Milano Viale Famagosta, ecomostri attuali e futuri

Questa integrazione, inizialmente pensata per essere provvisoria, diverrà probabilmente definitiva.

In coda al presente articolo una carrellata di errori storici e interpretativi pubblicati da una Pagina Facebook dedicata alla Storia del quartiere Barona. Apparentemente sono errori pubblicati da utenti, purtroppo le sinergie esistenti tra autori della pagina e utenti sono assimilabili ad un Cerchio Magico…

Viale Famagosta, non si è mai distinto per bellezze edilizie (malgrado oggi abbia prezzi immobiliari proibitivi).

Penalizzato nella sua realizzazione con decenni di ritardo (esisteva sulla carta dei piani regolatori dei primi anni del secolo scorso, come anche il restante asse veicolare di Via Santa Rita e Viale Faenza), causato  dalle follie del ventennio fascista, ivi la guerra, dalla indifferenza che Mussolini aveva verso la città di Milano, dagli oneri della ricostruzione post bellica, dal centralismo amministrativo romano che tarpava le ali allo sviluppo strutturale di Milano (negli anni 50 e 60 del 1900 molti progetti furono cassati per costi cittadini e provinciali non sostenibili sulla base dei fondi erogati con il contagocce dal Ministero delle infrastrutture in tempi dorotei democristiani e andreottiani…) ne impressero uno sviluppo tardivo e sgraziato come avvenne anche in altri quartieri periferici.

(l’asse infrastrutturale del settore Famagosta/Spezia/Piazza Maggi/Torretta/ingresso Milano genova A7, deve la sua origine, anche alle lobby ENI AGIP degli anni ’50 di Enrico Mattei. Anche il viadotto di Via Marocchetti/Viale Lucania al Corvetto, (vecchia arteria a scorrimento veloce, inizialmente a due sensi di marcia, da e  per l’autostrada del Sole A1) fu una vecchia concezione, anche lobbistica, dell’ENI AGIP, che vedeva nella diffusione del mezzo di trasporto privato e della sua mobilità all’interno della città, una forma di sviluppo e progresso irrinunciabile per l’economia metropolitana e per le comodità sociali dell’epoca).

Il termine lobby non deve essere visto necessarimente in senso spregiativo… Mattei pensava in grande…. anche troppo… (nei suoi limiti e nei limiti del periodo in cui fu manager di Stato, se avesse potuto proseguire la sua missione per altri 10 anni, l’Italia sarebbe diventata tra le prime nazioni leader d’Europa)… e da Roma era malvisto perche’ i progetti di allora concentravano su Milano, costi ed oneri che i governi democristiani non apprezzavano….(vedesi le nascenti Casse per il Mezzogiorno,  e le analoghe lottizzazioni infrastrutturali e palazzinare romane)… del resto nemmeno le lobby petrolifere americane apprezzavano Mattei e quello che avvenne il 27 Ottobre 1962 a Bascapè (Pv) puo’ essere interpretato nella giusta misura… con “il senno di poi”…).

Come molti sanno, lo sviluppo edilizio del Viale avvenne solo dopo la metà degli anni ’60, quando una stradina sterrata che si estendeva dalla Piazza Miani sino all’intersezione con la via Moncucco (tale segmento veniva chiamato, dai residenti il “nulla”, perche’ popolato da campi nebbiosissimi,  piccoli magazzini e fabbrichette, servite da stradine interpoderali e le cui amministrazioni comunali del dopoguerra non concedevano nemmeno strade asfaltate e tombinate), divenne un vialone (pedonalmente molto pericoloso) largo anche piu’ di Viale Fulvio Testi pur avendo una estensione di poco inferiore al chilometro.

Da Piazza Miani sino all’intersezione Via Santander-San Vigilio, sin dalla fine dei ’60 prevalse la lottizzazione edilizia tramite supercondomini di notevoli dimensioni in ambo i lati sia pari che dispari del Viale (l’apice lo si raggiunse nel 1973/74 con la realizzazione del plesso IACP Lope de Vega…).

Intorno al 1966, l’apertura del primo supermercato di quartiere, il supermercato “Stella” (Viale Famagosta 16, poi divenuto Generale Supermercati e successivamente Carrefour) andava a sopperire le carenze di distribuzione alimentare (non al dettaglio) della Barona (prima dell’apertura dello Stella, chi risiedeva in Barona optava per l’ex supermercato Gi Effe di Piazza Napoli, oppure esisteva in Corso Genova un emporio, dal titolo ahinoi rievocante nostalgie del ventennio…. “La Coloniale”, supernegozio molto frequentato il Sabato mattino e pomeriggio da molti residenti del quartiere dove era possibile acquistare profumi, sali da bagno, saponette e sapone francese, dopobarba, prodotti di alta pasticceria dolciaria industriale, piccoli accessori per l’arredamento domestico, alcuni accessori d’abbigliamento, cancelleria e altre cose ancora… del resto era un emporio…raggiungibile con i tram 12 o 19 e dai primissimi anni ’70 con i bus 74/76 e il restante 19). Nei primi anni ’70, in Viale Cassala, angolo Via Schievano, sorse l’Esselunga, che per la sua collocazione confinante con la ex zona 16, copriva buona parte dei fabbisogni di spesa alimentare dei residenti in Barona.

