane e antifasciste nel Lodigiano dal 1944 per poi unirsi alle formazioni combattenti (166°Brigata). Il 26 aprile 1945 con circa venti compagni cerco di fermare una colonna tedesca che fuggiva verso la Svizzera; catturato durante il combattimento, fu fucilato nei pressi di Lodi vecchio, frazione San Bernardo. (Lapide commemorativa in Viale Piacenza 10. Lodi)
E sepolto al cimitero Maggiore di Milano nel Campo della Gloria.

-Lapide Via Watt 1 angolo Via Binda

Rossi Fulvio
nato a Milano il 17/05/1900
Arrestato per attività antifascista veniva prima arrestato e poi fucilato in Via VCermenate nella notte tra il 15 e il 16/11/1944. Operaio Comunista della Cardex, combattente S.A.P. 113° Garibaldi

-Lapide Via Ciani 5

Grandi Enrico
nato a Rodigo (Mn) il 11/07/1901
Caduto in combattimento in Val Traona (Sondrio) il 01/10/1944. Combattente nella 113° Garibaldi e alla Brigata Matteotti Val Traona col nome di battagli “Orfeo”.

-Lapide Via Lodovico il Moro 135

Negri Giovanni nato a Milano il 25/02/1925
Negri Pietro nato a Buccinasco il 27/03/1916
Morneghini Vittorio nato a Milano 05/06/1922
Milano Barona.
I fratelli Negri venivano arrestati nel dicembre del 1943 in Cascina Beldiletto dove abitavano con l’accusa di occultare armi e munizioni e venivano deportatia in Germania al campo di concentramento di Mathausen dove Giovanni moriva il 03/05/1945 e Pietro il 05/10/1944, tutti e due appartenevano alla 113° Brigata Garibaldi.
Morneghini Vittorio veniva arrestato il 04/08/1944 e subito deportato nel campo di concentramento di Mathausen dove decedeva il 01/04/1945. S.A.P. 113° Garibaldi

-Lapide Via Lodovico il Moro 135

Frazzei Giuseppe nato a Milano il 29/09/1926 arrestato dai militi della Muti. veniva torturato e fucilato in Via Giambellino il 08/04/1945. combattente nella 113°Brigata Garibaldi.
Migliavacca Francesco nato a Buccinasco il 04/12/1924 arrestato dai fascisti e seviziato veniva trucidato il 08/04/1945. Apparteneva alla 113° Garibaldi col nome di battaglia “Giulio”
Paschini Luciano nato a Milano il 27/07/1945 arrestato con Esposito (lapide Viale Faenza 3) torturato e ucciso in Via Giambellino nella notte del 08/04/1945. 113° S.A.P. Garibaldi.

-Lapide Via Moncucco 30

Lombardi Attilio nato a Zelo Bonpersico il 22/02/1925 Ucciso dai fascisti il 26/10/1944 combattente nella Divisione Ticino.
Bossi Luigi nato a Milano nel 1924 in Via Chiesa Rossa 67. Arrestato per attività sovversiva vebiva deportato a Mathausen dove moriva il 28/04/1945
Lapide andata distrutta con l’abbattimento dello stabile.

– Lapide Via Moncucco 27

Sturaro Alvez nato a Milano il 31/05/1926
fucilato dalla Muti in Via Mozart il 22/12/1944 combattente nella Brigata Torino.
Lapide inagibile stabile in rovina.

-sede ANPI Barona

ANPI Barona
cooperativa Barona E.Satta.
Via Modica 10. 20143 Milano
anpibarona@fastwebnet.it (anpibarona@fastwebnet.it)
http://anpibarona.blogspot.com/

-Lapide Ripa di Porta Ticinese 63

Ettore Ledono “Arco”
Nato a Milano 11 febbraio 1904. Operaio, partigiano e magaziniere della Divisione “Aliotta”; quì abito; ferito gravemente nelle vicinanze di Capannette di Cosola (Alessandria) da rastrellatori nazifascisti il 14 dicembre 1944, decedeva poco dopo nei pressi di Zerba (Piacenza). Anche la lapide, posta a Milano, in via dei Mercanti, sull’antico Palazzo della Ragione, ricorda il suo sacrificio.

-Lapide Via E.Stendhal 30

Erminio Esimi
Nato a Milano il 22/02/1904
Patriota Comunista Garibaldino, ucciso dai fascisti alla vigilia della insurrezione il 24/04/1945.