Naturalmente, sempre verso la metà degli anni ’60, alla fine di Via Ambrogio Binda, venne aperto il market A&O (trasferitosi poi nel 1986 in Via Portaluppi/Modica, oggi non piu’ esistente perchè schiacciato dalla concorrenza dei centri commerciali e perchè in Barona non essendoci piu’ residenti nativi, sono cambiate anche le abitudini quotidiane…). Negli anni ’80, presso l’A&O vi lavorava un commesso di nome Libero… quando qualche collega lo chiamava, lui scherzosamente rispondeva “Libero è occupato…”.

Viale Famagosta vide quindi il suo completamento veicolare ed edilizio verso la fine degli anni ’60 (nel 1967 il prolungamento della linea filoviaria 95 da Piazza Chiaradia sino alla Via Modica/Piazza Miani).

Nonostante la decentralizzazione periferica dell’asse veicolare, intorno al 1971 avvenne l’inaugurazione di un’opera dell’Architetto Gio’ Ponti (Palazzo Savoia Assicurazioni) in prossimità della intersezione Via San Vigilio e Viale Famagosta, opera che diede un valore urbanistico  ad un’arteria altrimenti assimilabile alla Lorenteggio.

Sempre in quel periodo, dall’altra parte del tratto terminale del Viale, sorse il Palazzo della Coop Lombardia (in realtà solo alcuni piani erano utilizzati dalla Coop Lombardia, i restanti erano locazioni per uffici aziendali).

Questo palazzo, bruttino dal punto di vista architettonico, (9 piani ma con una estensione  orizzontale, simile al “rasoio” di Salvatore Ligresti nella ex Isola Garibaldi… il palazzone Coop possiede, per l’appunto,  una eccessiva estensione orizzontale quasi da farlo apparire, da lontano, come fosse un ospedale…o una casa di riposo….)  tuttavia contiene  una parte non secondaria della storia della Barona e di Milano.

Ospitava (1976-80) gli studi di RADIO MILANO TICINESE, una delle prime radio “libere” fondata da Gino Bramieri, che per qualche anno domino’ le classifiche delle radio locali milanesi piu’ ascoltate in alternativa alle stazioni RAI, RadioMonteCarlo e le prime emittenti commerciali che nascevano come funghi in un periodo dove le frequenze si autoassegnavano come nel Far West.

RADIO MILANO TICINESE

Sino alla fine degli anni ’80, il tratto di Famagosta (Via S.Vigilio-Piazza Maggi) rimase immutato.

In occasione dei Mondiali di calcio Italia ’90 (ed in previsione dell’estensione della linea metropolitana M2 da Romolo a Famagosta), ques’ultimo tratto di Viale venne spianato ed ampliato (si estendeva su un dosso anomalo, privo di armature murarie di rinforzo, dove crepe e cedimenti del manto stradale avvennero a cavallo degli anni 80, sino al suo rifacimento verso la fine di tale decennio). Il dosso era forse (FORSE) una predisposizione mai completata, in previsione di un piccolo sottopasso della Via Moncucco che si estendeva sino ed oltre alla Cascina Monterobbio, che dal 1966 circa venne troncata dalla realizzazione del tratto finale del Viale (forse, per ipotesi,  il Comune doveva adempiere a delle servitu’ passive che lo vincolavano nei confronti dei cascinali serviti da tale stradina, forse qualche successiva delibera di Giunta, fece decadere tali obblighi, essendoci altre strade (nuove) alternative che permettevano comunicazione veicolare a questi siti agricoli rurali).

La ulteriore lottizzazione dei lati dispari e pari del tratto finale del Viale (Savoia Assicurazioni e Coop Lombardia) fece decadere questo progetto e la via Moncucco si estinse definitivamente a ridosso del palazzo Coop per confluire verso la via Santander, dal lato sud veniva invece invasa dal Palazzo Savoia Assicurazioni, nel suo tratto iniziale originario (del resto tale via venne già troncata nel suo estremo settentrionale con la realizzazione della Via Rimini intorno alla fine degli anni ’60).

Nel 1992 il progetto di un parcheggio Ecomostro (l’attuale parcheggio Famagosta M2), realizzato tra il 1995/96 ed inaugurato tra il 1997/98.

Il progetto e la sua realizzazione (in una fase di interregno politico tra il PSI e la Lega Lombarda, entrambi orientati all’uso dell’auto in città, con particolare predilezione filopetrolifera per la seconda forza politica…il PSI cerco’ dal 1985 di limitare l’accesso veicolare al centro storico) sembravano rispolverare i Masterplan degli anni ’50 e ’60, dove l’ingresso a Milano con l’automobile (anche da Milano sud-Ovest) sembrava essere una tappa obbligata e forzata.

Di fatto, persino l’estensione della M2 ad Assago Forum (corse scarse e concentrate solo negli orari di punta), pur con i costi infrastrutturali che si resero necessari, sembra ricalcare la medesima filosofia della tappa forzata dell’auto sino ed oltre le porte della città.

ESSELUNGA MEGASTORE

http://www.lamescolanza.com/20161007/esselunga-aprira-fronte-al-palazzo-coop-lombardia/

Ripromettendo approfondimenti nell’immediato futuro, è notizia di questi giorni che l’ambiguo e controverso co-fondatore della catena di supermercati Esselunga, Bernardo Caprotti, nelle sue ultime volontà, (espresse in modo non epigrafo, cioe’ quindi non riversate in formula testamentaria) desiderava la lottizzazione di un lembo di campi (sopravvissuti a 60 anni di lottizzazioni edilizie e automobilistiche) compreso tra l’ex Savoia Assicurazioni e la stazione M2 Famagosta e sovrastante parcheggio (ecomostro). a ridosso della superstite Cascina Monterobbio (sempre che il Caprotti non prevedesse anche un parcheggio laterale al Megastore con demolizione di tutto quello che troverebbe d’ostacolo alla realizzazione del nuovo supermercato).

Sono notizie frammentarie (comunque da qualche tempo ci sono scavi di fondamenta nel sito dove dovrebbe sorgere il nuovo Store), per il momento ci si limita a valutarle con la “pancia”…

Se il progetto dovesse andare in porto (Sala e company sono amici delle amministrazioni berlusconiste e berluscadere…Expo ha unificato gli interessi reciproci delle due contrapposizioni affaristico e corruttive…), un nuovo ecomostro Esselunga sorgerà in un tratto di Barona già penalizzata per opere architettoniche che non spiccano per la loro bellezza (perchè nate a  cavallo degli anni ’70, dove la visione dell’urbanistica differiva da quella attuale… incluso palazzo Coop Lombardia, pur se ristrutturato una decina di anni fa e il parcheggio ATM Famagosta M2).

Tutti conoscono l’impatto urbanistico dei supermercati Esselunga che essi stessi sono dei parcheggi sopraelevati a piu’ livelli, quindi nel futuro della Barona (ormai del tutto privata dei suoi nativi baronesi/milanesi ormai fuggiti tutti nell’arco di 20 anni) un nuovo ecomostro si affiancherà ai preesistenti, tra i quali anche l’Ospedale S. Paolo che sorge nelle vicinanze e che pure esso non si è mai distinto per elevati pregi architettonici ed estetici e che vide ritardi decennali nel suo completamento ed altri ritardi decennali nella sua attivazione completa (per oltre un decennio l’ala centrale della struttura, era un semplice corridoio semi abusivo di 10 piani che fungeva da collegamento tra le due ali laterali del nosocomio).

Gio’ Ponti, a vedere una delle sue opere (ignorate dai residenti poche’ noi italioti e milanesoti abbiamo memoria storica = 0 e ci piace essere ignoranti), presto recintata da un terzo ecomostro… si rivolterà nella tomba… dopo il palazzone Coop e il parcheggio ATM e perche’ no, lo scempio della “riqualificazione” dell’asse veicolare di Piazza Maggi dei primi anni ‘2000, voluto dal Sindaco “in mutande”, Gabriele Albertini….

Palazzo Coop Lombardia di Viale Famagosta 75 (aspetto odierno).

Palazzo Coop Lombardia di Viale Famagosta 75 (aspetto odierno, dopo un restyling radicale della facciata di alcuni anni fa).

Palazzo Coop Lombardia nel 1973 (sulla destra). Sulla sinistra il Palazzo Savoia Assicurazioni. Nel mezzo (sulla sinistra del Palazzo progettato da Gio' Ponti, sorgerà un Megastore Esselunga).

Palazzo Coop Lombardia nel 1973 (sulla destra). Sulla sinistra il Palazzo Savoia Assicurazioni. Nel mezzo (sulla destra del Palazzo progettato da Gio’ Ponti) sorgerà un Megastore Esselunga.

Via Moncucco nel 1973 (dal Film Baba Yaga). La via, già ampliata dopo la realizzazione di Viale Famagosta, si accostava al lato Ovest del Palazzo Coop Lombardia per terminare nella Via Santander.