-Lapide Via Bergognone angolo Via Tortona

Enrico Torchio – Umberto Retta
Membri dell’Organizzazione Franchi, una rete di spionaggio che collaborava con l’Intelligence Service britannico; vennero fucilati dai fascisti davanti alla fabbrica C.G.E. nel giorno della liberazione per intimidire gli operai in sciopero e pronti ad insorgere contro le ultime oppressioni del regime.
“25 aprile 1945, ore 14.00 circa, via Bergognone angolo Via Tortona. Militi fascisti per intimorire gli scioperanti della Cge, arrivano improvvisamente davanti alla fabbrica e fucilano Enrico Torchio e Umberto Retta, appartenenti all’Organizzazione Franchi. Dal edificio, nel tentativo di impedire l’esecuzione, viene lanciata una bomba a mano che però non esplode. Informato dell’accaduto, Sandro Pertini vi si reca e tiene un comizio alle maestranze.

-Lapide Piazza Tirana angolo via Segneri (Giambellino)

Lapide con il nominativo di ben sessanta caduti durante la guerra di Liberazione.

-Lapide all’interno atrio di Via Bergognone 30

A perenne ricordo dei caduti nella lotta di Liberazione dal gioco Nazifascista.
Lapide con dodici nominativi.

-Lapide Via Degli Olivetani 4

Ottaviano Pieraccini – Figlio di Arnaldo, socialista e prestigioso direttore del manicomio di Arezzo, Ottaviano Pieraccini (Macerata, 15.5.1898 – Mauthausen, 28.3.1945), dedito agli studi giuridici, non ebbe modo di partecipare alla lotta politica prima dell’avvento del fascismo, ma portò nella professione di avvocato, esercitata a Milano negli anni del regime, uno spirito di intransigenza morale che ne faceva un naturale avversario del fascismo.
Nel 1942 a Milano fu tra i promotori delle riunioni clandestine che dettero poi luogo alla fondazione del Movimento di Unità Proletaria, sotto la guida principalmente di Lelio Basso, Roberto Veratti, Domenico Viotto, Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini. Dopo la morte di Roberto Veratti fu Ottaviano Pieraccini a ereditarne le responsabilità e la presenza polìtica: «Ovunque presente: nel Comitato di Liberazione dell’Alta Italia, nell’esecutivo del Partito, nella preparazione difficile e rischiosissima della stampa clandestina. Organizzatore ed animatore dello sciopero del marzo, quello che rimarrà la più eroica manifestazione di forza e di volontà del proletariato italiano nel periodo del terrore nazifascista ». (dal Corriere d’informazione del 16.2.1946).
Il 1° marzo 1944 Ottaviano fu catturato a Milano, tradotto nel carcere di San Vittore e da qui a Fossoli, a Bolzano e infine in Germania, nel lager di Mauthausen, dove giunse il 4 agosto.
Trasferito nel campo di eliminazione di Gusen, Ottaviano, per quanto gracile di salute, venne impiegato in una cava di pietra a trasportare massi ed alla fine di settembre si ammalò di polmonite. Grazie all’assistenza prodigatagli dai compagni di prigionia riuscì a superare la crisi, ma in dicembre fu nuovamente costretto al lavoro in un’officina. Qui le sue condizioni fisiche si aggravarono e nel marzo 1945, quasi agonizzante, fu riportato a Mauthausen dove si spense pochi giorni dopo l’arrivo.

-Lapide Via E. Stendhal 30

Emilio Zari (Stendhal) nato a Milano il 17/04/1922 ucciso a Chiusavecchia IM.
il 4/02/1945
PARTIGIANO IMMOLAVA LA SUA
GIOVINE VITA PER UNA PATRIA
PIÙ GIUSTA E PIÙ LIBERA
(tratto da L.Calzamiglia, Chiusavecchia – cenni storici e artistici, Dominici Editore 1999): “Insieme ad altri tre apparteneva ad una squadra partigiana della I brigata garibaldina. Vennero catturati durante un rastrellamento delle truppe nazifasciste nella zona di Diano S.Pietro”.

-Lapide Via Segneri 8 (Giambellino)

Qui dimorò il sottotenente POGLIAGHI ADRIANO
che la fiorente giovinezza offerse in eroico sacrificio alla causa della Libertà
Milano. 25 -11- 1923.
Mauthausen. 19 – 4 – 1945.Elettricista. Deportato da Bolzano il 1\2\1945
deceduto a Mauthausen Gusen 19\26 – 4 -1945.

-Lapide Via degli Apuli 2

Qui abitò MANZONI EUGENIO che alla causa della libertà fece dono della vita.

Milano. 14 gennaio 1921 Partigiano 86° Brigata Giorgio Issel – Caduto il 27-06-44 in Val Taleggio.

-Lapide Via Villoresi 24 (Ticinese)

Carlo Bianchi – Nato a Milano il 22 marzo 1912, fucilato a Fossoli (Modena) il 12 luglio 1944, ingegnere, decorato (alla memoria), di Medaglia di bronzo al valor militare e di Medaglia d’oro del Comune di Milano.
QUESTA ANAGRAFICA DEGLI ORRORI SERVA DA ESEMPIO A COLORO CHE CREDONO ALLA TEORIA DEL COMPLOTTO (CAMPI DI CONCENTRAMENTO E FORNI CREMATORI MAI ESISTITI) A FAVORE DEL NAZIONALSOCIALISMO E DEL NAZIFASCISMO, AHINOI FINANZIATO (secondo quanto sostenuto da fonti storiografiche mai integrate nei testi di storia) DA DIVERSI GRUPPI FINANZIARI E INDUSTRIALI AMERICANI, INGLESI ED EUROPEI.
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Proiezione cartigrafica di Milano (1947). Il q.re Barona vede tratteggiate (in progetto ma non realizzate) il tratto finale di Via S. Rita da Cacia (Modica-Miani), Viale Famagostra e V.le Faenza (con un tracciato differente da quello che poi venne realizzato negli anni '70 che lo vedeva congiungersi con Via Parenzo). Nessuna variante visibile per il futuro raccordo (Via Spezia e Piazza Maggi) dell'autostrada Milano Genova. Sono tracciate le Vie Ettore Ponti e Piazza Bilbao, ma all'epoca la Via E. Ponti era un stradina sterrata che si estendeva dalla Via A. Binda sino all'incrocio di Via S. Rita, nel costruendo Santuario.

Proiezione cartigrafica di Milano (1947). Il q.re Barona vede tratteggiate (in progetto ma non realizzate) il tratto finale di Via S. Rita da Cascia (Modica-Miani), Viale Famagostra e V.le Faenza (con un tracciato differente da quello che poi venne realizzato negli anni ’70 che lo vedeva congiungersi con Via Parenzo). Nessuna variante visibile per il futuro raccordo (Via Spezia e Piazza Maggi) dell’autostrada Milano Genova. Sono tracciate le Vie Ettore Ponti e Piazza Bilbao, ma all’epoca la Via E. Ponti era una stradina sterrata che limitava la sua esistenza dalla Via A. Binda sino all’incrocio di Via S. Rita, in prossimita’ costruendo Santuario (venne allargata e alberata dopo il 1956 al completamento del Santuario). Questa mappa, rispetto ad altre realizzate nel periodo fascista non riporta le vie in progetto (Viale Faenza e Viale Famagosta) come già realizzate ma con il tratteggio atto ad indicare che tali arterie cittadine erano solo in programma e assoggettabili a varianti d’opera.

Aerofoto del 1950 ritraente la verticale dei q.ri Ronchetto e S.Rita alla Barona. Da notarsi il tracciato provvisorio della Via Guintellino che appariva acquitrinosa e costeggiata da una roggia. La Via S. Rita da Cascia era tracciata sino al futuro incrocio delle Vie Portaluppi/Bari ed appariva con una sola corsia, forse ancora sterrata o ricoperta di calcestruzzo stradale. Ben visibile il Sanuario in ultimazione, il molino Desa e le Cascine Verisella e Dosso, le varie rogge che attraversavano il territorio (derivavano dalle acque del Naviglio Grande) ed i complessi industriali compresi nell'isolato Via Ettore Ponti e Ambrogio Binda.

Aerofoto del 1950 ritraente la verticale dei q.ri Ronchetto (parte di esso) e S.Rita-Molino Desa alla Barona.
Da notarsi il tracciato provvisorio della Via Guintellino che appariva acquitrinosa e costeggiata da una roggia. La Via S. Rita da Cascia era tracciata sino al futuro incrocio delle Vie Portaluppi/Bari ed appariva con una sola corsia, forse ancora sterrata o ricoperta di calcestruzzo stradale. Ben visibile il Santuario in ultimazione, il molino Desa e le Cascine Restocco (ed omonima roggia) la Verisetta e Dosso (lungo l’alzaia Naviglio Grande, poco prima del ponte ferroviario Richard Ginori), le varie rogge che attraversavano il territorio (derivavano dalle acque del Naviglio Grande) ed i complessi industriali compresi nell’isolato Via Ettore Ponti e Ambrogio Binda.