Via Moncucco nel 1973, sullo sfondo il palazzone di V.le Famagosta 75  (dal Film Baba Yaga). Questo tracciato, esiste tutt’ora, anche se irriconoscibile per la realizzazione di lotti di edilizia popolare e convenzionata. Il segmento che doveva intersecare V.le Famagosta venne congiunto, inizialmente, con il controviale del civico 75 di V.le Famagosta (vedesi cartografia del 1972). L’attuale diramazione secondaria che termina davanti allo scolmatore Olona, oggi intersezione tra Via Santander e Viale Famagosta deve essere stata realizzata dopo lo spianamento del dosso e l’ampliamento del Viale verso Piazza Maggi, a partire dal 1988 e successivi.  Durante la realizzazione del collegamento tra Via S. Vigilio e Piazza Maggi del Viale Famagosta, forse era in progetto un sottopasso della Moncucco all’intersezione con Famagosta (da cui il dosso poi spianato a fine anni ’80). Prima della realizzazione del Viale, Via Moncucco proseguiva invece, direttamente verso la Cascina Monterobbio. Il dosso che sopraelevava il tratto del Viale davanti al civico 75 (quasi allineato al palazzone), doveva forse essere una sopraelevazione per ospitare un sottopasso di questa stradina dal tracciato poi modificato negli anni ’60 ?   – Nella foto sovrastante, del 1973, sul lato sinistro della strada si intravede la Cascina Moncucco, recentemente recuperata e ristrutturata dallo IULM a studentato per universitari (immagine da squadravolanteligera.com)

 

 

Tracciato originario Via Moncucco (1937). Questo tracciato era ancora intatto nel 1962/63 e non terminava in corrispondenza dello scolmatore Olona iin corrispondenza del punto attuale.

Tracciato originario Via Moncucco (1937). Questo tracciato era ancora intatto nel 1962/63 e non si interrompeva in corrispondenza dello scolmatore Olona.

 

 

Cartografia stradale 1965. E' presente il Viale Famagosta che si interrompe all'altezza dello scolmatore Olona, Via Santander/Via S. Vigilio. Assente il collegamento con Piazza Maggi. Il tracciato della Via Moncucco era ancora presente e collegava le cascine Moncucco-Monterobbio per estinguersi in prossimità dello scolmatore Olona, parallelamente alla Via San Vigilio q.re Sant'Ambrogio 1.

Cartografia stradale 1965. E’ presente il Viale Famagosta che si interrompe all’altezza dello scolmatore Olona, Via Santander/Via S. Vigilio. Assente il collegamento con Piazza Maggi. Il tracciato della Via Moncucco era ancora presente e collegava le cascine Moncucco-Monterobbio per estinguersi in prossimità dello scolmatore Olona, parallelamente alla Via San Paolino, q.re Sant’Ambrogio 1.

Cartografia 1972. Appare il tratto finale di Viale Famagosta a collegamento di Piazza Maggi. Si nota che la Via Moncucco termina il suo tracciato nel controviale antistante il civico 75 di V.le Famagosta (Palazzo Coop), parallelamente al dosso (dislivello di 3 metri circa). E' chiaro che il dosso non esisteva nel 1965, venne realizzato successivamente quasi dovesse inizialmente servire per un sottopasso della Moncucco, mai realizzato. A sud del Viale, lato Est Savoia Assicurazioni si osserva l'assenza del precedente tracciato di prosecuzione della Via Moncucco e la Cascina Monterobbio collega con la Via S. Paolino, tracciato invece assente nel 1965.

Cartografia 1972. Appare il tratto finale di Viale Famagosta a collegamento di Piazza Maggi. Si nota che la Via Moncucco termina, ora, il suo tracciato nel controviale antistante il civico 75 di V.le Famagosta (Palazzo Coop), perpendicolarmente al dosso (dislivello di 3 metri circa perfettamente centrato con il palazzo di Famagosta 75), quasi dovesse incunearsi al di sotto di esso in un progetto mai completato forse previsto prima della lottizzazione dell’area dove poi sorsero gli uffici al civico  75 (forse la via doveva essere resa rettilinea sino al sottopasso per poi riemergere oltre il dosso e ricongiungersi con il tracciato oltre Famagosta, verso la cascina Monterobbio) . E’ chiaro che il dosso non esisteva nel 1965, venne realizzato successivamente quasi dovesse inizialmente servire per un sottopasso della Moncucco, mai realizzato. A sud del Viale, (lato Est Savoia Assicurazioni) si osserva l’assenza del precedente tracciato di prosecuzione della Via Moncucco (quello che appare tratteggiato è solo una linea confinale di proprietà Savoia Assicurazioni che costeggiava il profilo del preesistente tracciato). La Cascina Monterobbio, ora risulta isolata dalla Moncucco ma collegata con la Via S. Paolino, un tracciato invece presente nel 1965.

Questo settore della Barona, dopo decenni di continui rimaneggiamenti che causarono situazioni caotiche anche negli stradari cittadini, anche di recente vedrà nuova cementificazione commerciale in un’area dove preesistono numerosi supermercati, determinando già una saturazione che a breve raggiungerà la massa critica anche per la congestione e il sovraccarico di un’area dove si concentrano uffici, stazione metropolitana, parcheggi ed ora un nuovo Store Esselunga:

Scavi Esselunga estate 2016

Il “Patron” Esselunga (deceduto a 91 anni lo scorso 30 Settembre), nelle sue varie megalomanie personali (che gli costarono, a San Giuliano Milanese, la chiusura di uno Store Esselunga che si prefiggeva di fare concorrenza ad un Carrefour lungo la Via Emilia… ma il Caprotti non fece bene i calcoli…) ambiva a umiliare la Coop Lombardia di Milano, realizzando davanti ad essa un CenterStore Esselunga …. in una zona già satura di centri commerciali, di cemento, di “grandi opere attrezzate” e di Esselunga medesime (a 500 metri sorge un’Esselunga in Via Ascanio Sforza-Chiesa Rossa, ne sorge un’altra in Via dei Missaglia e una terza, a 1 km di distanza in Viale Cassala, proprio al confine con la ex Zona 16 Barona).

Il Caprotti (il fu) potrebbe rischiare di fare concorrenza anche a se stesso… salvo eventuale chiusura dell’Esselunga in zona Chiesa Rossa.

Irriverentemente veniva (in gran segreto) apostrofato da alcuni dipendenti non soddisfatti del suo stile aziendale, come caprotto o capretto….

E’ notizia di alcuni anni fa di una cassiera di un Supermarket Esselunga che dopo il divieto del direttore di supermercato di abbandonare la cassa per urgenti motivi fisiologici se la fece tutta addosso….tra un codice a barre e l’altro…

Che dire… Supermarket nacque da una precisa volontà del Gruppo Rockfeller americano di dominare la distribuzione alimentare italiana negli anni ’50.

I posti di lavoro che Caprotti creo’ andavano a coprire il 2% dei posti persi nella concorrenza sleale a danno della piccola e media distribuzione…

Vi sono sospetti che Rockfeller eredi non abbandonaromo mai un controllo indiretto di questa catena della grande distribuzione… verrebbe da pensare che anche il testamento kafkiano che Caprotti fece redigere pochi mesi prima della sua morte (nulla o quasi ai figli, tutto alla ex segretaria, presumibilmente ultra ottantenne…) sia un ponte provvisorio (Ahold ?) verso la cessione del carrozzone a gruppi stranieri… che forse si ricondurranno sempre al vero fondatore del gruppo bancario e finanziario ex Rockfeller.

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Dilettanti allo sbaraglio o tentativi di ricostruire maldestralmente l’evoluzione di alcune infrastrutture stradali del dopoguerra-boom economico, da parte di ex dipendenti dell’ATM Milano (funzionari e ingegneri) gia’ noti per svarioni nei forum Skyscraper ?

Ai posteri l’ardua sentenza !

Fatto stà che qualcuno correlato a questa pagina Facebook (tale social network e i suoi autori di vendite libercorarie piu’ che fare storia, la starebbero massacrando come gia’ in corso con Milano Sparita Facebook) si è persino premurato di iscriversi a questo blog e postare commenti e immagini che avrebbero la pretesa di imporre, anche qui, la versione errata di fatti e cose male intepretati (nel tentativo di trasformare questo blog in una succursale di tale pagina).

DOSSO DI VIALE FAMAGOSTA (1965 circa, 1989)

Il presente articolo gia’ trattava di questo settore periferico di Milano e della Barona, oggetto di riassestamenti edilizio viabilistici non sempre congrui alle esigenze di mobilità ed al rispetto urbano e paesaggistico di un’area che dalla fine degli anni ’50, annoverava varie cascine (Beldiletto e Torretta) demolite per fare spazio a nuovi quartieri, strade, viali, etc…

Come riconducibile alla cronologia soprastante ed all’articolo

http://milanobarona.myblog.it/2016/08/01/milano-nel-dopoguerra/

(paragrafo  LA “RACCHETTA”… GRANDE OPERA DI SVENTRAMENTO, INCOMPIUTA), negli anni ’30 e ’50 del 1900 vi era in progetto l’Asse Attrezzato superstradale cittadino che doveva collegare in modo rapido il traffico di auto e camion provenienenti da quella che negli anni ’30 doveva essere una superstrada simile alla Milano Laghi, di collegamento della città di Genova con il sud-ovest di Milano ,e da questa area ultra-periferica, effettuare un rapido transito, urbano radiale, verso Piazzale Lagosta e Viale Zara , Breda, Pirelli, Sesto S. Giovanni, Falck acciaierie, in direzione Brianza e Lecco (Lago di Como).

Durante il fascismo non se ne fece praticamente nulla (vennero realizzati alcuni viadotti a ridosso della città di Genova).

Il progetto venne rispolverato nell’immediato dopoguerra.

Nei primi anni ’50 del 1900, in un’ottica urbanistica ancora immatura, dove poche erano le auto circolanti, e con una  logica delle Tangenziali cittadine non ancora maturata e concepita, si pensava di sventrare Milano con alcune autostrade radiali cittadine.