 Breve viaggio nel tempo nei siti limitrofi alla Barona (Baia del Re-Stadera Chiesa Rossa-Naviglio Pavese)

Una brevissima galleria di immagini del plesso popolare Quartiere Stadera, costruito nel ventennio fascista intorno alla metà degli anni ’20, ove ospitare ceti sociali disagiati provenienti dal centro storico di Milano e qualche immigrato meridionale.

Le immagini sono state riprese nel 1945 dal fotografo Patellani.

Lo scenario (lavatoi, cucine di alloggi popolari e il ritratto femminile di una donna) è assimilabile a contesti analoghi del confinante quartiere Barona (Barona e Stadera condividono i confini del Naviglio Pavese) (immagini tratte da Lombardia Beni Culturali).

Lavatoio plesso popolare Stadera-Naviglio Pavese 1945

Lavatoio plesso popolare Stadera-Naviglio Pavese 1945

1945, soggetto femminile (e l'arte di arrangiarsi nelle miserie dell'immediato dopoguerra). Baia del Re-Naviglio Pavese

1945, soggetto femminile (e l’arte di arrangiarsi, nelle miserie dell’immediato dopoguerra milanese). Baia del Re del q.re Stadera-Naviglio Pavese

 

Cucina case popolari quartiere stadera 1945. Simili contesti erano comuni anche nei vicini plessi popolari di Viale Famagosta 2 (anni di costruzione a cavallo tra gli anni '20 e '30).

Cucina case popolari Baia del Re, quartiere Stadera 1945. Simili contesti erano comuni anche nei vicini plessi popolari di Viale Famagosta 2 (anni di costruzione a cavallo tra gli anni ’20 e ’30).

 

Baia del Re, 1945, lavaggio panni in una roggia. Nel dopoguerra, la penuria dei beni di prima necessità, imponeva l'uso di cenere (come detergente) al posto del sapone di Marsiglia. Le rogge erano purtropo, in quegli anni, oggetto di inquinamento batterico (nei decenni successivi, vennero tombate e/o ridotte a scarichi chimici) in conseguenza della scarsità di servizi igienici nei plessi popolari e per guasti agli acquedotti cittadini in conseguenza dei bombardamenti angloamericani. Ratti e sanguisughe infestavano questi corsi d'acqua anche all'ora...


Baia del Re, 1945, lavaggio panni in una roggia. Nel dopoguerra, la penuria dei beni di prima necessità, sovente, imponeva l’uso di cenere (come detergente) al posto del sapone di Marsiglia (comunque presente in questa foto come ben visibile in fondo a destra). Le rogge erano purtroppo, in quegli anni, oggetto di contaminazione batterica dì origine umana (nei decenni successivi, vennero tombate e/o ridotte a scarichi chimici) in conseguenza della scarsità di servizi igienici nei plessi popolari e per guasti agli acquedotti cittadini in conseguenza dei bombardamenti angloamericani. Ratti e sanguisughe infestavano questi corsi d’acqua (gli scarichi chimici fecero sparire alcune specie “parassite” volgarmente note, per l’appunto, con il termine sanguisuga). Molte rogge, negli anni del boom economico vennero ricoperte o estinte, dismettendo le chiuse da dove avevano origine, generalmente dai Navigli.

Come sovente verificatosi nei complessi di edilizia popolare, nati durante il ventennio fascista e anche successivamente, sino agli anni ’70, l’incuria amministrativa comunale di innumerevoli giunte, le incurie amministrative regionali degli ultimi anni ALER, problemi sociali, di immigrazione problematica, italiana prima (anni ’60-’80) e straniera dopo (anni ’90 oggi), hanno reso questo quartiere, come il Giambellino, un crogiolo, un coacervo di problemi, drammi, incuria, abbandono e degrado che ne ha seppellito la storia nel corso degli ultimi decenni.

Barona nel dopoguerra e Boom Economico sino ai primi anni ’70

Milano Barona 1953. Ponte di San Cristoforo, sequenza del film "napoletani a Milano" (da squadravolanteligera.com).