(Piano Regolatore 1953, quindi molto datato rispetto all’apertura della A7 Milano Serravalle-autostrada Milano Genova, poi rinominata “autostrada dei fiori” quando venne realizzato il tratto ligure sino a Savona e poi Ventimiglia verso il confine francese della Costa Azzurra. Il primo tratto venne aperto verso il Giugno 1960, 13 anni dopo, pochi o molti… dipende da vari fattori).

Prima del 1960, il progetto Asse Attrezzato Via Del Mare,-Viale Zara, venne abbandonato per lungaggini, oneri, costi, sventramenti, inutilità, pignoramenti immobiliari di massa, congestionamento, dell’area urbana nel caso in cui fosse stato realmente attuata un’arteria che troncava in due pezzi la città di Milano.

L’opera avrebbe probabilmente richiesto la demolizione della Cascina Moncucco o di una parte di essa, quella orientale, dove era concentrata l’aia (cortile cascinale) a quadrilatero di questo cascinale, nella quale doveva sorgere una autostrada urbana a 4 corsie complessive (2 per senso di marcia) in collegamento a Viale Cassala-Liguria, per poi proseguire verso Viale Romolo e inforcarsi verso un tratto che avrebbe, intersecato la Via Argelati sino a superare il Naviglio Grande per immettersi nella Via Bergognone e risalire verso le zone Fiera, Sempione, Volta, Garibaldi sino a Viale Zara.

Forse a fine anni ’50 avvenne anche uno sbancamento dei campi compresi tra la futura arteria stradale di Viale Famgosta e il già esistente Viale Liguria, in parallelo alla Via Moncucco. Ci sono immagini aeree dei primi anni 60 che evidenziano degli sbancamenti di terreno spianato e abbandonato, ex aree cantieristiche abbandonate in concomitanza della bocciatura del PRG 1953, avvenuta nel 1958.

Una follia che per mancanza di fondi d’esproprio (abbattimento di centinaia di palazzi, anche storici e d’epoca, stravolgimento e rifacimento delle vie intersecate, etc…) richiedeva, gia’ all’epoca, miliardi di lire che non vennero mai concessi dal governo di Roma.

In data 1959/60 circa, (come verificabile anche dalle cartografie del 1965, dalle aerofoto del 1962 circa, e precedenti) il futuro tratto Piazza Maggi-Via S. Vigilio (Viale Famgosta di collegamento all’autostrada e il resto della città) non solo non era nemmeno impegnato a livello cantieristico (tranne l’asse radiale mai realizzato di cui degli scavi di livellamento poi abbandonati). Non vi era praticamente nulla, tantomeno dossi artificiali, tranne le preesistenti strade interpoderali sopravvissute tra la Via Spezia e la Via Moncucco che collegavano le attività rurali delle cascine Moncucco e Monterobbio.

Proprio questa via, che all’epoca degli anni ’60 collegava la Via Spezia con il tratto finale incompleto di Viale Famagosta, in prossimità della Via San Vigilio, sino alla Cascina Monterobbio (per un breve tratto parallelo alla Via San Paolino, uscente verso le medesima), forse era stata inserito (1965 circa) in un progetto conservativo che prevedeva la realizzazione di un sottopasso veicolare “economico” (privo di strutture a cemento di ponti e sovrappassi veicolari in muratura, concepito per il transito locale di auto, furgoni, camioncini e trattori agricoli) costituito da un dosso in terrapieno.

Questo dosso, esistito dal 1965 sino alla fine degli anni ’80, era posizionato proprio davanti al Palazzo Coop Lombardia attuale, e nel lato sud di questo dosso vi era allineato il tracciato della Via Moncucco che, con la realizzazione di V.le Famagosta, vedeva interrompere il proprio tracciato, successivamente abbandonato dopo il completamento dell’ultimo tratto di Viale Famagosta con Piazza Maggi, che spezzava in due questo itinerario agricolo rurale della Vecchia Barona.

Il dosso annoverava dimensioni limitate  e la sua altezza era non superiore ai 3 metri, come riscontrabile nelle cartografie del 1972 (nel 1965 non esisteva), e l’assenza di dislivelli altimetrici nel 1965, naturali o artificiali, farebbe intuire che il vecchio progetto dell’Asse attrezzato, che doveva sottopassare Viale Famagosta, non solo era stato abbandonato da 7 anni, ma non era compatibile con le dimensioni di quella piccola collinetta che si sopralevava, piu’ o meno, per poco piu’ della metà della lunghezza del Palazzo Coop (dosso non esistente nel 1965).

Come riscontrabile in questa immagine,

Rondo' Maggi, pochi mesi prima dell'apertura della A7 Milano Serravalle.