Milano Barona 1953. Ponte di San Cristoforo, sequenza del film “napoletani a Milano” (da squadravolanteligera.com). (inserimento Novembre 2016)

Sino ai primi anni dell’immediato dopoguerra (dal 1952 circa), l’espansione edilizia ed anche “piccolo industriale” del quartiere (non ancora delimitato nella futura zona 16) era molto limitata a gruppi di case di ringhiera e plessi popolari che costeggiavano le Vie Pestalozzi, Andrea Ponti, Franco Tosi, Ambrogio Binda, Via Watt sino alle intersezioni con Via Zumbini, proseguendo lungo la Via Biella e terminando nella neo Piazza Miani (sino al 1944 circa, Piazza Predappio), N. 1 di Via Ovada, Viale Famagosta 2, Viale Faenza 1 e 3.

Milano Barona 1953, fotogramma del film "napoletani a Milano". Via Lodovico il Moro angolo Via Pestalozzi.

Milano Barona 1953, fotogramma del film “napoletani a Milano”. Via Lodovico il Moro angolo Via Pestalozzi (da squadravolanteligera.com) (inserimento Novembre 2016)

Milano Ticinese. Vicolo Lavandai primi anni 50 (foto di Mario De Biasi)

Milano Ticinese. Vicolo Lavandai primi anni 50 (foto di Mario De Biasi)

Milano Barona 1950. Alzaia Naviglio Grande, Via Lodovico il Moro-San Cristoforo, fotogramma del film "E' arrivato il Cavaliere" (da squadravolanteligera.com

Milano Barona 1950. Alzaia Naviglio Grande, Via Lodovico il Moro-San Cristoforo, fotogramma del film “E’ arrivato il Cavaliere” (da squadravolanteligera.com).  (Purtroppo non è distinguibile il numero di linea tramviaria della veletta frontale in testa alla vettura Peter Witt. Linea 19 o 12, vetture differenti dalla tramvia per Corsico-Abbiategrasso). (inserimento del 4 Marzo 2017)

Milano Chiesa Rossa-Barona 1960 circa. Partenza Milano-Sanremo alla Conca Fallata (Da http://www.cyclemagazine.eu)

Milano Chiesa Rossa-Barona (cartiere Ambrogio Binda) 1960 circa. Partenza Milano-Sanremo alla Conca Fallata del Naviglio Pavese-Via Chiesa Rossa (Da http://www.cyclemagazine.eu)

Milano Barona San Cristoforo 1949/50. Gara di motonautica sulle acque del Naviglio Grande. (http://www.threepointhydroplanes.it)

Milano Barona San Cristoforo 1949/50. Gara di motonautica sulle acque del Naviglio Grande. (http://www.threepointhydroplanes.it)

 

 

 

1958, Milano Barona, Via Franco Tosi. Aree incolte, utilizzate come orti dai residenti, all'altezza del civico 21 di Via Franco Tosi, dove poco meno di 20 anni dopo venne costruita la Scuola Media Antonio Gramsci (archivio Virgilio Carnisio).

1958, Milano Barona, Via Franco Tosi. Aree incolte, utilizzate come orti dai residenti, all’altezza del civico 21 di Via Franco Tosi, dove poco meno di 20 anni dopo venne costruita la Scuola Media Antonio Gramsci, Come già accennato in altre sezioni della pagina, sino al 1966 circa, l’unica direttrice automobilistica (con l’eslcusione di Via Lodovico il Moro) che si snodava all’interno del quartiere e lo collegava con la Circonvallazione e le aree industriali interne della Barona, era l’asse veicolare Via F. Tosi-Via Giacomo Watt, sulla falsariga di quanto avveniva sin dai primi del 1900 con la linea ferroviaria industriale che collegava la R. Ginori con le Cartiere Binda, servendo anche l’ex deposito di carburanti Victoria. Tale binario venne rimosso nel dopoguerra e dove sorgeva, dalla metà degli anni ’50, autotreni, camion e autocisterne trafficavano, al suo posto, le Vie Tosi e Watt, nelle  attività industriali della Barona. Questo sino all’apertura di Viale Famagosta verso Piazza Maggi (1966) e della realizzazione di Piazza Bilbao e del prolungamento della Via Ettore Ponti, verso la fine degli anni ’60 (foto tratta da archivio Virgilio Carnisio).