Rondo’ Maggi, pochi mesi prima dell’apertura della A7 Milano Serravalle.

nel 1959-60, pochi mesi prima dell’inaugurazione del collegamento A7 Piazza Maggi-casello Milano Serravalle, a poche centinaia di metri dal Rondo’ Maggi, le due corsie del tratto finale di autostrada (presumibilmente di competenza comunale) si separavano in due tronconi. Quello in direzione casello, si sopralevava lungo un cavalcavia, mentre quello in direzione Rondo’ Maggi, accostava ad un livello del terreno la corsia di senso di marcia opposto senza deviare sotto tale cavalcavia.

Se osserviamo bene le dimensioni di quel cavalcavia, poi rifatto sia negli anni ’90 che nuovamente modificato nei primi anni 2000, rispettivamente per l’ampliamento della A7 da 2 a 3 corsie e per la realizzazione di svincoli di deflusso rapido da Viale Cermenate-Cavalcavia Schiavoni, notiamo che le dimensioni verticali, di larghezza e di lunghezza sono molto piu’ ampie del dosso esistito tra il 1965 e 1989 circa e teoricamente  un cavalcavia identico avrebbe dovuto sorgere proprio al posto del dosso e realizzato molto prima del medesimo, verso il 1958, progetto poi decaduto (in realtà  questo cavalcavia doveva sorgere piu’ ad est rispetto al vecchio dosso).

Il dosso esistette sino al 1989, sventrato successivamente per i lavori di ampliamento in futuro della nuova stazione M2 Famagosta e per problemi di congestione del traffico dovuti alla sede stradale troppo stretta nell’ultimo tratto del Viale.

Come osservabile dalla foto, l’altezza di quel cavalcavia (sotto il quale doveva transitare l’asse attrezzato in direzione Viale Romolo sino a V.le Zara) l’altezza delle due campate, con muratura a pilastro maestro intermedio, si attesta intorno, e forse, oltre i 4 metri, contro i 3 metri del vecchio dosso, probabilmente realizzato per un sottopasso (ad uso macchine agricole e transito locale residenti cascina) mai attuato della Via Moncucco verso la Cascina Monterobbio.

I ponti piu’ bassi, sia allora, che oggi esistenti, non sono inferiori ai 3,80 metri (per sottopassi cittadini di strade secondarie a scarsa frequentazione). Ovviamente un raccordo autostradale avrebbe imposto delle rampe in Viale Famagosta ben piu’ elevate di 3 metri !

Non meno di 4 metri, in previsione del passaggio di autotreni ed anche trasporti eccezionali, come quelli che potevano provenire e destinarsi alle industrie ANSALDO  collocate proprio lungo l’asse attrezzato Via Bergognone e Via Tortona ma anche per tutti i trasporti pesanti in direzione Milano e Viale Zara, Monza, Brianza e Lecco.

Nella foto notiamo che i dossi che sostengono il cavalcavia sono due (non uno come per Viale Famagosta, all’epoca non esistente) e non hanno profilo simmetrico ma sono perpendicolari nel tratto interno delle corsie dell’asse attrezzato (in progetto e successivamente incompiuto dal 1958, due anni prima dell’apertura della A7, dove, probabilmente, nei bandi di gara della metà degli anni ’50, il capitolato per la realizzazione del raccordo con l’asse attrezzato era già stato approvato e finanziato e dove le imprese erano tenute, per capitolato d’appalto, a realizzare la predisposizione ad un progetto poi bocciato a ultimazione lavori di raccordo cittadino).

Ne consegue che Viale Famagosta finale doveva essere occupato, per buona parte, da un secondo cavalcavia (come quello nella foto), affiancato dal Cavalcavia Schiavoni, oltre il Rondo’ Maggi.

Ne consegue che i dossi di predisposizione in progetto (nel V.le Famagosta) dovevano essere due e non uno solo e che la loro forma doveva essere asimmetrica nei lati interni che dovevano ospitare 4 corsie, due per una direzione, due per quella opposta.

Quindi se Viale Famagosta finale doveva essere attrezzato con una rampa di sottopasso autostradale, i dossi dovevano essere due (sostanzialmente i terrapieni di sostegno laterale di un cavalcavia, come nella foto della Via del Mare) al posto di uno solo, alti almeno 4 metri e con profilo inclinato da un lato e verticale, perpendicolare al piano stradale, da quello opposto.

Anche le dimensioni in lunghezza dovevano essere, come minimo, il triplo del dosso che un tempo sorgeva poche decine di metri dopo l’incrocio con la S. Vigilio per estinguersi poco prima dell’ala est del palazzo Coop (in sintesi, oggi dovrebbe sorgere, o doveva sorgere un viadotto come quello in foto, che impegnava quasi l’intero tratto finale di Viale Famagosta).

Cosa comporta?

Che sotto il dosso, poi realizzato nel 1965, (che non aveva alcuna correlazione con l’asse attrezzato) poteva al massimo transitare una strada larga quanto la Via Moncucco, senza previsione del passaggio di autotreni alti anche piu’ di 3 metri, trasporti eccezionali e sede stradale di 4 corsie, separare da un muro maestro.