 

Milanp - Porta Genova. Da un fotogramma del film (1960) "I piaceri del Sabato Notte" (regia Daniele Danza), ponte di Via Valenza e Ripa di Porta Ticinese. (da squadravolanteligera.com)

Milano – Porta Genova. Da un fotogramma del film (1960) “I piaceri del Sabato Notte” (regia Daniele Danza), ponte di Via Valenza e Ripa di Porta Ticinese. (da squadravolanteligera.com)

Ripa e Alzaia di Porta Ticinese, 1963, foro di Giancolombo

Ripa e Alzaia di Porta Ticinese, 1963.  Foto di Giancolombo

Impermeabili e confezione Pirelli (Archivio Pirelli), Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo 1958 (http://search.fondazionepirelli.org), sullo sfondo i due ponti ferroviari in ferro ex cinuta Sud, di cui quello in secondo piano, trasformato in ponte veicolare e filoviario negli anni '30 del 1900.

Milano Barona. Collezioni impermeabili e confezioni Pirelli (Archivio Pirelli), Alzaia Naviglio Grande-San Cristoforo 1958 (http://search.fondazionepirelli.org), sullo sfondo i due ponti ferroviari in ferro ex Cintura Sud/Sempione, di cui quello in secondo piano (ex diramazione Scalo Sempione), trasformato in ponte veicolare e filoviario negli anni ’30 del 1900. (inserito il 19/1/17)

 

 

Edicola Giornalaio e ponte di San Cristoforo sul Naviglio Grande, anni '70

MIlano Barona. Via Lodovico il Moro, Edicola Giornalaio e ponte di San Cristoforo sul Naviglio Grande, anni ’70. Sino agli anni ’80, in questo scorcio della Barona e della vecchia Milano sorgevano una vecchia latteria dove acquistare rotelle di liquirizia pralinata, negozi di barbiere e coiffeur, cartoleria e una pasticceria. Esercizi commerciali, parte integrante della vita del quartiere S. Cristoforo, progressivamente scomparsi e di cui oggi non vi è piu’ traccia.

Carolina illustrata (anni '60) di alcune vie e scorci do Ronchetto sul Naviglio alla Barona. Le immagini sono descritte dalle didascalie della cartolina. Le scuole sono ovviamente quelle do Via San Colombano (Fonte: Ebay)

Carolina illustrata (anni ’60) di alcune vie e scorci do Ronchetto sul Naviglio alla Barona. Le immagini sono descritte dalle didascalie della cartolina. Le scuole sono ovviamente quelle di Via San Colombano (Fonte: Ebay)

Via Bardolino trattoria (anni 60) (da archivio fotografico Virgilio Carnisio)

Via Bardolino trattoria (anni 60) (da archivio fotografico Virgilio Carnisio)

Ponte ed Edicola di S. Cristoforo primi anni '50

Ponte ed annesso chiosco di giornali di S. Cristoforo, primi anni ’50.

Ponte levatoio ferroviario Richard Ginori 1965 (Lombardia beni culturali) Collocazione: Sesto San Giovanni (MI), Istituto per la storia dell'età contemporanea, UNT_ISEC_ST_03718

Ponte levatoio ferroviario Richard Ginori 1965 (Lombardia beni culturali) Collocazione: Sesto San Giovanni (MI), Istituto per la storia dell’età contemporanea, UNT_ISEC_ST_03718

 I lavandée in del brellin - 1920 Milano Ticinese, Alzaia Naviglio Grande dalla Ripa di Porta Ticinese. Lavandaie. (http://senecamilano.blogspot.it) La Milano povera lavava i panni sporchi "in piazza" sulle rive del Naviglio. O meglio, le classi povere lavavano i panni dei ricchi. All'inizio erano uomini, in seguito donne e, per lavare, si inginocchiavano sul "brellin", una sorta di cassetta con un lato aperto per le ginocchia e dove spesso veniva appoggiato un cuscino. Curiosità: El Brellin è il nome di un ottimo ristorante situato lungo il Naviglio Grande all'angolo del Vicolo dei Lavandai.

I lavandée in del brellin – 1920 Milano Ticinese, Alzaia Naviglio Grande dalla Ripa di Porta Ticinese. Lavandaie. (http://senecamilano.blogspot.it)
La Milano povera lavava i panni sporchi “in piazza” sulle rive del Naviglio. O meglio, le classi povere lavavano i panni dei ricchi. All’inizio erano uomini, in seguito donne e, per lavare, si inginocchiavano sul “brellin”, una sorta di cassetta con un lato aperto per le ginocchia e dove spesso veniva appoggiato un cuscino.

 Milano Ticinese anni 60. Ripa di Porta Ticinese angolo via Argelati (da Milàn l'era inscì)

Milano Ticinese anni 60. Ripa di Porta Ticinese angolo via Argelati (da Milàn l’era inscì)