Probabile che nella realizzazione del collegamento finale di V.le Famagosta, era ancora in progetto un prolungamento <conservativo> di una Via Moncucco in direzione Monterobbio Cascine, poi abbandonato (dopo la predisposizione del dosso) per lottizzazione dei due lati del Viale Famagosta finale (lato nord futuro Palazzo Coop Lombardia), lato sud, propio a fianco del vecchio tratto Via Moncucco direzione Monterobbio Cascine, il futuro palazzo Savoia Assicurazioni.

Le teorie invece proposte dagli ex funzionari , ingegneri e dirigenti ATM e Comune di Milano (gli attuali monopolisti degli archivi fotografici utilizzati a fini commerciali da alcune pagine Fbook di MIlano e Barona sparite) sono piene di errori, come facilmente dimostrato nella sottostante carrellata di immagini.

Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona 0

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Errori Pagine Facebook dedicate Storia Barona 3

l’ultima immagine contiene vari errori di cronologia storica del sito fotografato.

Innanzitutto la foto è aerea (elicottero ?).

Si sostiene che venne scattata nel 1960 (impossibile, in tale data Viale Famgosta, all’intersezione di Via San Vigilio non era stato ultimato, anzi, l’intero Viale Famagosta era una stradina che serviva solo i civici posti al lato sud dell’attuale Viale, numerazione pari).

Si notano la Via Ovada, lo stesso Famagosta completato sino a tale incrocio, le Vie S. Paolino e S. Vigilio e l’esistenza del Quartiere Sant’Ambrogio 1 già completato, quindi non prima del 1965.

Si sostiene che la foto venne scattata dal tetto del Palazzo Coop Lombardia (siamo ad almeno un’altezza paragonabile, anzi superiore al grattacielo Pirelli, circa ed oltre i 100 metri se non superiori, non risulta che in Barona, nel 1960 venne realizzato un prototipo delle due Torri Gemelle, le Twin Towers, poi abbattute a Nuova York  da un falso attentato terrorismo islamico del 11-09-01…!!!).

La foto è sicuramente stata scattata in data molto successiva al 1960 e probabilmente prima che sorgesse il palazzone Coop Lombardia (data presunta 1964-66).

Tale quota (a spanne, superiore ai 150 metri e forse anche di piu’, il palazzo nell’estremo destro dell’immagine ha otto piani e siamo, almeno, a circa 6 volte la sua altezza, quindi equivalente ad almeno 50 piani). Nel 1960, nemmeno il Pirelli poteva raggiungerla e forse supera anche quella dei grattacieli (purtroppo quasi tutti vuoti) realizzati dal masterplan del 2000 tra Porta Volta ed ex Fiera Campionaria (la Torre Isozaki).

Per carita’ “errare humanum est” e sbaglia chi lavora e sicuramente anche questo Blog contiene quelche errore o incompletezza (e di battitura). Purtroppo si teme, pero’, che alcuni errori di tale pagina Fbook, siano dovuti alla testardaggine di un certo autore che deve distinguersi per le originalità delle teorie pubblicate nella sua pagine FB.

Ovviamente la foto è stata scattata da un elicottero o da un aereo turistico (o da riprese cartografiche) previa autorizzazione al volo in area cittadina.

Nella foto si scorge la Cascina Beldiletto, demolita successivamente per spianare l’isolato delle Via Beldiletto, Ovada, Famagosta e per lottizzare condomini.

Si sostiene che i campi del lato sinistro dell’immagine sembrano salire… forse è il contrario e si tratta di una illusione prospettica prodotta anche dalla geometria del suolo coltivato. Il suolo poteva scendere anche di 2 metri sotto il livello stradale come deducibile dalle cartografie del 1972 disponibili piu’ sopra, in questo articolo.

Il terreno appare inclinato anche per la presenza di stradine interpoderali come quella visibile sul lato sinistro (poi conservata e convertita in controviale al dosso nella successiva realizzazione del Viale, nel suo punto di collegamento al Rondo’ Maggi e del dosso che doveva sottopassare la Via Moncucco).

Gli errori di cronologia e di intepretazione non si fermano qui.

Sempre nella stessa pagina, una vecchia foto dell’ex casello A7, poi riconvertito in uffici Polizia Autostradale

Casello A7 Barona, 1964 circa

nella foto è visibile il lato posteriore di un’ALFA ROMEO GIULIA TI SUPER (impossibile capire quale versione per le ridotte dimensioni dalla foto).

Questo modello venne prodotto, in varie versioni dal 1963 al ’77 e probabilmente, questa foto, non è antecedente al 1964, con un possibile errore di datazione di almeno o quasi 10 anni !

Facebook ha veramente contribuito a danneggiare le informazioni storiche e di memoria collettiva e individuale, piuttosto che diffonderle e valorizzarle…

(continua…)

Milano Viale Famagosta, ecomostri attuali e futuriultima modifica: 2016-10-29T09:48:39+02:00da ambrogiobinda
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